8.9.10

[LAVORO] Predatori e Boyscout.


Dunque, chi sono i cattivi?
Il mercato, che costringe la piccola, media (e talvolta anche la grande) editoria a offrire contratti da fame?
Non lo so.
E' un esempio che ho fatto in precedenza ma lo ripeto perché, per me, è calzante:
se non ho i soldi per aprire un ristorante, pagare i fornitori per avere materie prime di buona qualità, pagare i dipendenti e tenere il locale pulito e in ordine... forse sarebbe il caso che il ristorante io non lo apra.
Perché a me cliente me ne frega poco dei tuoi problemi se il cibo fa schifo, il servizio è lento, il locale sporco e il conto salato. Ti sto pagando con soldi veri che mi sono costati fatica, pretendo che in cambio di quei soldi tu mi dia della roba buona.

E allora la colpa è degli editori che fanno investimenti inadeguati rispetto alle loro ambizioni e che, per pareggiare i conti, presentano contratti offensivi fatti di acconti ridicoli di 200-300 euro (o, addirittura, senza nessun acconto), royalties al ribasso, diritti per la vendita all'estero deliranti e nessuna garanzia per il presente e, ovviamente, per il futuro?
A meno che, nel farlo, non vi stiano anche puntando una pistola alla testa, intimandovi di firmarli, no, non sono loro i cattivi.
Perché noi, dagli autori affermati ai wannabe dell'ultima ora, abbiamo tutti lo stesso super potere, quello di dire "No, grazie".
Potere ancora più efficace nel settore dei romanzi grafici che, come detto nel post precedente, non garantisce la nostra sussistenza.
Nella vita capita di accettare lavori per ragioni alimentari ma in questo specifico segmento del nostro settore, no.
Perché non campi con un acconto, nemmeno con un acconto dignitoso di 2000 euro per 100 pagine di fumetto (e vari mesi di lavoro). E tanto meno, campi sulla base di royalties potenziali quanto fumose.
Le ragione per accettare questo tipo di lavoro non può risiedere nella sussistenza e quindi prescinde da certe logiche. Possiamo accettare questo lavoro per l'esigenza creativa di fare qualcosa di diverso rispetto a quello che facciamo normalmente, possiamo accettarlo perché stiamo investendo su noi stessi e vogliamo farci conoscere, possiamo accettarlo perché abbiamo qualcosa da raccontare con il fumetto e il fumetto seriale non è un contenitore adatto. E mille altri motivi.
Ma la sussistenza, no. Se lo accetti perché credi di camparci, sei uno stupido e punto.
Perché non puoi realmente credere che tu sarai l'eccezione che confermerà la regola. Che tu sarai il nuovo Gipi. Che tu, da solo, sovvertirai le leggi del mercato e grazie alle royalties ci farai una barca di soldi. Per carità, potrebbe pure succedere, ma sarebbe da stupidi accettare un contratto economicamente svantaggioso (svantaggioso a prescindere, anche nel caso di contratti dignitosi) sperando che l'acqua si trasformi in vino.

E allora i cattivi sono gli autori che questi contratti li accettano, permettendo di esistere a un mercato che in realtà non ne avrebbe la forza?
In parte.
Ma no, non sono nemmeno loro, non completamente, almeno.
Perché sì, di fatto c'è un esubero di fumettisti pronti ad accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare e sì, gli editori questo esubero lo sfruttano (e qui ci sarebbe da aprire una lunga e dolorosa parentesi sul come e il perché in edicola possano riuscire a campare i cosiddetti bonellidi, ma mi avete chiesto di concentrarmi solo su questioni strettamente inerenti al mercato dei romanzi grafici e così farò)... ma non puoi condannare qualcuno perché ci sta provando con tutte le sue forze. Non puoi dirgli: tu non hai nemmeno il diritto di provarci.
Sono davvero pochi gli autori che conosco che, quando hanno iniziato, non hanno accettato lavori sottopagati pur di mettere il piede dentro al nostro settore e dimostrare il loro valore.
E certe volte gli è andata anche straordinariamente bene.

E allora la colpa è delle scuole di fumetto, realtà che non fanno altro che peggiorare la situazione, facendo un mucchio di soldi con l'indotto dell'industria fumetto, reinvestendone pochissimi direttamente nel mercato e che continuano a sfornare wannabe fumettisti, anno dopo anno.
Però, qualche autore bravo ne è uscito da queste scuole e, ad essere onesti, c'è un esubero ancora più grande di aspiranti musicisti, di aspiranti scrittori, di aspiranti qualsiasicosa e non mi pare che a nessuno venga in mente di mettere sotto processo i conservatori o le università.

A che punto eravamo?
Il mercato, no.
Gli editori, no.
Gli autori, no.
Le scuole di fumetto, no.

E se i cattivi fossero i lettori?
Quei luridi bastardi che si ostinano a spendere così poco nei settori di nicchia e così tanto nel mercato di massa?
Per puro amore della provocazione mi piacerebbe da matti tenere questa linea... ma non posso.
Perché un lettore ha il sacrosanto diritto di farsi piacere quello che cazzo gli pare e non siamo noi a poter sindacare sui suoi gusti.
Al massimo, dovremmo in qualche maniera educare il lettore a leggere, di più e meglio.

E allora, il cattivo, è la cultura.
La mancanza di una cultura della cultura.
Il degrado culturale in cui siamo sprofondati dalla fine degli anni '70 a oggi.
E gira che ti rigira, quando si parla di massimi sistemi, la colpa è sempre di Berlusconi.
E il discorso diventa inutile.

Il punto di questo sproloquio è semplice: bisogna tornare con i piedi per terra e prima di mettersi a cercare un colpevole e una cura per ogni male, bisogna capire il nostro ruolo e la nostra valenza rispetto al mercato. Cosa vogliamo, da dove veniamo e dove stiamo andando.

Perché un contratto a zero acconto ma con royalties alte a partire dalla prima copia venduta, in un mercato adatto, ha fatto la ricchezza di gente come Frank Miller e Mike Mignola e, magari, fa fare la fame a qualche autore italiano che sono più di dieci anni che si sbatte in giro, da editore a editore, continuando a chiedersi perché i suoi fumetti non vendono (e la risposta non è mai semplice).
Perché il problema, in un settore che, lo ripeto, non garantisce la sussistenza, non è quanto venite pagati, ma quanto venite valorizzati e quali condizioni vi vengono date di poter vincere.

Chi è il cattivo?
E' cattivo il mercato che viene manipolato da distributori in palese conflitto d'interessi e debito di ossigeno e idee.
E' cattivo l'editore che vi offre un contratto con un acconto sulle royalties e poi non stampa abbastanza copie nemmeno per coprire quell'acconto.
E' cattivo l'editore, che non vi offre nessun acconto sulle royalties, garantendovele alte e dalla prima copia venduta, e poi non mette il vostro fumetto nella condizione di vendere e a voi di guadagnare qualcosa.
E' cattivo l'editore sprovveduto che non sa fare di conto, che non sa seguire e spingere i suoi prodottti e tutelare e valorizzare i suoi autori.
E' cattivo qualsiasi, QUALSIASI, editore che chiede di venire pagato per pubblicare un libro (in campo letterario, proprio a causa dell'esubero dell'offerta rispetto alla domanda, un sacco tagliagole ci si sono fatti bei soldi in questa maniera e vista la situazione attuale, quanto ci vorrà prima che l'idea baleni in mente pure a qualche editore di fumetti?)
E' cattiva ogni casa editrice che vi offre un contratto in evidente contraddizione con leggi che già esistono (come quella sull'inalienabilità del diritto d'autore o sulla proprietà degli originali).
E' cattivo ogni aspirante fumettista che si offre di fare il lavoro di un altro per la metà dei suoi soldi.
E' cattivo ogni fumettista che da sempre la colpa a fattori esterni e non si chiede mai se forse c'è qualcosa nel suo lavoro o nel suo modo di proporsi, o nelle scelte professionali che ha fatto, che non gli permette di riuscirci a campare.
E' cattivo ogni fumettista che dal mercato ha solo preso e non ha mai dato.
E' cattiva ogni scuola di fumetto che illude i suoi allievi.
E' cattivo ogni lettore che non curioso.
E' cattivo ogni autore che non cerca farsi largo con le sue forze e che invece implora l'intervento di una qualche autorità più in alto del mercato.

...e molti altri cattivi ci sarebbero.
Ma tutte queste cose, basta dire NO e il problema è risolto.
Pubblicare con un editore non è obbligatorio se le condizioni che vi sono state proposte sono per voi squalificanti.
Non ne va della vostra vita visto che questo segmento non vi serve per vivere.
Specie oggi, con internet che vi fornisce una visibilità superiore ai mille lettori (se va bene) che vi può garantire un volume stampato da qualche editore.
Specie domani, con il digital delivery e l'autoproduzione da casa che vi porterà direttamente nei device elettronici e nelle carte di credito dei lettori, senza passare per nessuna filiera intermedia.

Per concludere, per dirla con le sacre parole di Joe Hallenbeck, "noi boyscout abbiamo una filosofia semplice: il cielo è azzurro, l'acqua è bagnata e i predatori sono sempre in agguato e sempre più forti... il nostro motto è sii sempre pronto".

Voi da che parte volete stare? Da quella dei predatori, o da quella dei boyscout?

87 commenti:

PETRO ha detto...

...dovremmo in qualche maniera educare il lettore a leggere, di più e meglio.

questo è il punto su cui mi trovi assolutamente d'accordo.
Perchè io credo che il Fumetto sia un linguaggio e come tale andrebbe trattato (per insegnare l'Italiano a tutto il popolo è servita la scuola e poi la tv, senza questi due mezzi sarebbe stato impossibile anche avere i diversi italiani regionali).
Invece di discutere di contratti e di soldi e additarli come punto essenziale della "crisi fumetto", si dovrebbe tornare a capire come far evolvere il lettore, dato che per molti è normale, da piccoli, leggere i fumetti disney e poi da "grandi" bisogna giustificarsi dietro le graphic novel, senza nessun passaggio intermedio in cui si impari a scoprire TUTTO il mondo fumetto seriale e non, italiano e non.

Marco "Bamba" Zorzan ha detto...

Forse per la prima volta da quando ti leggo(e si parla di qualche annetto1!!!)sono pienamente in linea con il tuo ragionamento!!!!

macchiedinchiostro ha detto...

Come per gli altri post, capisco il punto ma non condivido appieno. O meglio non condivido il punto di arrivo del tuo ragionamento.
Torno a monte, ovvero al fatto che non reputi produttivo l'incontro di Lucca. Quello che fotografi in questo ultimo post è un quadro realistico, ma questo non vuole dire che non si debbano cercare delle "regole" per il mercato. O che almeno non si debba discutere attorno ad esse.
Un mercato con delle regole è un mercato salutare. Dove tutti lavorano meglio, autori ed editori.
O almeno questo è il mio punto di vista.

comativa ha detto...

OT: finalmente mi si è aperto UBC..

MicGin ha detto...

Mi piace che tu abbia smontato efficacemente la tendenza a cercare un'unica causa. Questo problema non ha un solo "colpevole", ma va compreso nel complesso.
L'altra cosa che mi piace è che fai riferimento alle responsabilità personali.

Ovviamente, dal tuo punto di vista professionale, metti in secondo piano altri valori. Ma è e sarà compito di altri...

Gianluca Maconi ha detto...

Trovo assurdo il modo in cui in parecchi commenti negli ultimi post si cerchi da Roberto una soluzione. Giustamente lui, da addetto ai lavori ha espresso un'opinione.
Opinione neanche faziosa quanto mi aspettavo.
Ovviamente il rischio di parlarsi addosso è sempre in agguato. E il mercato delle, diciamo, graphic novel è molto più simile al selvaggio west che non ad un ambito commerciale coerente. Ho sentito colleghi raggirati in ogni maniera e ti trovi comunque sempre a combattere per i centesimi e contro le cose che trovo più avvilenti: il completo disinteresse da parte dell'editore del materiale che viene prodotto e l'assoluta mancanza di trasparenza. Faccio un esempio, il mio libro più venduto ad ogni fiera tutti gli anni vende una decina di copie almeno (non è una mia intuizione, ma conferma di autori che stanno allo stand a fare dediche sui loro albi) però io continuo ad avere rendiconti semestrali a zero euro. Da qui si evince che i libri in fiera vengono venduti in nero? Purtroppo fattori come questo rendono ingestibile il problema.
Concordo con Roberto, segui una tua esigenza "artistica"? Ne paghi le conseguenze, ma fino a un certo punto. E infatti chi può, o riesce, se ne và. E anche chi ci prova fino all'ultimo ad un certo punto deve smettere. Io per anni ad esempio ho campato con lavori pubblicitari mentre realizzavo i libri. Adesso mi sono un po' rotto i coglioni.

jac ha detto...

Grazie per gli ultimi due interventi.
Da wannabe quale sono mi saranno di certo utili nel breve e lungo termine.

Parlando di Scuola del Fumetto, avendola frequentata, posso dire che in linea di massima tra i professori non sono mai stati pompatori di aspettative...anzi il contrario.
Ma di scuole non c'è mica solo quella che ho frequentato io.

Riguardo a contratti me ne dovrebbe arrivare proprio uno con acconto a zero ma percentuale sulle vendite alta, con mostre di presentazione e visibilità in fiere etc.
Valuterò meglio quando ce l'avrò sotto mano e senza dubbio terrò conto dei tuoi consigli e di quelli che mi daranno altri professionisti.

Fabio D'Auria ha detto...

Lo so, sembro un fanboy a essere (quasi) sempre daccordo coi tuoi post sul fumetto (di quelli musicali fregancazzo :D), ma sono 10 anni che faccio il colorista e 16 che sono uscito da una scuola di fumetto e mi trovo ad avere le stesse (simili) conclusioni.

Ho litigato con editori (editor non esistono in italia) prepotenti, ho rifiutato lavori "poi ti pago" e lasciato altri sottopagati.
Quest'anno ho detto no ad un grosso editore per un progetto grosso già opzionato in tutto il mondo perchè il contratto era una merda totale (finiva che gli dovevo io dei soldi a loro) e lavorare solo per far girare il mio nome, non mi serve più.

Mi ritrovo nel tuo post anche come insegnante, ma testimoni i miei allievi, ho fatto di tutto per dipingergli un mercato di predatori e assassini. Più che a riepmpire spazi bianchi li ho preparati a difendersi dalla merda che ti lanciano... A essere professionali e a rinunciare alla vita sociale :D

Skull ha detto...

"Al massimo, dovremmo in qualche maniera educare il lettore a leggere, di più e meglio.

E allora, il cattivo, è la cultura.
La mancanza di una cultura della cultura.
Il degrado culturale in cui siamo sprofondati dalla fine degli anni '70 a oggi."

Mmmmm... si e no: sicuramente non solo.
Io mi considero un lettore abbastanza acculturato; anzi, rispetto alla media del paese MOLTO acculturato.

Eppure un certo tipo di fumetto d'autore non lo leggo.

Non lo leggo perchè la mia concezione del fumetto è spesso (non sempre, ma spesso) in chiave di puro intrattenimento, di pura evasione: e il fumetto d'autore va nella direzione opposta.

Non lo leggo perchè già spendo un barello di soldi per gli acquisti "obbligati" (per affetto o per collezionismo), il che mi lascia con zero voglia di fare esperimenti su una cosa che potrebbe piacermi come potrebbe farmi schifo.

Non sempre è una questione di cultura, problema già difficilmente risolvibile di suo (quanti appelli alla educazione delle masse ho letto questi giorni sull'argomento... e la scuola, per dire, è allo sfascio per cose ben più gravi della cultura del fumetto).

E' una questione di domanda e di offerta: più bassa è la domanda, minore deve essere l'offerta, non viceversa; è davvero tutto qui, secondo me.

Rouges-1973 ha detto...

Sono un cattivo lettore.

Greg ha detto...

dimentichi di sottolienare, alla fine, che i tuoi cattivi sono tali solo dal punto di vista del "professionista allo sbaraglio". cioè editori e autori che vogliono produrre senza i mezzi appropriati.

i lettori di fumetti non hanno problemi a continuare a leggere, i distrubutori a distribuire e le case editrici in attività a pubblicare.

3Deimos ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Design270 ha detto...

all'ultimo post che metteva a paragone il mercato del romanzo grafico e il fumetto seriale, ero lì lì per piantarla di leggerti, non capivo dove andassi a parare.
L'ho riletto e mi sono detto "Embè?"
Non ho commentato fino ad ora nessuno dei post che hai scritto sull'argomento, attendevo una chiusura.

Sì, sono d'accordo con te.

Credo semplicemente che quest'ultima analisi sia una delle più lucide e obbiettive della rete fino ad ora, però mi manca un punto, non è ovviamente compito di nessuno di noi dare soluzioni ai singoli problemi, però io sarei per chiederti qualche parere per affrontare o addirittura arginare i cattivi. Il "no, grazie" è educato e risolutivo per chiunque, certo, ma io insisto che non risolve l'abuso.

Se mi posso permettere, io insisto una delle soluzioni potrebbe essere quella della massima diffusione dell'informazione sui temi contrattuali o di mercato. Non per fare i conti in tasca all'autore o alla casa editrice ma per determinare degli standard riconoscibili da tutti, senza imposizioni, veti o costrizioni.

Estote parati.

Elisa.M ha detto...

Condivido praticamente tutto.

Solo vorrei spendere una parola per un aspetto.

C'era un punto in cui si diceva che è cattivo ogni aspirante che vende il suo lavoro per la metà dei soldi di un altro.

Detta così non si può discutere è senza dubbio vero.

Però aggiungerei un particolare... gli aspiranti fumettisti non hanno idea, quasi nessuno, di quanto gli spetti per il loro lavoro! e lo stesso i giovani illustratori.

Sento spesso persone che chiedono disperatamente aiuto per essere indirizzate e nessuno vuole darlo.

Addirittura fra gli illustratori ci sono dei "tariffari mitologici" stilati dall'associazione illustratori che nessuno dà in giro perchè possono averli solo i membri... pare normale? è assurda questa cosa! ed è dannoso anche per i professionisti, perchè se un giovane non sa quanto vale il suo lavoro può commettere errori fatali e rovinare il mercato.

Inoltre le case editrici sono strettamente complici perchè non fanno mai un'offerta onesta e chiara. Chiedono sempre "tu quanto vorresti essere pagato?"

Facciamo vari esempi di questo sviluppo:

es1

editore: "tu quanto vorresti essere pagato?"
autore: "500"

l'editore sparisce

es.2

editore: editore: "tu quanto vorresti essere pagato?"
autore: "500"
editore: "ma io non ti posso pagare più di 100"

la domanda sarebbe spontanea, ossia, allora che me lo chiedi a fare? offrimi direttamente 100, poi o io rifiuto o accetto.

Perchè uno non lo chiede nella maggior parte dei casi?

Perchè sai il motivo che spinge l'editore a non dirti il suo budget. Spera sempre che tu gli chieda 50 e che così possa risparmiare.

Ora, ovviamente uno può dire di no, se sa quanto vale il suo lavoro.
Ma se invece non lo sa?
Magari pensa di aver sbagliato i calcoli, di aver chiesto davvero una cifra sbagliata.

Può capitare e capita a tanti.

Penso bisognerebbe, fra le altre cose, aiutare i più giovani ad avere gli strumenti per proporsi sul mercato in modo professionale, invece di ignorare la loro esistenza e soccombere ai danni che poi possono derivarne.

E' una mia opinione =)

Elisa.M ha detto...

Avevo risposto a questo topic, ma pare la mia risposta sia troppo grande per essere processata ^^;

Posterò la risposta sul mio blog per chi fosse interessato :)

Elisa.M ha detto...

Mi accorgo solo ora che era invece stata pubblicata... misteri di blogger :)

latte e sangue ha detto...

@ Elisa.M

Quel che dici è molto interessante.
No purtroppo non esiste un tariffario ufficiale su cui basarsi con delle norme come per il teatro http://www.sai-slc.cgil.it/ccnlprosa.html (che tra l'altro non sempre viene considerato, ma in ogni caso è legale e ufficiale e un teatro potrebbe passare delle grane)
Di solito si chiede ai colleghi per poter fare un preventivo o per cercare di capire quanto chiedere, ma non sempre le risposte sono chiare.
Poter fare un tariffario minimo su tavole o illustrazione richiederebbe un lavoro lungo e complesso perchè è difficile basarsi per esempio sulle ore di lavoro che cambiano da esecutore a esecutore, che cambiano in base anche alla tecnica.
Sicuramente qualcuno dovrebbe farlo, ma chi ? Chi avrebbe l'autorità per farlo e renderlo ufficiale e legale ?

elenA

sraule ha detto...

ovviamente c'è ben poco da obbiettare in questa tua disamina.
hai lasciato fuori, però, un qualcosina: gli editori e i distributori POTREBBERO fare qualcosa per questa situazione, ossia essere più professionali, non produrre cose che che non possono promuovere, ecc (hai già detto tu, quindi do per scontato le altre cose che potrebbero fare) e, probabilmente, pubblicare MENO fumetti. Gli autori, dal canto loro possono dire NO, è ovvio.
Il fatto è che in Italia si è creata una spirale discendente, creata dal connubio malefico tra le tendenze anti-professionali di autori, editori e distributori.
Una situazione del genere inizia a crearsi, purtroppo, anche in Francia e negli USA, dove, però, è assai meno marcata.
Conosco il mercato statunitense solo per sentito dire, quindi non mi avventuro in questo campo. Ma tutti e due conosciamo benissimo le cifre di una graphic novel francese. Stranamente, in Francia, queste cifre ti consentono di vivere. Un mercato diverso, sicuramente, ma anche un'attitudine diversa di disegnatori, editori e distributori francesi.
E' ovvio che il modello francese non si può esportare in Italia così com'è - semplicemente non funzionerebbe. Ma è altrettanto ovvio che si potrebbero fare dei passi in questa direzione, con tutti i distinguo del caso.
Purtroppo, più passa il tempo più mi trovo a non capire i colleghi che non dicono NO, gli editori che vanno in perdita quasi per partito preso e la distribuzione... no, quella la capisco :)
Mi scuso con tutti per il lungo intervento, l'argomento mi interessa anche se non strettamente dal punto di vista personale.
Il fatto è che, un po' sentimentalmente, mi dispiace che la situazione sia questa e, in fondo, coltivo la speranza che possa modificarsi in meglio.

Fabio D'Auria ha detto...

Da qualche parte si era detto che UN problema era che la legge italiana permette ad editori e distributori di fare quello che fanno.

(tra l'altro, anche tra chi paga c'è il "cane" che ti paga 8/10 mesi dopo)

latte e sangue ha detto...

"Penso bisognerebbe, fra le altre cose, aiutare i più giovani ad avere gli strumenti per proporsi sul mercato in modo professionale, invece di ignorare la loro esistenza e soccombere ai danni che poi possono derivarne."

Con questa frase, Elisa, apri un'altra voragine di discussione:
PROPORSI
E' veramente difficile per un esordiente capire come proporsi.
A chi ? In che modo ? Con quale atteggiamento ? Cosa chiedere ?
Ciò che secondo me caratterizza un esordiente è la paura di sbagliare, la paura di perdere le occasioni e l'esordiente ha ragione dei suoi timori, non perchè il mondo è pieno di cattivi come dice questo post o per lo meno non solo, ma perché si comprende in un certo senso che la scelta di vita che si sta facendo è piena di ostacoli e non è caratterizzata da: vendo una maglietta/tu me la paghi in contanti, ti riparo il tubo/tu mi paghi in contanti.
Non c'è una strada MAESTRA, non c'è una teoria ILLUMINATA, non ci sono delle scelte GIUSTE. Ci sono esperienze diverse in questo settore. Prima o poi si riesce a capire anche cosa chiedere e dove chiedere.

elenA

latte e sangue ha detto...

Ah... in ogni caso credo che la storia della tavola rotonda o assemBELLA ;) sia una buona cosa... da qualche parte dovranno pur iniziare a discutere...

Adriano ha detto...

e Roberto ha sempre ragione, tranne sulle scuole di fumetto.
Sono uscito nel 2001 dall' "internazionale" di Roma.
Ma una cosa da parte loro è sempre stata chiara, non vi aspettate che uscite da qui e vi aspettino a braccia aperte, la stragrande maggioranza di voi non farà il fumettista.
Vuoi per tutelarci da false aspettative, vuoi perchè obbiettivamente si propongo alle scuole giovani che se la sentono calda nonostante i loro limiti, vanno in conflitto con i docenti e magari mollano dicendo che non servono a niente ste scuole.
Su tutti gli altri elementi del mercato a me viene da dire sempre la stessa cosa, che ripropongo a specchio sull ambito musicale, è colpa che stiamo in Italia e questo abbiamo come mercato e pubblico.

Ketty Formaggio ha detto...

Ciao, ho riportato parte dei tuoi interventi sul forum di kinart.
Lo segnalo per onestà.

Hai visto il Blog di Claudio Stassi?

Saluti a tutti!

Corbeauss ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Corbeauss ha detto...

c'e' una cosa che non capisco.

Il mercato e' pieno di editori che io definisco criminali.

Ci sono i criminali cattivi, quelli che sfruttano i collaboratori, pagano poco o niente, ci provano sempre, non accettano critiche e spesso per questi motivi finiscono prima o poi (spesso molto poi) a gambe all'aria.

Ci sono i criminali idioti, che non si rendono conto di quanto sono incapaci. Trovano sempre una scusa per dare la colpa a qualcos'altro, rosicchiano qualunque fondo del barile pur di far vedere in qualche libreria il loro nome dentro qualche cosa di stampato, pagano a caso, o tanto o nulla, a seconda di come ragionano in quel momento, con il risultato comunque di finire sempre a gambe all'aria, in ogni loro incarnazione, prima o poi (spesso molto prima).

Ora, stabilite queste due categorie (poi c'e' la terza categoria, degli editori bravi, ma per ora la salto) non capisco perche' questo diventa una delle cause della crisi, visto che ci sono sempre stati, questi editori.

Cioe', e' normale ad inizio carriera essere sfruttati, dalla mia esperienza. E' una merda quando ci passi, ma poi e' utile. Serve a fare esperienza, a farsi le ossa, a farsi i calli, a capire che esiste il lupo cattivo e allora meglio scoprirlo prima che dopo.

Quindi appena inizi, e' capace che devi pagare te la tua stampa. Poi trovi uno che non ti paga e ti stampa. Poi ti fai conoscere, e ti cerca uno che ti paga poco, che prima neanche ti cacava.

Poi diventi bravo, e trovi uno che ti paga bene, perche' se non ti paga bene, tu per lui non ci lavori. Lavori per un altro lietissimo di pagarti il giusto, perche' sa che li vali.

E cosi' via. La parabola non e' sempre continua, ci sono degli stop and go e dei periodi di discesa, probabilmente, ma la tendenza e' sempre a salire, se si e' bravi.

Questa e' stata la mia esperienza, nel terziario del fumetto, e ho visto crescere con me tutti i fumettisti che ho conosciuto, quelli che erano bravi.

Ora, il problema non e' che forse i fumettisti non sono bravi?

Che al pubblico di quello che fanno, sostanzialmente non frega un cazzo? E neanche ai loro editori sotto casa?

Che se sei bravo, un pubblico ed un editore, in giro per il mondo, te lo trovi. Non in italia forse, ma in francia qualcosa. O in America. O un pizzico di tutti e tre, adattandoti.

Perche' se sei bravo, o fumettista, continui ad andare dall'editore criminale, invece di lasciarlo morire isolato e di fame, come merita?

Questo non capisco, e questo attendo risposta dai fumettisti...

RRobe ha detto...

E RIccardo tocca un tasto dolentissimo e vero, in tutto e per tutto.

MicGin ha detto...

sì corbeaus, appunto fissarsi su un unico anello della catena porta poco lontano, anche se giustamente ognuno riporta il suo vissuto. tutto il settore dovrebbe crescere. è un problema di mentalità e di responsabilità che parte da ciascuno di noi. e questo è l'elemento di fondo che condivido di più del post.

grazie latte e sangue per la citazione...
;-)

che riguarda un post brevissimo dal mio blog
http://sonoioche.blogspot.com/2010/09/tavola-rotonda-o-assembela.html

latte e sangue ha detto...

chi è Riccardo ?? Corbeauss ?

Corbeauss ha detto...

mi permetto di rispondere a Design270 ed Elisa.M

Un cattivo editore lo batti con un semplice NO. Basta quello.

Basta quello se tu sei un vero professionista, con delle vere capacita', da sviluppare o meno che siano.

Se sei un professionista agli esordi, non hai gli strumenti per dirgli NO, perche' non capisci cosa ti sta dicendo o non capisci che ti mente, e allora ti fa bene prendere una batosta con lui, fare esperinza, fare un lavoro a gratis, ed imparare poi perche' devi dire NO, la volta dopo.

Se non sei un professionista agli esordi, e non gli dici NO, perche' non ti va di andare a sbatterti a Milano, a Parigi, ad Angouleme, a San Diego, a New York, oppure perche', che tu lo ammetta o no, sei incapace, allora ti meriti di prendertela in culo, e anzi e' ancora poco, perche' contribuendo a rovinare il mercato.

Elisa, la risposta vale anche per te. Il prezzo devi imparare a farlo. Non stai cercando un posto in banca o alle Poste.

Devi vedere quanto vali, vedere se un altro editore per il secondo lavoro ti offre di meno o di piu', vedere in Francia quanto ti offrono, oppure a San Diego. Tutti ti offrono nulla, o 50 euro per 500 pagine di lavoro? Fatti delle domande...

A San Diego un piccolo editore ti offre il doppio di un editore italiano, con un buon anticipo? Ecco, gia' inizia a formarsi la tua risposta sui tariffari...

MicGin ha detto...

eh eh... se è riccardo posso dire che abbiamo giocato assieme a pallone una volta...

Adriano ha detto...

Ma io avevo una mezza idea che tutto sto discorso andasse a parare qua Robbè...

Fabio D'Auria ha detto...

Corbeauss, son daccordo, però:
-non basta essere bravi, è un mestiere dove serve muovere il culo e andare a bussare porte, è un mestiere dove oltre che bravo devi essere più furbo e smaliziato (in italia)
-il "non bravo" non merita di essere sfruttato, la scusa del farsi le ossa non regge, non spero qualcuno picchi mia moglie per farle capire che io sono il meglio per lei.
-il "meno bravo" va dal tuo editore e propone di fare quello che fai tu a metà prezzo, la maggior parte degli editori (sempre italiani) gli dice di si.

Corbeauss ha detto...

E specifico. Non sto dicendo che e' accettabile il nonnismo o la gavetta eterna o il mangiar merda quotidiano.

Anzi, dico l'opposto. Il mondo tende a quello, sta a voi, grazie alla vostra bravura e alla vostra rabbia verso questo schifo, uscire il prima possibile da questo giro.

Cioe', prima di aprire bocca, e fare tavole rotonde (e questo lo dico provocatoriamente), quante volte siete stati a Lucca, a Milano a bussare alla Bonelli, ad Angouleme, a Parigi a bussare agli editori, a San Diego, a New York a bussare agli editori?

Se avete difficolta' nel mondo del lavoro del fumetto, e lo stesso la risposta ad ognuna delle mie domande e' "meno di 3", il motivo della crisi e' semplice: (ora c'e' un moto di cattiveria, ma concedetemelo) la crisi parte da voi, che siete delle merde.

latte e sangue ha detto...

Sull'essere BRAVO ... altra voragine.

Per quanto riguarda gli esordienti però non vale il semplice essere bravo o meno... non è facile stabilirlo.
Ho visto casi di giovanissimi a cui non avresti scommesso un centesimo e che invece sono sbocciati come rose rare con il tempo e altri che sembravano talentuosi che invece si sono sciolti come burro al sole.

elenA

Corbeauss ha detto...

Fabio, sul primo punto concordo.

Sul secondo no. Il meno bravo non vale quanto quello bravo. Non e' un settore impiegatizio o ministeriale questo. E' un settore artistico. Se sei meno bravo, meriti di essere pagato di meno.

il terzo punto non ha senso. A meno che tu non sei un impiegato del fumetto. Quello che fai tu, lo fai uguale ad altri 100, quindi tu o un altro, pari siete. E allora se uno prende la meta' di te, e' giusto che il lavoro lo prenda lui.
Per me il fumetto rimane forma di comunicazione e di arte, e quindi strettamente legata all'artista.

Se vogliono Simone Bianchi, non possono pagare Recchioni la meta', e avere gli stessi disegni che hanno con Simone Bianchi.

Fabrizio ha detto...

Ehi, questo post meriterebbe anche la tag della "Via del Bushi"

Fabio D'Auria ha detto...

Ma molti editori non la sanno vedere la differenza (cito gli esempi tuoi) tra Bianchi e Recchioni, e non parlo di piccoli editori (ma escludo chiaramente quelli grossi).

Molti non vedono differenze tra il tex di repubblica e il DYD color fest (come "impegno" di colorazione)
Vedo fumetti prodotti in italia che sembrano "dilettanti allo sbaraglio".

Manca l'editor.


(qui stiamo uscendo dal seminato lo so)

latte e sangue ha detto...

@ Corbeauss/Riccardo

"Per me il fumetto rimane forma di comunicazione e di arte, e quindi strettamente legata all'artista."

Un editore non sempre basa la sua scelta sulla bravura, ma anche dalla sua visibilità, dalla sua fedeltà, dal sentito dire, dall'essere presentato da qualcun'altro perché affidabile, perché macina, perché attualmente il suo stile vende, perché è bello, perché è brutto e bla bla bla...

Corbeauss ha detto...

Fabio, e tu lasciali stare quegli editori. Devi lasciarli disseccare.

Tu che sei bravo, rivolgiti ad editori bravi.

Adriano ha detto...

piccolo OT
Non seguo le evoluzioni artistiche di Simone Bianchi da moooolto tempo.
Da quando era agli inizi ed era un altro clone di Castellini
(a sua figlio di Buscema e "Hograth nostro signore del fumetto" supereroistico")
Ma che ha iniziato a lavorare con le foto pure lui?
chiudo OT

Corbeauss ha detto...

latte e sangue, parli con uno che vive, mangia e caga pure fumetti, per mantenere questa linea di volgarita' che ho intrapeso in questo post.

Quindi non devi spiegarmi come funziona il mondo del fumetto. Been there, done that.

Con bravura/professionalita' intendo tutta la gamma di qualita' necessarie a svettare sul mercato.

Spesso esce molto di piu' un simpaticone che sembra molto affidabile, anche solo all'apparenza, che un genio assoluto del pennello che pero' rimane chiuso nella sua torre e non si sa cosa fa e perche'.

Ed e' giusto cosi'.

latte e sangue ha detto...

@ Corbeaus

Non intendo proprio spiegarti o insegnarti niente sul fumetto. Da come parli si capisce che lo fai.
Il mio discorso partiva dal giovanissimo e non da quello che dovrebbe essere un professionista che se non si fa pagare dopo 10 anni probabilmente ha qualcosa che non va.
Curiosità: quindi da quando eri un frugolo fumettista hai sempre lavorato facendoti pagare ? Mai un concorso, una autoproduzioncina ?, una tavola su una rivista ? etc ?

Corbeauss ha detto...

latte e sangue, io ho lavorato principalmente nel terziario del fumetto. Editor, uffici stampa, redazione, curatore... Poi anche nel campo delle produzioni illustrate, ma quello lo affrontiamo dopo.

Pero' la mia esperienza e' parallela a quella del fumettista, non solo in maniera teorica, ma pratica. Quando stavo a buttare sangue con Utopia, il primo cyber magazine sul fumetto, Roberto appestava le edicole con Dark Side. Quando facevo l'ufficio stampa di Expocartoon, roberto appestava la comic art con gli spaghetti manga. E cosi' via. Si chiama gavetta.

E ho mangiato quintali di merda in gavetta, ma e' stata meglio della manna. Perche' se non mi pagavano (e oh, se non mi pagavano) dovevo lottare per essere pagato, o trovare altri lavori nel settore per guadagnare. Perche' quamdo mi pagavano, mi drogavo con quella sensazione di soldi in mano, e volevo averne ancora di piu', e lavoravo ancora di piu' per averne altri. Perche' ho imparato a riconoscere col fiuto il diavolo e l'incapace, due esseri da cui fuggire a gambe levate, senza se e senza ma. Oppure da doverci lavorare insieme, ma ben sapendo cosa succede col diavolo e con l'incapace, e quindi preparandomi con le opportune scialuppe di salvataggio.

Quindi e' normale all'inizio non essere pagati. E' normale. Poi e' normale essere pagati poco. Poi e' normale essere pagati bene. Poi sta a te far si di essere pagato tanto.

Se non si e' bravi, e' normale non essere pagati. Poi e' normale non essere pagati. Poi e' normale non essere pagati/

Fabio D'Auria ha detto...

Corbeauss...
Infatti come dicevo più su, li ho mollati tutti
(e se ora lavoro per 2 big significa che ho fatto bene).

Ma anche io parlo in funzione dei "wannabe"... Il mio posto con paga "decente" al momento cel'ho

latte e sangue ha detto...

@ Corbeauss

Ecco quest'ultimo tuo commento lo incornicerei, come incornicerei tante altre esperienze.
Per questo trovo una buona idea quell' assemBELLA, anche se disordinata può essere un buon contenitore di esperienze. Poi che se ne traggano cose utili o meno solo il tempo lo dirà...

elenA

Marco Galli ha detto...

Concordo con Corbeauss...

Il problema è che si vogliono i soldi a priori.
Incominciate a fare arte e forse i soldi arrivano.

E se non arrivano?

Avete prodotto arte, se siete artisti tanto basta!

Sei un fottuto sognatore!

Può darsi, ma non farò mai l'agente di commercio!

macchiedinchiostro ha detto...

@Corbeauss: si sorride a leggere i tuoi prosaici e provocatori commenti ;) però non risolvono la mia perplessità iniziale. Perché non trovare delle regole ad un mercato deregolamentato? Perché fotografare lo stato delle cose, prenderne atto e non provare a modificarlo?
Continua a mancarmi il nesso. Probabilmente sono io che non ci arrivo...

latte e sangue ha detto...

Però Marco Galli,
tanto rispetto a tutti quei fumettisti sceneggiatori, coloristi e disegnatori che lavorano ore per poter far arrivare tutti i mesi quei prodotti da edicola e non, seguendo regole del mercato e rispettando linee editoriali che piacciono a un pubblico molto vasto e che raccolgono da questo molti consensi.
Il fumetto può essere arte, come intrattenimento... e una non escluda l'altra.

Massimo ha detto...

"no grazie" per me è ormai qualcosa di tremendamente quotidiano! Ma col cazzo che darò il mio lavoro e il mie idee GRATIS, meglio morire di dignitosa povertà o cambiare mestiere!!!!!


MAX

Kappa ha detto...

È sempre un piacere leggere quello che scrivi, anche se spesso non sono d'accordo.
In questo caso no, ti trovo perfettamente in linea con il mio pensiero.
Aggiungerei una cosa: il freno più potente al "dire di no" è la vanità. Vedere in edicola o in libreria un volume (che sia un romanzo, un saggio o un fumetto) con il proprio nome sopra è una droga potentissima, e c'è gente, come fai notare tu, disposta a pagare - o quantomeno a lavorare sottopagata - per quella droga.

Marco Galli ha detto...

Io rispetto anche le formiche... che c'entra il rispetto?

Il mercato culturale in Italia è asfittico in tutti i settori, calcolando che il fumetto è l'ultima ruota, tant'è...

é vero, le colpe sono di tutti...

Io li faccio e non mi interessa essere catalogato di nicchia o popolare.

Sono di nicchia perchè non sono famoso e non sono popolare perchè non trovo stimolante il settore "alla Bonelli", secondo me fermo al dopoguerra, salvo rari casi.

Noi che li facciamo dobbiamo cercare strade nuove, almeno in senso artistico.

Il fumetto è un arte giovane e forse l'unica che ha ancora nuove strade da percorrere...

Sarò un bolscevico, ma guardate che il mercato del fumetto può permettersi di proporre cose provocatorie proprio perchè non girano tanti soldi, proprio perchè in fondo il rischio è contenuto, volete "l'industria del fumetto"?
Guardate cos' è diventata Hollywood, un continuo appiattimento di idee (anche negli, ormai, insopportabili effetti speciali)e, vi prego, non tiratemi fuori i super eroi americani, che ormai sono divi del cinema.

La realtà la descritta bene Recchioni: quelli che faranno i soldi seguendo vie "artistiche", saranno veramente pochi e soprattutto, per dirla con Corbeauss, solo quelli mooolto bravi, che sono ancora meno.

Io amo la verità e l'arte, perciò ci provo...

Si vogliono più regole, giusto parlarne...

poi, mi ripeto, c'è chi si accontenta della mensilità e fa l'agente di commercio...

Li rispetto moltissimo gli agenti di commercio! Okai!

spino ha detto...

Per carità, tutto molto vero...tutto molto realistico...però tu sai che queste condizioni "rifiutabili" non esistono SOLO nel Romanzo Grafico, ma anche nel fumetto popolare con poche note eccezioni...

e quindi?

E quindi, boh.

Il problema è enorme, e i colpevoli tanti.

E tu fai bene a non sceglierne uno, anche perché giova alla tua immagine (e ai tuoi rapporti di lavoro ^___^) di ex-rockstar ora saggia pop star del fumetto :)

spino ha detto...

Ho letto solo dopo i commenti di Riccardo....quoto con chi propone di incorniciarli...

E poi..ha citato gli spaghetti-manga, cribbio! :D

RRobe ha detto...

No, Spino.
Se lavori nel fumetto popolare, di solito ci campi e la tua sussistenza è legata a quello.
Il lusso di rifiutare te lo puoi permettere perché anche accettassi, con il romanzo grafico non ci camperesti.

spino ha detto...

Robè...fra la sussistenza e il "di solito ci campi" ci passano millemila storie di vita...

Ammesso e non concesso, senza volermi fare i cazzi tuoi, ma sei sicuro che se avessi fatto una mini di 12 nn. di DM911, con il ricavato avresti potuto permetterti di campare da solo (o con un cane), a Roma, in una zona abbastanza centrale per altrettanti 12 mesi?

Poi se invece parliamo del campare a casa coi genitori ed essere economicamente indipendenti, è un'altra cosa. E mi ci metto a gamba tesa in questa categoria, sia ben chiaro.

Voglio fare un po' l'avvocato "stronzetto" del diavolo come ha fatto il buon riccardo: A tutt'oggi le uniche 2 persone che conosco che sono riuscite a campare (con moooolta fatica) di fumetto popolare NON-BONELLI per anni sono Lorenzo e LeoMacs. E per campare intendo avendo un loro posto fuori dalla famiglia.


Poi, concordo come già detto con te che il problema sia troppo ramificato per dare una unica risposta...

RRobe ha detto...

Su DM 911: visto che mi pagavano a tavola, sì, sono sicuro.

RRobe ha detto...

p.s.
per la cronaca: io vivo da solo da oltre dieci anni, eh?

arch.mabe ha detto...

Anche se in ritardo dico la mia: concordo su tutto quello che hai scritto, roberto. Non c'e' una sola causa, ed un solo colpevole...ed è anche opportuno aver sottolineato, tu ed altri, che i lettori hanno una parte importante nella crisi, non possono essere messi a parte, andrebero educati.
ma da chi?
dalle fiere? dove trionfano i cosplay, mentre i momenti culturali sono sempre di meno?
Dove si cercano qeuei tre/quattro libri (tra manga, USA e qualche italiano) e non si degnano di attenzione le novita' editoriali?
dalle riviste di critica? e dove sono?
ah si, su internet...non so quanti lettori di fumetti vanno a leggersi gli articoli di critica, recensioni, ed approfondimento sui vari siti e blog...

P.S.: chi si incontrera' a lucca alla tavola rotonda, almeno ascoltera' cosa si diranno gli autori di presenza, al di la'di tutto quello che si e' scritto si scrivera'(fino al 29 ootbre sui vari blog).
mario di fumettomania.net

spino ha detto...

Faccio 2 conti della serva.
Premetto che uso DM911 come puro esempio perchè sto parlando con te.

DM911 erano 96 pagg. Diciamo che a Matteo hanno dato 100€ a tavola e a te 50 a pagina di sceneggiatura.

Costo totale, solo di "manodopera", senza costi di stampa e distribuzione, per un numero pari a 14400€.

- apro parentesi:-
totale x 4, 57600€!Non ci credo manco morto che la Panini abbia investito 60000 euro al buio, ma sicuramente sto sparando cazzate.
- chiudo parentesi -

Dicevamo, di cui tuoi 4800. Per 4 numeri fa 19200€. Lordi.

Ammesso e non concesso che ti passino la ritenuta d'acconto al 4%, devi poi comunque pagarci le tasse in quanto reddito.

Ma diciamo pure che ti rimangono, puliti puliti 15000 euro. Per quanto? Un anno di lavoro?
Ok. diciamo una media di 1250 euro/mese. Quindi, alla fin fine, uno stipendio da "operaio". Senza le stesse "coperture".

Ma torniamo a noi.
Diciamo comunque, che sei molto fortunato e abiti in affitto in una casa in una buona zona di Roma, ben collegata, per soli 500€/mese. Mettici sopra un 200€ mese tra bollette, altri 200 euro per mangiare, altri 200 per svago/divertimento/letture.

Ecco. Ci sei arrivato pelo pelo, a fine mese, ammesso che ti paghino subito e tu non debba penare per incassare. E ammesso che tu abbia uno di stile molto sobrio e parsimonioso.

Allora. Se queste sono le cifre di cui parliamo, a questo punto le cose sono 2:
1) O sei diventato schifosamente ricco, visto che negli ultimi 2/3 anni lavori a manetta, e anche per Bonelli, Astorina, etc. che in teoria dovrebbero pagare di più.
2) Oppure parliamo di cifre infinitamente più basse.
E se è così, il discorso sopravvivenza è decisamente diverso.

spino ha detto...

PS
capisco che il mezzo telematico non aiuti, ma in generale dovremmo smetterla di prenderla sul personale: Il riferimento al vivere fuori casa era puramente generico, non diretto specificatamente a te, tanto è vero che mi ci sono catafottuto anche io nel calderone.

Però LeoMacs e Lollo sono veramente le uniche due persone che si "campano" da sempre da soli, col loro mestiere.
Per me , Fabrizio Spinelli, non è stato così, anche se mi sono illuso che lo fosse. E da quello che vedo ancora non è così per molti.

Poi, tu mi dici che vivi autonomamente del tuo da 10 anni, e amen.

RRobe ha detto...

Primo: le cifre sono, grossomodo, quelle.
Secondo: i medi di lavoro, per me, sono stati quattro. Un mese a numero.
Terzo: ho fatto anche altri lavori in quel periodo.
Quarto: sì, ci arrivo sempre al pelo. E' così che conduco la mia vita. Ma lavorando un poco di più e risparmiando un poco di più riuscirei a mettere qualche soldo da parte.Tanto è vero che molti miei colleghi ci vivono proprio bene con questo mestiere.
Quinto: è ovvio che la prendo sul personale se mi viene a fare i conti in tasca e li sbagli.

RRobe ha detto...

E il problema nasce anche dal fatto che credi di sapere qualcosa della mia vita e invece sei fermo a parecchi anni fa. Ma parecchi tanti. Calcola che quando ancora vivevo a Ostia, già mettevo i soldi dell'afffitto e con l'Eura di allora ci tiravo sù un milione e mezzo a mese.

latte e sangue ha detto...

@ Spino

Scusa, io ne conosco una caterva che ci vivono !
Eppoi cosa significa vivere di solo fumetto ? Persino i Bonellidi fanno illustrazioni, layout, storyboards, scrivono articoli, insegnano etc. così come Frank Miller, Mc Kean, Gipi etc...

spino ha detto...

Vabbè.
Ho capito.

Sono in minoranza ed evidentemente non riesco a spiegarmi... alla prima occasione provo a farmi capire "de visu" :)

spino ha detto...

A robè...il problema nasce dal fatto che io ho fatto un discorso generico sui fumettari di un certo tipo usando te e il tuo lavoro come esempio, visto che siamo "a casa tua"...

E tu l'hai presa sul personale, cosa che non era mia intenzione.

Sono stra-sicuro che ci saranno un sacco di persone che hanno letto le tue considerazioni e si saranno sentiti piccati, mentre è ovvio che il tuo discorso riguarda una situazione molto ampia.

Mi ripeto, evidentemente io mi sono spiegato male e il mezzo sul quale ci stiamo confrontando non aiuta.

Se ti va, ci si chiarisce de visu, altrimenti pazienza :)

RRobe ha detto...

Ma guarda che, ripeto, non me la sono presa.
E' solo che, ripeto, se mi devi portare come esempio facendo di conto, i conti devono essere giusti.

spino ha detto...

E difatti i conti erano giusti, visto che hai confermato le cifre... è la quantità che fa la differenza, ma io su quella non mi ero espresso... :)

Marco Galli ha detto...

Io mi chiedo di cosa parlate?

Dello stato del fumetto o del guadagno che pretendete venga elargito abbondante a tutti?

Ma di che parlate?

Non capisco!

C'è chi ci campa e prende lo stipendio di un operaio... e allora, se si lavora per bonelli si è operai, nel settore fumettistico, ma si è operai!

Pensate che gli scrittori guadagnino in quanto scrivano libri, o i commediografi perchè si mettono la sciarpa... ci sono esempi nella storia di geni che hanno iniziato a guadagnare solo nella vecchiaia...

Smettetela di parlare di "mercato", al mercato si svendono i prodotti!

Cominciate a sentirvi come generatori di cultura e non come delle Messaline!

Volete i soldi? Spacciate, che vi resta anche il tempo per scarabocchiare...

Andate a vedere cosa a fatto Ausonia sul suo blog, leggete il post e pensateci sopra...

Diego Cajelli ha detto...

Penso che Marco Galli abbia messo la parola fine a ogni tipo di discussione e di confronto.

Fabio D'Auria ha detto...

Operai... Io amo fare l'operaio.

-Lavorare per uno dei più grossi committenti al mondo.
-Su personaggi iconici conosciuti e amati dalle masse.
-Lavorare dentro paletti costruiti in "millenni" di storia, sempre li, sempre gli stessi.
-seguendo le linee guida dettate dal committente.


Come Michelangelo, Leonardo, Raffaello...
Come Jacques-Louis David, come Canova.

Già, tristi operai senza il fuoco dell'arte negli occhi.
Povero Ingres, che vita triste deve avere avuto, costrettosi a rappresentare contesse e consoli invece di seguire il suo sogno di dipingere cavalli che corrono tra gli spruzzi del mare al tramonto... Il tutto per il mensile da operaio.

Già mi immagino il triste Caravaggio al termine della sua giornata in "fabbrica" pensare a come sarebbe stata la sua vita se invece di dipingere Santi e Martiri per avere lo stipendio fisso avesse seguito la fiamma (musa?) dell'arte come... Come...

Come Marco Galli.


Ricordo ancora durante il liceo artistico, durante un occupazione si discuteva coi docenti che cercavano di far ragionare i "capipopolo", ricordo ancora la ragazza che in piedi sulla cattedra rispose "noi ci possiamo permettere questo e altro, siamo artisti!".

Credo quella ragazza oggi faccia la parrucchiera.

latte e sangue ha detto...

o nooooooooooooooooooo
grazie Marco... adesso si ricomincia tutto da capo ! <------>
Qualcuno faccia fuori la marmotta !

elenA

spino ha detto...

@ Diego:

Invece secondo me "la porta" l'ha chiusa il buon Fabio D'auria, con cui concordo appieno.

ausonia ha detto...

insomma dai... il paragone tra arte su commissione del cinquecento e la bonelli... ma solo io lo trovo ridicolo? sfiora(?) l'umorismo involontario.

poi lavorare su commisione è una scelta legittima. certo. ci mancherebbe.

diciamo che a differenza del cinquecento adesso un autore ha più possibilità, dalla scelta di lavorare con editori meno "ingabbianti" di bonelli fino all'autoproduzione. roba impensabile per gli artisti citati da fabio.

il mondo... cazzo, è cambiato. è che qualcuno ancora non se ne è accorto.

ps: ci sono storici dell'arte che fanno anche distinzione tra arte su commissione e arte "libera". altri che disconoscono tutti i rinascimentali come artisti proprio perché lavorando per i potenti di turno ne subivano pesantemente le tematiche e le ideologie. come biechi servi di regime. (e non è proprio una cazzata di riflessione, eh? è che è un tabù grosso come una montagna difficila da trattare nei salotti buoni. dici che michelangelo non era un artista e ti sbranano =) )
insomma, l'argomento è complesso.

Fabio D'Auria ha detto...

Va beh dai (a parte che hai capito un cazzo) non è che perchè Rrobe ha citato Gipi e Petrucci invece che te devi rosicare così eh...

Consolati, almeno Marco Galli ti ha citato come artista perchè in tempo di crisi e genitori che si suicidano per aver perso il posto, tu hai bruciato 250 tavole da 30euro...

Bella l'arte... Sisi...

spino ha detto...

Rissa! Rissa! :D

PS:
Sottofondo con Vinicio Capossela che canta "Al Colosseo".... :)

spino ha detto...

PPS @ Fabio:

Ti offendi se ti dico che trovo i tuoi lavori bellibelli? :)

Fabio D'Auria ha detto...

Grazie Spino, ormai sono un operaio specializzato...
Faccio il colorista alla Marvel perchè non sono abbastanza artista per fare graphic novel... :D

spino ha detto...

@ Fabio:

Puoi sempre dire di no ai bbiechi imperialisti! :P

ausonia ha detto...

caspita che argomenti...

Fabio D'Auria ha detto...

Spino tornando seri, io davvero mi diverto a colorare spiderman...
E poi... Paletti un cazzo.

su 400pagine (circa) mi hanno chiesto 3 limature, non mi hanno MAI detto "queste ce le fai così", NON mi hanno mai imposto nulla, MAI trattato da sottoposto, anzi se mi mandano le pagine in ritardo costringendomi a lavorare di corsa mi chiedono scusa (nonostante non sia colpa dell'editor).

1000 volte l'operaio voglio fare :D
(e a differenza di tanti io davvero ci ho lavorato in fabbrica)

spino ha detto...

beh, io ho fatto il Pony Express, il rappresentante, lo sguattero al ristorante... ora l'impiegato :)

Ammiro la vostra costanza... :P

PS
Ora, dai fate i bravi che mi metto seduto...ho portato anche i poppicorn! :P

Marco Galli ha detto...

Mi aveva avvertito mio fratello di luce Kazzemberg... non mischiarti!

Me ne torno a meditare sulla mia montagna quantica...

PS: Operai d'italia, vi prego, non vergognatevi di essere paragonati ai fumettisti!

spino ha detto...

Gli operai hanno altri problemi, al momento...e non solo loro...

Fabio D'Auria ha detto...

"Gli operai hanno altri problemi, al momento..."

Tipo darsi fuoco in piazza dopo aver visto calpestata la loro dignità

ugo313 ha detto...

David Foster Wallace
————————————————————–
D.: Cosa vuol dire essere un giovane scrittore oggi, nel senso di iniziare, farsi una carriera e cosi via?

R.: Personalmente, credo che sia veramente un momento eccellente. Alcuni tra i miei amici non sono d’accordo. E’ vero che oggi la narrativa e la poesia sono molto marginalizzate, Alcuni dei miei amici cadono nel vecchio errore di dire “Il pubblico è stupido. ll pubblico vuole soltanto continuare così. Poveri noi. siamo marginalizzati dalla TV, dal grande blabla ipnotico.” Puoi stare lì e tenerti questa posizione patetica. Ma naturalmente sono solo stupidaggini. Se una forma d’arte è marginalizzata è solo perché non riesce più a parlare alla gente. Una possibile ragione è che la gente a cui dovrebbe parlare è diventata troppo stupida per apprezzarela. Ma a me sembra troppo semplicistico.

ugo313 ha detto...

Se tu, come scrittore, soccombi all’idea che il pubblico è troppo stupido, allora ci sono due pericoli. Il pericolo numero uno è l’avanguardia, dove decidi che stai scrivendo per gli altri scrittori. e non ti preoccupi di essere accessibile o rilevante. Ti preoccupi di essere strutturalmente e tecnicamente al livello più avanzato: involuto nel giusto modo, facendo gli appropriati riferimenti intertestuali, cercando di sembrare intelligente. Non curandoti se stai o no comunicando con un lettore che si interessa di quei sentimenti elementari, “di pancia”, che sono la ragione per cui noi tutti in realtà leggiamo. Dal lato opposto ci sono quei crassi, cinici, pezzi commerciali di narrativa che sono fatti con lo stampino – essenzialmente sono televisione su pagina — che manipolano il lettore, utilizzando un materiale grottescamente semplificato, ma così profondamente avvincente in un modo spesso infantile.

Quello che è buffo, è che io vedo questi due approcci che lottano l’uno contro l’altro, che poi in realtà ottengono entrambi lo stesso risultato, che è il disinteresse per il lettore, e l’idea che l’attuale marginalizzazione della letteratura sia una colpa del lettore. Un progetto che credo sia più interessante da esplorare, è quello di scrivere testi che abbiano qualche cosa della ricchezza, della sfida e della difficoltà intellettuale ed emotiva delle opere dell’avanguardia letteraria, opere che obbligano il lettore a confrontarsi con le cose, piuttosto che ad ignorarle, ma anche fare in modo che questi testi siano anche piacevoli da leggere. Il lettore sente che qualcuno sta parlando proprio a lui, piuttosto che producendosi in un certo numero di pose.

Una parte di tutto ciò ha a che fare con il fatto di vivere in un mondo in cui c’è cosi tanto intrattenimento disponibile, vero intrattenimento, e con il cercare di immaginare come la narrativa possa evadere dai suoi territori in questo tipo di mondo. E allora puoi cercare di capire che cosa rende la narrativa magica in un modo che altri tipi di arte e di intrattenimento non sono. E allora cerchi di immaginare come la narrativa possa coinvolgere un lettore, la cui sensibilità si è formata principalmente sulla cultura pop(olare), senza far peggio della stessa macchina della cultura pop. Questo è incredibilmente difficile e disorientante e scoraggiante, ma è qualcosa di veramente significativo. C’è cosi tanto intrattenimento commerciale di massa, che è cosi buono e fatto bene, che non credo che nessun’altra generazione ci si possa essere confrontata. Questo è quello che vuol dire essere uno scrittore oggi. Penso che sia l’epoca migliore per essere vivi da sempre e anche probabilmente l’epoca migliore per essere uno scrittore. Non sono sicuro che sia l’epoca più facile

ugo313 ha detto...

D.: Cosa crede che renda la narrativa magica in un modo unico?

R.: Oddio, questo potrebbe prenderci un giorno intero! Beh, la prima linea di attacco per questa domanda è questa solitudine esistenziale che esiste nel mondo reale. Io non so cosa tu stia pensando o come sei dentro di te e tu non sai come sono dentro di me. Con la narrativa credo che noi possiamo saltare sopra questo muro in un certo senso. Ma questo è solo il primo livello, perché l’idea di intimità mentale o emotiva con un personaggio è una delusione o meglio un artificio che è posto ad arte dallo scrittore. C’è però un altro livello in cui un pezzo di narrativa può diventare come una conversazione. C’è una relazione che si stabilisce tra il lettore e lo scrittore che è molto strana e molto complicata e difficile da spiegare. Per me un grande brano di narrativa può riuscire o meno a trascinarmi e farmi dimenticare che sto qui, seduto in poltrona. Ci sono opere commerciali che possono farlo, e una trama avvincente può farlo, ma questo non mi farà sentire una minore solitudine.
C’è però poi a volte una specie di “Ah-ha!” Qualcuno almeno per un momento, sente o vede qualche cosa nel mio stesso modo. Non sempre succede. Sono dei lampi o brevi fiammate, ma a me ogni tanto succede. Ma mi sento non più solo — intellettualmente, emotivamente, spiritualmente. Mi sento umano e non più in solitudine e in una profonda conversazione piena di significato e con un’altra coscienza in narrativa e in poesia, in un modo che non credo sia possibile con altre arti.