26.2.10

[RECE] Il Filo Rosso


Se seguite questo blog e quello di Paola Barbato, vi dovrebbe essere chiaro che il nostro rapporto è conflittuale. Nel senso che, in maniera molto affettuosa, lei mi odia. O qualcosa del genere.
E io ho paura di lei. Pur volendole molto bene.
Quindi è con un certo timore che andrò a parlare del suo terzo romanzo.

BREVE RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI:

Bilico, il primo romanzo di Paola, venne presentato come un thriller all'americana, scritto da una nuova regina del terrore sullo stile di Patricia Cornwell.
Non era nulla di tutto questo.
Era un romanzo strano, disturbante, sinistramente squilibrato, contorto, per molti versi involuto e, soprattutto, era un romanzo che non dava al lettore nulla di quanto si aspettasse o volesse e lo mandava a dormire con un senso di disagio ben poco rassicurante.
In sostanza, aldilà della bontà o meno della scrittura e delle meccaniche del racconto, Bilico aveva tutte quelle qualità che dovrebbe avere un VERO horror.

Mani Nude, il secondo romanzo di Paola, è stato presentato come un ibrido tra Figth Club, un thrilleraccio alla Jeffrey Deaver e un romanzo di formazione.
Anche in questo caso, mai descrizione fu più ingannevole.
Perché Paola, nel raccontare la storia dei suoi fragili gladiatori, tratta pochissimo (e, bisogna dirlo, anche con una certa superficialità) le dinamiche fisiche dei combattimenti e sembra quasi disinteressata (inconsapevolmente e per scelta cosciente) alle canoniche meccaniche del thriller, se non per adempiere agli obblighi del racconto. In compenso, il romanzo scava (a mani nude) nell'emotività dei personaggi e lo fa con perizia e squisita crudeltà. Crudeltà che Paola riversa sui suoi lettori, scontentandoli in tutto, anche nel finale (alleluia).

E veniamo a Il Filo Rosso.
Questa volta la Rizzoli non ci ha provato nemmeno a dare una descrizione del romanzo, trattandolo come un oggetto del mistero (anche nella campagna virale che ha accompagnato il lancio).
Strano perché, dei tre romanzi di Paola, questo è quello forse più riconducibile a una serie di elementi più facilmente riconoscibili per gli appassionati di genere.
Strano perché dei tre romanzi questo è quello strutturato meglio e narrato nella maniera meno contorta.
Strano perché dei tre romanzi, questo è (per me) quello meglio riuscito sotto tutti i punti di vista.
Una prosa scevra da inutili sofismi, una narrazione avvincente, ottimi colpi di scena (distribuiti bene e in maniera logica e mai forzata), personaggi che è facile amare e odiare e, finalmente, un perfetto equilibrio tra un plot forte, raccontato in maniera solida e professionale e uno stile ricercato (nella sua semplicità).
In questo romanzo, Paola riesce a non perdere nemmeno un pizzico del suo stile autoriale, delle sue ossessioni, della sua incapacità di scendere a compromessi e di scontentare, irritare, provocare il lettore ma, al tempo stesso, mette se stessa al servizio delle meccaniche di genere, venendone arricchita.

Insomma, facciamola breve che mi sono dilungato già troppo:
è un bel romanzo.
Compratelo.

25.2.10

Posto poco...



...perché sono in ritardo con una consegna e ho avuto dei problemi con il computer.
In compenso, questa mattina, ho trovato mezz'ora per tagliarmi i capelli.
Ridete di me, non con me.

23.2.10

Fantastico.


Diretto da McG, tra le altre cose.

Gmail e Fastweb.

Pare che non si parlino in questi giorni.
Non ho idea del perché (anzi, se lo sapete, ditemelo).
In sostanza, se avete un account Gmail e mi scrivete sulla mia posta di Fastweb, il messaggio vi torna indietro. Non è un problema che riguarda solo me ma generale. Se volete scrivermi, usate la posta di Gmail fino a quando il problema non viene risolto.



E il nuovo copertinista di John Doe è...


...ve lo diciamo a Mantova Comics & Games, durante la conferenza di domenica, 28 febbraio (dalle 14 e 30 alla 15 e 30) in cui io e Lorenzo presenteremo la nuova serie.

22.2.10

Grazie per avercelo fatto notare.

Gianmarco Mazzi, il direttore artistico di Sanremo, tuona contro il meccanismo del televoto:
"Il televoto sembra uno strumento democratico ma non lo è perché avvantaggia artisti di derivazione televisiva".

Come dire che se stai tanto in televisione, poi sei avvantaggiato quando la gente è chiamata a votare.
Cazzo, c'è voluto Sanremo per capirlo.


Stay avawy, from Captain Howdy.

La verità ti rende libero.
E disperato.

Qualche tempo fa, ho scritto un pezzo in cui dicevo che, nonostante tutto, stavo bene.
E che stavo bene grazie al fatto di essere un superficiale che non ci stava a pensare sopra troppo.
Tutto vero. Tutto falso.
La verità è che non sto bene. Non sto bene per nulla.
E per impedirmi di farmi sopraffare dalla più nera disperazione, inseguo ogni felicità e sono intollerante verso qualsiasi cosa mi dia noia, ansia o angoscia.

Quando sono triste mi compro un giocattolo nuovo.
Quando sono disperato, uso le persone, in special modo quelle che mi vogliono bene.
Mi appoggio a loro per tirare a campare.
Le sfrutto per coprire gli strepiti dei mostri che mi inseguono.
Mi dedico a loro con tutto lo slancio e l’entusiasmo possibile, in modo da non avere tempo di pensare alle mie rogne, di non guardare le rovine che mi lascio dietro.
Cerco di farle innamorare di me, per essere ricordato e, un giorno, pianto.
Quando mi amano, metto in discussione la loro intelligenza e della loro capacità di capirmi perché, se fossero intelligenti e se mi conoscessero davvero, non dovrebbero amare uno come me.
E a quel punto dubito e mi angoscio e divento insofferente e mi viene da chiedermi perché sto sprecando il mio tempo (che sento essere tanto limitato) a essere infelice, invece di impiegarlo nella ricerca della felicità. Che è sempre dietro il prossimo angolo.
O il prossimo.
O quello dopo ancora.

Non mi fermo mai per riflettere.
Perché fermarsi significa essere soli e quando sono solo le scimmie urlatrici si mettono a suonare i tamburi nel profondo della mia testa e mi viene voglia di ammazzarmi.
Guardarmi nello specchio non è una opzione perché tollero di vedere la mia immagine solo quando è riflessa e distorta, negli occhi degli altri.

Non faccio altro che correre.
E continuo a fare gli stessi sbagli.
Che non sarebbe nemmeno una cosa grave se questi sbagli non facessero male ad altre persone.

Basta.
E’ tempo di fermarsi, farsi raggiungere da tutto, e scoprire se riesco a conviverci.
A costo di restare da solo per il resto della vita o di rimetterci le penne.

Scusami, Rosy. Sei stata la persona che mi ha dato di più e che ha avuto di meno.

Scusami, Micol. Tu lo avevi visto prima di me.

Scusatemi voi che non siete nominate. Perché non lo siete.

Ma soprattutto, scusami, Marxia.
Sei la donna della mia vita e lo sarai per sempre. Sei l’unica che mi vedo accanto tutti i giorni, l’unica con cui ho voglia di condividere davvero ogni cosa. Sei parte di me e lo sarai sempre. La tua voce sarà sempre nella mia testa e cercherò sempre i tuoi gesti. Mi hai salvato la vita e senza di te non riesco a ridere. Sei casa. Ti ho amato, ti amo e ti amerò. Ho rovinato tutto e non me lo perdonerò mai.

E scusami anche tu, meravigliosa e giovane ragazza che non vuoi essere nominata. Mi hai fatto capire quello che sono diventato e che non voglio più essere. E hai pagato sulla tua pelle questa cosa.

Ho voglia di diventare grande.
Non ho più voglia di far male alle persone.
Mi sono stancato di avere paura.
Mi sono stancato di essere così tanto me stesso.

Si cambia.
Con le buone o con le cattive.

19.2.10

Correva l'anno 1993...


...e Dylan era davvero un fenomeno popolare.

Non avevo mai visto questo speciale, ringrazio Hill8989 per avermelo segnalato.

...ma col cazzo che comprerò un'altra espansione!

Chi è Farenz, al secolo Marco Farina?
Non no ho idea... ma i suoi video di recensioni di videogame mi fanno davvero ridere.

Li trovate QUI.

18.2.10

avrei finito la colla.


"Sono sempre stato alla fortuna come Fassino ai comunisti, ma ho sempre tenuto duro.
Figlio di operai, mai avuto un cazzo, tranne quattro o cinque auto usate.
Poi alla sfiga si aggiunge la crisi e inizi a prenderla male, ma vabbe'.
Vendi un bar, hai un occasione di lavoro, che non si realizza, a vabbe', tieni duro, fai il disoccupato qualche mese e tiri avanti.
Trovi un lavoro (uno, perche' mia moglie, a 41 anni e' tagliata fuori a quanto pare) che ti permette di sopravvivere, ma le rate del mutuo ti strozzano.
Metti in vendita una casa che nessuno compra, perché chi ha soldi compra per fare affari e lucrano, agli operai non danno mutui per crearsi un futuro, e non possono comprare.
Tieni duro e di lavoro ne trovi uno part time il fine settimana, ma il tasso variabile lo viene a sapere e te lo mette in culo.
L'agenzia delle entrate per non sentirsi da meno ti fa un accertamento per l'anno duemilasei e ti verbalizzano seimila euro di multa, ed io, essendo un coglione come pochi, pago, a rate ma pago.
I tassi aumentano, gli stipendi no, e allora molli, parli coi direttori di banca, che ti vedono, ma non ti guardano.
passa il tempo ne succedono troppe per un solo 3D e molli la presa, perche' prima hai una "blogger" di 10 anni da crescere.
Arrivano lettere, telefonate, prima discrete, poi via via sempre piu' "minacciose"
Riparli con uomini in cravatta per trovare un punto di incontro che non c'e'.
Poi arrivano 6 raccomandate dagli uffici legali, e capisci che e' finita.
Tua figlia che si avvicina e dice: avrei un problema, avrei finito la colla per la scuola.
Ti giri di scatto e guardi fuori, maledicendo di abitare al primo piano.
Intanto continuo a sedere in cucina con mia moglie, a programmare viaggi che non faremo mai."

Questo pezzo lo ha scritto una persone che stimo, su di un forum che frequento da tanti, troppi anni.

Questa è la faccia della nazione fondata sul lavoro, il volto dell'Italia uscita dalla crisi sbandierata dal governo.
Ma che se ne vadano 'affanculo.
Qui un passo falso, e sei morto. E certe volte non serve nemmeno quel passo, per farti stritolare dal sistema

La colla è finita.
Il sistema crolla.

Sono incazzato, e dispiaciuto, e mi piacerebbe trovare un modo per aiutare il mio amico.


15.2.10

Pronto? Sono Tiziano.

Settimana scorsa ero a Milano, in redazione dalla Bonelli.
A un certo punto, il buon Mauro Marcheselli, mi ha passato la cornetta del telefono e mi ha detto che c'era qualcuno che voleva parlarmi. Era Sclavi.

Premessa numero 1:
io, con Sclavi, non ci avevo mai parlato prima e nemmeno sapevo se avesse letto le mie storie di Dylan e se gli fossero piaciute.

Premessa numero 2:
Sclavi (insieme a Frank Miller) è l'autore che, quando ero ragazzino, ha cambiato la mia concezione del fumetto. Che mi ha fatto venire voglia di scriverli i fumetti, oltre che di disegnarli. Che maggiormente ha influenzato il mio stile.

Questo spiega, in parte, perché al telefono mi sono messo a farfugliare frasi sconnesse e ho fatto la figura del deficiente.
Ma non è di questo che vi voglio parlare.
Quanto piuttosto del fatto che se abitate a Milano, domani avrete (pare) la possibilità di incontrare Tiziano Sclavi di persona, alla Fnac, durante la presentazione della riedizione di Mostri, uno dei suoi romanzi.

Qui sotto, sul volantino, trovate tutte le indicazioni.
Io mi mangio le mani di non poterci essere.

14.2.10

[RECE] Shutter Island


Qualche giorno fa sono stato invitato all'anteprima di Shutter Island, la nuova fatica di Martin Scorsese con protagonista Leonardo DiCaprio e un sacco di altre belle facce. L'accordo che mi hanno fatto firmare mi impediva di parlare della qualità del film fino a oggi, giorno in cui la pellicola viene presentata a Berlino (se non erro).

Sul film non ho moltissimo da dire: Scorsese ibrida il suo cinema con immagini digitali ed effetti visivi, alla maniera del sottovalutato Al di là della vita, il risultato però è meno efficace e in alcuni frangenti sembra di stare a guardare un brutto scimmiottamento di un David Lynch in salsa pubblicitaria, complice anche la fotografia di Robert Richardson, che sembra meno ispirato che in altre prove recenti. Ma il vero problema del film è una sceneggiatura stiracchiata, bolsa, impacciata, piena di lungaggini, non aiutata da un inaspettato colpo di scena finale che, purtroppo, di inaspettato non ha nulla.
Tutto il contrario del fumetto, prodotto e edito dalle Edizioni BD, basato sul libro di Dennis Lehane al pari del film di Scorsese, scritto da Stefano Ascari e disegnato da Andrea Riccadonna (già autori di David) dove Ascari adatta la storia del romanzo in maniera sobria e asciutta, non utilizzando facili scorciatoie didascaliche, riuscendo nel contempo a sfruttare le qualità del suo disegnatore e del fumetto. Una bella lezione di narrazione e un ottimo esempio di come si possa adattare una storia da un altro media in maniera efficace.
Insomma, se il film non mi sento di consigliarvelo, il fumetto sì.


p.s.
alla conferenza stampa, successiva alla visione del film, hanno partecipato anche Martin Scorsese e DiCaprio. Le due cose che mi hanno stupito di più sono che Scorsese è sempre più uguale al padre di American Pie e che DiCaprio è davvero grosso (io me lo facevo un nanetto e mingherlino).

13.2.10

[RECE] Amabili Resti


Se George Harvey l'ha uccisa, tu hai infierito sul cadavere e poi te lo sei scopato malamente, Peter.
Vergognati.

Traduzione: se vi aspettavate un ritorno a fasti di Creature del Cielo, scordatevelo.

12.2.10

La neve su Roma!



Se c'è una cosa di internet che mi piace, è che c'è un feticismo per tutto.
Se siete in ufficio, io non andrei oltre.



















7.2.10

Post-Post-SuperEroismo.


Capolavoro di Josh Whedon.
Sottotitolato interamente in italiano su YouTube.

Riflessione a margine: il concetto di super eroe o torna alle sue origini o è finito.

Nulla di serio.










4.2.10

Fortuna che ho troppo da lavorare...

...ma 'sta roba di Chatroulette può diventare una droga, comunque.

Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu, scavi.

Oggi sono alla Roma First Galley in via Margutta 14, dalle 18 e 30 in poi.
L'occasione è l'inaugurazione della mostra su Sergio Leone con annessa presentazione del libro di Roberto Donati sul regista romano (lo avevo già segnalato QUI). Sarà presente anche la figlia di Leone.

Da quello che ho capito, dovrei parlare.


3.2.10

Non si sevizia un paperino.


La rivista Empire pubblica i 50 peggiori film della storia del cinema e, tenendo conto che i redattori non seguono le produzioni italiane, è abbastanza ragionevole.

Ma Howard the Duck in 46° posizione non ce lo dovevano mettere.
Howard è un gran film.

2.2.10

CULI! AMATORIALI!! STILE PRIMI ANNI '80!!!


C'è una ragione per cui la American Apparel è la mia marca di vestiario preferita.

Cliccate QUI.
(infiniti ringraziamenti a chi mi ha segnalato questa sacra ricerca).

Che a dieci anni io non scrivevo così. Ma manco per niente.

La Caffèbimba è la figlia di un amico virtuale (uno che conosco da tanto tempo ma solo sul web) e ha dieci anni. QUESTO è il suo blog, che è scritto molto meglio di tanti altri blog portati avanti da gente ben più grande di lei.
Se una ragazzina di dieci anni riesce a scrivere così, c'è ancora speranza per il mondo.

p.s.
la ragione per cui lo segnalo oltre che per condividere lo stupore la stima? Per questa frase qui:
"Ho un commento solo sul blog scritto da babbo che l'ha fatto per non farmi deprimere che non lo legge nessuno il blog."

No, non sto piangendo. E' solo che mi entrata una bruschetta nell'occhio.

1.2.10

Atto di forza.

Sul forum di Comicus (il link qui di fianco) si sta discutendo sulla possibilità, o meno, che una miniserie a fumetti di stampo bonelliano possa diventare un fenomeno di massa come è successo per Tex o per Dylan. E' una discussione abbastanza interessante (anche se viziata da una pesante confusione di termini) che si è legata con una riflessione che stavo facendo ieri guardando la campagna promozionale per la messa in onda della sesta, e conclusiva, stagione di Lost.

Questa è una delle immagini promozionali:

Appena l'ho vista sono rimasto sorpreso perché, poco meno di due anni fa, un'altra famosa serie televisiva aveva utilizzato la stessa idea per presentare la sua season finale:
E la stessa idea era stata usata dal Doctor House:
E da i Soprano:

E probabilmente da altre ancora che adesso mi sfuggono (non mettetevi a fare a gara a segnalarmele).
In un primo momento ho pensato a una serie di coincidenze. Però mi è sembrata subito un'ipotesi poco plausibile: stiamo parlando di professionisti dell'intrattenimento di livello altissimo che non possono non sapere.

Ma allora come è possibile che l'abbiano usata?
E l'unica risposta che mi sono dato è che se ne sono fregati.
E se ne sono fregati perché, dalla loro, hanno la forza di essere parte di un ristretto club, quello delle serie televisive entrate nell'immaginario collettivo e che ha raggiunto un pubblico davvero massificato.
Certo, gli appassionati avranno di sicuro notato i vari plagi-omaggi e probabilmente qualcuno se ne sarà pure lamentato (io, per esempio), ma rispetto alla platea raggiunta da Lost, è una fetta di pubblico del tutto trascurabile.
E' la semplice logica della forza bruta del mercato di massa.

Il che mi fatto pensare al peso che mi capita di dare ai pareri dei lettori appassionati, quelli per cui Dylan Dog e Tex sono serie agonizzanti, in crisi di idee e contenuti e al fatto che, nonostante questo (ammesso che sia vero) sono ancora tra le più vendute al mondo (sì, ho scritto "al mondo", non mi sono sbagliato).

E se mi stessi facendo troppe pippe?

EDIT
Mi spiego meglio visto che ho capito dai commenti di essere stato troppo criptico.
Mi starò facendo troppe pippe (leggasi: problemi) a confrontarmi con un personaggio come Dylan, che ha dalla sua un pubblico di massa, tenendo così tanto presente il sentire del pubblico di appassionati di fumetto?