30.9.10

In fiera con Asso.


A Romics, da oggi.
Sono ospite con il ruolo pomposo di uno dei Sette Re di Romics (ovviamente, voglio essere Tarquinio il Superbo).
Qui c'è il programma generale.
Oggi c'è il convegno Segnando l'Immaginario, che inizia alle 12 e 30 ma, il mio intervento, è previsto per le 17 e 30.
Domani, alle 15 e 30, c'è il mio workshop, dura un'ora e sarà seguito da una sessione di firme e disegni.
Sabato ci sono ma a spasso, a fotografare i cosplayer.
Insomma, se mi volete trovare, sono lì.


29.9.10

Regalatemi una mela.


Quest'anno ho deciso di tenere qualche workshop e insegnare un pochettino.
Nelle prossime settimane vi dirò come e dove.
Nel frattempo, vi segnalo QUESTO.

28.9.10

Io sto con il Libanese... Francesco Sarcina, no.

Io la serie la amo molto.
Mi piace come è scritta, come è diretta e come è interpretata.
Ma questa roba, no.
Ma proprio no.

Di John Doe.


Ho appena finito di scrivere i redazionali di John Doe 1, il primo albo della nuova serie di JD, edito dall'Editoriale Aurea. Con questo, e con la consegna di tutte le tavole da parte di Riccardo Torti, oggi si è chiuso il grosso del lavoro su questo volume.
E' strano a dirsi ma il mio cuoricino nero e putrido ha avuto un piccolo palpito d'emozione.
Sono passati sette anni da quando JD ha visto la luce. Di più, se teniamo conto del suo primo dossier. E di cose ne sono cambiate proprio tante, da allora.
All'epoca il mio lavoro appariva principalmente su Skorpio e Lanciostory e scrivere per gli altri non era la mia principale attività. Ero, grossomodo, un autore unico, specializzato in storie brevi (alcune anche buone, ammettiamolo). Mi ero lasciato alle spalle la Factory da qualche anno e in giro non vedevo molte opportunità di espressione. Il mercato delle graphic novel non era ancora nato, per la Bonelli ero ancora troppo immaturo e il mercato francese che, all'epoca, era la mecca, non mi attirava nemmeno un po'.
Se l'Eura non avesse chiesto a me e a Lorenzo di concepire un nuovo albo monografico da mandare in edicola, mi chiedo dove sarei oggi.

Devo tanto a JD.
Quasi tutto.
Me ne sono accorto quando l'ho perso.

Quando sono tornato a scriverlo, l'ho fatto con timore.
Quello che volevo era di riuscire a tornare all'entusiasmo e alla sconsideratezza del primo periodo, riuscendo a metterci, nello stesso tempo, tutto quello che avevo imparato nel frattempo.
Adesso che la storia è finita, posso dire di esserne soddisfatto.
Questo nuovo numero uno è rischioso al pari di quanto lo è stato l'albo originale, solo che lo è in modo diverso perché quello che ho fatto su quel primo JD, negli anni è diventato abbastanza comune per il linguaggio degli albi formato quaderno non editati dalla Bonelli. E ripetere la stessa formula, non avrebbe avuto alcun significato.
Se JD ha avuto qualche rilevanza nel panorama del fumetto italiano, ce l'ha avuta perché ha osato (anche sbagliando e di grosso, alle volte), facendo quello che gli altri non facevano.
E se all'epoca la regola era essere educati, un poco formali, un pelo rigidi e, diciamocelo, a tratti, noiosi, JD era divertente, cazzarone, alle volte sguaiato, spesso cafone, alle volte stupido.
Ma emozionante.
Oggi però, di albi del genere se ne vedono anche troppi. E tutti cercano di replicare le stesse cose che cercavamo di replicare io e Lorenzo, pescando dalle strutture dei serial americani, dai dialoghi di gente come Leonard e Lansdale, dalle suggestioni di un certo tipo di cinema, di letteratura, di fumetti e di videogiochi.
E allora, oggi, la vera provocazione è fare qualcosa di diverso.
Qualcosa di divertente ma che non sia del tutto sciocco.

Una commedia, per esempio.
Come quelle di Billy Wilder.
O almeno, aspirando alle sue.

Ma quanto è bella, la commedia?
Ma quanto è difficile, la commedia?

27.9.10

Risolto il mistero dei messaggi scomparsi.

Allora, io di mio non cancello nessun commento dal blog.
Ma qualcuno si è trovato il messaggio cancellato e ci ha visto subito del marcio.
E allora mi sono incuriosito.
La piattaforma di Blogger ha messo una nuova funzione per lo spam.
I messaggi che reputa spam li sposta automaticamente in una sottocartella, non facendoli vedere.
Tocca andare nella sottocartella e controllarli.
Dovrei averli ripristinati tutti.

Blog Awards 2010

Sono usciti i vincitori.
Li trovate QUI.
E sì, mi piacerebbe discuterne ma farlo da questa piazza risulterebbe automaticamente fazioso, quindi non lo farò. Comunque sia, alcuni premi sono meritati, altri mi lasciano perplesso.
La cosa che maggiormente mi fa pensare però, è come certe meccaniche dilaghino in qualsiasi settore, anche in quello relativamente nuovo della blogosfera.
Come direbbe Stanis La Rochelle, siamo molto italiani.
Nel frattempo, i complimenti ai 400 Calci.

A.A.A. Cercasi

Andrea Voglino, giornalista e un mucchio d'altre cose, sta cercando un disegnatore per un nuovo progetto. L'annuncio lo ha postato sul suo blog e lo trovate QUI.
Se siete interessati, dategli un colpo.

26.9.10

Siamo sotto i tuoi piedi e tu ti puoi muovere, se vuoi... però cagaci, eh?

Oggi, attraverso i messaggi di Facebook, mi è arrivato questa roba:

Gentilissimo Roberto,
qualche giorno fa ti ho mandato un messaggio in cui ti chiedevo, credo educatamente, dove potessi inviarti questo nostro lavoro per farti un omaggio. Lavoro non mio ma lavoro frutto dell'impegno di una decina di persone che autofinanziandosi hanno pensato di poter fare un omaggio a tutti i propri amici/miti in stile anni '80/'90: una fanzine!
Purtroppo a quel messaggio nessuno di voi, che tanto ci fate sognare con le vostre storie, ha risposto.
Credo personalmente che questa non sia una bella cosa. Innanzitutto perchè non crediamo di infastidire nessuno anzi cerchiamo di trasmettere a tutti la nostra passione che nasce leggendovi ed ammirandovi.
Ora, mi domando, quando ad un semaforo qualcuno ti chiede se può lavarti il vetro dici no oppure muto guardi avanti fingendo che quella persona non esiste?
Se io fossi stato quel lavavetri non mi avresti nemmeno guardato in faccia. Nulla mi sarei permesso di dire se mi avessi scritto "Non sono interessato" oppure "Non seccare più" ma questo silenzio è davvero assordante.


Chiariamo.
Io non sono vostro amico e non voglio essere un vostro mito.
Io sono uno che fa dei fumetti che voi leggete. Punto.
Non credo che voi dobbiate elemosinare la mia attenzione al semaforo e un tale paragone mi fa pensare che forse avreste bisogno di un corso di auto-stima piuttosto che di fare una fanzine (o almeno, lo dovrebbe fare quello che mi ha scritto questo messaggio).
Credo, piuttosto, che dovreste imparare a rispettare la vita degli altri e a capire che il fatto che compriate e leggiate quello che facciamo, non vi da nessun diritto di poter pretendere di più.

Avete fatto un qualcosa? Ottimo. Sono contento per voi.
Spero che vi abbia dato soddisfazione.
Se ne avrò occasione, tempo, voglia e possibilità, la vedrò.
E magari mi piacerà pure e vi dirò bravi.
Ma visto il modo in cui vi relazionate però, non aspettatevi che vi dia il mio indirizzo per spedirmela a casa che di psicopatici che sanno dove abito ne ho fin troppi.

E per la cronaca... io manco ho capito di che fanzine si sta parlando.

25.9.10

[RECE] Inception


E che cazzo gli vuoi dire a un film che si basa su una buona idea (per quanto fortemente debitrice dal solito Philip K. Dick), ha uno script a orologeria, una regia misurata ma autoriale, una grande fotografia, un bel montaggio, delle ottime prove d'attore, e una buonissima colonna sonora?
Non gli dici un cazzo.
Ti stai zitto e applaudi (metaforicamente, che quelli che applaudono al cinema sono da uccidere).
E io applaudo.
Applaudo un regista che, fino a questa pellicola, non mi aveva mai convinto fino in fondo ma che questa volta, invece, si porta a casa un film difficile e lo fa alla grande.
Se proprio volessimo trovargli un difetto, si potrebbe notare che data la materia, Nolan avrebbe potuto osare di più sotto l'aspetto visivo ma, in realtà, la misura del film è anche la sua migliore qualità: che ci sarebbe voluto davvero poco a trasformarlo in un wannabe Matrix e invece no.
Insomma, voto: 9

24.9.10

Nel peggiore dei casi.


Il volume sarà in libreria il 7 ottobre.
Non mi è chiarissimo se verrà già presentato in occasione di Romics (che si terrà a fine mese).
Comunque sia, contiene tutta la miniserie originale, il numero zero, gli studi di Matteo Cremona e altro materiale inedito.
Prezzo, 9 euro.

23.9.10

12 salti. Ogni giorno. Per 11 anni.


Sei stato un buon cane.
E per me, un buon amico.
Addio Zero, cane entusiasta.

Per amici e vari: non dite e non fate. So che chi mi vuole bene ne sarà dispiaciuto e grazie per questo. Ma tant'è, non c'è molto da dire o raccontare.

22.9.10

[RECE] Halo: Reach (aggiornata)


Con calma, alternandolo al multiplayer, ho finito Halo: Reach.
Rispetto a quello che avevo scritto QUI ho cambiato leggermente parere.
In primo luogo perché ero partito da un assunto sbagliato: giocarlo nella modalità Leggendaria, non è il modo per permettere al gioco di esprimersi al massimo del suo potenziale.
A quella difficoltà, gli avversari sono davvero troppo, troppo, tosti, e non fanno altro che esaltare tutte le deficienze dell'intelligenza artificiale dei propri compagni di squadra, sbilanciando del tutto gli equilibri del gioco.
Il livello di difficoltà giusto, quello su cui i ragazzi della Bungie, a mio modo di vedere, hanno calibrato il tutto, è Eroico. A quel livello di difficoltà gli avversari sono cattivi ma sanguinano e muoiono, la nostra armatura regge un pelo di più e i componenti del Noble Team guidati dal computer sono sempre degli idioti, ma qualcuno riescono ad ammazzarlo ogni tanto. In senso assoluto, a questo livello di difficoltà il gioco è più divertente senza diventare mai facile. Quindi, capita questa cosa, ho resettato tutto, ricominciato il gioco da capo e l'ho portato a termine. E se la prima parte del gioco è, tutto sommato, trascurabile, la seconda parte (dalla missione nello spazio in poi) è pura epica videoludica.
I valori artistici, tecnici e produttivi espressi, sono incredibili.
La campagna single player di Reach è bella da giocare, è bella da vedere, è bella da ascoltare e, soprattutto, è straordinaria da vivere. Una conclusione magnifica di una saga magnifica.
E poi c'è il multiplayer. Che è lo stato dell'arte assoluto.
Insomma, aggiorno i miei voti:
Singlepayer: 9
Multiplayer: 10
Capolavoro assoluto.

21.9.10

[RECE] Cattivissimo Me


Anteprima, ieri.

Non c'è tanto gusto a parlare di un film che non è brutto ma nemmeno bello.
Buono il livello tecnico, bella la caratterizzazione visiva dei personaggi, buono e a tratti, spassoso, l'uso del 3D...ma lo script è davvero debole e afflitto da eccessi di buonismo che manco la peggior Disney, gli archi narrativi dei personaggi sono a stento abbozzati e le gag sono affidate quasi tutte ai soliti personaggini di contorno (alla maniera dello Scrat di Ice Age o dei pinguini di Madagascar).
A peggiorare il tutto, il doppiaggio italiano è PE-NO-SO.
Peccato perché il film ha avuto una storia produttiva travagliata e speravo che il suo approdo in sala fosse la conclusione di una fiaba a lieto fine. Invece, è solo l'ennesimo filmetto in CGI, non particolarmente brillante.

Manifestami.

Oggi, in edicola, allegato al Manifesto, c'è QUESTO.
Nel primo fascicolo ci trovate una storia di Cajelli e Gianfelice, nei prossimi quelle di un sacco di altra gente, compreso il sottoscritto.
Oggi è gratis.

19.9.10

[RECE] Suck


Ci sono film che magari non sono capolavori ma che trasudano talmente tanto amore e onestà per qualcosa al punto che tu finisci per amarli a loro volta e ad amare anche quello di cui trattano.
Fanboys, per esempio, è uno di questi film.
Suck, no.
Suck è solo un filemettino pianificato a tavolino per cercare di diventare un cult.
Ma se il film ha dialoghi mosci e una sceneggiatura senza ritmo e costruita male, non vai da nessuna parte.
E gli sforzi del regista (uno che viene da serie televisive di secondo piano) di accattivarsi le simpatie di tutti gli amanti delle commedie horror degli anni '80, infarcendo il film di rimandi espliciti e impliciti, non fanno altro che peggiorare la situazione perché danno al film uno spiacevole alone di ruffianeria.
Insomma, sarebbe tempo buttato se non fosse che...
Alice Cooper è meraviglioso e questo è forse il film in cui fa la miglior figura di sempre.
Henry Rollis è un grande attore e lo è da un sacco di tempo.
Iggy Pop continua a invecchiare e migliorare, invecchiare e migliorare.
E poi c'è Moby. Che mi starebbe sulle palle se non fosse che qui interpreta il leader di una band death metal di Buffalo specializzata in carne cruda.
In poche parole, è un film che si può perdere tranquillamente ma che se siete amanti di un certo tipo di musica dovete avere.
Come Morte a 33 Giri, Monster Dog, Phantom of the Park e via dicendo.

18.9.10

I vampiri succhiano!

Mentre in Italia arriva il presumibilmente orrido Vampire Suck (che è diventato Mordimi perché "il Succhio del Vampiro" o "i Vampiri Succhiano" devono essere stati ritenuti titoli troppo volgari... del resto il film è ricco di umorismo all'inglese, mica una parodia pecoreccia da due soldi), non sembra invece essere destinato alla distribuzione nelle italiche sale, Suck, commedia rock a base di succhiasangue che negli USA è già un piccolo cult.
Perché questo film sembra essere speciale? Guardate il trailer e lo capirete da soli.


Ma quanto è figo il vecchio Alice?

Trucchi d'autore.


Due chiacchiere con Stefano Piani a proposito del mestiere di scrivere, di come e di dove.
Le trovate QUI.


17.9.10

Ci vuole un attimo a finire a votare Di Pietro, o Bossi, o Berlusconi.

Prendete il topic sul nuovo logo della città di Roma, per esempio.
Si parlava di quanto fosse brutto il vincitore del concorso indetto dal comune.
E, nel giusto linciaggio generale, qualcuno ha detto: "è costato 40.000 euro, è uno scandalo!".
E tutti a gridare "LADRI! LADRI! LADRI!" e "BUTTATE I SOLDI CHE NOI VI DIAMO".
E forse sono scemo io, ma a me sembra che se il logo ufficiale della capitale d'Italia, che nelle intenzioni di chi l'ha commissionato verrà utilizzato in una miriade di declinazioni diverse, se ne vada via a 40.000 euro, vuol dire che il comune ha fatto un affarone.
Perché conosco gente che ha studiato loghi per delle società molto meno rilevanti della città di Roma e che ha incassato di più.
Si, più di 40.000 euro per un logo.
Quindi?
Dipende da cosa ci fanno con quel logo.
In che maniera viene utilizzato, quanto e dove. Dipende da quanto è importante la società che lo commissiona.
E invece, tutti a scandalizzarsi per i 40.000 euro pagati per un disegnino.
Questo è populismo signori.
Si inizia così... e poi si finisce a fare le ronde padane.
Occhio.

Il punto è che quel logo è brutto.
Non quanto è costato (e, lo ripeto, è costato meno del giusto).

Malimortaccivostra.

Questo è il nuovo logo della città di Roma, selezionato dopo un lungo concorso.
Se ne volete sapere di più, andate sul post di Paolo, che ci si è dilungato dall'alto della sua competenza.
Io, da semplice romano, ho un solo commento a riguardo:


16.9.10

Fresh New-Cumers



Ci siamo rifatti il trucco.
Grafica nuova, più snella e sobria, realizzata da Ottokin e qualche aggiustamento, specie nella colonnina qui di fianco. Il mio ritratto è realizzato da Alessandro Minoggi.
Sì, lo so... i pulsanti di Wikio sono un cazzotto nell'occhio ma non se ne possono avere di migliori e il mio ego mi impone di tenerli.
Ho tolto i contatori delle visite, che con Google Analytics, Alexa, Wikio, Blogbabel e compagnia cantante, non hanno più senso e ho dato un taglio all'infinita colonna di link a blog, siti e forum. Adesso c'è una lista (invisibile) di indirizzi che trovo interessanti e che il blog tiene sotto controllo, segnalando gli aggiornamenti più recenti. Per il resto, ho ripristinato la casella per i commenti e messo in evidenza i vari collegamenti alle mie pagine sociali.

Credo che sia tutto
Ah già, tette e culi.
Ci saranno ancora, adesso che siamo così precisini?







Sì.


p.s.
sì, lo so. Il "perché" nella scritta dell'header è sbagliato. Date al grafico il tempo di cenare e lo sistemiamo.

p.p.s.
il primo che prova a correggermi il titolo del topic è 10 volte scemo.

15.9.10

Sfortunata la nazione che ha bisogno di eroi.


La dittatura dei personaggi, in Italia, continua a farla da padrone.
Specie se si parla di fumetti.
QUI trovate il concorso organizzato da Xl e Romics per decretare il miglior personaggio fumettistico dell'anno.
Iniziative del genere si fanno anche per altri linguaggi, solo che in genere si vota per l'autore o l'opera... nel fumetto no, si vota per il puppazzo.
Come in politica con Berlusconi.

[RECE] Halo: REACH


E, invece, sono perplesso.
Non per il multiplayer, sia chiaro.
Il multi di Halo era perfetto sin da subito e non ha fatto che migliorare, iterazione dopo iterazione.
Allo stato attuale, per meccaniche, tipologie di gioco, varietà, funzionalità e interfaccia, non ha rivali. Da solo vale la spesa del gioco.
No, verrebbe anche più soldi, tenendo conto per quanti anni ho giocato ad Halo 3 e per quanti anni conto di giocare a questo nuovo capolavoro.

Il single però...
Non dico che è sbagliato come ODST, perché la Bungie non avrebbe mai fatto due volte lo stesso tipo di errore.
Ma questo Reach ha tante piccole brutture, fastidiose incoerenze, stupidate, buggettini e sciatterie che, nei vecchi capitoli, non erano presenti.
Niente in grado di rovinare l'esperienza di gioco, sia chiaro, però questi difetti ci sono, e si vedono, specie se lo giocate in modalità leggendaria, quella più difficile, quella che costringe il giocatore a dover avanzare con cautela, a dover ripetere spesso le stesse sezioni e a badare a tutti i dettagli. Ecco, se lo giocate così, le magagne non potrete non vederle (e questo spiega perché i recensori di mezzo mondo non se ne sono accorti, dato che sicuramente avranno provato il gioco in modalità normale, se non facile, per fare in fretta e poter scrivere il pezzo prima di tutti gli altri).
Di sicuro, posso dire che se l'intelligenza artificiale degli avversari è abbastanza buona (anche se, per me, i cattivoni di Half Life, non li ha mai battuti nessuno), quella dei compagni di squadra, di quel Noble Team tanto sbandierato in tutta la campagna promozionale e da cui era lecito attendersi miracoli, è invece deficitaria sotto ogni punto di vista.
Portarsi dietro questo gruppo di Spartan non solo è penoso, ma rovina l'esperienza ludica nel suo complesso perché i migliori guerrieri della terra si muovono come dei rimbambiti, ogni tanto si incartano e non tengono conto delle azioni del giocatore, rovinando qualsiasi approccio tattico che non sia "testa basta e spara a tutto quello che si muove". In sostanza, sembrano usciti dritti, dritti, da un videogioco di una decina d'anni fa (anche di più) e non sono assolutamente all'altezza degli standard di eccellenza a cui la Bungie ci ha abituato.
Insomma, sono perplesso.
Ma il gioco devo ancora finirlo.
E visto che sto giocando in difficoltà leggendaria, sia in singolo sia in cooperativa (dove almeno non devi sorbirmi quei beoti del Noble Team), ci metterò qualche tempo.
Magari ne riparliamo per allora.

Se dovessi esprimere un voto, darei 10 pieno al multiplayer. Anzi, 11.
Superiore a qualsiasi altro.
Mentre al singolo mi riservo di pensarci. Per ora, non andiamo oltre l'8, l'8 e mezzo.
Nel complesso, meglio di Killzone 2, ma di sicuro non migliore dei tre capitoli che lo hanno preceduto.

E se ve lo state chiedendo... sì, quello nella foto è proprio Nathan Fillion con un fucile da cecchino di quelli che usano gli Spartan.
E' un fissato di Halo (ne parla sul suo Twitter un giorno sì e uno pure) e sta cercando in tutte le maniere di essere Master Chief.
Io quell'uomo lo adoro in tutto quello che fa.

14.9.10

E sempre a proposito di John Doe...


Questo qui sopra è il collegamento alla pagine Facebook di John Doe e QUESTO è il suo Twitter.
Entrambi verranno usati sia in maniera tradizionale, sia in maniera meta-testuale (quando leggerete John Doe 1, quest'ultima affermazione vi risulterà più chiara).

Di John Doe e di tutto il resto.


Sullo Spazio Bianco è uscita una bella chiacchierata tra me e Davide Occhicone.
Se leggete fino in fondo, c'è una news che, secondo me, è interessante.
Trovate tutto QUI.

Make it a Halo Day.


'Nuff Said.

Se non cade un fulmine a ciel sereno...


...questo Grinderman 2 è l'album dell'anno.
Se volete saperne di più, QUI c'è il sito ufficiale.
E sì, l'ultimo degli Arcade Fire l'ho sentito parecchio nelle ultime settimane e, dite quello che vi pare, riconosco che è un gran bel disco, il migliore della band, ma per me è moscio.
Questo invece è un disco della madonna di quelli che ti fanno incazzare, ti portano in giro, ti mettono paura, ti fanno innamorare e alla fine ti scaricano fuori da un bar, ubriachi, pesti e felici.
Nick molla del tutto i Bad Seeds e segui questo progetto a tempo pieno, ti prego.

13.9.10

E adesso scrivete per cento volte sul vostro iPad: "la padania esiste".


Mentre nel basso medio evo viene fondata la prima scuola padana con i crocefissi imbullonati alle pareti e il maiale servito a forza agli studenti, a Bergamo, in via sperimentale, arrivano gli iPad per alunni e insegnanti. Che sarebbe una cosa fantastica (pensate solo al peso degli zaini) se la scuola in questione non avesse altri grossi problemi. E intanto la Gelmini suona l'arpa mentre l'istruzione brucia.
Ma va tutto bene, signori miei.
Va tutto bene.
Abbiamo l'iPad, no?

il disegno qui sopra è del sor Makkox.

Domande interessanti.


La partecipazione al festival della letteratura di Mantova ha scatenato in Tito tutta una serie di domande interessanti.
Ha iniziato a porsele, e a porcele, QUI.
Mi piacerebbe, mi piacerebbe davvero tanto, leggere qualche risposta dei nostri "giornalisti" e "critici" del settore.

Di Grey e di altro.

Lo Spazio Bianco dedica un bell'approfondimento a Yoshihisa Tagamani, autore di uno dei miei manga preferiti di ogni tempo (Grey).
Il pezzo è un bell'esempio di come mi piacerebbe che i siti di fumetto trattassero tutti quei prodotti che, a causa della loro natura, apparentemente di puro intrattenimento, non vengono mai presi abbastanza sul serio.

12.9.10

Sono stato a Reach...


...e non volevo più andarmene.
Ieri sera, dopo la debacle romanista, ho avuto modo di mettere le mani su una copia per la stampa di Halo: Reach.
Ci ho giocato troppo poco per poter farmene un giudizio completo ma, per quello che ho visto, non avrò bisogno di nessun altro videogioco per i prossimi tre-quattro anni.
Scherzi a parte, sembra davvero bello. E il multi è più maestoso che mai.

Comunque, visto che il gioco esce tra un paio di giorni (e se mi criocenizzassi nell'attesa?), vi ripropongo un pezzo di analisi sulla figura su Master Chief, grande assente di questo ultimo capitolo.
Lo trovate QUI.

No, vabbè, dai, questa fatecela rigiocare.


Ma cosa?
Ma come?
Ma perché?
Ma scherziamo?
E comunque, complimenti a Burdisso per l'entrata di fino e a Borriello per il convincente esordio.
E io lo capisco che il Cagliari non è una brutta squadra (anzi), lo capisco che la formazione era d'emergenza... ma cristo, sembrava una squadra dell'oratorio contro il Barca.

10.9.10

[RECE] Resident Evil: Afterlife


C'è una scena, nella quarta iterazione cinematografica di Resident Evil, in cui Milla Jovovich sta per farsi la doccia. E' un attimo di pausa e tranquillità tra un assalto di zombie e l'altro ma lo spettatore sa che le cose sono già andate per il peggio e che l'Alamo sicuro in cui una delle tope più stratosferiche del pianeta si è rinchiusa, è stato violato e che i mostri sono dietro l'angolo.
E trattiene il fiato lo spettatore, perché è chiaro che il senso del film e, forse, il futuro del cinema tutto, si gioca in quella scena.
Se il mostro apparirà prima della doccia, allora le cose andranno come da routine, con altri ammazzamenti, altri rallenty senza senso, altri effetti digitali a cazzo di cane.
Ma se il mostro apparirà dopo che Milla si è denudata e messa sotto il caldo getto dell'acqua, allora le cose cambieranno per sempre.
Lo Jovovich che, gnocca al vento, corre verso di voi sparando e piroettando, proiettata fuori dal maxi-schermo nella gloria del 3D mentre W.S. Anderson grida "PUPPAMI LA FAVA, JAMES CAMERON!"

Purtroppo, viviamo nella sfaccettatura sbagliata del multiverso e quindi il mostro appare prima che Milla si denudi e questo Resident Evil: Afterlife è solo l'ultimo esponente del post-cinema, delirante nello script, noioso nei dialoghi, follemente incoerente nella gestione dello spazio scenico, ma pure piuttosto suggestivo nelle atmosfere e visionario nella messa in scena.

E mentre i videogiochi fanno i salti mortali per acquisire una terza dimensione in termini di profondità narrativa e spessore dei personaggi, il cinema di intrattenimento piroetta nel 3D visivo e nella post produzione, diventando un mero contenitore dell'immagine, dell'azione, dell'effetto, del movimento.
Nell'attesa che arrivi Sucker Punch a ridefinire cosa è possibile e cosa non lo è.

Sono ancora qui.

Non ho idea del perché ma, da ieri notte, il blog risultava cancellato.
Non è stato bello, tenendo conto quanto cazzo di roba ci ho riversato qui dentro.
Pare che sia tornato tutto ok e che sia stato un problema della piattaforma.

Mettetemi una coperta sulle spalle.
A quelli sotto shock, si mette una coperta sulle spalle.
L'ho imparato dai film.
E i film non mentono mai.

9.9.10

Bruce vs. Frankenstein


Ve lo ricordate My Name is Bruce?
Piccolo gioiello ironico ad opera di quel mostro sacro di Bruce Cambell.
Ecco, Bruce ci riprova, dandogli un seguito.
Queste sono le sue parole, nel presentare il progetto:

"Yeah, it's "The Expendables, or more like theIt's a Mad, Mad, Mad, Mad World of horror. I want to get so many horror movie stars that people can't possibly not see the movie. I want to give them other stuff to do. I want to have Kane Hodder be very particular about what he eats. I want Robert Englund to be a tough guy, like he knows tae kwon do or something. I want to find out the hidden sides of all these people. Some will play themselves, some will play alternate characters as well. I may approach Kane Hodder to play Frankenstein. He could be Kane Hodder himself fighting himself as Frankenstein. It could be crazy. It's a silly concocted story that we hope to do maybe in a year or so. My breaks betweenBurn Notice have been getting tighter because they've been adding episodes. They're trying to trap me like a rat in the TV world, and I might just let them. There's a script, it just kind of blows right now, so no one's really seeing it. We gotta work on it. Definitely shoot in Oregon all on a stage. It's like the 300 of horror comedies. We want to make it a whole world. Someone's gotta take Frank down for good."

Ed è gia SCIMMIA PAURA!

[LAVORO] Pensavate che avessi finito, uh?

DISCLAIMER
Una tra le varie ragioni che mi hanno spinto alla decisione di non partecipare in maniera attiva alla tavola rotonda organizzata da Claudio Stassi è che sono certo che sarei finito a fare un discorso sul genere di quello che sto per fare qui sotto e che delle persone, persone che magari apprezzo anche molto, si sarebbero offese.

"Ma se lo fai qui, perché non potevi farlo anche durante la tavola rotonda?"

Grazie per la domanda.
La ragione è perché qui avrò modo di esporre quello che penso nella maniera più chiara e meditata possibile, cercando di ridurre al minimo il rischio di essere frainteso o travisato. E poi perché qui le parole restano e non volano e si trasformano come le chiacchiere, in quel di Lucca.
Andiamo a cominciare.

Sì dopo tanti discorsi generici, un nome e un cognome, signori.
Paura, eh? Tenetevi forte perché, nei prossimi interventi, ne farò anche degli altri (sempre pescati, ovviamente, tra quelli che stanno animando questo confronto).

Chi è Michele?
E' un autore completo che produce le sue storie da undici anni, se non vado errato.
E' l'elemento alieno del gruppo Innocent Victims.
I suoi fumetti sono stati pubblicati in Italia, Francia, Stati Uniti, ha vinto due Micheluzzi e, per me, è bravissimo.

Ci campa del suo lavoro, Michele?
No, come s'evince dal suo blog, per campare fa il grafico e lettera fumetti (pure lui, come un'altro dei miei fumettisti preferiti, Andrea Accardi).
Il mercato è sbagliato perché Michele non riesce a campare dei suoi lavori?
Forse.
Ma forse le cose non sono così semplici.

Analizziamo per un secondo il lavoro di Michele.
Come sono i suoi fumetti?
Difficili. Tanto difficili.
Nel segno, nella grammatica del linguaggio, nella costruzione dell'architettura narrativa, nelle tematiche e in ogni altro aspetto.
Michele è un autore che non fa nessuna concessione ai suoi lettori, è severo, ermetico, sgradevole, alle volte.
E io lo stimo parecchio per questo. Lo stimo in una maniera che non credo che lui si immagini nemmeno.
Ma resta il fatto che per capire appieno il suo Metauro, l'ho dovuto leggere tre volte (due volte in cartaceo e una nella versione digitale). Forse sono stupido io, forse no.
Quindi, visto che è un autore difficile, si merita di non riuscire a campare con quello che fa?
No, per carità.
E' ovvio che si è scelto la strada più complicata, ma anche se la cultura e l'arte sono piene di autori difficili che sono morti di stenti solo per rimanere integri, è pure vero che ce ne sono molti, molti di più, che sono riusciti a trovare realtà commerciali in grado di proporli a un pubblico adatto.

Ecco, per me, Michele, un editore adatto a lui, non lo ha mai pienamente trovato.
Prima ha pubblicato in seno alla Innocent Victims che, sostanzialmente, era un'etichetta autoprodotta (più o meno come la nostra Factory) con tutti i limiti del caso. Poi è passato in Magic Press, un editore specializzato in fumetti americani che ha pubblicato alcuni bei prodotti italiani, purtroppo in maniera erratica, sempre senza una vera linea editoriale e rivolgendosi ad un pubblico che non era interessato. Poi ci sono state le edizioni estere che però, per il momento, non sembrano avere avuto seguito. Poi è passato in Tunué, dove le cose sono andate meglio ma, anche qui, la linea editoriale della Tunué e il suo pubblico di riferimento, non erano del tutto compatibili con la voce di Michele e Metauro era un oggetto davvero strano nel catalogo dell'editore (e, nonostante questo, per il momento la Tunué è stata la casa editrice che ha saputo proporre meglio il suo lavoro). Infine, Fernandel, editore di romanzi di prestigio e di nicchia... talmente di prestigio e di nicchia che i tre volumi di FactorY sono praticamente introvabili. Adesso c'è in arrivo un nuovo romanzo per non ho capito quale editore.
Spero uno in gamba.
Perché nel settore dei romanzi grafici, dove i soldi arrivano all'autore direttamente dal numero dei fumetti venduti, il problema non è dell'acconto sulle royalties (che pure fosse di 2000 euro sarebbe ininfluente, visto che stiamo parlando di almeno 100 pagine scritte e disegnate e parecchi mesi per realizzarle) il problema è quello di essere messi nella condizione di poter raggiungere il proprio pubblico.
Per farlo serve un editore con un catalogo a te compatibile e quindi, con un pubblico a te compatibile. Un editore con un ufficio stampa che sappia lavorare bene e che abbia la voglia e la forza di seguirti. Un editore che capisca chi sei e che sappia a chi venderti.
In tutta la sua esperienza, Michele ha trovato (e solo in parte) un editore simile nella Tunué, che in qualche maniera a presentare il suo lavoro in modo che apparisse almeno vagamente coerente con il resto del catalogo (cosa che, a mio modo di vedere, non è) e che il volume lo ha spinto e seguito.
E a me viene da chiedermi, visto che stiamo parlando di un solo editore parzialmente compatibile in undici anni di professione... ma non sarà che Michele abbia fatto qualche scelta sbagliata nel gestirsi, in tutti questo tempo?
Che la colpa non sia solo del mercato, degli editori, del pubblico, ma pure un poco sua?
Che, magari, è lui che non ha saputo trovare il giusto contesto in cui far crescere il suo lavoro (faccio un nome a caso: Coconino)?
Così, giusto per chiedere e senza offesa, giuro.

8.9.10

Questo piacerebbe anche a Sclavi.

La canzone mi sembra orrenda ma il video è un gioiello che, sono ragionevolmente certo, farà impazzire ogni amante di Dylan Dog.
E poi c'è la donna più figa del mondo al di sotto del metro e sessanta.
Grazie a Evil Monkey per avermelo fatto scoprire.

[LAVORO] Un bel post sulla distribuzione.

Lo trovate QUI.

La macchina del capo...


Lui si chiama Jonas.
Lo ha disegnato Emiliano e lo ha colorato Massimo.
Chi è?
Uno che produce cadaveri.

[LAVORO] Predatori e Boyscout.


Dunque, chi sono i cattivi?
Il mercato, che costringe la piccola, media (e talvolta anche la grande) editoria a offrire contratti da fame?
Non lo so.
E' un esempio che ho fatto in precedenza ma lo ripeto perché, per me, è calzante:
se non ho i soldi per aprire un ristorante, pagare i fornitori per avere materie prime di buona qualità, pagare i dipendenti e tenere il locale pulito e in ordine... forse sarebbe il caso che il ristorante io non lo apra.
Perché a me cliente me ne frega poco dei tuoi problemi se il cibo fa schifo, il servizio è lento, il locale sporco e il conto salato. Ti sto pagando con soldi veri che mi sono costati fatica, pretendo che in cambio di quei soldi tu mi dia della roba buona.

E allora la colpa è degli editori che fanno investimenti inadeguati rispetto alle loro ambizioni e che, per pareggiare i conti, presentano contratti offensivi fatti di acconti ridicoli di 200-300 euro (o, addirittura, senza nessun acconto), royalties al ribasso, diritti per la vendita all'estero deliranti e nessuna garanzia per il presente e, ovviamente, per il futuro?
A meno che, nel farlo, non vi stiano anche puntando una pistola alla testa, intimandovi di firmarli, no, non sono loro i cattivi.
Perché noi, dagli autori affermati ai wannabe dell'ultima ora, abbiamo tutti lo stesso super potere, quello di dire "No, grazie".
Potere ancora più efficace nel settore dei romanzi grafici che, come detto nel post precedente, non garantisce la nostra sussistenza.
Nella vita capita di accettare lavori per ragioni alimentari ma in questo specifico segmento del nostro settore, no.
Perché non campi con un acconto, nemmeno con un acconto dignitoso di 2000 euro per 100 pagine di fumetto (e vari mesi di lavoro). E tanto meno, campi sulla base di royalties potenziali quanto fumose.
Le ragione per accettare questo tipo di lavoro non può risiedere nella sussistenza e quindi prescinde da certe logiche. Possiamo accettare questo lavoro per l'esigenza creativa di fare qualcosa di diverso rispetto a quello che facciamo normalmente, possiamo accettarlo perché stiamo investendo su noi stessi e vogliamo farci conoscere, possiamo accettarlo perché abbiamo qualcosa da raccontare con il fumetto e il fumetto seriale non è un contenitore adatto. E mille altri motivi.
Ma la sussistenza, no. Se lo accetti perché credi di camparci, sei uno stupido e punto.
Perché non puoi realmente credere che tu sarai l'eccezione che confermerà la regola. Che tu sarai il nuovo Gipi. Che tu, da solo, sovvertirai le leggi del mercato e grazie alle royalties ci farai una barca di soldi. Per carità, potrebbe pure succedere, ma sarebbe da stupidi accettare un contratto economicamente svantaggioso (svantaggioso a prescindere, anche nel caso di contratti dignitosi) sperando che l'acqua si trasformi in vino.

E allora i cattivi sono gli autori che questi contratti li accettano, permettendo di esistere a un mercato che in realtà non ne avrebbe la forza?
In parte.
Ma no, non sono nemmeno loro, non completamente, almeno.
Perché sì, di fatto c'è un esubero di fumettisti pronti ad accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare e sì, gli editori questo esubero lo sfruttano (e qui ci sarebbe da aprire una lunga e dolorosa parentesi sul come e il perché in edicola possano riuscire a campare i cosiddetti bonellidi, ma mi avete chiesto di concentrarmi solo su questioni strettamente inerenti al mercato dei romanzi grafici e così farò)... ma non puoi condannare qualcuno perché ci sta provando con tutte le sue forze. Non puoi dirgli: tu non hai nemmeno il diritto di provarci.
Sono davvero pochi gli autori che conosco che, quando hanno iniziato, non hanno accettato lavori sottopagati pur di mettere il piede dentro al nostro settore e dimostrare il loro valore.
E certe volte gli è andata anche straordinariamente bene.

E allora la colpa è delle scuole di fumetto, realtà che non fanno altro che peggiorare la situazione, facendo un mucchio di soldi con l'indotto dell'industria fumetto, reinvestendone pochissimi direttamente nel mercato e che continuano a sfornare wannabe fumettisti, anno dopo anno.
Però, qualche autore bravo ne è uscito da queste scuole e, ad essere onesti, c'è un esubero ancora più grande di aspiranti musicisti, di aspiranti scrittori, di aspiranti qualsiasicosa e non mi pare che a nessuno venga in mente di mettere sotto processo i conservatori o le università.

A che punto eravamo?
Il mercato, no.
Gli editori, no.
Gli autori, no.
Le scuole di fumetto, no.

E se i cattivi fossero i lettori?
Quei luridi bastardi che si ostinano a spendere così poco nei settori di nicchia e così tanto nel mercato di massa?
Per puro amore della provocazione mi piacerebbe da matti tenere questa linea... ma non posso.
Perché un lettore ha il sacrosanto diritto di farsi piacere quello che cazzo gli pare e non siamo noi a poter sindacare sui suoi gusti.
Al massimo, dovremmo in qualche maniera educare il lettore a leggere, di più e meglio.

E allora, il cattivo, è la cultura.
La mancanza di una cultura della cultura.
Il degrado culturale in cui siamo sprofondati dalla fine degli anni '70 a oggi.
E gira che ti rigira, quando si parla di massimi sistemi, la colpa è sempre di Berlusconi.
E il discorso diventa inutile.

Il punto di questo sproloquio è semplice: bisogna tornare con i piedi per terra e prima di mettersi a cercare un colpevole e una cura per ogni male, bisogna capire il nostro ruolo e la nostra valenza rispetto al mercato. Cosa vogliamo, da dove veniamo e dove stiamo andando.

Perché un contratto a zero acconto ma con royalties alte a partire dalla prima copia venduta, in un mercato adatto, ha fatto la ricchezza di gente come Frank Miller e Mike Mignola e, magari, fa fare la fame a qualche autore italiano che sono più di dieci anni che si sbatte in giro, da editore a editore, continuando a chiedersi perché i suoi fumetti non vendono (e la risposta non è mai semplice).
Perché il problema, in un settore che, lo ripeto, non garantisce la sussistenza, non è quanto venite pagati, ma quanto venite valorizzati e quali condizioni vi vengono date di poter vincere.

Chi è il cattivo?
E' cattivo il mercato che viene manipolato da distributori in palese conflitto d'interessi e debito di ossigeno e idee.
E' cattivo l'editore che vi offre un contratto con un acconto sulle royalties e poi non stampa abbastanza copie nemmeno per coprire quell'acconto.
E' cattivo l'editore, che non vi offre nessun acconto sulle royalties, garantendovele alte e dalla prima copia venduta, e poi non mette il vostro fumetto nella condizione di vendere e a voi di guadagnare qualcosa.
E' cattivo l'editore sprovveduto che non sa fare di conto, che non sa seguire e spingere i suoi prodottti e tutelare e valorizzare i suoi autori.
E' cattivo qualsiasi, QUALSIASI, editore che chiede di venire pagato per pubblicare un libro (in campo letterario, proprio a causa dell'esubero dell'offerta rispetto alla domanda, un sacco tagliagole ci si sono fatti bei soldi in questa maniera e vista la situazione attuale, quanto ci vorrà prima che l'idea baleni in mente pure a qualche editore di fumetti?)
E' cattiva ogni casa editrice che vi offre un contratto in evidente contraddizione con leggi che già esistono (come quella sull'inalienabilità del diritto d'autore o sulla proprietà degli originali).
E' cattivo ogni aspirante fumettista che si offre di fare il lavoro di un altro per la metà dei suoi soldi.
E' cattivo ogni fumettista che da sempre la colpa a fattori esterni e non si chiede mai se forse c'è qualcosa nel suo lavoro o nel suo modo di proporsi, o nelle scelte professionali che ha fatto, che non gli permette di riuscirci a campare.
E' cattivo ogni fumettista che dal mercato ha solo preso e non ha mai dato.
E' cattiva ogni scuola di fumetto che illude i suoi allievi.
E' cattivo ogni lettore che non curioso.
E' cattivo ogni autore che non cerca farsi largo con le sue forze e che invece implora l'intervento di una qualche autorità più in alto del mercato.

...e molti altri cattivi ci sarebbero.
Ma tutte queste cose, basta dire NO e il problema è risolto.
Pubblicare con un editore non è obbligatorio se le condizioni che vi sono state proposte sono per voi squalificanti.
Non ne va della vostra vita visto che questo segmento non vi serve per vivere.
Specie oggi, con internet che vi fornisce una visibilità superiore ai mille lettori (se va bene) che vi può garantire un volume stampato da qualche editore.
Specie domani, con il digital delivery e l'autoproduzione da casa che vi porterà direttamente nei device elettronici e nelle carte di credito dei lettori, senza passare per nessuna filiera intermedia.

Per concludere, per dirla con le sacre parole di Joe Hallenbeck, "noi boyscout abbiamo una filosofia semplice: il cielo è azzurro, l'acqua è bagnata e i predatori sono sempre in agguato e sempre più forti... il nostro motto è sii sempre pronto".

Voi da che parte volete stare? Da quella dei predatori, o da quella dei boyscout?

7.9.10

[LAVORO] Bisognerebbe riempire la moglie di botte.


DISCLAIMER:
il termine "Romanzo Grafico" verrà usato in questo pezzo solamente per comodità. L'autore continua a ritenerlo una SONORA STRONZATA (con buona pace di Will Eisner), una mera etichetta commerciale volta a riuscire a vendere i fumetti a gente che quando va il libreria ha bisogno di un qualcuno che lo rassicuri che sta facendo una cosa culturale.


NON E' SCRITTO NELLA PIETRA.
il tipo di produzione di cui si sta parlando e il suo segmento commerciale, hanno una vera rilevanza da non più di quattro anni-cinque anni.
Quattro, cinque anni fa, gli editori che realizzavano volumi a fumetti, in genere autoconclusivi, dall'alta foliazione e destinati tanto al mercato delle librerie specializzate, quanto a quello delle librerie di varia, e pagati agli autori esclusivamente sul meccanismo dell'anticipo sulle royalties, si contavano sulle dita di una mano mentre oggi sono la maggioranza.
Solo quattro anni fa, una casa editrice come la BD, oggi in prima linea nella produzione di Romanzi Grafici, sfornava ancora un prodotto come Garrett, miniserie di quattro volumi prodotta alla "vecchia maniera" (quindi con pagamento a tavola e successive royalties sulle vendite e non con l'esclusivo acconto sulle royalties). E il prodotto aveva pure successo (cosa abbastanza impensabile, adesso come adesso).
Questo significa che qualsiasi riflessione possiamo fare oggi è fatta su di un mercato ancora acerbo, ancora in grossa evoluzione e che, soprattutto, non è detto che riesca davvero a imporsi.
Non credo che le cose andranno così ma c'è pure l'evenienza che tutta la faccenda dei romanzi grafici, in Italia, si riveli niente più che una bolla speculativa del mercato, un esperimento e nulla più. Del resto, il segmento deve ancora affermarsi pienamente anche in Francia, dove sono ancora le loro produzioni tradizionali (nel linguaggio, nel formato, nei metodi produttivi) a farla da padrone.


ABBIAMO VOLUTO LA BICICLETTA
Le regole di questo mercato sono quelle del mercato dei libri e punto.
Non è che gli editori di fumetti si siano inventati nulla nel proporre gli attuali contratti, hanno semplicemente declinato quelli delle grandi (e piccole) case editrici delle librarie di varia. In questo settore, un acconto sulle royalties compreso tra i 1500 euro e i 4000 euro per il romanzo di un esordiente, è la regola. E' la regola per case editrici enormi come Mondadori e Rizzoli. Anzi, se siete nella fascia dei 4000, siete dei privilegiati. Poi è ovvio, ci sono delle eccezioni ma sono questo, appunto, eccezioni. Del resto, il discorso non fa una piega, no? Abbiamo voluto fare i Romanzi a Fumetti, abbiamo voluto entrare nel mercato delle librerie di varia? Abbiamo voluto sentirci fighi perché affrancati dal populismo del fumetto seriale e da edicola? Ecco, adesso, se vogliamo essere competitivi e dare una possibilità di guadagno alle case editrici di fumetti che in questo settore stanno cercando di muoversi, dobbiamo accettare le regole economiche di quel settore. Altrimenti non gioca più nessuno.


CON IL SUDORE DELLA LORO FRONTE
Sento dire in giro, spesso anche da sceneggiatori, che c'è differenza tra produrre un fumetto e un romanzo. Che il tempo e la fatica che necessitano a un disegnatore per realizzare 100 pagine di fumetto sono infinitamente superiori a quelle che deve spendere un mero romanziere.
E' una cazzata.
Persino il parolaio da un tanto al chilo, ci mette comunque un sacco di tempo a scrivere un romanzo. Immaginatevi quanto ci può mettere "l'artista della parola". La gran parte di scrittori che conosco io, per realizzare un romanzo, ci mette tra i sei mesi e l'anno. A patto che abbia l'idea, che sia in vena di scrivere e che il processo creativo non subisca intoppi. E poi deve rivedere, sistemare, riscrivere, sulla base delle indicazioni del suo supervisore. Sentire dire, specie da colleghi sceneggiatori, che scrivere è più facile e meno impegnativo è una cosa tristissima. E lo dice uno che ultimamente sta passando un sacco di tempo al tavolo da disegno e ci sta smadonnando sopra come non capitava da anni.


CAMPARE D'ARIA
Ma allora, come campano gli scrittori?
Facile, il 90% di loro non campa dei romanzi che scrive.
Fanno altro. Se sono fortunati, fanno altro in ambienti limitrofi alla narrativa (scrivono articoli, fanno lavori redazionali e via dicendo), se sono meno fortunati, hanno un lavoro del tutto avulso dalla narrativa ma che gli permette di campare e gli lascia il tempo per scrivere.
Se invece sono sfigati, fanno la fame o campano sulle spalle di qualcun altro.
Punto. Il mercato è questo per loro.
E che vi stia bene o meno, è questo anche per noi che con quel mercato ci stiamo confrontando.
Il fumetto popolare, quello da edicola, quello che non vi piace, o che non vi ha accettato, o che non sforna prodotti adatti alla vostra creatività, avrà un sacco di difetti ma permette a un sacco di gente di campare di quello che scrive e disegna. I romanzi grafici, no.
E badate, solo con gli introiti dei suoi libri non non ci campa da nababbo manco uno come Gipi. Figuratevi voi che Gipi non siete.
Del resto, solo con i suoi romanzi, non ci campa nemmeno uno come Lucarelli (che, se ha fatto i soldi, li ha fatti con tutto il resto della sua attività, derivata, questo è vero, dal buon successo dei suo romanzi).
In sostanza, per quanto sia triste, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Al massimo, possiamo riempire nostra moglie di botte.

Volete il pagamento a tavola e la stabilità economica? C'è il fumetto popolare. Che è un mercato grosso che produce ricchezza e che può permettersi certi metodi produttivi. Essendo però un mercato di massa, produce un certo tipo di prodotto che potrebbe non interessarvi. O voi potreste non interessare a lui.
Volete maggiori libertà creative e un risalto culturale accentuato? C'è il settore dei Romanzi Grafici. Ma è un settore di nicchia di un settore di nicchia, che non produce ricchezza e non è in grado, da solo, di garantirvi la stabilità economica.
La scelta sta a voi.
Io ho deciso di giocare su tutti e due i campi e quando faccio l'uno mi lamento che mi mancano i privilegi dell'altro.


MA ALLORA E' TUTTO GIUSTO?
Con il cazzo.
Ma delle ingiustizie, delle storture, e dei figli di buona donna, parliamo nel prossimo intervento.