15.6.10

[RECE] Caravan 1-12


L'ho seguita tutta.
Sono rimasto ammirato dalla tecnica, sorpreso dal coraggio, indispettito da alcune scelte, perplesso da talune soluzioni, irritato, annoiato, divertito, stimolato, provocato.
Fosse solo per questo insieme di stati d'animo, forti e contrastanti, che Caravan mi ha fatto provare, sarebbe per me una serie da non perdere. Perché sono davvero pochi i fumetti (italiani ma anche esteri) in grado di suscitare vere emozioni.

Detto questo, analizziamo la cosa che mi è piaciuta di più dell'intera miniserie, quella che mi sollevato le più forti perplessità e quella che, infine, mi ha dato da pensare parecchio.

IL BUONO
Tutto il livello metafumettistico dell'opera è riuscito alla grande.
Trasformare il lettore in parte dell'esperimento, mettendolo, numero dopo numero, nello stesso stato d'animo dei membri della carovana, è stato un colpo da provocatore culturale di prim'ordine. Medda, sostenuto dalla sua tecnica inappuntabile e dalla volontà, sadica e beffarda, di non dare mai al lettore quello che vuole o si aspetta, ha fatto un lavoro fantastico in questo senso, rischiando tutto e chiudendo con una beffa finale da antologia. Coraggio, virtuosismo, voglia di provocare e capacità di forzare i limiti del fumetto popolare italiano. Sul serio, era impossibile chiedere di più.

IL BRUTTO
Premettendo che ritengo tutti i disegnatori coinvolti in Caravan degli ottimi professionisti con alcune punte di eccellenza, e dicendo pure che tra loro c'è stata qualche felice scoperta, non posso ignorare il fatto che, forse, alcune storie di questa miniserie pagano il dazio di avere dei disegnatori molto efficaci nella narrazione degli eventi, ma non così adatti a servire alla stessa maniera il piano emozionale e umano dell'opera.

IL CATTIVO
E veniamo all'aspetto più spinoso del mio giudizio su Caravan.
Aldilà del piano metafumettistico, tutta l'opera di Medda mi sembra basarsi sulla volontà dell'autore di raccontare delle storie umane e realistiche, e io plaudo al coraggio e alle intenzioni.
Detto questo però, nutro qualche dubbio sulla reale efficacia di questi racconti.
E non perché Medda abbia fatto un cattivo lavoro, anzi, tenendo conto dei limiti imposti dal linguaggio popolare del fumetto Bonelli, io credo che abbia fatto un miracolo.
Ma, nonostante il miracolo, quella pretesa di realismo e normalità è comunque tradita, proprio a causa di quei limiti di linguaggio.
Mi spiego meglio: per quanto i dialoghi di Michele siano sempre belli e fluidi, la gente reale (per me), non si esprime in quella maniera. La gente vera usa un linguaggio più gergale e colorito, i loro discorsi sono più discontinui e meno strutturati, il batti e ribatti delle discussioni non sono orchestrati sul ritmo della narrazione ma si affastellano l'uno sull'altro, non sempre seguendo una limpida linea logica. Alla stessa maniera, anche le tematiche affrontate nei molti racconti di varia umanità presenti in Caravan, risentono di un generale alleggerimento per venire incontro alla linea della casa editrice.
Per carità, Medda affronta argomenti che mai si erano visti in un fumetto di via Buonarroti e questo gli va riconosciuto. Di contro però, non affonda mai fino in fondo, per mostrarci il lato più sgradevole della vita reale. In sostanza, la "vita" raccontata da Caravan puzza solo un pochino, non abbastanza da disturbare realmente.
La realtà è già difficile di suo da raccontare, se poi si cerca di metterla in scena con degli strumenti che non sono stati pensati per quello scopo, l'impresa diventa quasi impossibile.
E allora, merito a Michele perché ci ha provato e ha fatto del suo meglio nel tentare di scardinare alcuni dei capi saldi della narrazione a fumetti italiana ma, nonostante questo suo coraggioso tentativo, io continuo a pensare che il fumetto Bonelli sa fare straordinariamente bene alcune cose (raccontare il genere, per esempio) e mal si adatta a fare altro.
In conclusione, a mio modo di vedere Caravan ci ha mostrato che un fumetto diverso è possibile, ma forse ci ha pure fatto capire che un fumetto così diverso, non lo è.

Comunque sia, complimenti a Michele, a Emiliano e a tutti gli altri della banda.
Non vedo l'ora di leggere le vostre prossime cose.

17 commenti:

forst ha detto...

L'ho letta tutta e complessivamente mi è piaciuta molto. Io più che i limiti dovuti alla pubblicazione su Bonelli ho visto qualche limite dovuto a qualche stereotipo gettato qua e là nella caratterizzazione dei personaggi, che pure sono complessivamente riusciti e (nei protagonisti) non banali.
Mi hanno convinto poco però le sottotrame di alcuni episodi più o meno autoconclusivi, in cui la sottotrama prendeva fin troppo il sopravvento sia sull'andamento generale della storia sia nell'economia dell'episodio stesso.
Già che siamo (più o meno) in argomento, di Greystorm che mi dici? All'inizio ero davvero poco convinto, poi mi sembra che stia crescendo di numero in numero, almeno a livello di storia. Sui disegni resto perplesso, invece.

RRobe ha detto...

Per ora Greystorm mi sta divertendo un casino.
Ma ne parlerò a miniserie conclusa.

Skull ha detto...

Non ti facevo tanto delicato, nelle critiche. :asd:

Il Parolaio Perplesso ha detto...

Caravan mi è piaciuto veramente molto durante il tragitto, però la "beffa finale da antologia" la ho trovata ecessiva. Anche perchè, nel giro di un solo numero, si dice: "ti spiego tutto - però no vah... - aspetta, cambio idea e carte in tavola... - anzi, no, non metto un finale - forse però un finale lo metto, vuoi mai che mi facciano fare uno speciale...".
Onestamente a me non fregava nulla del painted sky (in quanto era un mero pretesto per mettere in moto la narrazione), ma, a questo punto, sarebbe stato più onesto non spiegare nulla e stop.
Per quanto riguarda Greystorm, migliora di numero in numero!

Greg ha detto...

mi ero messo in testa di seguirla tutta, sull'onda della grandissima soddisfazione regalatami da Volto Nascosto e Gli Occhi e il Buio negli scorsi anni. purtroppo ho notato una certa piattezza nei primi due numeri che mi ha colpito molto duro (presa anche in prestito da certe situazioni da serial tv, prodotto che proprio non apprezzo), portandomi ad annullare immediatamente la lettura.
sono MOLTO MOLTO schizzinoso...

per quel che posso dire, mi trovo daccordissimo con te sui punti BRUTTO e CATTIVO.


OT: Greystorm ha un aspetto grafico che mi tiene lontano chilometri

Paolino ha detto...

"In conclusione, a mio modo di vedere Caravan ci ha mostrato che un fumetto diverso è possibile, ma forse ci ha pure fatto capire che un fumetto così diverso, non lo è."

sento un retrogusto amaro di Boris.

energio ha detto...

Anche io ho apprezzato molto la struttura metafumettistica dell'opera. L'altra cosa che mi ha molto colpito sono i rimandi e i collegamenti cinematografici, letterari, etc. presenti ed evidenziati uno per uno in ogni albo.

Davide ha detto...

eh beh, gresytorm è interessante sì!

maurizio battista ha detto...

Mi è piaciuta moltissimo la tua analisi. Non condivido solo la parte finale.
Per me, Medda ha volutamente usato un taglio meno crudo (o sgradevole) di quanto il mezzo consenta, per raccontare una storia connessa al mondo reale. Un aproccio che raggiunge comunque lo scopo prefissato.
In ogni caso, ho trovato la mini una lettura emozionante sotto vari punti di vista.
Il finale ha avuto l'effetto di farmi incazzare prima e sogghignare poi. E sommandolo ad altri bastardissimi colpi sotto la cintura disseminati lungo tutto l'arco narrativo, se becco Medda ad una fiera, esigo una dedica con scuse sul mio numero 1. :-)

3Deimos ha detto...

Seguita tutta fino alla fine. Condivido con te molte cose ma personalmente sono rimasto abbastanza deluso dalla fine assai scontata. Avrei però gradito una fine nettamente più controllata che non la solita chiusura aperta del "ma allora..."

Guido Lanave ha detto...

Ciao, direi che la tua analisi mi trova d'accordo.
La cosa che invece ho mal digerito io è stata la presenza di un fill-in (spero di averlo scritto giusto) all'interno di una miniserie di 12 numeri. L'ho trovato inutile, e anche fastidioso

paperoga ha detto...

sono sostanzialmente concorde sui giudizi dati da rrobe. complessivamente mi è piaciuta, anche se meno di brad barron e sopratutto di volto nascosto. ma il finale non regge. il painted sky facev parte di quell'alone di non senso e mistero che portava la carovana in quel viaggio senza meta. era preferibile non spiegarlo, se la spiegazione doveva alla fine essere così raffazzonata. il che non porta via nulla alle scelte, alle storie, ai personaggi così come dipinti. ma la spiegazione finale è, oggettivamente, deludente.

Design270 ha detto...

mah, io sono uno di quelli che aveva gridato al miracolo leggendo i primi numeri. E mi sbagliavo di brutto.
Emiliano è un mostro di bravura. Alcuni disegnatori eccezionali ma la serie, tolti forse 4 numeri e di una noia mortale.
Medda resta uno degli scrittori più tecnici che abbiamo nel fumetto popolare e sinceramente mi aspettavo molto ma molto più rigore narrativo.
Peccato anche se alla fine mi accontento dei pochi numeri buoni.
Anche io sto leggendo Greystorm e mi sta piaciucchiando.

MicGin ha detto...

Miniserie bonelli
Ruju e Faraci hanno creato standard che funzionano, ma che non emozionano tutti.
Serra e Medda è come se vivessero un nuovo esordio.
I difetti ci sono, ma dico lo stesso bravi! Perché le loro prossime saranno ancora migliori, una volta che spezzate le catene della serialità infinita.
Manfredi sfida apertamente i lettori a seguirlo su un piano storico culturale completamente inedito.
Sono tutti segnali che il modello bonelliano si conferma come format, ma si è aperto nei contenuti.

spino ha detto...

Mah. Senza offesa, ma temevo questo tuo commento. Sinceramente avrei preferito un "clamoroso silenzio". :|

Riccardo ha detto...

il "format" miniserie contiene le spese e fidelizza alla casa editrice più delle vecchie glorie, per questo Bonelli le sta portando avanti. Perciò non mi parlate di contenuti quando parlate di bonelli vi prego, parlate semplicemente di intrattenimento. E non lo dico con fare polemico sottolineo ciò che non potrebbe essere altrimenti.

Fin'ora l'unica miniserie decente è stata Brad Barron e sapete perchè? perchè era coerente e non voleva strafare. Semplice e avvincente.

Purtroppo Sclavi ha fatto credere che i miracoli fossero possibili, ma Sclavi è Sclavi e gli altri non sono altro che manovali.

Arrivando a Caravan l'ho trovato sciocco, vecchio e troppo ispirato a Jericho e soprattutto alle serie americane degli ultimi anni, dopo il terzo numero ho perso interesse.. cosa che non sta accadendo con Cassidy, quindi incrocio le dita.

Design270 ha detto...

Enoch è stato il primo e il migliore ad usare lo strumento della mini, fino ad ora.