6.11.10

[RECE] Fable III



Mettiamola così: se il genere action-gdr in terza persona di ambientazione fantasy fosse una città, il suo quartiere meno popoloso, più malfamato e più ostile nei confronti dei visitatori occasionali, sarebbe Demon’s Soul. Il suo quartiere turistico, invece, Fable III.


La serie concepita da Peter Molyneux è sempre stata fortemente caratterizzata dalle grandi ambizioni del suo progettista, dai tanti talenti che hanno contribuito a realizzarla (in particolar modo sotto il punto artistico e narrativo), e dai i limiti tecnici, produttivi e commerciali con cui si è dovuta scontrare. Se il primo Fable era un gioco pieno di idee fantastiche sviluppate e implementate male, il secondo era un grosso passo in avanti in termini di fruibilità, coerenza e realizzazione tecnica complessiva (complice anche il passaggio alla next-gen) che faceva davvero ben sperare per il terzo capitolo. Qualcosa deve essere andato storto però.
Non abbastanza storto da rovinare del tutto l’esperienza complessiva, sia chiaro, ma abbastanza storto da lasciare l’amaro in bocca al termine del gioco.
La parole chiave di questo Fable III sono "pulizia" e "semplicità". Lo sforzo di Molyneux e soci non sembra essere stato tanto quello di evolvere e ampliare le caratteristiche di Fable II, quanto di implementarle in maniera meno macchinosa e invasiva, e di rendere l’esperienza generale più semplice per i giocatori casuali.
Ecco quindi che, per inseguire un gameplay quanto più possibile fluido, naturale e coinvolgente, sono del spariti (o quasi) l’hub di gioco, i menù, la mappa, gli indicatori a schermo e tutti quegli elementi “complessi” che tendono a ricordare di trovarsi davanti ad un videogame e che potrebbero spaventare i giocatori meno esperti.
Purtroppo, il risultato è raggiunto solo a metà perché se è vero che alcuni dettagli nelle meccaniche del gioco sono assolutamente squisiti, queste eccellenze non fanno altro che esaltare in maniera ancora più evidente tutti i limiti di una serie che forse, per arrivare allo scopo che si era prefissata (un completo e totale coinvolgimento emozionale, prima ancora che ludico), aveva bisogno di un rinnovamento radicale. Perché è bello vedere come tutti gli abitanti di Albion reagiscano diversamente alla nostra presenza in base alla maniera in cui ci comportiamo ed è altrettanto appagante vedere come le nostre azioni influiscano in maniera rilevante sul mondo che ci circonda, ma tutto questi sforzi per creare una sorte di realismo servono a poco quando sulla testa e sulle case dei cittadini di Albion brillano delle icone luminose che servono a fornirci delle informazioni di stato. O quando ci rendiamo conto che il nostro protagonista non è in grado di saltare aldilà di un banalissimo ostacolo in maniera automatica (come invece succede su qualsiasi titolo Rockstar da tempi immemori). O quando si arriva a capire che sposarsi ed avere figli è un’attività del tutto irrilevante ai fini del gioco visto che la propria famiglia può essere tranquillamente dimenticata senza che questa cosa abbia la minima conseguenza. O che i rapporti sociali si risolvono tutti nella semplice pressione ripetuta di un tasto e con lo svolgimento di una elementare missione di consegna/recupero. O che il tanto sbandierato sistema di “tocco” degli altri personaggi consista nel poter trascinare i personaggi non giocanti da una punto all’altro dell’area di gioco (caratteristica per nulla inedita e non molto interessante, divertente o emozionante, a dire il vero). In poche parole, tutti gli elementi accessori di Fable III, per quanto rifiniti e meglio implementati rispetto ai capitoli precedenti, rimangono dei bluff assoluti con cui il gioco cerca di farsi credere diverso e più profondo di quello che è.
E cos’è Fable III?
E’ un hack and slash con alcuni blandissimi elementi di gdr, molto semplice nelle dinamiche ma piuttosto appagante nello svolgimento, che parte molto piano per poi scaldarsi nelle fasi più avanzate e che, da due terzi del gioco in poi, si rinnova integrando alcune piacevoli opzioni gestionali (purtroppo semplicissime e facilmente gabolabili). Il gioco dura in maniera adeguata, ci sono un mucchio di cose da fare (ma quasi tutte inutili), ha una storia davvero bella e ben costruita (la migliore dei tre capitoli) e personaggi fantastici (Reaver sopra tutti), una grande atmosfera (che forse, rispetto al capitolo precedente, perde qualche punto in termini di liricità ma ne acquista parecchi sotto il punto di vista dell’ironia e della satira sociale), una straordinaria direzione artistica e un umorismo degno delle migliori produzioni Lucas Art degli anni d’oro, (e questi sono i due elementi che mi faranno amare sempre questa serie), una grafica piacevole e una realizzazione tecnica adeguata (ma non perfetta: vi consiglio di istallarlo su HD se non volete soffrire di vistosi rallentamenti e scatti durante il gioco). In sostanza, per quanto non possa fare in meno di avere l’impressione che questo capitolo sia una specie di grande occasione sprecata, mi sono divertito a giocare a Fable III e, pur avendolo finito, conto di rigiocarmelo da capo per il pure e semplice piacere di farmi un’altra passeggiata in quello stupendo universo conosciuto con il nome di Albion. Che non è un risultato da poco, sia chiaro, ma siamo ben lontani da quel “totale coinvolgimento emotivo” che Molyneux mi aveva promesso sin dal primo capitolo.

10 commenti:

Ele ha detto...

interessante recensione, ho giocato il 2 e non mi era dispiaciuto ma... tu sei più bravo di me a parole e cavoli, mi ritrovo in alcune delle cose che spieghi, ma rimango comunque indecisa se prendere o no questo terzo capitolo! :)

Vaz ha detto...

In parole povere, meglio giocare a Golden Axe col MAME.

Tyler ha detto...

Credo che "bluff" sia la parola chiave di questo terzo capitolo...
Divertente, ma ampiamente al di sotto delle promesse...

Mr. Guylty ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Mr. Guylty ha detto...

Rrobè, a me Fable non mi ha mai trasmesso delle emozioni..
Anche dopo tutto l'hype di Molineaux e le relative promesse, mi ha sempre dato l'impressione di un gioco "freddo". Cioè tanta ricercatezza nello studio dei personaggi, delle grafiche e delle ambientazioni non sono state mai controbilanciate da un taglio strategico dei combattimenti o una profondità dei personaggi; insomma non si fà amare perchè è solo uno stupidissimo hack'n slash! E' anche vero che come metro di paragone ho in testa Baldur's Gate I e II.. che sono il TOP indiscusso..

PS: ho editato per errori di battitura.. :P

Gozzer ha detto...

Quello che manca in Fable III a mio parere è il gioco. Possibile che in un action adventure o action rpg che dir si voglia la parte migliore sia il contorno e non il gameplay vero e proprio? Capisco la ricerca della semplificazione e di una fruizione il più "fluida" possibile (cosa successa anche in Mass Effect 2) ma cazzo, manca del tutto la sfida, si arriva alla fine praticamente da immortali, senza che nemmeno una volta si provi in uno scontro il brivido di essere sul punto di morire. Per me il peggiore dei tre, indubbiamente pieno di tocchi di classe, ma vuoto e fondalmentalmente poco divertente e appagante.

federico ha detto...

Secondo me se lo rigiocassi tutto col costume da pollo il coinvolgimento emotivo lo troveresti eccome.

ben ha detto...

Conosci Vanquish?

http://www.youtube.com/watch?v=ZYXr9ciKffA&feature=fvw

Visto il genere potrebbe piacerti, credo...

GuidO ha detto...

Il primo con tutti i suoi limiti l'ho adorato e rigiocato più volte... il secondo, anche se ben fatto mi ha annoiato.
Il terzo? Aspetto quei sei mesi che cali di prezzo e me lo gioco con buone aspettative. :)

Avion ha detto...

Non hai accennato al mostruoso lag che si ha combattendo in coop...