25.11.10

[RECE] Romanzo Criminale -seconda stagione- episodi 1 e 2


Qualche tempo fa, prima che iniziasse la mia ordalia ospedaliera (che, per la cronaca, non è ancora finita: sono ancora inchiodato qui), mi sono ritrovato a dividere il tavolo di un locale con Daniela Virgilio, la Patrizia della serie televisiva di Romanzo Criminale. Ovviamente, siamo finiti a parlare del suo lavoro e, altrettanto ovviamente, abbiamo anche parlato della polemica di Alemanno a riguardo di questa serie televisiva. Polemica che è tornata d'attualità con l'inizio della seconda stagione della serie.
Premesso: per me, ogni cosa che dice Alemanno, è una cazzata a prescindere e non farò eccezione in questo caso. Però, nella sua faciloneria populista, il sindaco di Roma è incappato -incidentalmente, sia chiaro- in un punto abbastanza nodale con cui, quelli che raccontano storie, si dovrebbero confrontare con la massima consapevolezza.
Parlo della responsabilità di quello che raccontiamo.
Io credo che un narratore abbia il diritto di scrivere e raccontare qualsiasi tipo di storia, senza porsi alcun limite etico o morale. Se così non fosse, per esempio, non avremo la Lolita di Nabokov e, diciamocelo, sarebbe un bel peccato. Questo però non significa che, nel farlo, l'autore non debba farsi delle domande e essere pienamente consapevole delle implicazioni e delle possibili conseguenze di quello che racconta.

Ed è per questa ragione che sono rimasto stupito nel vedere come Daniela rimandasse completamente al mittente le accuse di Alemanno a proposito del fatto che la serie di Romanzo Criminale avesse una cattiva influenza su un certo tipo di pubblico, liquidando il tutto con "È fiction, è espressione artistica, dobbiamo essere liberi di fare quello che vogliamo" (sto semplificando, Daniela, perdonami).
Perché a Roma, la cannuccia d'oro che Bufalo si porta al collo, è diventata oggetto di moda, perché nella saletta biliardo sotto casa mia (con dentro un solo biliardo e gestita da gente che, pare, di cognome faccia Casamonica) hanno sostituito il poster di Scarface appeso alla parete con quello di Romanzo Criminale, perché i wannabe criminali della capitale si fanno chiamare Libano, Dandi, Bufalo, e si vestono come i protagonisti della serie e ne citano a memoria le battute.
E si badi, questa non è colpa o responsabilità degli autori di RC.
Ma conseguenza, sì.
E bisogna capire il perché di questa cosa, bisogna avere la piena consapevolezza di quello che si sta facendo e dell'impatto che può avere.
E io, guardando (e amando molto) la serie televisiva di Romanzo Criminale, ho paura che questo tipo di consapevolezza (che è pienamente interiorizzata dagli autori delle migliori serie televisive e film americani, per esempio) non sia ancora così radicata negli autori italiani.
Facciamo qualche esempio? Facciamolo.

Da questo momento in poi, tenete conto che entriamo in pieno territorio spoiler e che se non avete letto il libro, visto il film, o seguito la serie, rischiate di rovinarvi alcuni importanti colpi di scena.


La morte di Libano.

Nel libro è descritta da un mezzo paragrafetto, freddo e distaccato, privo di alcun tono epico o emotivo. Libano muore squallidamente, senza nessuna romanticheria.

Nel film, Placido opera una scelta interessante, facendolo accoltellare all'uscita di un vespasiano. Libano muore in maniera squallida, crollando in mezzo al fango e al piscio. È così che muoiono gli imperatori, nel mondo reale.

Nella serie, Libano muore al rallenty, sotto la pioggia. Il ritrovamento del suo corpo da parte della polizia e l'arrivo sulla scena degli altri membri della sua banda, avviene sempre sotto una pioggia scrosciante, accompagnata da una musica crescente. Sembra quasi la sequenza iniziale di C'era Una Volta in America. Di tutta la prima stagione, questo è il momento più lirico, romantico e melò. Libano esce dalla storia ed entra nel mito.

Le notate le differenze, vero?
De Cataldo, ha la necessità di privileggiare il romanzo nella sua forma complessiva e non solo nella figura dei suoi protagonisti che, anzi, sono mero strumento al servizio della storia e non la storia stessa (che è quella che preme raccontare a De Cataldo). Non c'è simpatia nello sguardo di Cataldo nei confronti di quelli della banda. I suoi personaggi agiscono, e muoiono, in conseguenza delle loro azioni. Punto. Il distacco emotivo è totale. Il lettore non è spinto in alcuna maniera a simpatizzare con Libano e soci. Il mito è rifiutato.

Placido ha altre finalità e necessità. In primo luogo, quelle drammaturgiche delle opere in tre atti. La morte di Libano arriva alla fine del primo atto del film e funziona da passaggio tra la fine dell'età "dell'innocenza" e l'inizio del decadimento. Il mito qui non è negato ma utilizzato in contrapposizione con lo squallore della realtà.

Anche la serie ha le sue esigenze e le sue finalità.
In primo luogo, per esempio, a causa della sua natura seriale, deve legare emotivamente lo spettatore ai suoi personaggi. Deve farli amare dagli spettatori per spingerli a seguirne le vicende settimana dopo settimana. Nel caso della morte di Libano poi, il salto è ancora più grande perché l'evento è la conclusione della prima stagione e quindi bisogna non solo chiudere con il botto, ma anche agganciare, sul lungo periodo, gli spettatori, per spingerli a tornare a seguire la serie quando riprenderà. E quindi, ecco il mito, strumento di rara potenza per coinvolgere emotivamente il pubblico.

Motivazioni diverse, esigenze diverse, linguaggi differenti che portano a soluzioni differenti che, da un'estremo all'altro, diventano antitetiche. La scelta operata dagli sceneggiatori della serie di Romanzo Criminale è tradimento completo e totale di quanto voluto da De Cataldo. Un magnifico tradimento, ma pur sempre un tradimento.

I primi due episodi della nuova stagione di RC sembrano proseguire nel solco di quanto visto nella stagione precendente, in particolare nell'ultimo episodio. La distanza morale ed emotiva è del tutto assente. Tutto è mitologia, tutto è sentimento. Bufalo che trascina la bara sulle note e le parole di Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler. Un funerale celebrato sulla bara stessa con qualche bottiglia di rosso, piatti fumanti di rigatoni alla gricia (o cacio e pepe?) e le immancabili pistole. Questo è il territorio del melò criminale. Siamo molto più dalle parti delle bande di fratelli di Johnnie To e John Woo, che nelle pagine del romanzo originale. E non c'è nulla di male in questo, io adoro quella roba.
Ma se trasformi i tuoi squallidi criminali in eroi romantici, non puoi stupirti che poi diventino icone e vengano prese ad esempio. E non solo dai criminali veri ma pure dal pubblico normale.
Sfido qualcuno a trovare tra il pubblico di RC un sostenitore dell'ipocrita e irrisolto (lui sì, un personaggio abbastanza realistico) Scialoja.

E a me il pensiero corre a serie americane come The Shield e i Soprano, dove gli sceneggiatori americani il dubbio morale se lo sono posti eccome e che, nell'economia complessiva della serie, non hanno mai perso di vista l'equilibrio generale. Certo, Vic e Tony sono due personaggi dotati di un fascino straordinario. Ma sono il male. E gli sceneggiatori non permettono mai che il loro pubblico se ne dimentichi.
Invece, in Romanzo Criminale, persino l'omicidio brutale di un paio di passanti innocenti, sfila quasi inosservato rispetto ai patemi sentimentali dei suoi protagonisti.
Ripeto, niente di male. I criminali romantici hanno sempre funzionato e sempre funzioneranno e io sono un vero fan del lavoro fatto da quelli di RC. Solo che non accetto che mi si venga a dire che non c'è responsabilità nelle scelte che sono state fatte.
La responsabilità c'è, eccome.
È giusto che ci sia.
Ed è per questo che spero che ci sia completa consapevolezza da parte degli autori nel capire quello che stanno facendo e che lo facciano senza nascondersi dietro il dito della libertà espressiva e dell'arte.

E comunque, questi primi due episodi sono quanto di meglio la televisione italiana ha saputo esprimere nell'ambito della fiction da...sempre?


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35 commenti:

Ture ha detto...

Mi hai messo una pulce in testa.
Ora lo recupero.

Ture ha detto...

E ora che ci penso... Qui in sicilia successe la stessa cosa con Il Capo dei Capi.

Molti delinquenti o Wannabedelinquenti avevano poster di quella fiction

Tommy La Trebbia ha detto...

....Secondo me gli autori ci marciano un bel pò...nelle interviste il regista sembra innamorato dei personaggi...per non parlare poi delle canzoni che hanno fatto da traino al lancio della II° serie...Francesco Sarcina che canta LIBANESE il RE, è semplicemente un patetico marchettaro.

Comunque, la serie è bella, anzi stupenda. E rimarrebbe tale se evitassero di farci dimenticare la natura di assassini, criminali etc. dei personaggi.

PS: ma perchè scrivi RM?

spino ha detto...

nelle fiction italiane di cui parli sono inseriti anche A come Andromeda o Il Segno del Comando? :D

Fuz ha detto...

Bella disanima.

cristiano cucina ha detto...

le hai mai viste le felpe della
marca frederik.....con il freddo
in primo piano e la scritta"a madama ancora ce cerca"o con libano e la scritta "piombo pe l'infami".bhè non so da te ma qua
(romanina e affini)è piena di ragazzetti con quelle felpe.qualche dubbio mi sovviene....anche se la serie comunque sia è bella.bisogna pure ricordarsi che viviamo nell'era in cui i buoni e gli onesti sono poco furbi,mentre il figlio di puttana è vincente.

saldaPress ha detto...

"E comunque, questi primi due episodi sono quanto di meglio la televisione italiana ha saputo esprimere nell'ambito della fiction da...sempre? "

Aridatece Sandokan!

ivanhawk ha detto...

Cacio e pepe, Rrobe, cacio e pepe.

E, a parte questo, non hai tutti i torti. Non ho letto il libro (ma vedrò di rimediare), ma vedendo sia il film sia la serie, capisco perfettamente il tuo discorso, fermo restando che anche Placido sfrutta il meccanismo con il personaggio del Freddo. Un po' fa pensare il fatto che De Cataldo sia parte della produzione.

Caska Langley ha detto...

Io Scialoja lo amo in modo spropositato e una mia amica pure. Siamo già a due. Non era una sfida così complessa.

Ele

macchiedinchiostro ha detto...

Interessante analisi. Una lettura antitetica a quella di Aldo Grasso.
Se non l'hai letta la trovi QUI

Alessandro Di Nocera ha detto...

Questione vecchia, Robe'. Che comunque resta legata alla cultura di chi GUARDA la storia.

Romanzo Criminale (serie) punta al grottesco per smitizzare i personaggi, così come accade in Scarface di De Palma.
Il Bufalo che si va a prendere la bara di Libano col sottofondo di Bonnie Tyler è grottesco.

Eppure Scarface è un mito tra i ragazzini della suburbia napoletana, così come i Magliani - suppongo - tra quelli della suburbia romana.

Che dire? Devi inquadrare tutto dal punto di vista dell'EPICA.
Dice De Cataldo che gli destava meraviglia il fatto che una storia come quella della banda della Magliana non avesse mai dato origine a un'epica su cui gli americani, per esempio, ci avrebbero campato per mezzo secolo.

Vedi Bonnie e Clyde di Arthur Penn, Scarface di Howard Hugues, Il Padrino di Coppola, ecc.

Non c'è anche in queste opere una forma di accondiscendenza nei confronti dei protagonisti?

Eppure si tratta di grandi opere.

Responsabilità morale?
Scatta nel momento in cui sei INCONSAPEVOLE di quello che fai.

"Il camorrista" di Tornatore è OSCENO perché gli autori sono INCONSAPEVOLI di mettere in scena l'ESALTAZIONE della logica della violenza.

"Il capo dei capi" è osceno per lo stesso motivo.

Inconsapevolezza.

In Romanzo Criminale ci sono invece scelte consapevoli.
Il Libanese da ragazzo di borgata si trasforma in uno squilibrato fuori controllo (e si vede).
Dietro Dandi e Freddo ci sono i poteri occulti che li manovrano come come pedine.
Patrizia è una escort che azzera i sentimenti per i suoi tornaconti.

Il problema non è quello che RC mostra (perché lo mostra in modo adeguato).
Il problema è che chi mitizza RC vive probabilmete in un contesto che non bada alle valutazioni critiche.

Ma a questo punto, anche la pagina dei necrologi di un quotidiano può diventare pericolosa.

Andrea V. ha detto...

RC 2, come macchina da spettacolo, è praticamente perfetto. E la serie quello vuole essere: una macchina da spettacolo. Cosa che né "La squadra", né "Distretto", né altre serie poliziesche pur volenterose non sono mai riuscite a essere.
Per il filologically correct c'è l'inchiesta in quattro puntate che comincia proprio stasera alle 23 su History Channel. E che sull'onda del traino di Sollima potrebbe raggiungere uno share interessante.
Sul piano morale, mi viene da dire che anche "Quei bravi ragazzi" o "Casino" di Scorsese portavano istintivamente a parteggiare per i cattivi.
Ma restano dei film della madonna!
Se si sceglie la strada della morale, nel dubbio, l'unica è puntare su un approccio manifestamente morale, appunto. Ma poi non ci lamentiamo se ci rifilano "Don Matteo".

RRobe ha detto...

Sì, Alessandro.
È quello che ho scritto pure io: consapevolezza.
Che mi pare evidente in Scarface, nei Bravi Ragazzi, in Casinò, in The Shield, nei Soprano, per fare qualche esempio.
Che mi pare molto minore nel Padrino (che resta, sempre e comunque, un capolavoro) e assente nelle opere che citi. E a me, RC pare solo parzialmente consapevole. E, se lo è interamente, allora ci marcia un poco sopra

Per Leonardo Valenti: a me non sebra così antitetica. Ci siamo concentrati su aspetti diversi ma, per esempio, entrambi abbiamo rilevato il lavoro sui sentimenti dei personaggi..

RRobe ha detto...

Per Andrea: no, sinceramente, non ho mai parteggiato per i personaggi di Quei Bravi Ragazzi. Scorsese è abilissimo a evitarlo, inserendo sceno come quella del "ti faccionrrrridere?" di Joe Pesci, che gela il sangue a chiunque e non ti permette di dimenticarti in nessuna maniera con che razza di individui abbiamo a che fare.

d610 ha detto...

E' il miglior post che abbia mai letto sull'argomento, complimenti.
Soprattutto per il retromessaggio di bullaggio sull'aver diviso il tavolo con Daniela Virgilio.

spino ha detto...

Mah... io resto dell'idea che parlare di "dovere morale" in un paese dove nella "vita vera" la classe politica tira avanti a botte di escort e appartamenti regalati ad insaputa, sia grottesco.

Non mi interessa se de cataldo, sollima o placido siano consapevoli o meno dei rischi. L'etica, la morale o quel che volete, la si dovrebbe imparare altrove.

Ok.
sono un inguaribile utopista, lo so :)

macchiedinchiostro ha detto...

@Rrobe: mi sembra antitetica la conclusione.
La cito giusto per chi non leggerà l'articolo:
"Il fascino di questa seconda serie sembra non consistere più nell'esplosione della violenza, nel racconto dei reati commessi dalla banda della Magliana; appare invece il desiderio di cogliere il «retroscena» del crimine, rivelare tutto ciò che è profondo, sempre sospeso tra la meschinità (il Freddo, il Dandi, Bufalo, Scrocchiazeppi si comportano da bulli di periferia) e la tragicità, tra lo squallore di una bar e le «mani sulla città». La svolta narrativa consiste non tanto nella ricerca di chi ha ucciso il Libanese quanto piuttosto nell'intravvedere il demonio che abita gli esseri umani, nel risalire all'origine delle azioni."

Andrea V. ha detto...

Il "ti faccio ridere" di Pesci, tra l'altro, è nato da un'improvvisazione di Pesci, e Ray Liotta se la stava facendo sotto sul serio: Scorsese ha gradito e lasciato tutto nel final cut.
Ma è innegabile che il BVZM simpatizzi per i cattivi.
In quanto al senso generale della cosa, mi smbra difficile giudicare adesso: riparliamone alla fine della storia, quando i conti torneranno, e chi ancora non ha letto il libro vedrà come va a finire.
Dopodiché: sulla consapevolezza, condivido ogni sillaba.

andrea mangiri ha detto...

se i wannabe si vestono come i personaggi di RC sono + pronti per un festone in maschera o come cosplayer ad una fiera fumettara piuttosto che per la strada, cmq a me questi primi episodi sono piaciuti..forse proprio le scene di cui parli ( il bufalo con la bara e l'estremo saluto a pasta e birra) mi sono parse un pò forzate...a meno che non ci sia un fondamento di verità storica in esse...

RRobe ha detto...

Per Andrea: no, sinceramente e senza polemica, a me non pare per nulla evidente che simpatizzi. Basti vedere la fine che gli fa fare e come ci racconta quella fine. Senza eroismo e con squallore. Scelta del tutto diversa da quella operata da RC. Ne è afascinato, questo è ovvio, del resto, ha pure girato un documentario sui Rolling Stone ( simpaty for the devil, ricordate?). Ma ce ne passa tra la fascinazione del male e la sua apologia. Altrimenti, ragionando in questa maniera, si finisce con il dire che Mark Twain tifasse per Long John Silver.

RRobe ha detto...

Ah, vorrei pure sgomberare il campo da una questione sollevata da qualcuno: a me della relazione storica tra i personaggi di RC e quelli della storia reale, interess meno di zero. RC è fiction, mille volte più che il romanzo (che pure sempre fiction è). Non è quello il punto.

macchiedinchiostro ha detto...

@Rrobe: apologia? Oddio la Lipperini ha preso il controllo del blog... ;)
Scherzo. Comunque, arriva in fondo alla serie, poi ne riparliamo.

RRobe ha detto...

Per Leonardo: non sto dicendomche voi fate apologia,mrispondevo ad Andrea in linea generale. Detto questo, voletendirmi chemla fine che avete dato a Libano, il linguaggionche avete utilizzato, non è degna di un eroe romantico? Non è mille volte più vicina alla morte di un Chow Yun Fat in un A Better Tomorrow che la fine di Joe Pesci in Quei Bravi Ragazzi?

macchiedinchiostro ha detto...

@Rrobe: la risposta è nella tua recensione, quando parli del meccanismo seriale. Ma, appunto per questo, è necessario vedere dove il racconto seriale và a parare. E di conseguenza dove lo spettatore viene traghettato. Potrei dirti che le rivelazioni sul Dandi sono il primo segnale... un segnale colto da Grasso nel suo articolo. Ma non ci sarà solo questo.

brainmover ha detto...

Gran disamina, sono pienamente d'accordo. Aspettiamo la fine della stagione, la situazione dei boss andrà presumibilmente degenerando e lo sguardo mitizzante andrà forse più in decadimento. Se l'idea era questa, è fuori di dubbio che ci abbiano un po'marciato. Rimane comunque una grandissima serie.
Ah, rilancio sul bel documentario di History Channel alle 23: "La vera storia della banda della Magliana". Quattro puntate, una per ogni "capo". Nel documentario non vengono mai usati i soprannomi della serie Sky, ma quelli veri. Ovviamente non è un caso (nel senso che Sky ha scelto di staccarsi il più possibile dai fatti storici, per i motivi che di cui hai parlato tu). cvd.

Giulio ha detto...

Ma soprattutto: com'è Daniela Virgilio dal vivo? Sono scemo, lo so.

macchiedinchiostro ha detto...

@Rrobe: Giusto per dire l'ultima, la smitizzazione del Libanese è insita nel teaser del primo episodio (seconda stagione ovviamente). Il Libanese da morto è un cadavere come tanti altri. Anzi, tematicamente tutto il primo episodio è incentrato proprio su quello. Inutile l'insistenza del Bufalo, l'accanimento nella vendetta. Il Libanese è morto e viene seppellito come uno qualunque. Sottile? Forse...

RRobe ha detto...

Sì, forse un poco sottile rispetto alla potenza diretta della sua morte. Ma son punti di vista, ovviamwnte.

Ale ha detto...

"Il problema non è quello che RC mostra (perché lo mostra in modo adeguato).
Il problema è che chi mitizza RC vive probabilmete in un contesto che non bada alle valutazioni critiche."
Sottoscrivo...il problema non è l'opera ma lo spirito critico di chi la guarda.
Poi credo anche che per quanto "fighi" possano essere i personaggi e la serie (che adoro) io riesco a leggere cmq l'essere perdente di un Freddo che non riesce nemmeno a dimostrare alla sua ragazza che conta più lei di una vita da criminale, o di un Libanese che alla fine quello che voleva era "fare stare la madre come una regina" e viene costantemente rifiutato da quest'ultima.Anche da morto.E potrei citare molti altri esempi. Credo che i bambini, i ragazzini, i ragazzi dovrebbero essere educati a distinguere il bene dal male, la verità dalla finzione.Ma non possiamo chiedere a una serie tv di farlo.
Se no davvero ci meritiamo solo Don Matteo!!!
Ale

Viviana Boccionero ha detto...

"Se così non fosse, per esempio, non avrem(m)o la Lolita di Nabokov e, diciamocelo, sarebbe un bel peccato."

"Here are some more pictures. Here is Virgil who..."

Adriano ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Adriano ha detto...

Ma giusto un branco di coglioni potrebbe ispirarsi al Libano, Dandi, Bufalo, Freddo e Co.
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Io so quello con la barba...
Semo annati al "Lido Azzurro" a fasse quella foto, lo stesso stabilimento della serie.

brainmover ha detto...

nota a margine: il documentario di History Channel "La vera storia della banda della Magliana" ha registrato il record assoluto di ascolti da sempre (per History). La Banda tira!

Adriano ha detto...

Tira sì, certe botte danno....

Tyler ha detto...

"Ovviamente, siamo finiti a ....parlare del suo lavoro "

Mi spiace sinceramente.
Giunto all' "a", tifavo "letto" con tutte le mie forze!
XD