2.9.10

[LAVORO] Nati Ieri.


A leggere quello che si scrive su internet, sembrano chiare due cose:
- che c'è una crisi del settore dei fumetti senza precedenti.
- che lavorare nel nostro settore è molto più difficile oggi che tempo fa.

Sulla prima affermazione ho da sempre i miei dubbi.
Come dicevo nel post precedente, sono sedici anni che faccio questo mestiere e ho sempre sentito parlare di questa crisi. Però, da quando ci lavoro, non ho mai visto il mercato contrarsi. L'ho visto languire o espandersi (a volte anche irragionevolmente) ma contrarsi mai. Certo, talune case editrici hanno ridotto la portata delle loro produzioni e alcune hanno persino cessato l'attività, ma per ogni proposta o casa editrice che è finita a mangiare la polvere, ne ho viste almeno altre due prendere il loro posto.
Questo non significa che il mercato non abbia problemi e che non si potrebbe fare di più e di meglio (ma di questo ne discuteremo poi) ma io continuo ad avere l'impressione che se una crisi esiste, è la crisi più lenta del mondo.
Poi sia chiaro: è verissimo che, per esempio, i fumetti Bonelli, specie i numeri uno delle nuove testate, vendono meno di un tempo.
Ma è pure vero che, rispetto a un tempo, la frequenza delle proposte è aumentata, i numeri uno si sono moltiplicati e quello che una volta era un evento catalizzatore, oggi non lo è più.
Mi piacerebbe poi sapere quanti sono i fumetti venduti complessivamente in un anno in Italia, tenendo conto del venduto di tutte le case editrici e delle iniziative come gli allegati ai quotidiani.
E mi piacerebbe un sacco comparare questa cifra con quella degli anni passati, per capire se davvero il fumetto in generale è in crisi, o se si tratta solo di singole realtà che hanno dei problemi anche a causa di una frammentazione di lettori sempre più specializzati e "spalmati" su di un'offerta eccessivamente vasta.
Comunque sia, tutti questi sono discorsi accademici di scarsa rilevanza perché, anche se la crisi non dovesse realmente esistere nei numeri, esiste nella percezione degli addetti ai lavori e del pubblico più attento, quindi, è come se esistesse davvero.
Perché l'immagine che il settore fumetto proietta fuori è quella di una realtà in seria difficoltà e questo comporta che se anche ci dovesse essere gente pronta a investirci sopra, vedendo come ci vendiamo ci penserebbe due volte o lo farebbe con molta, molta, cautela.
Quindi, diamo per assodato che una crisi, o gli effetti di una crisi, ci siano e andiamo avanti, passando alla seconda affermazione, quella che vuole che oggi sia più difficile lavorare nei fumetti.

Facciamo un salto indietro nel passato, ok?
Uno piccolo, in modo che non possiate dirmi che erano altri tempi.
Andiamo a sette anni fa, nel giugno del 2003, all'arrivo in edicola di John Doe.
Com'era il mercato allora?

- Non c'erano le miniserie Bonelli e l'idea non era nemmeno nell'aria. L'ultima serie varata dalla casa editrice di Via Buonarroti era del 2002 e si trattava di Gregory Hunter, una testata sopravvissuta per appena 17 mesi.

- L'unico altro bonellide in edicola era Lazarus Ledd che però era passato alla bimestralità.

- L'Astorina faceva il suo e lo stesso le Edizioni Paoline.

- La Disney era ancora, apparentemente, forte. Purtroppo si trattava di un'illusione che nell'arco di un paio di anni si sarebbe dissolta come neve al sole e la casa editrice del topo sarebbe finita per ridurre fortemente il suo parco testate e la sua rilevanza produttiva.

- Coniglio cercava di barcamenarsi.

- L'unica casa editrice "alternativa" che produceva con continuità materiale italiano per il mercato delle librerie specializzate, era la Coconino. Che stava già cercando, faticosamente, di entrare nel mercato delle librerie di varia, con scarsi risultati fino a quel punto.

Che altro?
Niente. Ecco che altro.
Come vanno le cose oggi?

- La Bonelli produce nuove miniserie e altre proposte a getto continuo.

- Ci sono sempre almeno tre o quattro bonellidi in edicola.

- L'Astorina fa il suo e qualcosa di più. Le Edizioni Paoline continuano come sempre.

- La Disney si sta, faticosamente, riprendendo.

- Coniglio cerca di barcamenarsi.

- Ci sono più di una decina di editori di medio e piccolo livello che producono materiale italiano (a che condizioni vedremo poi ma, intanto, lo producono) per le librerie specializzate e quelle di varia.

- Editori di solito legati alla semplice riproposizione di materiale comprato dall'estero, ogni tanto, si arrischiano nel produrre qualcosa.

E, secondo voi, è più difficile lavorare* oggi che soli sette anni fa?
Ma quando siete nati? Ieri?




*lavorare, non camparci... camparci è un discorso che merita una serie di approfondimenti a parte.

38 commenti:

DIFFORME ha detto...

vero, i primi anni 00 son stati i peggiori, forse solo il riflusso della sbornia di fine '90...

macchiedinchiostro ha detto...

Magari mi sbaglio ma mi pareva di aver capito che la famosa tavola rotonda vertesse non sulla quantità di lavoro ma sulle condizioni. Ma forse sono io che ho letto in modo superficiale e veloce.
Per inciso, sono d'accordo con quello che scrivi.

RRobe ha detto...

E' un discorso generale che bisogna fare.
Qui ci sono persone che parlano senza la minima cognizione di causa sullo stato delle cose.
E' per questo che questi pezzi la prenderanno dalla lontana.

sraule ha detto...

in realtà, scusa roberto, ma questa di dover provare che il fumetto mainstream non è in difficoltà è un po' una tua fissazione.
se il fumetto mainstream è in difficoltà, lo è in modo completamente diverso dal fumetto d'autore. e scusa per quel "d'autore", cerchiamo semplicemente di capirci.
certo, il susseguirsi di nuove miniserie dà un po' l'impressione di un nuotatore spompato che fa bracciate sempre più corte e meno convinte, quindi forse è a questa sensazione che ti riferisci.
ma non mi pare che il dibattito attuale verta su questo.
in realtà, il dibattito attuale non ha coinvolto realtà come bonelli o astorina.
probabilmente, aggiungerei, non ha nemmeno senso che le coinvolga.
ma aspetto i post successivi prima di romperti il cazzo sul serio.

il decu ha detto...

Tutto vero.
Questo post è per chi sta fuori dal settore e non sa come vanno le cose.

Eldacar ha detto...

Se vuoi ti dico quanto fanno le robe in abbinamento editoriale (sono le stesse persone che si occupano dei videogiochi a fare tutto)

T'ho mandato una mail nel mentre, check it ;)

RRobe ha detto...

Susannam dammi tempo.
Se non si fa un discorso sul contesto generale, è inutile parlare nello specifico.
Sto leggendo commenti di wannabe che, davvero, non hanno la più pallida idea di dove si trovano.

Simone Pasquali ha detto...

spero che l'aumento di miniserie possano significare una maggiore attenzione alla qualità dei contenuti, scarsa negli ultimi anni nei seriali (almeno in quelli più diffusi)...
sicuramente in questo il tuo lavoro dovrebbe essere di sprone a molti autori in Italia...

Massimpiglia ha detto...

Ho scritto che non capisco perché sono uno che sta fuori dal settore. Sono un semplice fruitore a cui piacciono i fumetti che nella vita fa altro e che grazie a quell'altro spende tra i 500 e i 700 euro al mese tutti i mesi per comprarsi la propria dose di albi. Sto talmente fuori dal settore che in vita mia nessuno mai mi ha regalato un fumetto uno: ho sempre e solo pagato per leggerli o annusarli, come diceva qualcuno. Al massimo, in anni e anni di acquisti, adesso ho il 15% di sconto in fumetteria perché sono "quasi" amico col titolare della stessa. Insomma, sono un semplice consumatore di fumetti (e di tante altre cazzate, ovvio): sicuramente esagerato, ma niente di più che un compratore.
E continuo a non capire di cosa state parlando.

Giulio ha detto...

Leggo con interesse e sono molto curioso di vedere dove andrai a parare. Però datti una mossa :P
Per inciso, non ho seguito per bene tutta la polemica perchè non mi andava di leggere tonnelate di post su un argomento di cui si straparla da anni, e conoscendo il settore, ero sicuro che mi sarei ritrovato a leggere roba al 95% banale e poco centrata. Mi sbagliavo?
-Brendon

Andrea ha detto...

"Ci sono più di una decina di editori di medio e piccolo livello che producono materiale italiano (a che condizioni vedremo poi ma, intanto, lo producono) per le librerie specializzate e quelle di varia."
Questo è un punto interessante.
Le "condizioni" che tu ipotizzi sono lo schiavismo, o il famoso pagamento a percentuale ridotta all'osso? o fai il fumetto con noi che diventerai una star?

RRobe ha detto...

Mi date il tempo?

Andrea ha detto...

Certo,eravamo in democrazia.

macchiedinchiostro ha detto...

ok, mi sono perso i commenti dei wannabe ;-) Curioso di sapere il tuo punto di vista sulla questione, leggerò l'evolversi dei post con interesse, come sempre.

Adriano ha detto...

fin ora nulla da obbiettare, aspettiamo l' evolversi della chiacchierata.

carlpaz ha detto...

L'unica casa editrice "alternativa" che produceva con continuità materiale italiano per il mercato delle librerie specializzate, era la Coconino. Che stava già cercando, faticosamente, di entrare nel mercato delle librerie di varia, con scarsi risultati fino a quel punto".

unico appunto, per vedere meglio l'insieme. nel 2003, in fumetteria, c'erano ancora alessandro editore,a quei tempi ancora vivissima e oggi praticamente scomparsa, la bd degli inizi, con un grosso numero di uscite, la vertige, che uscì con millemille numeri 1 di volumi che poi morirono lì, kappa edizioni, che produceva anche molti italiani.

secondo me, la produzione di volumi delle piccole case editrici, se oggi togli i francesi prodotti da de agostini e pan, era molto più alta.

RRobe ha detto...

produzioni italiane.
La BD di allora e gli altri editori che citi facevano volumi francesi. Ma, hai ragione, ho dimenticato i Kappa.

jac ha detto...

Sto seguendo un pò tutti i vari discorsi riguardando il mondo fumettistico nei vari blogs e decido di rispondere qui perchè penso sia la versione con cui vado più d'accordo.

Premetto che io attualmente non posso parlare dal punto di vista di Roberto e di altri professionisti che discutono qui sul blog.
Parlo dal punto di vista di un fumettista che muove i suoi primi passi in questo mondo editoriale e artistico.

Quello che ho riscontrato da 1 anno e mezzo circa in cui ho deciso di esporre la mia arte a editori, autori etc è stato molto positivo.
E questo non per meriti o abilità uniche al mondo nel disegnare.
Semplicemente non ho avuto paura...sono stato positivo e ho fatto il tutto divertendomi.

E con questo spirito in pochissimo tempo ho avuto modo di fare parecchi incontri importanti e di iniziare a disegnare per lavoro. Ho in cantiere un fumetto tutto mio per una buona casa editrice che ha deciso di lanciarsi coi fumetti.
Ora non so...però di solito in periodo di crisi una casa editrice chiude dei settori. Loro l'hanno aperto e vogliono pure puntare su prodotti nuovi e non su Import a basso costo o nomi gia famosi.
Ho partecipato a concorsi e collaborato con varie realtà e conosciuto vari professionisti, tra cui Roberto, che sono stati importanti.

PERO'...contemporaneamente ho visto miei amici aspiranti disegnatori essere totalmente assenti a questo mondo o deprimersi di fronte a critiche o altro...
Il fumetto poi è comunicazione quindi devi essere secondo me un pò abile ad adattarti ai media attuali per promuovere la tua arte.
Devi essere tu stesso buon comunicatore della tua arte.

Quindi penso che da un certo punto di vista si...ci vuole fortuna e abilità...ma dall'altro c'è una buona schiera di aspiranti disegnatori che si aspetta un pò troppo la pappa pronta.

Perchè di fatto l'editoria ha il modo di produrti e farti vedere più oggi che ieri.
Oggi c'è pure il discorso Blog/Internet che è una vetrina che fino a qualche tempo fa ci sognavamo.

Ho scritto una cifra lo sapevo...

xavi ha detto...

La crisi di cui oggi discutiamo, affonda le sue radici agli inizi degli anni novanta; ovvero, dopo l'orgia di aperture di nuove testate fra l'89 e il 91 ad opera di editori anche nuovi. Quando la contrazione arrivò verso metà anni 90, da allora non si è più fermata. Il filo rosso comune di quel mercato era l'edicola, che permetteva determinati "numeri". Per quanto il periodo qui citato sembrasse aureo, era davvero poca cosa rispetto al VERO periodo d'oro dell'italico fumetto e cioè quello che va dalla metà degli anni '60 alla fine dei '70. Oggi, si tira in ballo il grande numero di Editori che in Italia operano nel fumetto. Solo che prima ve ne erano altrettanti e forse di più: Tomasina, Bianconi, Edizioni sud, Del Buono, Edizioni Cea, Erregi, Universo, Metro, Alhambra, Spada... (è solo una piccola parte). Pur con diversi numeri di venduto ed alterne vicende, avevano tirature che andavano dal dignitoso all'ottimo. Tolti i soliti big, quanti degli attuali piccoli sarebbero confrontabili con i "piccoli" dei nostri anni 70 ? Nessuno. Si stampava per distribuire in edicola e si vendeva. I fumetti fioccavano a pacchi e ve ne erano di tutti i generi: avventura classica, guerra, per ragazzi, gli erotici, per bambini . Possiamo dire oggi, che nel nostro mercato editoriale tutto cio' esista ? Io ne dubito. Immaginate di entrare in una libreria, vi stupireste di trovare in mezzo agli scaffali, dei buchi ? Immaginate di non trovare il settore giallistico o quello della filosofia. Non sareste perplessi ? Questo è quello che è successo nel fumetto italiano. E' come se determinati generi narrativi, si fossero estinti. Sono generi che ritroviamo variegatamente nel cinema e nei libri (e taccio dei videogames). Ma non nei fumetti. Oggi, oltre "Topolino" quale alternativa vera dareste a vostro figlio di sette anni da leggere ? Il Giornalino e il Messaggero dei Ragazzi, ok. E' un po' poco però'... Ed allora siccome certi generi spariscono dall'offerta fumettistica succede che si perdono generazioni di potenziali futuri lettori che trovano naturale diventare fruitori di altri generi di intrattenimento. Sì, le riviste per ragazzi sono sparite negli anni perchè non vendevano come una volta, fermo restando che se si era abbassata a picco la qualità delle riviste Disney, l'asticella si è abbassata per tutto il settore. Ed ovviamente, stesso discorso si potrebbe fare per altri generi del fumetto: non lamentiamoci se quei (pochi) adolescenti che leggono fumetti si infarciscono di manga; nel nostro mercato è andato disperso tutto quello che da Topolino ti portava a Tex o Zagor. E, per venire all'oggi: vero. Abbiamo molti editori, ma le tirature sono basse ed è difficile campare. Le Edicole vendendo meno fumetti, hanno colmato il vuoto vendendo altro. Ho un amico edicolante che nel 2009 ha visto ridurre il fatturato delle riviste del 60%. Sapete come campa ? Vendendo i "gratta e vinci" . Trovo le preoccupazioni sull'attuale situazione del mercato più che fondate, ma il mio parere, Roberto, e forse in questo la pensiamo uguale, non so :) è che oltre a fare tavole rotonde su compensi e diritti (per carità, rivendicazioni LEGITTIME E SACROSANTE) il mondo dell'italico fumetto dovrebbe fare un severissimo esame di coscienza. Inoltre, mi sbaglierò ma, a me sembra che nel fumetto, spesso si pubblichi cio' che piace (con un atteggiamento quasi da fan) di un dato autore ad un editore o ad una struttura editoriale, dimenticando ciò che invece potrebbe piacere al pubblico. E' come se Mondadori, di proprietà di chi sappiamo noi, non stampasse i libri di Saviano o di Scalfari (che stampa per Einaudi, controllata di Mondadori). Mondadori, invece, questi libri li stampa, e fa bene. Essere editori, significa essere imprenditori, dunque assumersi il rischio di impresa. Mi auguro di vedere in futuro un maggiore coraggio nell'editoria a fumetti allo scopo di far sì che questo media si riappropri di generi narrativi ora perduti

xavi ha detto...

La crisi di cui oggi discutiamo, affonda le sue radici agli inizi degli anni novanta; dopo l'orgia di nuove testate fra l'89 e il 91 ad opera di editori anche nuovi. La contrazione arrivò verso metà anni 90 e da allora non si è più fermata. Il filo rosso comune di quel mercato era l'edicola, che permetteva determinati "numeri". Per quanto il periodo qui citato sembrasse aureo, era davvero poca cosa rispetto al VERO periodo d'oro dell'italico fumetto e cioè quello che va dalla metà degli anni '60 alla fine dei '70. Oggi, si tira in ballo il grande numero di Editori che in Italia operano nel fumetto. Solo che prima ve ne erano altrettanti e forse di più: Tomasina, Bianconi, Edizioni sud, Del Buono, Edizioni Cea, Erregi, Universo, Metro, Alhambra, Spada... (è solo una piccola parte). Pur con diversi numeri di venduto ed alterne vicende, avevano tirature che andavano dal dignitoso all'ottimo. Tolti i soliti big, quanti degli attuali piccoli sarebbero confrontabili con i "piccoli" dei nostri anni 70 ? Nessuno. Si stampava per distribuire in edicola e si vendeva. I fumetti fioccavano a pacchi e ve ne erano di tutti i generi: avventura classica, guerra, per ragazzi, gli erotici, per bambini . Possiamo dire oggi, che nel nostro mercato editoriale tutto cio' esista ? Io ne dubito. Immaginate di entrare in una libreria, vi stupireste di trovare in mezzo agli scaffali, dei buchi ? Immaginate di non trovare il settore giallistico o quello della filosofia. Non sareste perplessi ? Questo è quello che è successo nel fumetto italiano. E' come se determinati generi narrativi, si fossero estinti. Sono generi che ritroviamo variegatamente nel cinema e nei libri (e taccio dei videogames). Ma non nei fumetti. Oggi, oltre "Topolino" quale alternativa vera dareste a vostro figlio di sette anni da leggere ? Il Giornalino e il Messaggero dei Ragazzi, ok. E' un po' poco però'... Ed allora siccome certi generi spariscono dall'offerta fumettistica succede che si perdono generazioni di potenziali futuri lettori che trovano naturale diventare fruitori di altri generi di intrattenimento. Sì, le riviste per ragazzi sono sparite negli anni perchè non vendevano come una volta, fermo restando che se si era abbassata a picco la qualità delle riviste Disney, l'asticella si è abbassata per tutto il settore. Ed ovviamente, stesso discorso si potrebbe fare per altri generi del fumetto: non lamentiamoci se quei (pochi) adolescenti che leggono fumetti si infarciscono di manga; nel nostro mercato è andato disperso tutto quello che da Topolino ti portava a Tex o Zagor. E, per venire all'oggi: vero. Abbiamo molti editori, ma le tirature sono basse ed è difficile campare. Le Edicole vendendo meno fumetti, hanno colmato il vuoto vendendo altro. Ho un amico edicolante che nel 2009 ha visto ridurre il fatturato delle riviste del 60%. Sapete come campa ? Vendendo i "gratta e vinci" . Trovo le preoccupazioni sull'attuale situazione del mercato più che fondate, ma il mio parere, Roberto, e forse in questo la pensiamo uguale, non so :) è che oltre a fare tavole rotonde su compensi e diritti (per carità, rivendicazioni LEGITTIME E SACROSANTE) il mondo dell'italico fumetto dovrebbe fare un severissimo esame di coscienza. Inoltre, mi sbaglierò ma, a me sembra che nel fumetto, spesso si pubblichi cio' che piace (con un atteggiamento quasi da fan) di un dato autore ad un editore o ad una struttura editoriale, dimenticando ciò che invece potrebbe piacere al pubblico. E' come se Mondadori, di proprietà di chi sappiamo noi, non stampasse i libri di Saviano o di Scalfari (che stampa per Einaudi, controllata di Mondadori). Mondadori, invece, questi libri li stampa, e fa bene. Essere editori, significa essere imprenditori, dunque assumersi il rischio di impresa. Mi auguro di vedere in futuro un maggiore coraggio nell'editoria a fumetti allo scopo di far sì che questo media si riappropri di generi narrativi ora perduti

Marco "Bamba" Zorzan ha detto...

Scusa,nn vorrei dire una stronzata e tantomeno offendere o far adirare qualcuno, ma questa "crisi"del fumetto, mi sembra molto legata al fatto che rispetto a qualche tempo fa,chi lavorava e dico lavorava nel settore, ci campava,a partire dagli editori fino ad arrivare all'impaginatore.Ora bisogna capire che per camparci bisogna faticare e che si, qualcuno sfrutterà qualcunaltro è vero,le serie o miniserie sono aumentate come anche i disegnatori,gli inchiostratori e gli sceneggiatori e credo che un po come in tutti i settori qua si parli di semplici regole di mercato, piu aumenta la produzione piu manovalanza serve e di conseguenza aumenta la concorrenza e i soldi diminuiscono!!!!Di conseguenza spesso c'è anche un calo di qualità in questo, ma è un'altro discorso....
E' brutto a dirsi ma in tutto questo nn c'è nulla di strano.......il mercato è così!

michele petrucci ha detto...

Se aumenta la produzione (quindi la domanda di fumettisti, letteristi, etc) di solito i compensi crescono… questo "dovrebbe" essere la regola del libero mercato… così non è…

cmq Roberto, non capisco perché tu trovi inutile un confronto tra fumettisti…

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Concordo.
Sostengo da sempre che disegnare fumetti dal 1996 al 2003 era assai più complicato. C'erano molti meno sbocchi professionali e molti bravi disegnatori erano a spasso. Aggiungerei, a prova di quello che dico, che la prima infornata di disegnatori di John Doe e (perdonatemi) de l'Insonne, erano di grande qualità. Tutti ottimi professionisti che fino ad allora non erano riusciti a trovare una dignitosa occupazione.

arch.mabe ha detto...

La tua riflessione è molto precisa, anche se nel 2003, c'erano un buon numero di editori piccoli che pubblicavano materiale italiano,come tu stesso poi ha ricordato in una risposta successiva, e infine c'erano anche delle autoproduzioni,oggi scomparse. Sono daccordo con te sui discorsi legati alla crisi del fumetto, di cui anch'io ha scritto nel mese di giugno, rispondendo ad un breve intervista sul giornale comic-soon. La situazione non è rosea su questo non ci piove! Spero che il confronto a Lucca servaa qualcosa ed a qualcuno...

Pierpaolo ha detto...

Bè, aspettando di leggere il resto, sicuramente una costante c'è.

Coniglio che cerca di barcamenarsi...

E' l'unica certezza.

ramjac ha detto...

@Massimpiglia
Se tu smettessi di comprare fumetti allora sì che ci sarebbe la crisi.merter

RRobe ha detto...

Per Michele: come dicevo nel post precedente, non trovo inutile il confronto, trovo inutile un confronto tra solo una parte della catena produttiva. Ci vediamo, diciamo tante belle cose, e non abbiamo nessuno con cui confrontarci.

MicGin ha detto...

ecco finalmente il link su youtube del geniale e autoironico video di presentazione del treviso comic book festival!
a suo modo, centra nel dibattito, in quella parte che sviluppava il discorso della percezione del fumetto (vedi in particolare blog diego cajelli)
http://www.youtube.com/watch?v=N13V4JjYLT0

sul confronto tra fumettisti: devono assolutamente, dovete assolutamente, parlarvi tra di voi PRIMA. non l'avere mai fatto. dovete farlo. POI vi confrontate con le altre categorie, come è giusto e razionale che sia.

e non sottovalutare la consapevolezza delle cose da parte degli autori. come del resto tu stesso dimostri. non sei l'unico ad avere avuto esperienza "miste".

Fabio D'Auria ha detto...

Concordo sulla "non" crisi (contando il venduto totale) e capisco gli editori che si lamentano delle vendite.

Semplicemente nel quartiere periferico dove c'era solo la pizzeria di Gigi, ora hanno aperto il Kebabbaro, il Sushibar e la piadineria.
Io spendo uguale, Gigi è in crisi.


E ai Wannabe:
Chi vi dice che in Italia non si può diventare fumettisti, o non ce l'ha fatta lui, o non vuole ce la facciate voi.
(a prescindere dal se siete bravi o fate cagare)

Samuel Daveti ha detto...

Penso che il discorso che Roberto voglia portare avanti sia più interessante di una chiamata alle armi che coinvolga tutti gli autori d'Italia. Sinceramente, Michele, non capisco che cosa gli autori si dovrebbero dire.
Sono invischiato nei fumetti da poco più di 5 anni. Ho fatto parte, a Firenze negli anni di università, ad una rivista autoprodotta. Poi ho preparato dei progetti insieme a Giorgio e Nicola. Non è stato difficile paroporli agli editori. Abbiamo avuto contatti con Pavesio, Edizioni BD, Leopoldo Bloom senza alcuna fatica. Con Belotti abbiamo un ottimo rapporto, e senza essere suoi autori, ci ha ospitato al suo stand per Torino Comics. Marco Schiavone ci ha detto che il lavoro aveva buone basi ma c'era tanto da lavorare. Ci ha detto di lavorare e di fargli vedere altri progetti. Ci ha regalato un pacco di fumetti. Poi abbiamo firmato un contratto in Francia con la Soleil (presentandoci allo stand durante Angouleme)e ci siamo momentaneamente eclissati. Sono nel direttivo della Double Shot. L'unica cosa che credo dovrebbe fare un'autore, basandomi sulla mia scarsa esperienze, è avere un progetto compiuto, smazzarsi le fiere, contattare gli editori, presentarsi nelle loro sedi. Poi, in caso di possibile contratto, decidere se accettare o no la proposta economica.

amal ha detto...

ah ma io per una volta sono d'accordo con te. e di questa storia sono solo spettatrice e lettrice, nonostante sia anche io un'addetta ai lavori.

(Rrobe che son d'accordo con te è tipo l'inizio dell'apocalisse).

amal ha detto...

(e io sono una di quelle che è nata l'altro ieri eh)

MicGin ha detto...

caro samuel, penso che il tuo atteggiamento di autore sia concreto e serio, individualmente parlando.

ma di cosa si è parlato in queste settimane? si è parlato di pagamenti, contratti, regole, mercati... sembra che gli autori, almeno alcuni di loro, abbiano qualcosa da dirsi.

penso che il loro incontro sia simbolico, perché anche la rete è un posto dove discutere.
io l'avrei chiamata assemblea degli autori, più che tavola rotonda. perché va da sé che la tavola rotonda, cioè un convegno, debba prevedere il concorso di figure diverse.

però, l'incontro è organizzato da un autore, ospitato dal muf. solo ospitato.

per organizzare una tavola rotonda ci vorrebbe un ente, un soggetto, in grado di organizzare, comunicare, registrare...

invece abbiamo un autore che ne ha già coinvolti parecchi altri.
quindi la riunione si terrà e se non sbagliano data e orario presumo che avrà una grossa partecipazione.

e se il timone della riunione sarà saldo e razionale, potrà anche essere una bella occasione di confronto.

sottolineo questo ultimo punto perché ha ragione roberto a temere che in queste occasioni parli di più chi sa alzare la voce piuttosto che chi ha cose utili da dire.

Gramin ha detto...

bah, io aspetterei di vedere dove vai a parare visto che sembra tu voglia differenziare la quantità di lavoro dalla possibilità di camparci con esso.
Nel frattempo correggo alcuni dati che hai riportato:

Bonelli
è vero che nel 2003 non c'erano miniserie, in compenso uscivano mensilmente Legs, Mister No, Nick Raider, Jonathan Steel e ogni 2 mesi Napoleone, inoltre Martin Mystere e Magico Vento erano mensili.
Nel frattempo esce qualche miniserie, qualcuno dei personaggi principali ha qualche Maxi o magari nuovi speciali come l'horror fest o le varie Agenzia Alfa ma sono convinto che se si calcolano le tavole inedite uscite nel 2003 contro quelle che usciranno quest'anno si vede la differenza e quindi meno tavole meno lavoro.
Lazarus Ledd era ancora mensile, passa bimestrale 2 anni dopo, ma soprattutto il pagamento a tavola era migliore di quello attuale (a dar retta a quello che si sente in giro)e senza contare l'inflazione.
Intanto è aumentato il lavoro delle piccole case con i problemi che appunto si stanno dibattendo,in definitiva mi sembra di poter dire che diminuisce il lavoro pagato il giusto e aumenta il lavoro pagato un cazzo.

Vabbè, come detto vediamo dove vai a parare.

ps:sarebbe da discutere anche su quanto questo andrà (per me stà già andando) a influenzare la QUALITA' del lavoro ma sono discorsi che i lettori senza fette di prosciutto stanno già vedendo sulla propria pelle a livello di packaging (traduzioni, lettering) e che si sono già fatti in occasioni recenti

Gramin

marco ha detto...

Ciao Roberto, interessante questo confronto 2003 / 2010, aiuta a capire meglio di cosa stiamo parlando. Aggiungo, che oggi ci sono molte più iniziative dedicate al fumetto e una maggiore attenzione dei media generalisti al fenomeno "graphic novel".
Rimangono le vendite troppo basse per l'editoria media o piccola. Non risolvendo questo problema, la questione pagamento agli autori rimane tutta. È anomalo che il rischio d'impresa degli editori ricada in gran parte sugli autori, e l'incontro tra gli autori può far emergere nuove idee o proposte utili a tutti anche agli editori.

SJ ha detto...

Secondo me il problema fondamentale è nella promozione di ciò che si produce, anche se pubblichi qualcosa di straordinario se poi non lo fai conoscere poca strada fai.
Se poi ci soffermiamo sulle produzioni italiane è sintomatico il fatto che non esista se non in maniera episodica alcuno sfruttamento al di fuori della "riserva indiana" di appassionati, per il cinema, le serie tv, il merchandising il fumetto non esiste, guardate cosa succede all'estero...

procione del maine ha detto...

Buongiorno, scusate se mi intrometto nella vostra interessante discussione.
Io non faccio parte degli addetti ai lavori ma sono un normale lettore, ovvero uno di quelli che fruiscono del vostro lavoro e che di conseguenza contribuiscono a pagarvi non per mecenatismo ma perché amanti del fumetto nelle sue svariate sfumature.
Accolgo con piacere l'affermazione che il fumetto non è in crisi in quanto sono almeno 35 anni che ne sento parlare con toni funesti.
Basta riprendere gli editoriali di riviste degli anni 80-90 come Comic Art, Linus e Il Fumetto per averne conferma.
In effetti, da allora molte cose sono cambiate o meglio, si sono trasformate.
Quasi tutte le fumetterie sono scomparse dando vita ad un incremento esasperato di fiere ed eventi pubblici.
I lettori che hanno sostenuto un mercato per oltre mezzo secolo immobile nei suoi riferimenti, hanno progressivamente ceduto il passo per questioni anagrafiche a nuove generazioni che cercano riferimenti meno nostalgici e più consoni alla propria epoca.
Purtroppo, a questo spostamento del mercato non è corrisposta un’ adeguata modifica dell’offerta.
Ovvero, una risposta quantitativa c’è stata ma non qualitativamente soddisfacente.
Gli editori, vedendo la massa critica del lettore diversificarsi tra più tendenze, hanno frammentato l'offerta nella speranza di imbroccare qualche filone redditizio, sfruttando fino all’esasperazione ogni opportunità. Mi riferisco, ad esempio, alle insopportabili mini serie Bonelli con le rinascite zombie di albi maxi, special, extra, super, oppure al Dago ristampato ormai anche sui biglietti del’autobus.
Francamente, noi lettori di tutto questo non ne possiamo più. Le idee languono, non c’è originalità, i soggetti sono sempre gli stessi. Se si indovina il soggetto, i disegni fanno schifo e se c’è un disegno eccellente, il fumetto è illeggibile. Io non credo che questo sia colpa degli autori ma che sia dovuto a scelte editoriali nelle quali non entro nel merito, salvo giudicarne i risultati.
Le serie storiche come Tex, Zagor, Diabolik ed Alan Ford vivono di luce riflessa da loro stessi, sono istituzioni che hanno qualche sussulto solo quando subentrano sceneggiatori diversi da quelli canonici. Qualcuno ha provato a leggere un Alan Ford recente?
Gli autori più famosi ormai lavorano solo per il mercato estero dove sono pagati meglio ed hanno anche maggiori riconoscimenti di pubblico.
La scelta di abbandonare il canale della distribuzione nelle edicole che non si giustifica con le basse tirature della maggior parte delle testate a favore del canale librario, per il lettore può essere irrilevante, salvo i prezzi dei volumi che sono al di fuori della portata della massa dei lettori, ai quali non si può chiedere di acquistare la ristampa di episodi della Collana Eroica a 35 euro o a 17 euro volumi in bianco e enero di autori emergenti semi sconosciuti.
Avete citato l’esempio di John Doe. Il suo successo non è frutto di un miracolo, ma di aver seguito con attenzione la ricetta della nonna: un soggetto originale, una buona sceneggiatura e dei disegni all’altezza. E’ stato chiuso però le idee per continuare ve le hanno lasciate…
So bene quanto tempo occorra per fare un fumetto ed è per questo che risulta sottopagato rispetto ad altre attività. Però il tempo per fare un prodotto scadente è lo stesso di quello che serve per farne uno di qualità. Datevi da fare, noi siamo qui.

Engelium ha detto...

Arrivo in netto ritardo e nn ho letto i commenti... MA: se non si parla del "per camparci" allora di che caxxo stiamo a parlà? che la gente al ritorno dal lavoro può mettersi al tavolo da disegno e pipparsi su quantoèbbravo?

Mah...