29.5.10

Scomodo va bene.


La cosa che mi crea più problemi, in questi giorni, non è la rabbia derivata dall’incapacità di accettare serenamente quello che mi sta succedendo, ma l’assenza di essa.
Provo a spiegarmi.

A causa dello shock settico pare che in ospedale ci dovrò rimanere tra i dieci giorni o un mese.
Dieci giorni se l’infezione non ha toccato nulla, un mese se ha interessato il fegato.
Adesso, la mia normale reazione a una cosa del genere sarebbe un’incazzatura notevole.
E in effetti, una volta appresa la notizia sono diventato una molla, pronto a scattare alla giugulare di chiunque mi rivolgesse anche solo uno sguardo che non mi piaceva. Di solito, in questi casi, mi chiudo in un quasi totale mutismo, aspettando di sbollire. E così è ho fatto.
Ci ho messo solo due giorni, questa volta.
Due giorni mi sono bastati per abituarmi all’idea e farmene una ragione.
Due giorni per ospedalizzarmi.
E questa cosa mi mette una paura porca perché significa che questa situazione sta diventando sempre più abituale, per me. Che questo cazzo di ospedale è sempre più casa mia e sempre meno un posto contro cui lottare con tutte le forze.
Paziente, sia paziente.
Ma con il cazzo.
Io voglio bestemmiare, incazzarmi, essere intrattabile e insofferente e continuare a rompere il cazzo per uscire in fretta.
E’ questa l’unica reazione umana sana e possibile.
Tutto il resto è resa.

Vado a rispondere male al primo che mi capita.

p.s.
una cosa: apprezzo i commenti di sostegno e supporto che lasciate su questo blog, in queste occasioni, ma non è per questi commenti che scrivo queste robe. La scrivo per me, perché ho bisogno di metterle pixel nero su pixel bianco. Ergo, senza offesa, se quello che volete dirmi è forza, RRobe, facciamo che me lo avete detto implicitamente e andiamo avanti.

28.5.10

[RECE] 24 day 8


Facendola molto breve: è la peggiore stagione di 24 in senso assoluto.
Parte male, tradendo gran parte di quanto promesso dall’ottima stagione precedente, poi illude con una manciata di buone puntate, sprofonda in lungo oblio di noia per tutta la sua parte centrale, rialza la testa con classe facendo sperare in un epico finale e poi fallisce miseramente proprio al momento di chiudere, salutare e accomiatarsi da un pubblico fedele che ha seguito le vicende di Jack Bauer per otto anni. Le ragioni di questo fallimento sono molte ma io mi sento di indicare le cause in una generale mancanza di ispirazione, all’assenza di alcuni personaggi cardine della serie, al non aver proseguito, dipanato e risolto i sub-plot della stagione precedente (probabilmente per usarli nel futuro lungometraggio), alla palese stanchezza di Kiefer Sutherland (vittima anche di alcuni gravi problemi di salute, pare), allla debolezza dei nuovi personaggi introdotti (inutili quando non irritanti) e, naturalmente, a Freddie Prinze Jr., probabilmente la peggiore cosa mai capitata al mondo del cinema e della televisione.
Di tutta la stagione, varrà la pena ricordare un solo episodio (1Pm-2pm).
Peccato.

24 è morto.
Viva 24

25.5.10

Giusto a li ciechi.


Non so bene come se la vivano i portatori di handicap vistosi, o gli sfigurati, i menomati, i deformi di ogni tipo, io però, da diverso part-time, me la vivo abbastanza male.
Parlo del secondo sguardo.
Mettiamo che la situazione sia questa: stai male, è sera e sei in un ospedale. Ha un incarnato degno della famiglia Simpson, le braccia tumefatte e ti devi trascinare dietro un albero con appese un paio di flebo. Questo però non significa che tu non possa andare a farti un giro per l’ospedale, magari per raggiungere quella saletta vicino all’atrio, quella in cui la tua stramaledetta chiavetta internet riesce a collegarsi, giusto?
Ecco, adesso immaginate di essere all’inizio di un lungo corridoio, diretti proprio verso quella saletta.
RATTLERATTLERATTLERATTLE
Fanno le ruote scalcinate del tuo albero ospedaliero, probabilmente forgiato poco prima, o poco dopo, la seconda guerra mondiale.
FTUPFTUPFTUP
Fanno le tue ciabattine di Muji, interamente realizzate in materiali e tinte naturali.
TACTACTACTAC
Fanno i tacchi della signora dall’altra parte del corridoio, diretta in direzione contraria alla tua.
Non ci stai nemmeno badando alla signora ma il brusco cambio di direzione del suo sguardo, da te al brutto pavimento plastica, lo noti lo stesso.
Lo conosci quello sguardo e lo capisci.
E’ uno sguardo di disagio.
La signora ha visto qualcuno in fondo al corridoio deserto e il suo atavico spirito di sopravvivenza l’ha spinta a osservarti per stabilire se tuo possa o meno rappresentare una qualche forma di pericolo. Poi si è accorta delle flebo, o forse del tuo colorito, o magari di quelle ridicole ciabatte, e allora, per pudore, per ipocrisia, per evitare disagio a te (a lei, in realtà) ha volto lo sguardo in una direzione diversa. Facendo finta di non aver notato nulla di strano. E che, se pure lo ha notato, non gli ha dato peso perché lei, di certo, non è tipa che da dare peso a queste cose o far sentire diverso e sfortunato qualcuno solo perché quel qualcuno è diverso o sfortunato.

E allora tu e la signora avanzate l’uno verso l’altro.
Lei guarda bassa, tu guardi lei.
La guardi perché stai aspettando qualcosa, perché ormai un pizzico la natura umana la conosci e non ti aspetti niente di meno o di meglio che la merda.

Vi passate accanto e, proprio un attimo prima di uscire l’uno dal campo visivo dell’altro, ecco che arriva l’occhiata di mancina, lo sguardo servito alla traditora.
E se il primo era ipocrita e bigotto ma, tutto sommato, motivato da buone intenzioni e amabile nella sua pateticità, il secondo, quello che guarda ma non vuole farsi vedere, è odioso e solamente motivato dalla malizia e dalla meschinità. E lo sguardo di chi è pronto a pagare un soldo per vedere la donna barbuta, il tronco umano e l’uomo serpente e poi andarsene in fretta dalla fiera, portandosi dietro un piccolo brivido di raccapriccio e sollievo.

E io dico che la signora del corridoio se ne può anche andare ‘affanculo.
E che ci vadano pure tutti quelli che stanno leggendo queste righe e che adesso stanno annuendo con convinzione: sono sicuro che di secondi sguardi ne avrete lanciati anche voi, e nemmeno pochi.
E lo stesso vale per me, che me ne devo andare ‘affanculo al pari vostro.
E sono ragionevolmente convinto che anche qualche paraplegico abbia lanciato il suo sguardo vigliacco alle spalle di qualche grande ustionati, se gliene è capitata l’occasione, quindi, che vadano ‘affanculo pure i paraplegici e, visto che ci siamo, anche i grandi ustionati, che se la ridono alle spalle dei non vedenti.

Ecco, i ciechi.
Poracci, quelli.

Non doveva mica andare così, eh?

E’ iniziata come una lunga gita di piacere e lavoro per Milano e si è trasformata prima in un rognoso incidente di quasi routine (per i miei standard) e poi per un’emergenza inedita e abbastanza orrenda (anche per i miei standard).
In breve, a Milano mi sono sentito male quasi subito. Capito che la situazione avrebbe richiesto un intervento immediato, mi sono fatto caricare su di un Freccia Rossa e lanciare verso Roma.
Ricovero e CPRE d’urgenza con anestesia completa (preceduta da una pre-anestesia a basa di ketamina ospedaliera che è stata davvero una favola).
Brutto? Sì. Ma, tutto sommato, nella norma. O, perlomeno, nella norma degli ultimi cinque anni della mia vita.
Ma Dio odia le serie televisive noiose e quindi ci ha messo il colpaccio di scena.
Subito dopo la CPRE, mentre tutti dorminavano sonni tranquilli, rassicurati dalla prevedibile straordinarietà della mia condizione sanitaria, io cavalcavo onde di brividi e poi collassavo amabilmente, venendo trasportato d’urgenza in rianimazione.
Ve la ricordate Tsunami? Ecco, lei si diverte a giocare allo Scarrobeo, che è come lo Scarabeo tradizionale, solo che si gioca esclusivamente con i nomi del tipo di malanni che mi sono capitati nel corso della vita. Questa volta, l’amabile Tsunami, ha potuto aggiungere al suo dizionario la parola “Shock Settico”. Una roba non troppo gradevole, a dire il vero.
Aldilà della situazione clinica in sé, quello che mi ha decisamente messo alle corde è stato il rientrare in un reparto di rianimazione nella peggiore delle condizioni possibili: animato.
Quelli di rianimazione sono davvero medici fantastici, preparati, attrezzati, efficienti. Per loro non esiste un problema a cui non corrisponda tutta una serie di azioni e protocolli atti a combatterlo e risolverlo. In sostanza, sono come i meccanici di un box di formula uno e, proprio come quei meccanici, non sono minimamente preparati al fatto che l’automobile su sui stanno lavorando, possa avere un parere o una sua volontà.
Per illustrarvi questo punto, permettetemi di raccontarvi un simpatico aneddoto.

La situazione è questa: mi hanno già infilato nelle braccia un numero di aghi incredibilmente alto (mi sa che ho battuto il mio precedente record di quattro), alle mie spalle ho un albero di natale addobbato con flaconi di ogni forma e colore, alla mia sinistra la macchina che fa BIP, alla mia destra un’altra macchina che produce esattamente il verso del Predator. Ho elettrodi su tutto il costato, sull’indice sinistro ho quell’affare per rilevare i segni vitali e ci sono otto paia d’occhi che mi scrutano. Strano a dirsi ma, aldilà della pressione sotto le scarpe, non mi sento tanto male. Un dottore mi si avvicina.

- Dobbiamo metterti il catetere.
- Grazie ma, no grazie.
- No, guarda, dobbiamo mettertelo per forza...
- Perché?
- Dobbiamo sapere se i tuoi reni stanno funzionando correttamente e per farlo dobbiamo vedere quanta urina fai al giorno.
- Vi serve solo per sapere la quantità?
- Esatto.
- Quindi, se la faccio nel pappagallo e voi vi segnate quanta ne faccio è lo stesso, giusto?
Il dottore è perplesso.
Allora allungo un braccio, prendo il pappagallo poggiato sotto la macchina che fa il verso del Predator e simulo il gesto.
Il dottore mi guarda, ancora più perplesso.
- Capisco che il catetere sia una necessità per gran parte dei vostri pazienti incoscienti ma non è questo il caso.
Il dottore mi continua a guardare perplesso.
- E quando il pappagallo si riempie?
- Suono il campanello e faccio venire un infermiere.
- Qui non ci sono i campanelli.
- E come fanno i pazienti a chiamarvi?
- Loro non ci chiamano. Lo fanno le macchine.
E mi indica i monitor della macchina che fa BIP e di quella che fa il verso del Predator.
- Vi rendete conto che sono vivo, cosciente e in grado di muovermi?
- Quindi, niente catetere?
- Niente catetere, grazie.
Una piccola battaglia vinta.

Per il resto, il soggiorno in rianimazione è stato un discreto incubo alienante fatto di quarantotto ore passate a fissare un orologio appeso alla parete in una stanza deserta. Sembra meno peggio a scriverla che a viverla, ve lo assicuro. Detto questo, sono tornato in un reparto normale. La mia penna usb della 3 non piglia un cazzo quindi non sono sicuro su quando farò nuovo aggiornamenti.
Comunque sia, ci sono ancora.
Mai un giorno di noia.

19.5.10

Ma davvero i mulini esplodono? Sono i peggiori, fidati.

Mentre io mi involo (in realtà, mi intreno) verso Milano, Werther posta il resoconto della partita di ieri.
Lo trovate QUI.

18.5.10

Ma perché non lo dice nessuno? Shadow e Adrian Lyne.

Stavo aspettando che qualcuno tirasse fuori la questione.
Ero sicuro che qualcuno lo avrebbe fatto.
E invece, niente.
E quindi mi tocca dare ragione al mio amico Giovanni, che dice che intorno allo Shadow di Zampaglione c'è un clima da volemosebene che spinge anche i critici più duri a stare zitti e a fare finta di niente.
Senza entrare nei meriti del film (che ci sono) e, tantomeno, nei suoi evidenti limiti... ma come può essere che nessuno ha messo in risalto il fatto che le premesse della storia e, sopratutto, il suo colpo di scena finale, siano un plagio palese di Allucinazione Perversa di Adrian Lyne? Per carità, non sono uno che ci bada troppo a queste cose (per me, lo sapete, il come vince sempre sul cosa), ma almeno segnalare la cosa mi sembrava d'obbligo.


17.5.10

Dio è morto.

Si sapeva che aveva avuto un brutto tumore ma pareva essersi ripreso, tanto è vero che sono riuscito a vederlo dal vivo giusto l'anno scorso, con gli Heaven & Hell, all'ultimo Gods of Metal.
Ronnie James Dio, una delle migliori voci dell'hard-rock si unisce alla più grande band di tutti i tempi.

Per rendergli omaggio, c'è l'imbarazzo della scelta...

16.5.10

Dai, va bene così.

Grazie.
Avete fatto l'impensabile.
Va davvero bene anche così.

Che dire? Forza Bayern.

Grigio...

...il cielo di Roma.
Dannata primavera, dove sei finita?















EDIT:
mi correggo, sta uscendo il sole. Yuppie.

15.5.10

Quindi... chi sta tenendo la corda?

Dunque, la giocata di ieri è stata segnata dalle defezioni di Emiliano e Giacomo, in altre faccende affaccendati. In compenso, Federico è entrato nel nostro gruppo, cosa di cui siamo stati tutti piuttosto entusiasti. Federico ha deciso di interpretare uno gnomo druido che se ne va in giro con una maschera da uccello sul volto: in un gruppo che comprende un mezzorco poeta, il di lui fratello sempre arrapato, uno stregone adolescente e glam, un monaco cinese e Giacomo, direi che ci può stare.

Comunque sia, la storia si è aperta esattamente dove si era chiusa: con il nostro gruppo asserragliato dietro un portone, parzialmente crollato, alle prese con un piccolo drago blu.

Nonostante i miei numerosi tentativi di stabilire una forma di contatto tra noi e questa amabile creatura (ma perché non si puoi mai PARLARE con questi mostri?), la questione si è risolta alla solita vecchia maniera.
Insospettabilmente, siamo riusciti a sbudellare la creatura e a non rimetterci le penne (gran parte del merito è del fratello utile della famiglia Spacca).

Nel proseguo ci siamo inoltrati nelle segrete del castello diroccato dove abbiamo incontrato dei cultisti e i loro amabili scagnozzi, una specie di grossi uomini lupo.

Io e Federico, in questa fase, ci siamo segnalati per una rimarchevole assenza di perspicacia.

La situazione è comunque migliorata quando il mio stregone ha avuto la brillante idea di prendere le vesti dei cultisti uccisi e far travestire tutto il gruppo. Vale la pena di ricordare che la nostra compagine era composta da uno stregone demoniaco adolescente (con tanto di cornina sulla testa), da un mezz'orco di due metri e mezzo, da un monaco cinese e da uno gnomo.

Questo astuto stratagemma ha portato me e il mio personaggio a discutere amabilmente con un adoratore di cose che strisciano nel profondo.

- Salve, fratello.

- Ehm... salve a te... fratello...

- Il drago fa ancora la guardia, al piano di sopra?

- Come no! Ha giusto sgranochiato un altro gruppo di impiccioni... sono una piaga questi avventurieri! Al giorno d'oggi, uno non si può mettere a evocare il male che loro subito TACK! vengono a rompere le palle e a impicciarsi degli affari di onesti cultisti oscuri, impegnati a fare cose... ecco... oscurissime...

- Sei nuovo vero? Non ti ho visto all'ultima riunione sul come prendersi cura della propria prole blasfema...

- Avevo judo...

A quel punto, ho mollato un forte calcione al cultista in questione e l'ho fatto cadere in un pozzo. Era una discussione noiosa, comunque.
Di seguito, abbiamo optato per un approccio meno raffinato, spacciando tutto quello che ci trovavamo davanti.

Adesso, sapete cosa c'è di buono nell'interpretare personaggi di basso livello?
Che devi arrangiarti con quello che hai.
E' facile farsi strada contro le forze del male con uno spadone mistico stretto tra le mani e una pioggia di palle di fuoco... faccenda ben diversa è fare lo stesso ma armati solo di un mazzo di carte truccato, dello spago e di un coboldo.
Comunque sia, abbiamo trovato un sistema per ottimizzare la capacità di evocare animali del nostro druido. In sostanza, perché evocare uno scorpione fiammeggiante e farlo combattere per te quando puoi far apparire un pony sulla testa dei tuoi nemici?

Abbiamo speso un buon dieci minuti a decidere se evocare un pony o un delfino. Per capire quale dei due fosse più pesante siamo ricorsi all'oracolo di Google.
Credo che questa, d'ora in poi, sarà l'arma segreta del nostro gruppo.
Non vediamo l'ora che Federico sia in grado di evocare un capodoglio.

Per il resto, direi che non c'è molto altro da segnalare.
Oh, sì... a parte la faccenda della corda.
Mettiamola così: se mai vi dovesse capitare di ritrovarvi su un specie di ascensore con carrucola sospeso sopra l'abisso, uno di quegli ascensori che per essere calati abbisognano di forti braccia a trattenerne la corda e, proprio mentre state appunto tenendo la corda per far discendere la piattaforma in questione, un mostro proveniente dalla più vicina delle dimensioni infernali dovesse svolazzare verso di voi con l'intenzione di divorarvi il cervello... ecco, non andate nel panico. E soprattutto, non attaccate tutti quanti insieme.
Perché se il monaco attacca con la sua balestra, se lo stregone e il druido si mettono a lanciare incantesimi e se il mezzorco afferra l'arco... chi terrà la corda della carrucola?
Nessuno, ecco chi.

14.5.10

[RECE] Robin Hood



Avevo sei anni, ero un bambino malaticcio e volevo un libro illustrato sul Robin Hood della Disney. Era un libro caro e mia madre non me lo comprò, promettendomi che lo avrei avuto per Natale. Le cose però andarono storte: pochi giorni dopo aver visto quel libro, finii in ospedale per una emorragia esofagea e venni dato per spacciato.
Vi rovino il colpo di scena: non morii.
Ma non fu un bel periodo, ve lo assicuro.
Comunque sia, quando mi svegliai, dopo l'intervento, mia madre aveva quel libro illustrato di Robin Hood tra le mani e me lo stava leggendo.
Questo spiega A) la mia passione per Robin Hood e B) il mio essere, a tutt'oggi, un ragazzino viziato.
Perché vi sto raccontando tutto questo? Più che altro, per spiegarvi lo stato d'animo con cui mi sono avvicinato al nuovo Robin Hood del fratello meno bravo della famiglia Scott. E poi anche per ringraziare mia mamma, che non lo faccio mai.

Ma parliamo del film.
La prima cosa da dire è che, nonostante la campagna promozionale cerchi di farci credere l'esatto contrario, questo non è il film di Massimo Decimo Meridio con l'arco.
Anzi, a dirla tutta, l'approccio di Scott a questo Robin Hood è antitetico a quello che aveva avuto con il Gladiatore (film che, comunque, a me è piaciuto un botto, sia chiaro).

Se nel Gladiatore la resa realistica era del tutto tralasciata, qui è quasi il motivo d'essere della pellicola.
Se nel Gladiatore i toni erano epici e più grandi della vita, qui sono intimi, quasi dimessi.
Se la fotografia del Gladiatore era barocca, artefatta, leccata, pacchiana (nel senso buono), qui l'approccio, anche attraverso un sapiente uso della camera digitale, è naturalistico, semplice, essenziale. Vi basti sapere che la cosa più eroica che fa questo Robin Hood è spargere il grano. Ed è una scena bellissima.
La retorica è largamente bandita da questo Robin Hood e anche "il mito" è messo a margine, in un tipo di operazione che è filosoficamente vicino a quanto fatto con James Bond in Casinò Royale. In sostanza, questo è un Robin Hood annozero ben scritto, ben interpretato, ben girato, lontano dalle scelte facili e che ricorda il buon vecchio cinema di un tempo, quello senza rallenty e accellerazioni e realizzato tutto dal vero, con gente vera, cavalli veri e vere ambientazioni.
Consigliato fortemente a tutti quelli che vogliono vedere un buon film, lontano dai giocattolini di plastica che ci fanno sorbire al giorno d'oggi.
Sconsigliato a chi si aspetta un polpettone epico, un 300 con tante frecce, Il Gladiatore 2, un nuove Bravehearth.

E adesso, cantiamo tutti insieme...

13.5.10

Steam per Mac.

Da oggi Steam è disponibile anche per Mac, che è davvero una buona cosa.
E fino al 24 maggio regalano Portal, che è un capolavoro.
Io me lo scaricherei.

12.5.10

Road Dogs di Elmore Leonard.


E' uscito un nuovo romanzo di Leonard.
Uno pubblicato recentemente anche in America di cui tutti parlano un gran bene.
Fantastico, no?
No, per un cazzo.
Perché è pubblicato nella collana Stile Libero Noir dell'Einaudi che, a tutti gli effetti, è una collana economica (perlomeno nella veste editoriale) della casa editrice, e costa la bellezza di 18 euro.
18 euro, signori.

Ecco, adesso io mi rivolgo a voi signori della Einaudi e lo farò con le parole più gentili possibili: siete dei ladri.
Dei ladri, punto e basta.
E io, ai ladri, io soldi non li voglio dare.
E visto che rubare ai ladri non è questo gran crimine, io il vostro libro me lo rubo.
Che, a conti fatti, per farlo mi basta un click.
E vaffanculo.

18 euro.
E poi ci si lamenta di volumi di fumetto di 120 pagine, tutte a colori, a prezzi analoghi.
Criminali.

Ah, giusto per la cronaca, la copertina qui sopra è quella dell'edizione americana, che è bellissima. Quella dell'edizione italiana fa schifo.

11.5.10

Fa abbastanza ridere... se non facesse incazzare.


Questa è la seconda recensione che UBC dedica a Don Zauker, quella scritta da Ratzinger.
Non voglio entrare nel merito del pensiero strisciante che si legge dietro a ogni riga di questa recensione. E' un pezzo fazioso, disonesto e mi ha fatto incazzare, tanto basti.
Però, la pubblicità Adsense a corredo del pezzo mi ha fatto davvero ridere.

p.s.
bisogna però dire che UBC ha anche pubblicato un'altra recensione, di segno del tutto diverso.
La trovate QUI.


Perdendo tempo.

E' strano come più io abbia da scrivere e più il tavolo di disegno mi attiri.
Che non significa che io sia diventato un disegnatore migliore o che i risultati siano soddisfacenti, solo che il perdersi nei misteri del segno è rinfrancante rispetto ai problemi che comporta la creazione di una storia. Poi, è ovvio, se dovessi ricominciare a farlo per campare, sono sicuro che di colpo il tutto sarebbe moooolto meno seducente.

10.5.10

Che Crom ti prenda con se, Frank.

E' morto Frazetta.
Da solo ha costruito un immaginario eroico.
Senza di lui, Conan non sarebbe stato la stessa cosa, Bisley sarebbe solamente un clone di Corben, i Manowar sarebbero degli impiegati e i Molly Hatchet avrebbero delle bruttissime copertine per i loro album migliori. Tra le altre cose.

Che poi ti domandi come mai sono venuto così...



Le prime tre tavole di una nuova storiellina di Asso, questa volta non realizzata per il Canemucco. Quando uscirà, e dove, ve lo dirò tra qualche tempo.

Canemucco, interviste e facezie.

Da oggi potete chiamarmi "er molletta", vista la voce nasale che ho su questo filmato.

Una volta copiare era più facile...

...non perché non ti sgamavano (perché ti sgamavano comunque) ma perché, almeno, la cosa rimaneva più circoscritta. Adesso, con internet, i blog e via dicendo, non solo ti sgamano, ma ti sputtanano anche in pubblico. E' un mondo difficile per chi prova a fare il furbo (e meno male, aggiungerei).
Carmine di Giandomenico DICE la sua.

Comunque sia, il nocciolo della questione, ha ragione Carmine, non sta tanto negli autori che copiano ma nei supervisori che non se ne accorgono.
Nell'ultimo anno, di situazioni del genere ce ne sono state parecchie, sia qui in Italia sia negli USA, e io credo che sia il palese sintomo di un problema.
Nel caso specifico poi, questa è la seconda volta che Laura Scarpa, come supervisore, incappa in un incidente così plateale (la prima era stata con un giovane autore che, addirittura, aveva fotocopiato delle vignette di Risso). Io non credo che Laura sia una persona che prende alla leggera il suo lavoro ma è evidente che le sue molteplici attività non le permettono di conoscere e seguire tutto quanto con la necessaria attenzione, oltretutto, il suo ruolo sula rivista Scuola di Fumetto, la mette in contatto con un gran numero di esordienti che sono quelli che più spesso cadono in questo tipo di tentazioni (ma capita anche con gli affermati professionisti, come la storia recente ci insegna). Forse bisognerebbe ripensare da capo il ruolo del supervisore.

p.s.
per la cronaca, il blog dell'autore in questione è QUESTO e oltre a delle amabili copie-ricalchi di Carmine, ci sono anche delle pregevoli contraffazioni di Eduardo Risso (uno dei più gettonati quando si tratta di plagi). Io capisco che il disegnatore sia giovane... ma internet è una grande livella che mette tutti sullo stesso piano, e se tu spacci del materiale copiato-ricalcato come tuo, allora devi anche mettere in conto che qualcuno ti venga a fare tana. E questo vale tanto per il giovane esordiente quanto per l'autore affermato.

The King of Famicon


Me lo segnala Ottokin. E non lo ringrazierò mai abbastanza.

[Ricordi di Napoli] Claudio Curcio tira le somme.

Ultimo appuntamento con i pezzi sul Comicon. Oggi intervistiamo di nuovo Claudio Curcio, direttore della manifestazione, per chiedergli come è andata, secondo lui.

Ciao, Claudio.
Ti sei ripreso dal Comicon?

Ti sto scrivendo dopo una settimana di lavoro intenso quasi quanto quello precedente e durante Comicon, passato questo fine settimana, probabilmente possiamo dire di esserci ripresi... un poco.

In giro per la rete in molti hanno espresso il loro parere sul nuovo assetto della fiera. Chi con termini soddisfatti, chi più perplesso, chi infastidito... voi avete tirato le somme?

Noi siamo soddisfatti. Tutto quello che ci eravamo ripromessi di ottenere con il nuovo assetto, lo abbiamo ottenuto: decongestionare il Castello ed avere una parte in fiera che funzionasse sia in termini di pubblico che di espositori ed attività. Le mostre in città forse hanno sofferto un po' della maggiore dislocazione, ma comunque nel complesso pensiamo di aver ottenuto più vantaggi che svantaggi. Se vogliamo dare qualche numero, posso dirti che abbiamo venduto il 27,5% di biglietti in più, ed avevamo il doppio degli espositori rispetto al 2009. Questa edizione è per noi una sorta di nuovo numero "zero", dal quale ricominciare, anche aggiustando gli errori, e migliorando molte cose (come abbiamo sempre fatto d'altronde).

Qualcuno (io, a dire il vero), ha letto in questa divisione geografica una similitudine inquietante: l'intellighenzia fumettistica, asserragliata nel suo alto e distante castello, chiusa agli stimoli esterni e, per certi versi, arida, e il popolo, volgare ma spontaneo e vitale, in basso, nella piazza, a festeggiare e divertirsi. E' davvero così o è stata solo la necessità a spingere per questa soluzione?

Pensavo fosse chiaro, e l'avevo detto anche nella tua precedente intervista, che la divisione era il risultato di una doppia necessità: non potevamo continuare a far convergere il pubblico al Castello e non volevamo abbondare la sede storica del Comicon. Abbiamo fatto una scelta, che prevedeva alcuni compromessi. Altre scelte avrebbero comportato altri compromessi... è una questione di nostra volontà, continuare a far crescere la nostra manifestazione, preservandone le caratteristiche che l'hanno resa unica sin dalla sua nascita. Io credo che questa soluzione possa essere la migliore possibile, onestamente l'atmosfera al Castello non mi sembrava così desertica, visto che comunque sono stati staccati più di 9.000 biglietti solo lì, e la stessa presenza di tanti operatori (quasi 2.000 tra autori, pro e giornalisti) io la valuto come una cosa positiva, una risorsa. Anzi, ti dico di più, per noi è sempre stato essenziale avere tanti operatori (l'area pro è nata nel 2003, e non esisteva un'esperienza simile nel nostro paese), perché crediamo che per un autore incontrarsi con i suoi colleghi, con gli editori, con autori stranieri, possa essere motivo di stimolo, di crescita, di scambio... e se proprio vogliamo essere un attimo seri, sentire polemiche su birra sì e birra no, o pensare che la corsa al pass autore è per ottenere accesso al caffè gratis, fa un po' cadere le braccia.

Fino a questo momento i pareri critici si sono soffermati solo sull'atmosfera un poco deserta del Castello e sulla mancanza di vitalità di questa parte della manifestazione. Guardando le cose da un altro punto di vista, invece, non si potrebbe parlare di una mancanza sotto il profilo culturale alla mostra d'Oltremare?

Dipende cosa intendi per "culturale"... se per essere culturale un evento deve avere incontri e mostre, allora la risposta è semplice, non potevamo duplicare questo programma al Castello ed alla Mostra d'Oltremare perché allora sì che avremmo avuto due eventi totalmente indipendenti l'uno dall'altro, mentre noi volevamo caratterizzare le due sedi e far sì che chi volesse fruire di tutto dovesse muoversi tra le due. Io però credo che, per farti un esempio, la cultura del cosplay, preveda altre cose: un buon palco, buoni camerini, una sfilata competitiva ben organizzata, ottimi premi e molto spazio. Alla Mostra d'Oltremare c'era tutto questo.
Così come penso che fare mostre di tavole originali in un padiglione fieristico, non faccia che riportare il fumetto indietro di 15 anni, quando nessuno si sognava di dare al nostro medium l'importanza che si merita, dal punto di vista artistico e culturale, e che oggi comincia a vedersi riconosciuta.

Perché Panini, Planeta, Jpop e GG Studio erano a Oltremare e non al Castello, luogo in cui, invece, si trovavano tutti gli altri editori?

La scelta di stare al Castello, alla Mostra, o in tutte e due le sedi (come hanno fatto sia Jpop/BD che GG Studio) era a totale discrezione degli editori, e visto che ci rendevamo conto che la doppia presenza sarebbe stata impegnativa, in termini di personale ed allestimento, e che mentre al Castello potevamo continuare ad offrire lo stesso prezzo basso per lo stand, alla Mostra d'Oltremare questo non era possibile, avevamo anche proposto di prendere lo stand in una sede e rifornire il nostro bookshop di libri nell'altra, con un sistema di conto vendita che avrebbe permesso agli editori di essere visibili in tutti e due i punti. Quasi nessuno ha aderito (solo Hamelin), ma noi avevamo dato a tutti gli editori le informazioni necessarie a modulare la loro presenza, e quello che si è verificato nelle due sedi è esattamente quello che prevedevamo...

Qual è il tema del prossimo anno?

Sorpresa... ;-)

Le mostre. Belle e tante. Ma sparse per la città, proprio come a Lucca... con la differenza che Napoli è una megalopoli e Lucca un piccolo centro. Siete sicuri che questa scelta abbia premiato i vostri sforzi e le abbia valorizzate?

Le mostre durante Comicon, appartengono a due categorie: quelle del programma principale, e quelle del circuito OFF.
Queste ultime, non dipendono da noi, ogni anno le proposte che ci arrivano sono di più, e questa cosa oltre a farci piacere, dimostra come il lavoro svolto finora stia pagando, visto che si parla di fumetto a Napoli molto più di prima e soprattutto in luoghi non deputati. È ovvio che la moltiplicazione degli eventi può disorientare, però l'alternativa, cioè non accettare proposte, sarebbe anche peggio, secondo noi.
Le mostre principali, invece, erano effettivamente per la prima volta in più punti della città, e non solo al Castello, e questo è il risultato anche di una richiesta precisa da parte delle Istituzioni: non dimentichiamo che il nostro salone è supportato dagli Assessorati al turismo di Comune e Regione, ai quali non interessa solo che si facciano tanti biglietti nei 3 giorni, o che gli appassionati siano contenti, ma, giustamente, interessa che l'offerta culturale e turistica in città nel periodo di aprile sia ricca, e questo per accontentare un numero di utenti che è ben maggiore dei visitatori di Comicon (basti pensare che la città Metropolitana di Napoli conta 3 milioni di abitanti e ogni settimana ci sono decine di migliaia di turisti in città); come ben dici tu, Napoli, nel bene e nel male, non è Lucca, né Angoulême, è ovvio quindi che sia differente l'approccio ad un Festival come il nostro.


Veniamo a noi. Per il primo anno abbiamo collaborato come media partner. Per me è stato divertente... per voi?

Per noi è stato... impegnativo! Conoscendo la tua pignoleria, e sapendo quanto i frequentatori del tuo blog sono esigenti (oltre che numerosi), ma spero che continueremo, anzi che ci venga in mente qualcosa per essere attivi anche durante l'anno, perché no?

Grazie ancora.

Grazie a te, e alla prossima.

7.5.10

Pensavo che la critica fumettistica su internet fosse messa male...

...poi, oggi, m'è venuta la curiosità di leggere qualche recensione di un libro di narrativa che mi interessava (visto l'attuale costo dei romanzi, il consumo perlomeno consapevole è diventato un obbligo).
Il risultato è che ho trovato un mucchio di articoli e alcune presunte recensioni che, in realtà, erano solo lo stesso comunicato stampa della casa editrice, messo in forma un pelo diversa (e qualche sito nemmeno questo sforzo ha fatto).
Possibile che non ci sia un portale di recensione professionali non dico buono ma, perlomeno decente?
Qualcosa che non si basi sulle impressioni dei lettori e sulle chiacchiere degli addetti stampa?

5.5.10

Cinco de Mayo...


Sia chiaro... a me Rodriguez e tutta questa finta explotation ha rotto le palle già da un po' e, sinceramente, di Machete non mi fregava nulla.
Però questo primo trailer non è per niente male... visto mai che ne esce qualcosa di buono?

Cazzarola... io l'ho già preordinato!


Credo che QUESTA sia la prima recensione italiana di Alan Wake, l'attesissima nuova fatica dei ragazzi di Remedy (Max Payne 1 e 2) per 360.
Dopo cinque anni di attesa, pare che il gigante abbia partorito un topolino.
Spero che il recensore si sbagli o sia stato troppo duro... c'è però da dire che, nel corso del tempo e con il susseguirsi dei filmati, l'impressione che Alan Wake stesse invecchiando male l'ho avuta pure io.
Vabbè... torno a giocare alla beta di Halo Reach (che, se non l'aveste capito, è davvero un capolavoro).

E non sono stronzetto, sono estroso.


Non mi sento tanto bene, quindi, il resoconto della partita con i gigioni, l'ho affidato a Werther.
Lo trovate QUI.

3.5.10

"Ho saputo di quella cosa..."

A Napoli quasi tutti sapevano del progetto supersegretissimo a cui sto lavorando insieme a Emiliano.
Il che, ammettiamolo, lo rende un poco meno supersegretissimo.
Comunque sia, non posso (e non voglio) dirvi ancora nulla.
Però qualche disegno sparso, preso a caso, ve lo posto (che tanto li ha postati anche Emi sul suo blog).




E venne il giorno.


Da oggi è disponibile la beta multiplayer di Halo Reach.
Quando Dio ha creato l'umanità, era per arrivare a questo giorno.

2.5.10

A quando anche Buffy?


Questa nuova ondata di parodie porno sta prendendo decisamente piede.

[Cartoline da Napoli] Giorno Tre.


Sono arrivato al Castello a piedi perché adoro camminare per le strade di Napoli quando c'è bel tempo. E anche perché ho perso la navetta, ovviamente.
Di solito in queste occasioni riesco a non focalizzare su nulla i miei pensieri e a lasciarli scorrazzare liberamente.
E' una cosa che mi fa sentire in pace con il mondo, a me che sono sempre in trincea.
Questa volta non ci sono riuscito.
Non so bene perché ma questa manifestazione l'ho presa sul personale.
Visto che non sono riuscito a trovare la serenità tanto agognata mi sono letto il dodicesimo numero di Animals.
Devo dire che la lettura è stata piacevole.
Le cose sono due: o la rivista di Laura Scarpa è maturata parecchio in un anno (e in parte è così) o Makkox mi rende frocio (e anche in questo c'è un fondo di verità).
Perdonatemi: è molto raro che mi innamori di un autore al punto di diventarne un fan (casi precedenti negli ultimi 14 anni: Leo Ortolani, Gipi, Caluri e Pagani) e quando mi succede mi rendo conto di perdere di lucidità nei suoi confronti.

Comunque sia, mi sono seduto al tavolo per gli autografi e le firme con una mezz'ora di ritardo, che ho recuperato allungano la mia permanenza.
Ho fatto i miei venticinque disegni in un corridoio umido e freddo (quello spazio è da rivedere, ragazzi... sul serio) e poi mi sono fatto un giro.
C'era poca gente al Castello.
E quasi tutta con un pass da addetto ai lavori appeso al collo.
E allora m'è presa ancora peggio.
E mentre rimuginavo su tutte le cose che non andavano, sugli errori fatti e su come fare per metterci riparo, mi sono seduto nell'area pro (l'area del Castello riservata agli ospiti e ai vari professioniti presenti alla manifestazione) e in quel posto, guardando i miei colleghi attorno a me, tutti sereni e satolli di buon cibo e tante attenzioni, ho avuto l'illuminazione:
ma perché cazzo me la sto prendendo tanto a cuore?

Gli altri ospiti non lo fanno ma, anzi, si godono una manifestazione che dal loro punto di vista è particolarmente rilassante e vivibile. Apprezzano i corridoio facilmente percorribili, il brusio sommesso di quel pubblico maggiormente raffinato che il Castello ha saputo attirare rispetto alla bolgia fracassona, rumorosa e puzzolente presente alla mostra d'Oltremare, non si fanno il problema se si è venduto meno o di più, si godono i divanetti e il poco che hanno da fare.
E stanno sereni.

Io, invece, non sto sereno.

Perché mi angoscia il fatto che quel crepaccio culturale tra un certo modo di intendere il fumetto e il pubblico di massa, si sta allargando sempre di più, passando dallo stato concettuale a quello fisico.

Perché mi sento troppo popolare (e popolano, forse) per stare a mio agio nel Castello e troppo ricercato (e forse un pelo snob) per essere davvero a mio agio nella mostra d'Oltremare.

Perché ho paura di stare diventando come Balto, che non è cane, non è lupo e sa solo quello che non è.

Insomma, seduto su quel divanetto ho capito che il problema non è di Napoli Comicon ma mio.
E allora, visto che gli autori sono contenti, visto che gli editori non hanno tirato fuori i forconi, visto che i cosplayer non si sono sentiti ghettizzati ma anzi, si sono divertiti un sacco e hanno invaso il loro nuovo recinto... bravi tutti.
Continuate così.
FateMI del male.



Nella foto qui sopra, il momento più sereno che ho vissuto in questi tre giorni di fiera.

[Cartoline da Napoli] Giorno Due.


Napoli Comicon è un divorzio voluto da una moglie frigida che sognava la ribalta di Parigi ma era costretta a dividere la sua casa con un marito popolano, al Vomero.
Adesso vive sempre al Vomero, ma da sola.
Suo marito è andato ad abitare a Fuori Grotta e la sua casa è piena di persone.
Molte sono ragazze.
Seminude.

Napoli Comicon è il neonato dibattuto da due madri e posto sotto la spada di un Salomone con un orecchio al cellulare e la testa da un'altra parte.

Napoli Comicon è tutta diversa.

Napoli Comicon è sempre uguale.

L'edizione 2010 della salone diretto da Claudio Curcio è una manifestazione di sfaccettature e assolutismi, di scelte trancianti e ripensamenti, di intolleranza e rispetto, di insofferenza, di propositività, di coraggio e di debolezza.
Una fiera figlia delle necessità, dei malumori e delle contingenze, ma pure dell'opportunità, dell'amore e della voglia di fare bene.
E, nel bene e nel male, questa edizione 2010 è un punto di svolta per il fumetto italiano.
Ma di tutto questo ne parliamo a bocce ferme perché la questione è spinosa.

Anche la seconda giornata è andata.
L'ho vissuta molto più serenamente della prima e mi sono anche saputo divertire.
Pienone alla mostra d'Oltremare, affluenza da Napoli Comicon di qualche anno fa (parecchi anni fa) al Castello. Consegna dei premi Michelluzzi piacevole e rapida.
Tanto tempo per vedere i fumetti, conoscere gli autori e vedere le mostre.
Tanto tempo, forse pure troppo.
Dicono che alcuni editori presenti al Castello si siano detti molto soddisfatti dell'ambiente più tranquillo e culturale.
Personalmente, ho parlato con qualche altro editore che, invece, era piuttosto perplesso davanti a vendite di molto inferiori agli anni precedenti.
Forse mi sbaglio ma mi è parso di vedere il capoclacca di quelli che volevano una manifestazione senza cosplayer (e che quest'anno l'hanno avuta vinta) che se ne è andato allegramente via da Napoli questa mattina, all'alba del secondo giorno della manifestazione.
Troppo facile lanciare il sasso e nascondere la mano, signor Igort.
Troppo facile.
Che chi rompe paga, e i cocci dovrebbero essere i suoi.

1.5.10

[Cartoline da Napoli] Giorno Uno.


Avevo promesso onestà intellettuale, eccovela:
se non fossi legato per affetto e amicizia al Comicon, è probabile che già questa traccerei un profilo piuttosto critico sul nuovo assetto della manifestazione. Ma il fatto è che io sono legato per affetto e amicizia al Comicon, quindi non lo farò.
Quello che farò, invece, è sospendere il giudizio fino al termine della giornata di domani, per vedere come gira la fiera a pieno regime, di sabato e di primo maggio.

Per il resto, posso dirvi che la sessione di questa mattina di autografi e disegni è stata lunga e stancante, ma pure appagante per il mio ego, che il tempo che ci vuole per andare da Castel Sant'Elmo alla mostra d'Oltremare è di 40 minuti esatti (con i mezzi pubblici), che l'organizzazione della fiera si sta comportando sempre magnificamente con tutti noi ospiti e che comunque vada, Alino, Claudio, Antonio, Glauco, Viola e tutti gli altri, si stanno facendo comunque un mazzo come una casa per fare e dare del loro meglio.
Che è già tanto, fidatevi.