13.11.10

[RECE] The Social Network


Meno male che ci sono le screener copy, Megaupload, gli smartphone e il tethering.
Insomma, meno male che siamo nel ventunesimo secolo che in 'sti giorni, quando stavo bene, al cinema non c'era un cazzo che mi interessava e, adesso che sono inchiodato qui, sta uscendo il mondo.

Comunque sia, all'inizio del film ho avuto davvero paura.
Quella luci soffuse, quell'atmosfera da "bei tempi di una volta", quei toni sentimentali... tutto sembrava cospirasse a ricordarmi Il curioso caso di Benjamin Button, anche conosciuto come "Il film con cui Fincher ha deciso di pisciare in faccia a quelli che amavano i suoi film e il buon cinema in particolare". Insomma, nonostante un trailer che mi aveva esaltato, ero nervoso e pronto all'inculata.

E invece, le luci smarmellate, l'odore di torta di mele e quell'atmosfera alla Norman Rockwell, svaniscono in un paio di stacchi di montaggio e di colpo ci si ritrova sul tavolo dell'autopsia della morgue dell'amicizia, sotto il bisturi del regista di Zodiac piuttosto che di quello di Seven o Fight Club.
Lo script di questo nuovo film di Fincher è strano, lontano dalle meccaniche consuete promulgate da matematici della struttura come Robert McKee e compagnia.
The Social Network inizia che quasi non te ne accorgi e finisce dove molti lo avrebbero fatto decollare. Non ci sono archi morali quanto, piuttosto, placidi vettori costellati da singoli momenti raccontati nella maniera più distaccata ed equidistante possibile.
Un momento, un episodio, una singola immagine via l'altra e poi il film finisce.
Verrebbe quasi freddo se gli attori non fossero così bravi, i dialoghi così ben scritti e se Fincher non avesse imparato a cucinare la ciccia quel tanto che basta per renderla digeribile a tutti (trovando la misura rispetto a quella minestra riscaldata di Benjamin Button).
E poi c'è il livello meta-testuale.
Nel film, di Facebook in quanto tale, non si parla quasi mai, ma tutte le interazioni dei personaggi evocano le meccaniche sociali del network più popolare del mondo che, a loro volta, non sono niente altro che surrogati di quelle della vita reale. In poche parole, l'arte che, nella messa in scena del reale, nasconde una replica del virtuale, che a sua volta cerca di simulare (e forse sostituirsi) al vero. Interessante corto circuito che Fincher e soci gestiscono con una facilità e una naturalezza disarmante, senza appesantire mai la pellicola, riuscendo a raccontare tutto in maniera semplice ma non facile, implicando tutto, non palesando un cazzo, comunicando benissimo l'incapacità di comunicare del suo protagonista e, più in generale di una generazione. E appena stai iniziando a sentirti a tuo agio, a conoscere i personaggi e, magari, ad affezionarti a loro, il film finisce, cristallizzandosi nel presente e consegnandosi all'eternità.
E se lo script è pura delizia, per quanto riguarda la regia, tutto è controllato, tutto è consapevole. Non c'è una singola inquadratura che non sia formalmente perfetta e che non vada a comporre sequenze di eguale equilibrio, affastellate l'una dietro l'altra in un montaggio che ti fa voglia di chiamare tua madre per ringraziarla di averti dato alla luce e averti permesso di poterne godere.
Un classico istantaneo, direbbero gli americani.
Un film perfetto, di quelli che sarebbero piaciuti pure a geni scassacazzi, estetisti, cerebrali e formalisti, come Stanley Kubrick e Orson Welles.
E poi ha una colonna sonora fantastica.

In poche parole:
a RRobe è piaciuto questo elemento.

7 commenti:

Emanuele "∞" Vulcano ha detto...

Starei facendo un lavoro di mer*a, come commentatore amatoriale di blog, se non segnalassi questo pezzo che parte dal film e arriva a noi (noi?):

http://www.nybooks.com/articles/archives/2010/nov/25/generation-why/

flaviano ha detto...

la colonna sonora di trent reznor è fantastica, la parte della gara di canoa è stata l'acme. il montaggio è stato fatto con una cura micidiale, tutto perfetto. la cosa più riuscita è stata quella di riuscire a rendere il protagonista tosto e simpatico ma allo stesso tempo estremamente solo in ogni attimo del film, perfino della scopata in bagno non c'è neanche un fotogramma. fincher è un grandissimo.

Riccardo ha detto...

film visivamente bello, storia e script ridicoli

el mauro ha detto...

quella locandina m'ha fatto orrendamente pensare a questo:
http://1.bp.blogspot.com/_0WjNDWqcr1c/S04mi5NNVnI/AAAAAAAAAGo/gRxSE6yBNqw/s320/qpga.jpg

spino ha detto...

Oddio, Mauro...paura! :)

Greg ha detto...

colonna sonora di trent reznor = DEVO ANDARE A VEDERE QUESTO FILM!

Final Solution ha detto...

Non l'ho ancora visto, concordo con la definizione de "il curioso caso.."