30.4.10

[Cartoline da Napoli] Vigilia


Vorrei scrivere qualcosa di ispirato ma ho un mal di testa che mi sta uccidendo e, nonostante sia in mezzo a tanta gente che conosco, mi sento isolato a questa fiera. Amico di tutti, fratello di nessuno.
Comunque sia, Napoli è bella e calda come vorremmo che fossero tutte le donne e il Comicon si appresta ad aprire i battenti.
Oggi si è inaugurata la mostre all'Istituto Cervantes, dedicata ai Breccia padre e figlio e quelle a Villa Pignatelli, una sul fumetto in bianco e nero in generale e una per il volume Nero Napoletano

La mostra dedicata alla famiglia Breccia è non vastissima ma di assoluto interesse.
Gli originali sono esposti in uno spazio allestito in maniera sobria ma non sciatta e sono in un numero sufficiente per farsi un'idea della produzione dei due. Sia chiaro, non è una mostra esaustiva e non rende merito all'infinita produzione di questi maestri, ma è un buon inizio.

Le esposizioni a Villa Pignatelli, invece, vantano una cornice a dir poco sfarzosa, ulteriormente impreziosita da un bel lavoro di allestimento.
High Contrast è una mostra di dimensioni discrete e molto varia che vede come protagonisti alcuni dei più grandi maestri del bianco e nero mondiale.
E' un insieme che (forse) è più figlio della necessità che delle intenzioni, ma il risultato complessivo è ben riuscito.
Sia chiaro: non è una mostra che offre particolari spunti o approfondimenti e, tanto meno, fornisce un quadro esaustivo o un percorso storico/culturale, ma l'impianto tematico è ben ribadito e i pezzi esposti sono davvero belli.
Meno interessante la mostra legata al volume Nero Napoletano, ma qui il limite è dato dalla natura del volume da cui le tavole sono tratte, un non troppo ragionato insieme di cose molto belle, di cose meno belle e di cose bruttine.
Comunque sia, mi ha colpito poco e non gli ho fatto foto.

A chiusura della serata ha avuto luogo la cena ufficiale, che sembrava essere allestita nel set di una scena de Il Divo di Sorrentino.
Scenario fantastico, buona compagnia, cibo deludente.
Fosse stato per me, avrei preferito meno sfarzo e più sostanza... ma i francesi sembravano contenti. Che gli dai una mozzarella di bufala a quelli e non ci capiscono più niente.

Comunque sia, una buona vigilia.
Vado a nanna che sono sfinito e domani ho la sveglia presto.

29.4.10

[LA STRADA VERSO NAPOLI] Intervista a Makkox


Eccoci arrivati all'intervista a Makkox.

A Napoli il tuo Canemucco vedrà la luce. Come te la stai vivendo?

Molto tranquillamente, devo dire, sarà l'età. In 45 anni da nexus 6, come me, si perde non il senso di meraviglia, ma di sicuro l'ansia. L'unico momento di spizzo delle carte è stato vedere il prodotto allestito, fresco di Heidelberg. Lì, se c'è scappata la cazzata, bestemmi cor megafono. Nel caso, sarebbe comunque stata colpa d'altri, ovvio, ma di conseguenza mi sarei ammazzato. Per ultimo.

Da celebrità della blogosfera italiana a autore riconosciuto nel panorama fumettistico, il tutto in meno di un anno. E' stato facile come sembra?

Non conti i 30 anni passati sottoterra come larva e in cui comunque ho costruito, ostinato, il me stesso di ora, sempre insetto, oggi, non equivochiamo su questo, ma visibile. Dopo quei trent'anni, adesso, mi sembra tutto abbastanza naturale. Dovuto. Mai, se non per alcune coincidenze acceleranti, mi son sentito di ringraziare la fortuna. Con questa sono in debito per altro culo, cose di vita.
E comunque, diciamolo, il panorama italiano, nell'ambito d'un certo tipo di fumetto, è la steppa siberiana: basta un dito alzato per apparire la torre di Ahzorf (ammesso esista una roba così). In francia, ad esempio, starei ancora a far le punte alle matite di vivès (ammesso esista un autore così e che usi grafite ;).

Mentre tutto il mondo fumettistico cerca di passare dalla carta al digitale, tu fai il percorso inverso. Perché? Cosa non ti dava il web?

Non passo alla carta per insoddisfazione del web, ma per curiosità. Va bene: il web c'entra. Troppa roba buona nel web, troppo un linguaggio e un approccio alla comunicazione nuovi, non didascalici, nel web, per non essere tentati di trasporre quest'attitudine su carta. Il canemucco nasce da un "e se...?" e non da un "uffa"."
E poi, da antivo amante delle tipografia, volevo provare, aridaje, a mettere in piedi un prodotto armonico in ogni sua parte, quindi carta, dimensione, stampa, storie, tutto gestito con la medesima cura, come gli artigiani d'un tempo. lavoro da ebanista più che da editore.

Ho finalmente letto il primo numero del Canemucco. E devo dire che mi hai preso del tutto in contropiede con una storia che pur essendo contraddistinta dalla tua consueta cifra stilistica e dalla tua poetica (sì, "poetica", non bisogna vergognarsi a dirlo) è forse più dura del solito. Ci sono state tue storie simili sul web ma non è il grosso della tua produzione... non sarebbe stato più "facile" e "sicuro" partire con una storia più consueta (per i tuoi lettori)?

Sarebbe stato quasi ovvio partire con un mio "cavallo di battaglia" stilistico e argomentale (questa sembra una parola vera, cazzo!) e cioé: nostalgia-nostalgia-nostalgia, voce narrante, ironia, soda caustica q.b. e un filo filo di fica, ma l'ovvio è per chi ha parecchia vita davanti e deve costruire il proiprio futuro. Io il futuro l'ho alle spalle.
La mia idea era quella di provarmi in storie pop-noir in un background italico costruito pescando dal mucchione delle mie esprienze dimmerda d'una vita dimmerda in un posto dimmerda, ma divertente, in definitva. Perciò, nonostante mi fosse bisbigliato diversamente da saggi demoni interiori e terzi, ho voluto tener fede all'idea movente e sticazzi, vediamo se son buono, mi dixi.

Il tratto che hai usato sulla storia del Canemucco è ancora più istintivo e immediato che in precedenza. Evoluzione dello stile, urgenza di raccontare o pressione delle scadenze?

Aver lavorato e lavorare in pubblicità, m'ha scassato dentro. Nel senso che ho troppo una percezione estetica dell'insieme e questo è male e bene simultaneo. Con quella storia sta bene quel segno, a mio parere.
Poi che io cerchi d'esser disegnatore samurai (azz) ovvero rapido ed efficace, è nella mia indole. Riesco a disegnare/raccontare bene solo in preda all'urgenza, non sono un creativo progettuale, stratificato. Mi conosco, non posso avere altri modi, m'impallerei, m'annoierei e si vedrebbe, si leggerebbe.
Le scadenze non le ho mai avvertite come un grosso problema, né stimolo. Tipo: st'intervistina segnava deadline tre gg fa, no RRobe?

Dove ti troveremo durante il Napoli Comicon?

Sicuro dove c'è un bancariello di pizze fritte. Sabato 30. Ah, c'è una mia storia anche nell'ambito dell'iniziativa Futuro Anteriore, ma quella è in programma domenica e io non ci sarò, mi spiace.

Grazie, Marco. Vado a rileggermi in Canemucco.


p.s.
Con questa intervista di chiudono i pezzi di avvicinamento alla fiera. Ci sarebbe dovuta essere anche una bella e lunga chiacchierata con Milo Manara ma non ci siamo trovati e pazienza.

Detto questo, da adesso inizieranno i commenti serali a ogni giornata e gli aggiornamenti, in diretta, dal mio twitter (su cui ho già iniziato a scrivere qualcosa).
Prometto la dovuta onestà intellettuale e la consueta dose di iper criticismo. E qualche cosplayer nuda, ovviamente.

[LA STRADA VERSO NAPOLI] Oh, ci sono pure io, eh?


Sono in partenza per Napoli.
Da domani, se vorrete incontrarmi, mi troverete a questi appuntamenti:

- venerdì, dalle 11 alle 13, sono a Castel Sant'Elmo nello spazio autografi.

- sabato, dalle 12 ale 13, sono alla sala incontri di Castel San'Elmo per "Gli Amici di Canemucco".

- domenica, dalle 11 alle 13, sono a Castel Sant'Elmo nello spazio autografi.
Per il resto, mi trovate in giro.
Sono quello alto e allampanato.
Se volete un disegnino a china o una firma, chiedetemelo.
Se invece volete una robina fatta bene, magari a colori, stampate il disegno qui sopra e mettetemelo sotto al naso insieme con un bel foglio bianco. Se siete procaci ragazze, sbattete solo i ciglioni.

[LA STRADA VERSO NAPOLI] Intervista a Uli Oesterle



Continuano le interviste agli ospiti del Comicon, questa volta tocca a Uli Oesterle, autore tedesco di cui
BD pubblica il bel volume, Hector Umbra.

Hector Umbra è un lavoro decisamente fuori dagli schemi, per le tematiche, per lo stile, ma anche per la sua notevole lunghezza. Quanto c'è di coraggio e quanto di follia, nel decidere di realizzare qualcosa del genere?

He, he... grazie!
Io credo che ci sia una componente di sana pazzia nell'ignorare l'immane mole di lavoro che un lavoro lungo come Hector Humbra comporta, specie mantenendo un lavoro giornaliero che mi permette di campare. Del resto, desideravo molto raccontare questa storia perché molte parti di essa sono autobiografiche e realizzare Hector Umbra è stata una specie di terapia per me.

Com'è il settore dei fumetti in Germania? Quali sono le prospettive e quali le differenze con il resto del mondo?

Fa schifo.
Comparato a Francia, America e Giappone (nota del RRobe: e Italia, aggiungerei) il fumetto non è davvero consolidato. Le cose stanno andando meglio negli ultimi tre o quattro anni, grazie alla diffusione dell'etichetta commerciale delle "graphic novels". Mi piace questa evoluzione e credo che sia d'aiuto, specie nel mio caso. Il mio libro ha venduto bene in Germania, in confronto alle vendite abituali del mercato tedesco.

Il tuo lavoro mescola abilmente gli elementi più folli della narrativa di genere con una forte carica umana e uno scenario vivo e realistico, il tutto con una estrema consapevolezza, tanto nel disegno, quanto nella scrittura. Da dove arriva l'autore Uli Oesterle?

Le mie influenze sono T.C. Boyle, John Irving, Alan Moore, Chuck Palaniuk, Tom Waits, Charles Bukowski, David Lynch, Daniel Clowes, per la scrittura. Max Beckmann, Otto Dix, Carlos Muñoz, David Mazzuchelli, Matotti, Bezian, Dave Cooper, Chris Ware, George Grosz, Gipi, Charles Burns, Eduardo Risso, per il disegno.
Lo so, è un buffo mix.
Ma non è solo questione di influenze e modelli. Molta delle mia ispirazione la traggo dall'ascoltare la musica, dall'annegare nei bar, dalla scena underground, gironzolando per la città e tenendo gli occhi e le orecchie ben aperti.

Mignola si è detto tuo fan. Vale anche il contrario?
Assolutamente! I suoi disegni sono straordinari. Mi piace la sua composizione, la sua tecnica narrativa e il suo perfetto equilibrio del bianco e nero.

Dove sarai nei prossimi giorni?
Il 30 aprile al Pop Store di Parma, poi il 1 e il 2 maggio sarò al Comicon, il 3 al Comics Boulevard di Roma e il 4 all'Alastor di Milano. Un bel giro, insomma!

28.4.10

Guarda che è agli altri che devi tirare le frecce, eh?

Avete presente quando in una sit-com un particolare personaggio è così dirompente da fagocitarsi tutto il resto?
Ecco, è quello che sta succedendo alla nostra campagna di Pathfinder.
Il fatto è che Ràzzia, il coboldo che sto ammaestrando come futuro servitore di genio del male, è un personaggio non giocante fantastico.
Il vero, solo, unico, protagonista del nostro gruppo.
Riccardo dovrebbe interpretare Ràzzia per tutto il resto della sua miserevole vita.

Giusto per farvi capire: nessuno sente l'assenza di Giacomo da quando c'è Ràzzia.
Sia chiaro, non l'avremmo sentita comunque, ma Ràzzia è un gradito bonus a qualcosa di già positivo.
Comunque sia, abbiamo perso un sacco di tempo a disegnare questo coboldo.

Questa è l'azzecatissima interpretazione di Werther.


Questa è l'altrettanto buona versione di Emiliano.

A proposito di Emiliano, il suo mezz'orco ranger continua a destare forti perplessità...
Ok che è un bel tomo...

...ma il fatto che continui a declamare poemetti all'interno del dungeon crea dei dissapori all'interno del gruppo.

Sarà per questo che suo fratello, interpretato da Giulio, gli ha scagliato una freccia nel sedere. Ok, lui dice che è stato un lancio di dadi avverso ma io penso che quella freccia sia volata sulle ali del nostro sentire comune.
Comunque, a causa di questa svista e della sua cronica incapacità di disegnare, Giulio è stato incaricato di realizzare la mappa delle segrete in cui ci stavamo inoltrando.

Adesso... questa è la versione reale della mappa del dungeon:
Questo, invece, è un dettaglio della mappa disegnata da Giulio......capirete che abbiamo avuto qualche problema a orizzontarci.

Per il resto, la partita di ieri si è segnalata per la mia splendida condotta, per l'assenza di Giacomo, per le millantate uccisioni di Emiliano, per la gradita assenza di Giacomo, per una litigata da checche isteriche tra il personaggio di Werther e quello di Emiliano, per Werther che ballava il moonwalker davanti a un paio di orchi affranti, per la sorprendente ma non sgradevole assenza di Giacomo, e per la sottile arte della seduzione applicata da Giulio ai danni di una orchessa che ci aveva chiesto di liberare la sua tana da degli uccellacci che la infestavano.

La sessione di gioco, in poche parole, è stata piuttosto divertente, come al solito, anche se alla fine c'è stato un tentativo di colpo di stato da parte di Werther che voleva portarsi via i suoi disegni per postarli sul suo blog.
Egoista.

Si gioca anche la settimana prossima.
purtroppo, torna Giacomo.



p.s.
QUI trovate la prima sessione di gioco.

27.4.10

[RECE] Vendicami


Tanti anni fa, qualcuno mi fece conoscere il cinema made in Hong Kong e me ne innamorai.
Per riuscire a ottenere delle vhs dei film di John Woo, Ringo Lam, Tsui-Hark, Wonh Jing e compagnia, facevo di tutto. E visto che non mi potevo permettere il lusso di scegliere, di tutto mi capitava di guardare: heroic bloodshed, wuxia, commedie, melodrammi... qualsiasi cosa andava bene.
Quello che mi appassionava davvero del cinema HK era la passione per il mezzo cinematografico, l'irruenza e l'inventiva. Anche quando l'entusiasmo li faceva cadere nel ridicolo.
Dalla seconda metà degli anni '90 in poi però, la mia passione per il cinema della futura ex-colonia inglese scemò. Forse era un problema mio, forse era un problema di quella scuola cinematografica, resta il fatto che per più di dieci anni non ebbi la curiosità di tornare a bazzicare quei lidi.
Ed è probabilmente per questa ragione che mi sono perso Johnnie To e sono arrivato parecchio impreparato all'anteprima del suo film: Vendicami.
Quindi parlerò soltanto del film, senza troppe menate.

E' un bel film.
A tratti bellissimo. Con un terzo atto confuso e inconcludente che ne rende opaca (opaca, non sfumata... sfumata va bene, opaca no) la tematica.
I rimandi (quelli che ho percepito io, perlomeno) sono a Jean-Pierre Melville, Sam Peckinpah, Francois Truffaut, Akira Kurosawa, George Roy-Hill, Arthur Penn, Jean-Luc Godard.
Che poi, a ben vedere, sono molti dei rimandi che accomunano John Woo e Quentin Tarantino, tanto per dire.
La regia alterna con fantastica maestria i toni lirici con quelli della commedia, il melodramma e la farsa, raccontando e rinnovando le classiche tematiche dell'heroic bloodshed (l'amicizia virile, il sacrificio, l'onore, la fratellanza, la vendetta...).
La fotografia gli sta dietro alla stessa maniera, alternandosi tra momenti degni di una fiction Rai a sequenze di pura delizia visiva.
Le singole scene, prese da sole, sono quasi tutte memorabili anche se forse, la somma delle parti, fornisce un risultato meno eclatante di quanto ci si potrebbe aspettare.
Quello che però conta davvero è che anche se non tutto è perfetto, il film è pieno di passione, amore, talento e maestria.
Questo è grande cinema, senza discussioni.

Ah, sì... il cast è fantastico e la colonna sonora pure.

Un film da vedere per innamorarsi di alcune sequenze e per riflettere su quello che dovrebbe ancora significare la parola "CINEMA".

E adesso mi tocca recuperare tutti i film di To.

p.s.
Chi, invece, Johnnie To lo conosce davvero bene è MA!
Sul suo blog potrete trovare un mucchio di analisi sul suo cinema (provate a dare uno sguardo QUI e QUI, per esempio) e un sacco di altra roba interessante.

p.p.s.
Avrei anche una foto con To da mostrarvi, dato che presenziava all'anteprima, ma visto che non voglio far schiattare d'invida il buon MA!, che avrebbe apprezzato molto più di me l'incontro, non la posto.

26.4.10

Dap e Ausonia: il video

Qualche tempo fa vi avevo parlato dello spettacolo dei Dap (di Riccardo Burchielli) insieme a Ausonia.
Nel filmato potete vedere come è andata.

[LA STRADA VERSO NAPOLI] Intervista a Claudio Curcio


Continuano le interviste di approfondimento in preparazione del Comicon.
Oggi tocca a Claudio Curcio, direttore generale della manifestazione.


Fino a questo momento la manifestazione ha retto a tre sindaci e un commissario, a un'emergenza rifiuti, al Napoli Calcio per due anni in serie C1, a Gomorra, alle polemiche, ai cosplayer... riuscirà anche a reggere la nuova distribuzione all'interno della città?

Questa è una bella visione, del Comicon che resta e tutto il resto che cambia... a parte gli scherzi, siamo anche noi in attesa di capire come funzionerà la doppia sede (e tutti gli altri luoghi del festival), saremmo bugiardi a dire che siamo sicuri che tutto andrà bene, però abbiamo riflettuto a lungo prima di prendere la decisione di dividere in due la manifestazione e abbiamo fatto di tutto per rendere i percorsi coerenti, e i flussi gestibili. Napoli non è una piccola città, ma è già un po' di anni che molte attività si svolgevano in altre sedi fuori del Castello, con il Comic(on)OFF e le mostre agli istituti di cultura e nei Musei. Abbiamo solo spinto ancora di più su questo tasto, per far passare il concetto di un grande evento diffuso, che non è fruibile appieno se non in 2 o 3 giorni.

Ci spiegate come funzionerà e perché non dobbiamo preoccuparci?

È molto semplice, Comicon 2010 si svolgerà in diversi punti di Napoli, con due grandi centri di interesse, a Castel Sant'Elmo ci sarà la parte più "classica" con gli editori, gli antiquari, gli ospiti, gli incontri, le proiezioni, i laboratori ed i workshop. Diciamo che chi viene al Castello può trovare il fumetto ed i suoi autori, e godersi le mostre con calma. Alla Mostra d'Oltremare (che è la fiera di Napoli) ci sarà la parte più "attiva" con le librerie, i gadget, i giochi, i videogiochi e i cosplayer, che avranno a disposizione un palco esterno in un giardino da 3.000 posti. Chi viene alla Mostra potrà giocare, fare foto con gli amici, trovare gadget e manga a volontà. Per chi vuole vivere tutti e due i momenti, abbiamo pensato di realizzare un biglietto unico, a 10 euro per le 2 sedi e per i 3 giorni, così c'è tutto il tempo di godersi con calma l'una e l'altra sede. O anche di passare da una all'altra, in mezz'ora, caffé compreso (e sabato, mettiamo hai 10 ore a disposizione nella giornata per farlo). È chiaro che avremmo voluto avere ogni cosa nel raggio di un paio di metri, ma il "cocco ammollato e buono", come diciamo a Napoli (è l'equivalente della moglie ubriaca e botte piena) non si poteva avere: purtroppo un castello con capienza da fiera oppure un fiera con la suggestione di un castello non esiste! D'altronde, in qualsiasi fiera o festival grande, si devono fare i chilometri per spostarsi da un punto all'altro, no?

Con il primo maggio come la mettiamo?

Per il fatto che sia festa? In realtà abbiamo sperimentato con il 25 aprile degli anni passati che è anche meglio, la gente ne approfitta per godersi al meglio il Comicon, e quelli che vengono da fuori ne approfittano per fermarsi a Napoli. Se parli dei concerti a Roma, non pensiamo che possa essere qualcosa che calamiti l'attenzione di così tanta gente da creare "vuoti" a Comicon. E poi Vasco Brondi (le luci della centrale elettrica) è da noi in giuria, e sabato sera alla Mostra d'Oltremare, ci sarà un concerto dei Raggi Fotonici, che vuoi di più?

Quali sono i punti di forza di questa nuova edizione, la dodicesima?

I punti di forza saranno sempre quelli che ci hanno contraddistinto in questi anni: tanti ospiti internazionali, mostre non solo al castello ma in tanti musei e siti in città, a cominciare da Villa Pignatelli in cui troveranno posto due delle mostre principali di Comicon 2010, una straordinaria presenza di editori ed operatori del mondo del Fumetto, che permettono di accontentare sia il semplice visitatore che il professionista più esigente. E poi la sede della Mostra d'Oltremare che ci permetterà di avere più spazi non solo per le aree gioco e videogioco e per i cosplayer, ma anche per tutte quelle realtà del mondo del fumetto che già da tempo al castello avevano bisogni di spazi più ampi per le loro attività. Se ci aggiungi un programma proiezioni ricchissimo al Castello e le tante attività per i più piccoli, pensiamo ce ne sia davvero per tutti i gusti.

Secondo alcuni, la nuova disposizione nasce dal fatto che il Comicon vuole provare a dare una risposta a quelli che alcuni vedono come "il problema cosplayer". E' davvero così? Sul serio ci sono state case editrici che si sono lamentate della presenza di ragazzi in maschera?

La nuova disposizione nasce dalla mancanza di spazio al castello, e per noi non esiste alcun "problema cosplayer". A Comicon abbiamo sempre cercato di presentare il fumetto a 360°, da quello più popolare al fumetto d'autore più impegnativo, e anche nelle nostre mostre c'è stato lo spazio e la stessa cura sia per l'uno che per l'altro. Vogliamo essere un Salone del Fumetto e di tutto quello che ci gira attorno, e sfido chiunque a dire che i cosplayer non hanno a che fare con il Fumetto. È chiaro che, al di là delle polemiche gratuite, è innegabile che ci siano molte differenze tra le due "anime" del visitatore tipo di una fiera di fumetti, e non sempre l'appassionato di fumetto d'autore sopporta l'irruenza di un cosplayer, ma è vero anche il contrario, perché se c'è una sfilata ti assicuro che molti cosplayer brucerebbero lo stand Coconino ed i suoi autori in dedicaces se fosse in mezzo! La doppia sede serve solo a decongestionare, e dare lo spazio giusto a tutti, al Castello per le mostre e gli autori e alla Mostra d'Oltremare con un palco e tanto spazio per il pubblico (d'altronde siamo uno dei due soli eventi qualificanti per l'Euro Cosplay Championship di Londra, insieme a Romics, per cui non è proprio una soluzione di ripiego la nostra).

Possiamo definire il GameCon come un'esperienza finita e riassorbita all'interno del Comicon?

È innegabile che il GameCon non sia andato come speravamo in questi anni, e che la sua crescita fosse troppo lenta per permetterci di continuare ad insistere sull'appuntamento singolo. Se ci metti poi che in dieci anni i media si sono trasformati tantissimo e le interazioni tra fumetto e videogiochi sono diventate massime, capirai che non ha più senso tenere separati questi due mondi, soprattuto ora che lo stesso fumetto si muove verso una nuova era di digitalizzazione spinta, con l'avvento dell'iPad e dei tanti lettori che seguiranno. Quindi sì, il GameCon è, nell'edizione di Napoli, definitivamente assorbito dal Comicon, ma da qui a considerare finita la sua esperienza...

La birra e il caffè dell'area-pro, basteranno fino alla fine della manifestazione?

Ci sono nuovi fornitori, e più impegno da parte dei gestori, e faremo in modo di non restare senza approvvigionamento la domenica, purtroppo è difficile gestire l'offerta e nello stesso tempo non avere una marea di autori ubriachi già dalle 12... In realtà basterà interdire a te l'accesso alla birra e già saremmo a buon punto! ;-)
(nota del RRobe: magari, Claudio... magari!).

Qual è il momento che vi ha resi più orgogliosi, fino a oggi?

Ogni anno è vedere quel numero prima di Napoli COMICON, che sale di una cifra, se pensiamo alla prima edizione e quello che abbiamo costruito nel frattempo. Personalmente sono orgoglioso di vedere accanto a me praticamente tutte quante le persone che hanno cominciato questa pazza avventura nel 1998. Se devo darti un singolo momento, sempre a mio avviso, è forse l'incontro Moebius-Go Nagai nel 2007.

Grazie Mille!

Prego Robbé, tacci tua, quanto mi hai fatto scrivereeeeeee

25.4.10

Ok... io capisco tutto...


Il famolo strano, l'inventamose quarcosa, l'umiliamo la donna in tutte le maniere possibili... ma a una gara di kart alimentati a pornostar, è fuori persino dai miei parametri.
Cercatevi Maria Ozawa Fuck One Grand Prix.

Occhio che, nonostante tutto, è porno.


p.s.
però le fermate ai box sono geniali.

24.4.10

Ma quanto è bravo Maurizio Di Vincenzo...

...quando gli prende bene?
Insomma, è bravo sempre, ma quando ha voglia è fantastico.
Il disegno è stato realizzato per la prossima Napoli Comicon.
QUI trovate anche tutti gli altri.

Canemucco: e due.


Finita la seconda storia per il Canemucco (che dovrebbe uscire sul numero 3).
Tavole pescate a caso.

22.4.10

[LA STRADA VERSO NAPOLI] Intervista a Bastien Vivès


Inauguriamo la serie di pezzi dedicati alla prossima Napoli Comicon con una mia intervista a Bastien Vivès, uno dei numerosi ospiti della manifestazione.

Gipi ti ha fatto le sue lodi dal suo blog facendoti conoscere, forse per primo, al pubblico italiano.
Poi è arrivata la Black Velvet che ha pubblicato, proprio in occasione del Napoli Comicon dell’anno scorso, Il Sapore del Cloro, suscitando grosso entusiasmo e interesse intorno al tuo lavoro. Poi la collaborazione con la rivista Animals di Laura Scarpa, che continua a pubblicare le storie che realizzi per il tuo blog e, adesso, sei di nuovo ospite della manifestazione partenopea: si può dire che l’Italia ti stia adottando?

Hé Hé! L'italia è una malattia. Mi ritrovo ancora oggi a lavorare ascoltando musica italiana, il mio italiano ha cancellato il mio inglese. E' un cancro, non so quando mi distruggerà.
Sono molto contento, ho trovato grande amici italiani, in italia o in francia, e mi fa molto piacere che gli editori italiani si interessino al mio lavoro e mi sostengano.

Rimanendo legati a temi riguardanti l’Italia... la notizia che stai lavorando a un adattamento a fumetti del romanzo Tre Metri Sopra il Cielo di Federico Moccia ha destato forti perplessità qui in Italia. Come mai questa scelta? Cosa hai visto in quel romanzo? Sei consapevole che questo operazione verrà vista da molti come una bieca mossa commerciale di un “cane da tartufo mediatico”, come paventa il tuo amico, Matteo Stefanelli?

Per il momento non è ancora sicuro, ma si devrebbe fare.
Non ho nessuno problema con questo. Le personne possono pensare quello che gli pare, per il momento il fumetto non è ancora fatto. Io farò il mio lavoro. Mi piace la storia , mi piaccioni i personagi, mi piace il ritmo... basta per racontare qualcosa.
Se mi sarò sbagliato, quando sarà finito, potrete butarmi delle pietre nella faccia, héhé

Nel Sapore del Cloro hai dimostrato una sorprendente consapevolezza nella gestione del ritmo. Alcuni hanno ravvisato nel tuo linguaggio dei rimandi al modo di fare fumetti di Gipi, altri ti hanno accostato al maestro delle emozioni, Mitsuro Adachi. Da dove nasce la tua voce fumettistica?

La mia voce per il fumetto è nata dalla mia voglia di raccontare delle cose. Facevo illustrazioni e cartoni animati, ma ho trovato che il fumetto è il modo perfetto per racontare qualcosa da solo, con il testo e il disegno. Poi, persone come Gipie e Matsumoto, mi hanno confermato che con il fumetto possiamo fare grandi cose.

Nonostante il generale plauso al tuo lavoro, ci sono state comunque alcune critiche che hanno rilevato una sorta di “mancanza di sostanza” nei tuoi lavori, imputandoti di essere un autore che bada più alla forma che alla sostanza. E’ davvero così?

Sto iniziando, imparando da un libro all'altro. E' difficile fare passare tutto che voglio far passare, trovare un equilibrio...
Adesso mi piace lavorare e confrontarmi con altri autore e vedere molti film con un occhio nuovo, mi aiuta a trovare delle soluzioni per fare passare meglio le cose.

Quali sono le tue letture, in questi giorni? Fumettistiche e non.

In fumetto le ultime sono 5000 chilometri al secondo di Fior e Mauvais Garçon di Dabitch e Flao... molti belli. Poi ho letto Fosca di Tarchetti... che mi ha datto molto da pensare.

Sei un autore dallo stile di disegno molto versatile... sei alla ricerca di qualcosa o stai esplorando vari stili e forme per il piacere dell’esplorazione?

No, disegno sempre nel modo che penso sia meglio per fare capire le cose. Per darmi i mezzi di racontare la storia. Mi faccio sempre le stesse domande quando inizio un libro: cosa devo dire e come lo farò capire.

Grazie mille, Bastien.



Per chi fosse interessato a incontrare Bastien, lo potra trovare durante la manifestazione ai seguenti appuntamenti:

- Venerdì 12.30: all'Istituto di Cultura francese per un aperitivo e incontro con gli autori
- Sabato dalle 11 alle 13: AREA FIRME
- Domenica dalle 15 alle 16: in SALA INCONTRI per "Napoli, Sguardi d'autore". Intervengono Mathieu Sapin, Anne Simon, Alfred, Bastien Vivès, Massimiliano Clemente, Claudio Curcio
- Domenica dalle 16 alle 18: AREA FIRME

21.4.10

"Orsù... muoviamoci valorosi compagni!" ORSU'?!???

Dopo una sfortunata campagna a Call of Cthulhu, io e i miei compari (Werther, Emiliano, Giulio, Riccardo e Giacomo) siamo tornati a giocare a un gioco di ruolo fantasy.
Il sistema prescelto è stato Pathfinder (nulla a che spartire con il film), una versione evoluta di D&D 3.5 sviluppata dagli stessi autori esuli dalla Wizard of the Coast dopo la rivoluzione (involuzione direi io) di D&D 4.0.
Il master lo fa Riccardo e, come sempre quando giochiamo in una ambientazione fantasy, le cose si sono fatte ridicole sin dalla creazione dei personaggi.

Cominciamo da personaggio di Emiliano, un ranger mezz'orco e tronista, che parla come un cavaliere medioevale da operetta, dicendo cose come "Orsù".
Sul serio, Emiliano... perché? PERCHE'?!
Comunque sia, il personaggio di Emiliano ha il nome di un antidolorifico (Buscopan? Toradol? Una roba del genere..) e ha un fratello maggiore...

...l'altro mezz'orco del gruppo, quello che nel disegno qui sopra vedete dietro il tronista di Emiliano. Il suo nome è Tord, ed è il personaggio di Giulio.
Tordo e Buscopan hanno una mamma orca e un padre umano.
Sì, lo so... non dite niente.

Questo qui sopra, invece, è il monaco umano di Werther. Si chiama MU.
Come le caramelle. O come il verso della mucca.
Nonostante gli sforzi di Riccardo, nessuno è riuscito a convincere Werther che l'ambientazione è fantasy, quindi lui parla e agisce come Keith Carradine in Kung Fu.


Questo invece sono io.
Ego.
Stregone emo, con discendenza demoniaca.
Il mio incantesimo preferito è "Servitore Inosservato", un servitore invisibile con cui parlo per tutto il tempo: avete presente il bambino di Shining che parla con il suo dito?
La stessa cosa.
Nel disegno non si vede (non mi ci entrava nello scanner) ma ai piedi ho un paio di bellissimi Moonboot di pelliccia neri che fanno pandant con il collo della giubba.
Riccardo mi odia a prescindere.
Il taccuino a colori che vendete nel disegno è il libricino in cui ho appuntato gli incantesimi, i talenti e le varie abilità.
Questo è professionismo, altre che!

Il personaggio di Giacomo ancora non è entrato in partita perché il creatore del Panda è in Grecia dalla sua bella. Quando tornerà, scoprirà che il suo posto è stato preso da Razia, un coboldo che abbiamo catturato.

Nota a margine: Riccardo è bravissimo a interpretare i coboldi. Così bravo che non ti viene voglia di ucciderli quando li incontri. Fosse per me, potrebbe fare il coboldo per sempre.

Per il resto, mi sono divertito un sacco ma siamo sempre i soliti cazzoni.