10.9.10

[RECE] Resident Evil: Afterlife


C'è una scena, nella quarta iterazione cinematografica di Resident Evil, in cui Milla Jovovich sta per farsi la doccia. E' un attimo di pausa e tranquillità tra un assalto di zombie e l'altro ma lo spettatore sa che le cose sono già andate per il peggio e che l'Alamo sicuro in cui una delle tope più stratosferiche del pianeta si è rinchiusa, è stato violato e che i mostri sono dietro l'angolo.
E trattiene il fiato lo spettatore, perché è chiaro che il senso del film e, forse, il futuro del cinema tutto, si gioca in quella scena.
Se il mostro apparirà prima della doccia, allora le cose andranno come da routine, con altri ammazzamenti, altri rallenty senza senso, altri effetti digitali a cazzo di cane.
Ma se il mostro apparirà dopo che Milla si è denudata e messa sotto il caldo getto dell'acqua, allora le cose cambieranno per sempre.
Lo Jovovich che, gnocca al vento, corre verso di voi sparando e piroettando, proiettata fuori dal maxi-schermo nella gloria del 3D mentre W.S. Anderson grida "PUPPAMI LA FAVA, JAMES CAMERON!"

Purtroppo, viviamo nella sfaccettatura sbagliata del multiverso e quindi il mostro appare prima che Milla si denudi e questo Resident Evil: Afterlife è solo l'ultimo esponente del post-cinema, delirante nello script, noioso nei dialoghi, follemente incoerente nella gestione dello spazio scenico, ma pure piuttosto suggestivo nelle atmosfere e visionario nella messa in scena.

E mentre i videogiochi fanno i salti mortali per acquisire una terza dimensione in termini di profondità narrativa e spessore dei personaggi, il cinema di intrattenimento piroetta nel 3D visivo e nella post produzione, diventando un mero contenitore dell'immagine, dell'azione, dell'effetto, del movimento.
Nell'attesa che arrivi Sucker Punch a ridefinire cosa è possibile e cosa non lo è.