15.9.10

Sfortunata la nazione che ha bisogno di eroi.


La dittatura dei personaggi, in Italia, continua a farla da padrone.
Specie se si parla di fumetti.
QUI trovate il concorso organizzato da Xl e Romics per decretare il miglior personaggio fumettistico dell'anno.
Iniziative del genere si fanno anche per altri linguaggi, solo che in genere si vota per l'autore o l'opera... nel fumetto no, si vota per il puppazzo.
Come in politica con Berlusconi.

23 commenti:

Obi-Fran Kenobi ha detto...

Mi chiedo se ci sia davvero da meravigliarsi.
Non fa parte della cultura italiana?
Quanti fumetti inglesi portano il nome del protagonista?
Finché continuiamo a scrivere di pupazzi, i pupazzi saranno più famosi di chi li scrive.
Senza offesa, eh.

DAVID MESSINA ha detto...

"Iniziative del genere si fanno anche per altri linguaggi, solo che in genere si vota per l'autore o l'opera... nel fumetto no, si vota per il puppazzo.
Come in Italia con Berlusconi.

"
...quanto è vero, cazzo!

Che amarezza...

D.

RRobe ha detto...

Per Obi: già, è vero... Corto Maltese, per esempio.

Si scherza, eh...

Obi-Fran Kenobi ha detto...

Beh, allora come te la spieghi? Colpa dei fruitori caciaroni?

RRobe ha detto...

Me la spiego con tanti fattori diversi.
Che gli editori, di fumetti in particolar modo, non hanno interesse a promuovere gli autori perché gli autori vanno, i personaggi restano (in casa editrice).
Me la spiego con le storture della cultura italiana, dalla fondazione di questa sfortunata nazione a oggi.
E con mille, mille, altre ragioni.

Obi-Fran Kenobi ha detto...

E vedi che non hai potuto evitare di infilare nella frase la cultura italiana? :P
Storture o meno, questo abbiamo tirato su. Cambiarlo è duro e faticoso.
Forza e coraggio.

RRobe ha detto...

Sì, ma spiegami la seconda frase? Quasi tutti i fumetti polari americani portano il nome del protagonista.

Obi-Fran Kenobi ha detto...

Beh, in effetti sono stato impreciso, avrei dovuto dire "autori inglesi", non "fumetti inglesi".
Certo che in America i fumetti popolari hanno tutti i nomi del protagonista, ma infatti vale lo stesso tuo discorso: mercato dominato da Marvel e DC, e quanti lettori americani pensi che conoscano di più il nome di Grant Morrison rispetto a quello di Batman, scusa? Come vedi il tuo ragionamento non è confinato all'Italia, in fondo.
Ma quando Morrison ha scritto il cazzo che gli pareva, ha tirato fuori The Invisibles (niente nome di protagonista), o WE3 (niente nome di protagonista), che è uno dei fumetti più pazzeschi che abbia letto ultimamente, sia a livello di scrittura che visivamente. L'innovazione e la rivoluzione la ritrovo praticamente solo quando il fumetto perde il nome del protagonista e si dedica a raccontare una storia, un concetto, un'idea.
Finché rimane chiuso in un archetipo, in una struttura che deve - necessariamente DEVE, per vendere - rimanere sempre la stessa, che spazio ha per elaborare qualcosa di più complesso di un pupazzo?
Sia chiaro che per lo più mi riferivo a DD, non a John Doe (epperò... Anche David Murphy...). Purtroppo DD è stato il primo fumetto della mia vita, e forse per questo mi ha deluso più di qualunque altro, crescendo.

RRobe ha detto...

Spetta, è più complicata e lunga di così.

Il fumetto nasce intorno ai personaggi.
Perché agli editori ha sempre fatto comodo così.
Ovunque tranne in Giappone e in Francia, dove il ruolo e la rilevanza degli autori sembra venire riconosciuto praticamente da subito.
In questi due paesi si crea un equilibrio sano, in cui gli uni coesistono accano agli altri, rendendo il prodotto più forte. Ma pure in Francia, per capirsi, c'è stata gente che comunque le sue spallate per dare ancora più risalto agli autori le ha date (pensa a tutta l'esperienza degli Humanoidi e a quella dell'Association).
In Italia e in America, no. In Italia e in America il personaggio l'ha fatta da padrone, gli autori sullo sfondo.
In America questa situazione è durata fino ai tardi anni '80, quando prima con il rinascimento americano (fatto inlarga parte da autori inglesi), poi con la nascita dell'Image, si è invertita. E pure questo ha portato ai suoi danni, tanto è vero che solo in tempi recenti si è arrivato a una situazione equilibrata.
In Italia, non è mai successo. La "rivoluzione" e i suoi autori non sono mai arrivati al fumetto di massa e siamo ancora tutti sostituibili, intercambiabili.
Perché, di fatto, Tex è Tex. E noi, nella percezione collettiva, non siamo un cazzo.

Che poi è pure la ragione per cui, così spesso, urlo e strepito per costringere la gente a notare me e il mio lavoro.

RRobe ha detto...

Su DD: avrà pure il nome del personaggio... ma vuoi dirmi che Dylan era più importante della voce di Sclavi?
A giudicare dalle vendite, sì. A giudicare dal gradimento, pare di no.

RRobe ha detto...

p.s.
Sandman
Swamp Thing
All Star Superman
Batman the Dark Knight Returns
Watchmen

Tutti nomi dei personaggi, eh?

MatteoS ha detto...

certo, roberto: XL si occupa di prodotti culturali, eppure sul fumetto ha un approccio decisamente contraddittorio.
Mi piacciono gli esempi che hai fatto (Humanoidi, i britannici, Image) perché rappresentano tutta la distanza tra l'Italia e altri paesi: editori mainstream creati e voluti da autori.
Se gli autori vogliono incidere, devono sapersi muovere con obiettivi comuni. Che tradotto significa: costituire una casa editrice tra loro, che metta gli autori in primo piano e non sullo sfondo. In USA la Image, in Francia gli Humanos; da noi Coconino o i Superamici: non è la stessa cosa. E non solo perché da noi queste due (pur eccellenti) esperienza sono giunte con 10, 20 o 30 anni di ritardo. In quegli altri Paesi, invece, gli obiettivi sono chiari da tempo: incidere per trasformare lo statuto del fumetto popolare. Mentre da noi si fanno solo operazioni di (pur eccellente) "ricerca".
Ed ecco anche spiegato perché ritengo poco chiara, se non superflua, la tavola rotonda lucchese. Confrontarsi e basta non serve: se si vuole incidere bisogna "agire", ovvero rischiare e mettersi in gioco, e non semplicemente discutere. Ma magari di questo riparliamo altrove.

Obi-Fran Kenobi ha detto...

Eh no, qui sbagli (in parte).
"Sandman" non è solo un nome di un personaggio (persino tecnicamente, dato che il protagonista è Dream): c'è tutta un'evocazione senza fine dietro quella parola; a maggior ragione per Watchmen. Nessuno chiama i personaggi "watchmen" (quello lo ha fatto il film per semplificare), è il significato della parola a evocare qualcosa nel lettore, non il fatto che sia correlata al/ai protagonisti.
Nemmeno un personaggio-simbolo come Rorschach è riuscito a scavalcare il nome di Moore. Perché? Perché Watchmen non parla di "personaggi". Non c'è nessun pupazzo là dentro.

Cosa evoca il nome "Dylan Dog" a uno che non ne sa nulla?
Valter Buio (gesù... "Valter Buio". -___- me lo sogno la notte)?

So che non ne puoi parlare, ma che libertà hai di modificare la struttura di un albo di DD? L'ultima modifica pesante che ricordo è l'aumento della sua tariffa da 50 a 100 sterline il giorno, più le spese.
Emozionante.
Poi la Barbato che rivoluziona il finale del numero 100 per tagliare fuori Xabaras (idea geniale: è proprio la carenza dei comprimari uno dei motivi dell'impoverimento di DD).

Certo che Dylan non era più importante di Sclavi. Nel 1986. Oggi la pensi allo stesso modo? Sicuro sicuro? Persino dopo aver letto "L'assassino è tra noi" (n243, non ricordo di essermi mai sentito così preso per il culo alla fine di una storia di DD)?

Poi son d'accordo su quello che dici, ed è vero che la questione è complessa e lunga, ma lungi da me tirare su una polemica.
Tu nel post ti sei lamentato del fatto che si votano i pupazzi e non gli autori... A me pare che in Italia si è visto poco di altro, negli ultimi anni, e che in fondo ai fruitori italiani evidentemente va bene così, non solo agli editori.
A me non va bene e ho smesso di comprare Bonelli, ad esempio, ma se ancora hanno il 75-80% del mercato, come dici tu nell'intervista, si vede che sono un caso sparuto.

Mi scuso per la lunghezza e la polemica non intenzionale, erano solo i miei classici "due centesimi". :\

Alessandro ha detto...

Tex è Tex, e va bene così. Poi, un fruitore intelligente e attento del fumetto (come si deve sempre presumere che sia) sa distinguere il Tex di Ruju da quello di Boselli da quello di Faraci... Così come sa apprezzare Alan Moore attraverso Watchmen. Non acquistare albi Bonelli per partito preso mi sembra una sciocchezza. E non è vero che gli autori italiani dietro i personaggi non contano un cazzo: il vero lettore di fumetti sa chi c'è dietro il personaggio e se lo ricorda, sia nel caso di Tex che in quello di Rorschach. Bisogna avere più fiducia in noi lettori italiani...

saldaPress ha detto...

In effetti ho sempre trovato incredibile (e pure inspiegabile) che gli autori non si fossero mai battuti per avere il nome nell'annuncio in IV di copertina degli albi Bonelli (cosa che invece mi pare che abbiano gli albi Starcomics).

Greg ha detto...

continuo a cercare il nesso che suggerisci fra i personaggi dei fumetti e abberlusconi ma il massimo che mi riesce di fare è figurarmi il premier con le clarks e una camicia rossa... ed è già uno sforzo notevole

Vaz ha detto...

Non c'entra nulla, ma alla luce della prestazione di ieri sera, voglio urlare: Rosella compraci Giaccherini!

L. ha detto...

Boh, non capisco perché scandalizzarsi così. La centralità dell'eroe in determinati panorami fumettistici non è figlia della perversione di qualche editore; né il frutto di un chissà quale malcostume sociale. Semplicemente, è la conseguenza di una determinata esigenza editoriale. Allora, metti che un editore mi dà la possibilità di creare una serie che sia:

Periodica (mensile).
Aperta.
Virtualmente infinita.

E' abbastanza evidente che non potrò (a meno che io non sia un giapponese; o che non mi fossi chiamato Magnus) occuparmi di ogni singola vignetta che ogni maledetto mese uscirà in edicola.
Di più: è pure probabile che,in caso di successo, il mio personaggio mi sopravviverà. Per forza di cose, in un contesto del genere il nome del mio personaggio finirà per mangiarsi il mio. Non c'è nulla di strano in questo, no?

Vogliamo il centralismo dell'autore - delle sue idee? Allora cerchiamolo nelle graphic novel, nelle miniserie, in tutto quel fumetto che non ha esigenze produttive eccessivamente strette. Torniamo a leggere le storie non (in senso stretto) seriali di Moore, di Gaiman, di Miller.

O Caravan di Medda che, bisogna riconoscere, in questo senso ha fatto un grosso sforzo per staccarsi dallo schematismo classico e dalla centralità forzata del personaggio.

Si parla di eccezionalità nazionali. Ma Tezuka sarebbe diventato Tezuka senza quell' Astroboy che, di fatto, gli è sopravvissuto? Quanti ricordano il nome di Go Nagai? Saranno di più o di meno di coloro che ricordano il suo Devilman - poi passato in mano ad altri autori? E in Francia? Il fumetto non è stato legato per secoli alla centralità del personaggio (da Spirou a Michel Vaillant)? Moebius avrebe potuto permettersi di essere Moebius senza Gir, che intanto lavorava, insieme ad altri autori, sul personaggio di Blueberry?
E gli Umanoidi? Non sono forse finiti molto, molto male proprio perché, negli ultimi quindici anni, non sono riusciti a trovare un personaggio che impattasse sul grande pubblico e permettesse loro di continuare a sopravvivere nelle librerie?

Per me il fumetto ha BISOGNO degli eroi. Toglili quelli, e cosa ti resterà? La solita graphic novel sull'adolescente depresso...

Giulio ha detto...

Ahem, guardate che i personaggi sono SEMPRE più importanti degli autori, in tutta la narrativa moderna mondiale. O forse voi conoscete qualcuno (gente normale, intendo) che associa automaticamente Snoopy a Schultz? O che quando guarda Buffy va a vedere i credits, e se l'episodio non è scritto da Whedon va in crisi? Voi vi siete mai posti questi problemi guardando telefilm Guardare telefilm fa fico, tutti i "nerd di un certo livello" ormai seguono da una a mille serie tv, ma vi sfido a ricordarvi i creatori e lo staff di sceneggiatori di una sola delle serie che guardate. Scommetto che quando parte una puntata di House non ci fate proprio caso a chi l'ha scrittoo girato, perchè voi non volete guardare un episodio scritto o girato dall'autore X, ma semplicemente volete vedere una storia di House. Perchè è House che traina la baracca, non gli autori. Gli autori sono al servizio del personaggio che funziona. Stessa cosa per Dexter Morgan, per Vic Mackie, per Buffy, Meredith, Carrie Bradshaw e tuti gli altri personaggi di telefilm, film e fumetti di tutto il mondo. O sbaglio?

Bonelli non dà spazio agli autori? Veramente gliene dà fin troppo, dato che, in Bonelli, ogni autore ha la sua personalità e il suo stile, all'interno di una serie ci sono tante voci quante sono gli autori. Per continuare il parallelo, in un serial americano è tutto molto più omogeneo. Gli autori lavorano in simbiosi per rendere tutto uniforme, dai dialoghi alle inquadrature allo "stile" generale della serie. Molto spesso ad una sceneggiatura mettono mano almeno tre persone, i dialoghi vengono riscritti e resi coerenti con i personaggi, la regia è sempre uguale e ha sempre lo stesso stile, gli stessi vezzi, la storia bene o male ha sempre lo stesso ritmo. Perchè quando accendi la tv e guardi un telefilm, devi sapere cosa aspettarti. Devi essere rassicurato.

In Bonelli questo mica succede? Ognuno scrive e disegna a modo suo, ovviamente adattandosi alla serie in questione (e vorrei ben vedere). In Nathan Never convivono autori agli antipodi coem Vietti e Medda, e disegnatori agli antipodi coem Casnii e De Angelis. Please non fatemi l'esempio di Julia...

Volete storie autore-centriche? Molte Bonelli delle ultime generazioni (da Magico Vento in poi) lo sono. Le miniserie lo sono. Molte serie americane idem. I libri, molti film e tutte le graphic novel lo sono. Ma smettiamola di cercare le cose nel posto sbagliato :)
-Brendon

Joel ha detto...

Il fatto secondo me è che affidarsi all'eroe porta magari a vendere di più ma ad avere un tipo di lettore che non ti comprerà altro, a mio parere ha più senso educare il lettore ad apprezzare il fumetto come mezzo di comunicazione piuttosto che come contenitore di eroi da collezionare, sta tutto lì provate a ricordare il tipo di domande che vengono fatte alle conferenze su questo o quel personaggio bonellide.
Si sentono delle cose assurde, non si parla di fumetto, sono un gruppo di fanatici che monta assurdità sugli autori, e fondamentalmente si crea sempre più distanza tra lettore e autore.
Il fumetto è ben più di un cimelio da collezione, il collezionista compra per possedere e completare, il lettore appassionato di fumetto compra per conoscere ed è CURIOSO.

maurizio battista ha detto...

Da comela vedo non conviene generalizzare troppo. Così come non conviene mischiare media diversi tra di loro. Ci sono paesi e mercati dove il nome del fumettista conta ed è abbastanza conosciuto (in alcuni casi anche molto conosciuto). La situazione italiana nasce da una storia a se stante. Senza voler accollare la croce a qualcuno, semplicemente, per una serie di circostanze, è stato ereditato un sistema. Un sistema nel quale il nome del fumettista non è molto importante.
RRobe fa il suo interesse quando mette al centro l'autore, ma da come la vedo, fa anche l'interesse di tutto il settore. I fumettisti dovrebbero tentare di uscire dal guscio. Diventare personaggi, avere il nome in copertina, andare sui giornali, usare i media, parlare di fumetti in generale. Possibile che scrittori di romanzetti mediocri, le cui vendite sono ridicole se paragonate a quelle di certi fumetti, vengono intervistati in tv, mentre i fumettisti italiani (spesso autori di ottimi prodotti) non li conosce quasi nessuno? :-/

francesco ha detto...

Credo sia un discorso che vada affrontato a strati.

XL con la sua classifica si affida alla superficie, che è quella vista da tutti nel momento in cui, davanti ad un edicola scelgono un fumetto.
se vuoi fare una classifica di massa dici DD, tex, ect.

Man mano che si va in profondità diminuiscono i lettori distratti e aumentano gli appassionati, e più continui a scavare più è facile incontrare gli analisti del fumetto: autori, disegnatori, persone che vedono il fumetto nel suo insieme e che conoscono tutto il processo creativo che fa sì che il tuo DYD sia diverso da quello elaborato da un altro autore.

Capisco il tuo discorso (la tua osservazione mi ha fatto riflettere), ma la tua osservazione è vera in qualunque ambito. Credo sia una semplificazione quella per cui si bada al risultato invece che al modo per arrivarci.
Un problema culturale? probabile.
(col berlusconismo personaggio e autori coincidono però...)

Così come la gente non conosce chi idea o sceneggia una serie (JJ Abrams...) come non conosce la penna che scrive su un giornale (uno che legge giornali tutti i giorni invece li distingue eccome), chi si occupa della fotografia di un film eccetera.
Mi sembra onestamente troppo, comunque, aspettarsi da tutti la stessa sensibilità e passione e che una classifica di massa (offerta in pasto alla rete) entri nel dettaglio.
Io trovo assurdo che si debba votare per un solo personaggio...

Che squadra tifi?
Roma.
si ma tutte quelle che hai visto o ne preferisci una in particolare??

Marco D ha detto...

Letti i commenti, mi trovo assolutamente in controtendenza.

Penso che sia un bene che del fumetto, le persone ricordino più i personaggi che gli autori.

Il puppazzo, come lo chiami te, Roberto è ciò che fa la fortuna dell'autore e non il contrario.

Ecco perché Eracle, Sherlock Holmes e Superman sono sopravvissuti ai loro creatori.

Io sono uno di quelli che ama e studia gli autori, che enumera gli stili dei disegnatori di Tex, come fossero buone annate di vini, però non ci possiamo raccontare bugie.

Senza sapere chi sono Pratt, Stendhal o Alex Raymond, continueremmo a vivere benissimo.

Invece senza Corto, Julian Sorel o Flash Gordon, il nostro immaginario sarebbe molto più povero.