8.9.10

[LAVORO] Predatori e Boyscout.


Dunque, chi sono i cattivi?
Il mercato, che costringe la piccola, media (e talvolta anche la grande) editoria a offrire contratti da fame?
Non lo so.
E' un esempio che ho fatto in precedenza ma lo ripeto perché, per me, è calzante:
se non ho i soldi per aprire un ristorante, pagare i fornitori per avere materie prime di buona qualità, pagare i dipendenti e tenere il locale pulito e in ordine... forse sarebbe il caso che il ristorante io non lo apra.
Perché a me cliente me ne frega poco dei tuoi problemi se il cibo fa schifo, il servizio è lento, il locale sporco e il conto salato. Ti sto pagando con soldi veri che mi sono costati fatica, pretendo che in cambio di quei soldi tu mi dia della roba buona.

E allora la colpa è degli editori che fanno investimenti inadeguati rispetto alle loro ambizioni e che, per pareggiare i conti, presentano contratti offensivi fatti di acconti ridicoli di 200-300 euro (o, addirittura, senza nessun acconto), royalties al ribasso, diritti per la vendita all'estero deliranti e nessuna garanzia per il presente e, ovviamente, per il futuro?
A meno che, nel farlo, non vi stiano anche puntando una pistola alla testa, intimandovi di firmarli, no, non sono loro i cattivi.
Perché noi, dagli autori affermati ai wannabe dell'ultima ora, abbiamo tutti lo stesso super potere, quello di dire "No, grazie".
Potere ancora più efficace nel settore dei romanzi grafici che, come detto nel post precedente, non garantisce la nostra sussistenza.
Nella vita capita di accettare lavori per ragioni alimentari ma in questo specifico segmento del nostro settore, no.
Perché non campi con un acconto, nemmeno con un acconto dignitoso di 2000 euro per 100 pagine di fumetto (e vari mesi di lavoro). E tanto meno, campi sulla base di royalties potenziali quanto fumose.
Le ragione per accettare questo tipo di lavoro non può risiedere nella sussistenza e quindi prescinde da certe logiche. Possiamo accettare questo lavoro per l'esigenza creativa di fare qualcosa di diverso rispetto a quello che facciamo normalmente, possiamo accettarlo perché stiamo investendo su noi stessi e vogliamo farci conoscere, possiamo accettarlo perché abbiamo qualcosa da raccontare con il fumetto e il fumetto seriale non è un contenitore adatto. E mille altri motivi.
Ma la sussistenza, no. Se lo accetti perché credi di camparci, sei uno stupido e punto.
Perché non puoi realmente credere che tu sarai l'eccezione che confermerà la regola. Che tu sarai il nuovo Gipi. Che tu, da solo, sovvertirai le leggi del mercato e grazie alle royalties ci farai una barca di soldi. Per carità, potrebbe pure succedere, ma sarebbe da stupidi accettare un contratto economicamente svantaggioso (svantaggioso a prescindere, anche nel caso di contratti dignitosi) sperando che l'acqua si trasformi in vino.

E allora i cattivi sono gli autori che questi contratti li accettano, permettendo di esistere a un mercato che in realtà non ne avrebbe la forza?
In parte.
Ma no, non sono nemmeno loro, non completamente, almeno.
Perché sì, di fatto c'è un esubero di fumettisti pronti ad accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare e sì, gli editori questo esubero lo sfruttano (e qui ci sarebbe da aprire una lunga e dolorosa parentesi sul come e il perché in edicola possano riuscire a campare i cosiddetti bonellidi, ma mi avete chiesto di concentrarmi solo su questioni strettamente inerenti al mercato dei romanzi grafici e così farò)... ma non puoi condannare qualcuno perché ci sta provando con tutte le sue forze. Non puoi dirgli: tu non hai nemmeno il diritto di provarci.
Sono davvero pochi gli autori che conosco che, quando hanno iniziato, non hanno accettato lavori sottopagati pur di mettere il piede dentro al nostro settore e dimostrare il loro valore.
E certe volte gli è andata anche straordinariamente bene.

E allora la colpa è delle scuole di fumetto, realtà che non fanno altro che peggiorare la situazione, facendo un mucchio di soldi con l'indotto dell'industria fumetto, reinvestendone pochissimi direttamente nel mercato e che continuano a sfornare wannabe fumettisti, anno dopo anno.
Però, qualche autore bravo ne è uscito da queste scuole e, ad essere onesti, c'è un esubero ancora più grande di aspiranti musicisti, di aspiranti scrittori, di aspiranti qualsiasicosa e non mi pare che a nessuno venga in mente di mettere sotto processo i conservatori o le università.

A che punto eravamo?
Il mercato, no.
Gli editori, no.
Gli autori, no.
Le scuole di fumetto, no.

E se i cattivi fossero i lettori?
Quei luridi bastardi che si ostinano a spendere così poco nei settori di nicchia e così tanto nel mercato di massa?
Per puro amore della provocazione mi piacerebbe da matti tenere questa linea... ma non posso.
Perché un lettore ha il sacrosanto diritto di farsi piacere quello che cazzo gli pare e non siamo noi a poter sindacare sui suoi gusti.
Al massimo, dovremmo in qualche maniera educare il lettore a leggere, di più e meglio.

E allora, il cattivo, è la cultura.
La mancanza di una cultura della cultura.
Il degrado culturale in cui siamo sprofondati dalla fine degli anni '70 a oggi.
E gira che ti rigira, quando si parla di massimi sistemi, la colpa è sempre di Berlusconi.
E il discorso diventa inutile.

Il punto di questo sproloquio è semplice: bisogna tornare con i piedi per terra e prima di mettersi a cercare un colpevole e una cura per ogni male, bisogna capire il nostro ruolo e la nostra valenza rispetto al mercato. Cosa vogliamo, da dove veniamo e dove stiamo andando.

Perché un contratto a zero acconto ma con royalties alte a partire dalla prima copia venduta, in un mercato adatto, ha fatto la ricchezza di gente come Frank Miller e Mike Mignola e, magari, fa fare la fame a qualche autore italiano che sono più di dieci anni che si sbatte in giro, da editore a editore, continuando a chiedersi perché i suoi fumetti non vendono (e la risposta non è mai semplice).
Perché il problema, in un settore che, lo ripeto, non garantisce la sussistenza, non è quanto venite pagati, ma quanto venite valorizzati e quali condizioni vi vengono date di poter vincere.

Chi è il cattivo?
E' cattivo il mercato che viene manipolato da distributori in palese conflitto d'interessi e debito di ossigeno e idee.
E' cattivo l'editore che vi offre un contratto con un acconto sulle royalties e poi non stampa abbastanza copie nemmeno per coprire quell'acconto.
E' cattivo l'editore, che non vi offre nessun acconto sulle royalties, garantendovele alte e dalla prima copia venduta, e poi non mette il vostro fumetto nella condizione di vendere e a voi di guadagnare qualcosa.
E' cattivo l'editore sprovveduto che non sa fare di conto, che non sa seguire e spingere i suoi prodottti e tutelare e valorizzare i suoi autori.
E' cattivo qualsiasi, QUALSIASI, editore che chiede di venire pagato per pubblicare un libro (in campo letterario, proprio a causa dell'esubero dell'offerta rispetto alla domanda, un sacco tagliagole ci si sono fatti bei soldi in questa maniera e vista la situazione attuale, quanto ci vorrà prima che l'idea baleni in mente pure a qualche editore di fumetti?)
E' cattiva ogni casa editrice che vi offre un contratto in evidente contraddizione con leggi che già esistono (come quella sull'inalienabilità del diritto d'autore o sulla proprietà degli originali).
E' cattivo ogni aspirante fumettista che si offre di fare il lavoro di un altro per la metà dei suoi soldi.
E' cattivo ogni fumettista che da sempre la colpa a fattori esterni e non si chiede mai se forse c'è qualcosa nel suo lavoro o nel suo modo di proporsi, o nelle scelte professionali che ha fatto, che non gli permette di riuscirci a campare.
E' cattivo ogni fumettista che dal mercato ha solo preso e non ha mai dato.
E' cattiva ogni scuola di fumetto che illude i suoi allievi.
E' cattivo ogni lettore che non curioso.
E' cattivo ogni autore che non cerca farsi largo con le sue forze e che invece implora l'intervento di una qualche autorità più in alto del mercato.

...e molti altri cattivi ci sarebbero.
Ma tutte queste cose, basta dire NO e il problema è risolto.
Pubblicare con un editore non è obbligatorio se le condizioni che vi sono state proposte sono per voi squalificanti.
Non ne va della vostra vita visto che questo segmento non vi serve per vivere.
Specie oggi, con internet che vi fornisce una visibilità superiore ai mille lettori (se va bene) che vi può garantire un volume stampato da qualche editore.
Specie domani, con il digital delivery e l'autoproduzione da casa che vi porterà direttamente nei device elettronici e nelle carte di credito dei lettori, senza passare per nessuna filiera intermedia.

Per concludere, per dirla con le sacre parole di Joe Hallenbeck, "noi boyscout abbiamo una filosofia semplice: il cielo è azzurro, l'acqua è bagnata e i predatori sono sempre in agguato e sempre più forti... il nostro motto è sii sempre pronto".

Voi da che parte volete stare? Da quella dei predatori, o da quella dei boyscout?