14.12.10

Scontri a Roma: come non sono riuscito a parlare con Stephen Frears del suo nuovo film, Tamara Drew.

Oggi è una brutta giornata.
Mi sono svegliato presto per fare delle robe che non sono riuscito a fare, sono arrivati i risultati delle analisi del sangue e non vanno per niente bene e una vaga angoscia mi ha impedito di lavorare serenamente. Poi, ovviamente, c'è stata la questione del voto di fiducia a finire di guastarmi la prima metà della giornata.
Fortuna che devo andare a via del Babuino per una tavola rotonda con Stephen Frears (un regista che amo parecchio) a proposito di Tamara Drew, il suo nuovo film, tratto dal fumetto omonimo di Posy Simmonds (una fumettista che mi piace molto).

E così, alle quindici esco dalla metro di piazza del Popolo diretto verso il mio appuntamento e trovo questo:
La manifestazione.
Anzi, le manifestazioni perché non ho ben capito quante ne sono confluite nello stesso punto. Un mucchio di gente, comunque.
Ma sono romano, di manifestazioni a Piazza del Popolo ne ho viste mille, so bene come vanno queste cose: tanti slogan, qualche cartello, poi la gente si rompe le palle del rito collettivo e defluisce. Mi dico che l'unico problema saranno i mezzi pubblici per il ritorno ma poi, fatalista, mi insinuo tra la gente. Ad un metro e sessanta di altezza sembra che la situazione sia normale e sicura ma io sono alto e ho il vantaggio di vedere sopra la testa di molti: a Via del Corso stanno volando i fumogeni e brucia qualcosa.
Alle mie spalle, un ragazzo (probabilmente alto come me) ha visto la stessa cosa e grida a tutti di retrocedere, di spostarsi verso Muro Torto per non rimanere imbottigliati nella piazza. Qualcuno, più furbo del sottoscritto, lo fa.
Io vado avanti perché non voglio fare tardi per l'appuntamento.
E poi, cazzo: via del Babuino è a due passi.

Attraverso Piazza del Popolo e, proprio al centro, mi fermo per un momento a guardare quelli che vengono chiamati book block. A parte il fatto che hanno trovato un modo ironico per mascherare le loro protezioni per gli scontri, non mi sembrano per niente divertenti o ingenui.

Schierati spalla a spalla, con il volto coperto da caschi a scodella e passamontagna, non basta uno scudo mascherato da libro con sopra una frase ispirata a nascondere il fatto che siano qualcosa di più di un semplici studenti incazzati. Quella è gente che a certe situazioni ci è abituata, che ne ha viste e ne vedrà di peggio.

Mentre li guardo qualcosa comincia a volare sopra le nostre teste in parabole basse e colorate. Sono i candelotti da stadio degli studenti.
Subito dopo, altri archi, ben più alti e fatti di fumo grigio e bianco , solcano il cielo nella direzione opposta.
A Piazza del Popolo, in mezzo a manifestanti e passanti qualsiasi, piombano i fumogeni.

Mi sposto lateralmente sulla salita del Pincio dove si trova un sacco di altra gente.
Godo per un momento della sicurezza dello spettatore ma poi vedo che in piazza stanno arrivando le camionette.
I poliziotti caricano con il manganello e gli scudi.
Nel fumo che ha invaso la piazza si distinguono solo i giacconi scuri e i caschi azzurri dei poliziotti. I manganelli si alzano e si abbassano sopra la loro testa. Mentirei se dicessi di averli visti picchiare qualcuno perché c'è troppo fumo, ma di certo non stanno facendo ginnastica.
Intorno a me scappano tutti. E scappo pure io, inerpicandomi verso le terrazze del Pincio.

Abbiamo paura? Sì, abbiamo paura.
E non passa fino a quando non ci troviamo sotto l'obelisco, a guardare la nube di fumo sotto di noi. Un elicottero ronza sulle nostre teste.
"Che cretini, che cretini..."
Dice una anziana signora ingioiellata, scuotendo la testa e indicando i ragazzi spaventati che si urlano contro quello che hanno appena visto, increduli, sovraeccitati, spaventati.
La signora si sta rivolgendo a me perché io ho il cappotto e dimostro più vent'anni.
"Non le conviene scendere signora... c'è la polizia che si sta menando con i ragazzi" le dico con il fiato grosso di uno che ha appena fatto una salita a perdifiato e fuma un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno.
La signora mi guarda inebetita e poi sbuffa uno "Sciocchezze!", riprendendo a scendere verso gli scontri.
Spero che muoia.

Riprendo fiato, mi calmo e decido di provare comunque ad arrivare all'appuntamento.
Non mi sembra avere tanto senso ma voglio farlo lo stesso.
Dal Pincio, scendo lateralmente con l'intenzione di arrivare a Piazza di Spagna e provare ad entrare a via del Babuino dalla parte opposta degli scontri, alle spalle dei poliziotti.
C'è una nuvolona nera che si alza in cielo e oscura il cupolone.
Arrivato a Piazza di Spagna e all'imbocco di via del Babuino, resto perplesso:
la piazza non è gremita ma neanche vuota, nessuno sembra teso o preoccupato e vedo solo ricchi e riccastri che stanno facendo spese per i negozi del centro. L'aria puzza di polvere da sparo, ci sono le sirene, c'è il fumo, il rumore degli elicotteri e, se guardi bene, in fondo a via del Babuino ci vedi delle fiamme.
Vorrei pensare che questa gente sia ignara.
Invece ho il sospetto che sia indifferente.
Cinquanta o cinquanta.
Se è uno scherzo non lo capisco e comunque, tiro avanti che ho un appuntamento.

Via del Babuino è una di quelle vecchie strade di Roma che hanno i numeri civici progressivi rispetto al senso di marcia. Significa che non sono distribuiti tra pari e dispari sui due marciapiedi ma salgono in una direzione e scendono nell'altra. Io devo andare al civico 9 ma mi scordo di controllare se sto andando nelle direzione giusta e punto diretto verso l'origine del nuvolone nero che ho visto dall'alto.
Più vado avanti e più l'aria puzza di gomma bruciata e fumogeni ma non mi fermo: devo andare ad incontrare Stephen Frears e parlare del suo film, Tamara Drew.
E' una roba importante.
Mi sembra la roba più importante in assoluto.
Non trovo il civico n.9: forse sono andato nel verso sbagliato. In compenso, mi imbatto in una camionetta della polizia, una macchina civile e uno scooter, carbonizzati.

E, nonostante tutto, spero che in quella camionetta non ci fosse nessuno dentro.
Mi fa male la pancia e ho la vista un poco annebbiata a causa del fumo.

Anche l'imbocco di Via del Corso non è meglio.
Che poi, come cazzo è che sono arrivato fino a Via del Corso che sono le 16 e mi sto perdendo l'inizio della tavola rotonda con il regista de Le Relazioni Pericolose?
Vabbè, ormai mi ci trovo, tanto vale ridiscendere per questa strada per poi tagliare per una viuzza interna.
Mentre cammino mi sfilano accanto altre camionette e altri poliziotti con scudi antisommossa.
Qualcuno si batte lo scudo con il manganello. Chissà perché.
Provo a fotografarli ma un signore con la barba e l'aria ragionevole mi si accosta e con fare gentile mi abbassa la mano. Anche lui ha una macchinetta al collo, una di quelle da professionisti, ma non la sta usando.
"S'incazzano", mi dice.
Poi sorride e si allontana.
In terra vedo fumogeni e addobbi natalizi.

Si è fatto tardi.
Mi bruciano gli occhi e ho in bocca un saporaccio.
Frears lo incontrerò al prossimo film.
Torno a Piazza di Spagna e mi dirigo verso la metro.
Quelli che entrano hanno l'aria stralunata, proprio come me.
Quelli che escono, sorridono al natale.

Scendo a Colli Albani.
Il mio placido quartiere in cui non succede quasi mai niente, tranne una paratina di fascisti una volta l'anno. Entro in un bar e attacco bottone con il primo che mi si mette accanto. Gli dico quello che ho visto, cerco di comunicargli tutto il mio stupore.
Quello si stringe nelle spalle e con il fare dell'uomo di mondo mi dice: "ma secondo lei, adesso chi le paga la pulizia delle strade? I comunisti?".
Torno a casa.
Merlino miagola. Il tele di Sky parla ancora della rissa per il "puttana" più a ragion veduta dai tempi di Elena di Troia.
Guardo su Twitter i commenti alle foto che ho postato.
Un paio mi chiedono: ma che sta succedendo a Roma?
Ignari. Indifferenti. Proprio come me.
Cinquanta o Cinquanta.

Mi viene da vomitare.
Vomito davvero.
Sarà colpa delle analisi che non vanno bene.
Sarà colpa dei fumogeni.
Sarà.

p.s.
di Tamara Drew vi parlo domani che oggi non c'ho voglia.
Comunque, è un film notevole.