13.8.10

Platone era greco. Tutti i greci erano Platone.

Tito Faraci ha postato come la pensa qui, riprendendo la notizia da qui, che a sua volta veniva da qui (che fatica che è internet, certe volte).
E io rimango perplesso.
Perplesso dal fatto che la singola esperienza personale, significativa ma non statistica, possa portare a trarre considerazioni di stampo generale sullo stato del fumetto in Italia.
La Arcadia di Mario Taccolini ha fatto belle cose ma ha fatto anche tutta una serie di errori che l'hanno penalizzata nelle vendite, errori che hanno poco a che spartire con la crisi, presunta o reale che sia. E questo vale anche per molti altri discorsi che si stanno sentendo in giro di questi giorni. Ma ci tornerò sopra, con calma, a settembre.

20 commenti:

michele petrucci ha detto...

Certo è come dici… ma è anche un buon esempio dei problemi legati all'editoria a fumetti in Italia. Ed è l'altra faccia della stessa medaglia (autori/editori) di cui si parlava qua:
michelepetrucci.blogspot.com/2010/06/vivere-con-il-fumetto-in-italia.html

RRobe ha detto...

Sì ma per me state tutti prendendo una svista clamorosa.
Ma ripeto, ci torniamo sopra tra qualche tempo.

Adriano ha detto...

Potrà sembrare generalista, ma non si allontana molto da quello che poi è la verità.
Poi se se ne vorrà parlare meglio sarà una bella chiaccherata.

Adriano ha detto...

M' ero scordato Diabolik...
Mea culpa...

Antani Comics ha detto...

mario è un amico ed un'ottima persona. Applaudo la sua onestà, in un mondo di editori che non dicono mai i numeri.
fermo restando che le colpe saranno anche sue, dico la mia.
1-i fumetti non italiani tirano di più? forse perché sono migliori? forse perché i prodotti italiani pubblicati da editori "piccoli", sono generalmente brutti, o hanno la nomina di esserlo, o non sono mai riusciti ad attirare il grande pubblico?
2-la distribuzione italiana fa schifo. è ancorata a vecchie regole, che nessuno vuole cambiare. E, per nessuno, intendo "di coloro che possono". Due distributori su 3 sono di proprietà di un grande editore, ma questa è solo la punta dell'iceberg.
3-se un prodotto non vende, onore al merito di chi lo fa, se è valido. Ma se non vende, chiude. Punto.

Chiaramente queste sono le opinioni del sottoscritto...

Tito Faraci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Tito Faraci ha detto...

Be', ogni singola esperienza personale può indurre a una riflessione generale. In fondo, la vita è sempre così. La vita, i fumetti e tutto il resto.
Seriamente (ma ero serio anche prima), mi ha colpito la schiettezza di Mario, in un mondo in cui le sconfitte si ammettono malvolentieri e sempre con tanti "se" e tanti "ma".
Comunque, il caso Arcadia resta UN caso. Questo è vero. Fa riflettere... ma non ho scritto da nessuna parte che intendevo usarlo come modello di tutta (tutta) l'editoria di fumetti italiana.

Ciao
TF

flaviano ha detto...

il fumetto italiano è in crisi: si
c'è crisi per il fumetto italiano (non solo per il fumetto): no, tutt'altro.

ro-mario ha detto...

ooops! ma tu guarda come rimbalzano le cose scritte...

detto questo: io ho parlato SOLO a livello personale, e mi è chiaro che l'esperienza di Arcadia (che mica chiude, neh?) è anomala, nel mondo del fumetto italiano.
E mi sono chiarissimi parecchi degli errori che ho fatto (se, poi, qualcuno vuole segnalarmene altri, io sono tutto orecchie: le critiche fanno MOLTO più bene degli elogi).

Fatto sta che, anche sentendo parecchi altri editori, mi pare che le cifre (in fumetteria: un mercato che potrebbe essere al capolinea) non siano molto distanti dalle mie. Anzi: ho sentito parlare di grandi successi per vendite di 500 copie.

RRobe ha detto...

Assolutamente, Mario.
Il problema, secondo me, è che taluni usano i problemi di certe realtà specifiche, o di alcuni segmenti del settore, come misura del settore in generale.
E questa cosa, in termini semplici, è assurda.

ro-mario ha detto...

p.s. per amor di precisione: non ho mica detto che Arcadia va male per colpa della crisi... magari mi sono espresso male, ma il senso era: "e di certo la crisi non ci ha aiutato". Però, se ripenso a com'era il mercato quando siamo partiti e faccio il confronto con adesso, mi sento di affermare che il trend sia negativo per tutti: Star, per fare un esempio, ha calato i compensi ai disegnatori dei propri albi da edicola di un buon 50%, negli ultimi tre anni.

ro-mario ha detto...

leggo solo ora il tuo commento, Roberto: mi sembrava di avere capito che il senso del tuo post fosse quello... ma ho preferito precisare.

Luigi ha detto...

Io ho copiato l'intervento di Mario Taccolini su House of Mystery per due motivi:
- è uno dei pochi editori (l'unico?) che ha detto quanto vendono i fumetti (neanche Bonelli e i quotidiani che pubblicano gli allegati lo dicono!);
- di recente ho dato spazio alla discussione sul compenso degli autori. Mi sembrava giusto aggiungere la voce di chi, pur essendo un piccolo editore distribuito in fumetteria, ha tentato di ricompensare adeguatamente i suoi autori prescindendo dal venduto.

Marco D ha detto...
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3Deimos ha detto...

Bon, letto tutto con attenzione, visto l'argomento. Prima di tutto reputo sbagliato dire che "tutto" il settore è in crisi. E' vero che da anni l'Italia sta soffrendo e sempre più autori preferiscono l'estero, eppure abbiamo dei nomi mica da ridere che le loro vendite (alla casa editrice, intendo), le fanno fare. Secondo me si deve iniziare a sfruttare tutto quello che ha di buono la pubblicità e internet...aprire forum pre e post pubblicazione, pubblicità flash nei siti più visitati, feed e via di questo passo. Certo, se tu piccola casa editrice ti vuoi imporre e poi stampi delle copie graficamente scadenti (come scrive lui stesso), non ti aspettare un passaparola buono anzi.

Luigi ha detto...

"Certo, se tu piccola casa editrice ti vuoi imporre e poi stampi delle copie graficamente scadenti (come scrive lui stesso), non ti aspettare un passaparola buono anzi."

Taccolini si riferiva alla grafica del logo e dell'impaginazione, non della qualità dei disegni.

Riccardo ha detto...

non so perchè i fumetti italiani non vendano, questo rientra più nell'ambito del marketing e dell'economia che in quello dell'arte, però posso parlare per me e per quelli che conosco e io (apparte Dylan Dog e Jan Dix e cmq solo qualche Bonelli, ma più per collezionismo che per altro) non li compro perchè sono nella maggior parte dei casi, patetici e molto wannabe e i disegni fanno il più delle volte pena.

Prima i ragazzini compravano un sacco di fumetti e giornalini, ora con tutta la storia dello sdoganare il fumetto, li comprano solo gli appassionati.
Invece ricordo benissimo che mio padre negli anni 80',90' comprava un sacco di fumetti in edicola: Tex, Diabolik, Corna Vissute, Alan Ford e del fumetto in quanto arte, linguaggio, non è che gliene sia mai fregato un piffero. Oggi non ci penserebbe nemmeno ad acquistarli, tanto c'ha Sky.
Mi padre c'ha Sky, i bambini hanno la 360 o chi per lei, chi resta? noi appassionati che non siamo certo di bocca buona.

Non dimentichiamoci poi che prima di essere arte il fumetto è intrattenimento e che purtroppo al giorno d'oggi ha tanti rivali più forti e più diretti.

la soluzione è una: riportare il fumetto italiano alla sua natura, ovvero la lettura sulla tazza del cesso. Tu fa in modo che chi va al cesso ricominci a portarsi i fumetti dietro e il mercato ripartirà alla grande.

MicGin ha detto...

attenzione!
i fumetti di produzione italiana sono di gran lunga i più venduti.
non c'è confronto.
il mercato, anche se i numeri precisi e completi non sono ufficiali, vede ancora oggi, nonostante tutto, almeno un milione e mezzo di copie vendute al mese (sparo) di fumetti di esclusiva produzione italiana, da tex a topolino, da diabolik al Giornalino.

questo per replicare a chi, non senza motivo, fa presente la superiorità dei fumetti stranieri.
fatti meglio? può anche darsi (spesso sì!) ma vendono meno. e ci sono dei perché, ovviamente.

siamo tutti d'accordo che i fumetti vendono sempre meno, se partiamo dagli anni settanta, ultimo momento d'oro.
ma i titoli prodotti sono tantissimi.
sono cambiate le economie.

sul forum di comicus, secondo me, andrea ciccarelli centra il punto, o uno dei più importanti, quando parla del fallimento dell'attuale rete distributiva delle fumetterie, che è quella a cui si rivolgono molti degli interessati a questa discussione.

ed ecco anche perché lucca è così importante e indispensabile (quasi psicodramma): compensa i mancati introiti delle fumetterie e consente di salvare in molti casi l'intera annata...

poi parliamo di qualità, autori, etc, ma il problema cruciale è come vendere i propri fumetti.

maurizio battista ha detto...

Scopro solo adesso questa discussione.
In attesa di riparlarne a settembre, vorrei aggiungere una considerazione: molti editori specializzati sbagliano ad impostare un processo di comunicazione corretto con il loro pubblico potenziale. Da questo punto di vista, farebbero bene a prendere esempio da RRobe, il quale oltre a fare i fumetti, sfrutta al meglio ciò che offre la tecnologia per promuoversi.
Ad esempio, curare questo spazio gli piace sul serio (e si percepisce), però oltre alla passione, c'è una strategia ben precisa. E stiamo parlando non di un editore, ma di un professionista che senza spendere cifre proibitive, usa il cervello e si rimbocca le maniche...

Antani Comics ha detto...

lucca compensa i mancati entroiti delle fumetterie... o li causa? da agosto a novembre, tutte le energie del fumetto si riversano su lucca. Tutte le uscite dei medio/piccoli, vengono "anticipate" alla kermesse toscana. Non importa che siano state annunciate un giorno o un anno prima, o che ancora nessuno le abbia viste sui cataloghi. E i maggiori editori sparano i grossi calibri in occasione dell'evento.
Crisi delle fumetterie o del sistema distributivo?