28.9.10

Di John Doe.


Ho appena finito di scrivere i redazionali di John Doe 1, il primo albo della nuova serie di JD, edito dall'Editoriale Aurea. Con questo, e con la consegna di tutte le tavole da parte di Riccardo Torti, oggi si è chiuso il grosso del lavoro su questo volume.
E' strano a dirsi ma il mio cuoricino nero e putrido ha avuto un piccolo palpito d'emozione.
Sono passati sette anni da quando JD ha visto la luce. Di più, se teniamo conto del suo primo dossier. E di cose ne sono cambiate proprio tante, da allora.
All'epoca il mio lavoro appariva principalmente su Skorpio e Lanciostory e scrivere per gli altri non era la mia principale attività. Ero, grossomodo, un autore unico, specializzato in storie brevi (alcune anche buone, ammettiamolo). Mi ero lasciato alle spalle la Factory da qualche anno e in giro non vedevo molte opportunità di espressione. Il mercato delle graphic novel non era ancora nato, per la Bonelli ero ancora troppo immaturo e il mercato francese che, all'epoca, era la mecca, non mi attirava nemmeno un po'.
Se l'Eura non avesse chiesto a me e a Lorenzo di concepire un nuovo albo monografico da mandare in edicola, mi chiedo dove sarei oggi.

Devo tanto a JD.
Quasi tutto.
Me ne sono accorto quando l'ho perso.

Quando sono tornato a scriverlo, l'ho fatto con timore.
Quello che volevo era di riuscire a tornare all'entusiasmo e alla sconsideratezza del primo periodo, riuscendo a metterci, nello stesso tempo, tutto quello che avevo imparato nel frattempo.
Adesso che la storia è finita, posso dire di esserne soddisfatto.
Questo nuovo numero uno è rischioso al pari di quanto lo è stato l'albo originale, solo che lo è in modo diverso perché quello che ho fatto su quel primo JD, negli anni è diventato abbastanza comune per il linguaggio degli albi formato quaderno non editati dalla Bonelli. E ripetere la stessa formula, non avrebbe avuto alcun significato.
Se JD ha avuto qualche rilevanza nel panorama del fumetto italiano, ce l'ha avuta perché ha osato (anche sbagliando e di grosso, alle volte), facendo quello che gli altri non facevano.
E se all'epoca la regola era essere educati, un poco formali, un pelo rigidi e, diciamocelo, a tratti, noiosi, JD era divertente, cazzarone, alle volte sguaiato, spesso cafone, alle volte stupido.
Ma emozionante.
Oggi però, di albi del genere se ne vedono anche troppi. E tutti cercano di replicare le stesse cose che cercavamo di replicare io e Lorenzo, pescando dalle strutture dei serial americani, dai dialoghi di gente come Leonard e Lansdale, dalle suggestioni di un certo tipo di cinema, di letteratura, di fumetti e di videogiochi.
E allora, oggi, la vera provocazione è fare qualcosa di diverso.
Qualcosa di divertente ma che non sia del tutto sciocco.

Una commedia, per esempio.
Come quelle di Billy Wilder.
O almeno, aspirando alle sue.

Ma quanto è bella, la commedia?
Ma quanto è difficile, la commedia?

17 commenti:

il decu ha detto...

- You are Norma Desmond. You used to be in silent pictures... you used to be big!
- I am big! It's the pictures that got small!

(non proprio da una sua commedia, ma da un suo calzante capolavoro)

saldaPress ha detto...

Hai assolutamente ragione, Roberto. È il motivo per cui da sempre ritengo che lo Sclavi de "Le etichette delle camicie" e "Non è successo niente" sia assolutamente perfetto.

el mauro ha detto...

(tranquillo, è cafone pure mò)

il Dono di Ture ha detto...

Ma io ai tempi te l'avevo detto che tu e Lorenzo avevate rivoluzionato delle cose.

Non vedo l'ora che arrivi fine mese :D

Davide ha detto...

la seconda che hai detto

-harlock- ha detto...

Pensa che a me è rimasto ancora lì di non averne potuto alla fine disegnare manco un numero (maledetto Turini!), anche se ho adorato fare Dante.
Pure io attendo di vedere che tirerete fuori stavolta dal cilindro. Un grosso in bocca al lupo.

Tito Faraci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Tito Faraci ha detto...

Ci si prova. Tutte le settimane.
Ogni tanto qualcuno ci riesce, addirittura.
Su Topolino.

RRobe ha detto...

Vero.

piè\yeah ha detto...

"I have ten commandments. The first nine are, thou shalt not bore. The tenth is, thou shalt have right of final cut."

Ivan Vitolo ha detto...

Quoto il finale. La commedia è stupenda, la commedia è complicatissima. Giuro che se riesci a mantenere JD su questo piano io me lo compro... e mi compro pure i vecchi tò!

fausto bagattini ha detto...

per me JD fu una scoperta. comprai il numero 1 senza dare troppa fiducia perchè colpito dalla splendida copertina.
mi bastarono pochi numeri per capire che si forse aveva tanti difetti, qualche ingenuità, ma la serie aveva due grandissimi pregi.
finalmente un protagonista figlio di puttana (contro il lento ma inesorabile declino di DYD), finalmente il coraggio di osare.
una boccata di ossigeno e di sana follia creativa, in una noia mortale.

lula ha detto...

billy wilder, billy wilder. dove l'ho già sentito?

arch.mabe ha detto...

John doe, che ho comprato dall'uno al 72, è stata uno dei personaggi che piu' mi ha soddisfatto in trentetre anni di letture. per me l'avventura si e' chiusa con quel numero...
pero' compendo la nuova sfida che ti sei proposto, ti auguro un in bocca al lupo.
P.S.. come faccio con quasi tutto quello che esce in edicole acquistero questo nuovo numero uno, e poi si vedra'...
mario di fumettomania.net

MarCus79 ha detto...

Non vedo l'ora di leggerlo.

Tu e Lorenzo avete cambiato le regole piano piano ma con un effetto farfalla incredibile.
Non Parlo solo di JD ma di tutte le vostre storie su skorpio e lancio-story che ho letto.

Bando hai romanticismi preferisco leggere che parlare o scrivere sarà sicuramente bellissimo

Rendl ha detto...

Nella raccolta di saggi "Dylan Dog, indocili sentimenti, arcane paure" (del 2000), Umberto Eco intervista Tiziano Sclavi e, se non ricordo male, è in quell'occasione che il Nostro confessa di aspirare, un giorno, a scrivere una commedia alla Billy Wylder...Dice pure che creare una "commedia" è una delle cose più difficili con cui uno scrittore possa scontrarsi; questione di ritmo, di dire la battuta al momento giusto, etc. etc...

Greg ha detto...

vedo che non hai problemi a parlare di quanto sia stato GROSSO il progetto JD su eura; parlo seriamente, nonostante la sua leggerezza lo giudico un'opera enorme per stile, linguaggio, ricerca, bellezza e quant'altro (certo queste qualità non erano sempre ribadite lungo tutti i 70epassa numeri...).
il tutto nel piccolo spazio di un fu-editore come eura, che non è Bonelli, ma che al Sergio nazionale e ad altri editori leader mondiali ha dato tanti talenti, che guarda caso lavoravano su JD.

sì il mio commento è inutile ma volevo farlo, ecco