7.9.10

[LAVORO] Saltiamo direttamente alla fine, ok?


Sì, la sto tirando per le lunghe.
Il fatto è che, a forza di leggere commenti, riflessioni e spunti di discussione più o meno sensati, sono arrivato a una conclusione che mi ha abbastanza depresso.

Facciamo una rapida premessa e poi andiamo al sodo:
a mio modo di vedere, per intavolare una discussione seria sullo stato del fumetto in Italia oggi, e dire cose sensate, bisogna partire da una base comune.
Bisogna essere consapevoli di dove ci si trova.
Poi si possono avere interpretazioni diverse sul perché ci si trovi proprio in quel punto ma, per me, è del tutto inutile stare a discutere del panorama se un interlocutore è in mezzo alla quinta strada a New York e l'altro è chiuso a casa sua, davanti a un monitor, guardando un'immagine di Google Street View.
Un'immagine di Belluno, oltretutto.

Ecco perché mi ero prefissato di voler scrivere una serie di articoli e approfondimenti per dare qualche dato, compararlo e discuterlo. Volevo approfondire il discorso su alcuni aspetti davvero nodali in questo momento (la distribuzione, per esempio, o le modalità di produzione e vendita) e poi, una vota stabilita una minima conoscenza complessiva entrare nel merito di discussioni più specifiche. E si badi, pure io speravo di apprendere qualcosa perché, come ho detto, io parlo solo sulla base della mia esperienza, personale e soggettiva e non ho la pretesa di avere la verità in tasca o di insegnare a vivere a qualcuno.
Questo era il piano.

Ma, a leggere (nei commenti al post e in altri commenti in giro per la rete) quanto è venuto fuori dal mio primo intervento , ho capito che era un progetto del tutto inutile che si sarebbe ridotto a un'esperienza frustrante.
Il gap che separa me (e un'altra nutrita manciata di professionisti con un certo tipo di esperienza) da un'altro nutrito gruppo di professionisti con un tipo di esperienza del tutto diversa, è troppo ampio da colmare. Anni di convinzioni, stratificate anche dal bisogno di giustificare la propria posizione e di difenderla (e qui parlo di una parte quanto dell'altra, sia chiaro), ci impediscono non solo di arrivare a comprenderci, ma pure di parlare la stessa lingua. Tante, troppe nozioni vengono date per scontate da una parte di noi e, invece, avrebbero bisogno di essere spiegate nel dettaglio (e, magari, attraverso un'esperienza diretta) all'altra parte. Tanti, troppi, assolutismi e partiti presi, dovrebbero essere accantonati per riuscire ad ascoltare veramente e poi, a quel punto, ragionare e, se è il caso, contestare sulla base di fatti e non di sentito dire.

Quindi, la farò molto breve e salterò direttamente alle conclusioni, parlando solo di quello che alla blogosfera sembra interessare in questo momento, ovvero le condizioni di lavoro nel settore del fumetto al di fuori della grande distribuzione popolare.
E cercherò di farlo a ragion veduta e sulla base di un'esperienza diretta visto che, anche per riuscire a triangolare meglio la posizione mia e del mercato, mi sto imbarcando nella realizzazione di tre volumi per tre editori diversi del settore e ho giusto sottomano i loro contratti.

Se ci riesco, posterò il tutto questa sera.
Al massimo, domani.

6 commenti:

Davide ha detto...

'stardo, è un'altra premessa!

;-)

ivanhawk ha detto...

È un peccato, perché - da wannabe - mi avrebbe fatto piacere conoscere un po' di "contesto" del mondo che vorrei iniziare a frequentare...

comativa ha detto...

anche io avrei molto apprezzato i tuoi interventi, era preparato e in attesa
mi sa di tutte le volte che pensavo che una tipa me la dava e poi non me la dava e ci restavo male..
e non dire che è un paragone esagerato..

Fabio D'Auria ha detto...

penso che si chiava dopo non si chiava e non mi lavo più [cit]

jac ha detto...

Che dire...attendo il tuo intervento con interesse.

comativa ha detto...

@ fabio: ditemi perchèèèèè...