28.10.10

Impicci per Lucca.



Venerdì 29 ottobre.
- 11.30/13.00: stand Aurea.
Si firma il numero 1 di John Doe e si disegna (a scanso di equivoci: si disegna gratis per quelli che comprano l'albo).

- 17.30: palazzo Ducale
Comics Talk V: sessione 1
Scenari dal fumetto del futuro.



Sabato 30 ottobre
- 11.30/13: stand Aurea.
More of the same.

- 16.00: palazzo Ducale
John Doe is back!
Incontro con gli autori di John Doe.

Domenica 31 ottobre
11.30/13: stand Aurea.
Ancora allo stand, a disegnare.


Lunedì 1 novembre.
Non lo so. Dipende da come mi gira.

Assassina il RRobe!



Buongiorno, agenti.
La vostra missione, se doveste accettarla, consiste nell'eliminazione di un soggetto noto come RRobe. L'incarico deve essere portato a termine nella giornata di sabato 30 ottobre, durante la manifestazione di Lucca Comics & Games. L'arma che dovrete utilizzare è una pistola Nerf.
Come sempre, se voi o qualcuno della vostra squadra dovesse essere catturato o ucciso, il governo negherà di essere stato a conoscenza dell'operazione.
Questo messaggio si autodistruggerà tra cinque secondi.

Ok, il gioco è molto semplice: una modalità assassination con un solo obiettivo, il sottoscritto.
Cosa vi serve per giocare? Una pistola Nerf. Anche una di quelle piccoline.
Nella giornata di sabato 30, trovatemi per le strade di Lucca o tra i padiglioni della fiera, sparatemi, centratemi e io vi darò un tagliando.
Andate con il tagliando allo stand della Hasbro e riceverete un premio (indovinate? Sì, un'arma Nerf).
Ovviamente, se vi centro io, sarete eliminati.
In totale ci sono dieci armi in palio, quindi verranno premiati solo i primi dieci cacciatori.

Regola importante: non potete spararmi in conferenza. Prima e dopo va bene, durante, no.
Buona fortuna, agenti.

Ci sono...

...così tante storture e cose che non vanno nel settore del fumetto in Italia, in questo preciso momento, che ogni mattina ho un tale imbarazzo nel decidere quale affrontare per prima, che perdo la voglia e rimando.
Torno da Lucca e comincio a fare il culo a qualcuno.

27.10.10

[RECE] Salt

Alla prima impressione, potreste pensare che questo Salt (in uscita queste weekend), sia il tentativo della Jolie di andare a fare la guerra a Matt Damon e al suo Jason Bourne.
E in parte è davvero così, perché il film di Noyce ha davvero tanti punti di contatto con la trilogia di pellicole avente come protagonista la smemorata spia creata da Rober Ludlum:
una regia livida e asciutta che, pur non lesinando in scene spettacolari, prende le distanze dall'action fracassone e punta a rievocare le atmosfere e gli stilemi dei film di spionaggio dei tardi anni '70, un buono script intricato, un personaggio che è molto più di quello che sembra e la palese volontà di fare un prodotto concreto e senza troppi fronzoli.

Ma se il film fosse tutto qui, non ci resterebbe altro da dire se non che Noyce si conferma come un solido professionista e che la pellicola è godibile.
Ma siccome Noyce è uno serio che fa roba seria e visto che la Jolie ha la fregola di dimostrare che non è solo bella, bella in modo assurdo ma anche brava e coraggiosa e pronta a imbruttirsi se la parte lo richiede, insieme questi due hanno deciso di sfidare il numero uno:
sì, signori miei, Salt è uno schiaffo in faccia a Nicholas Cage e al suo dominio incontrastato nel settore delle acconciature per capelli e dei peggiori parrucchini e parrucche di sempre.

Trema, Nicholas Kim Coppola, trema.
C'è un nuovo sceriffo in città.

John Doe 1. Da oggi in edicola.


Lo comprate, vero?
Dai, compratelo.

25.10.10

Tutti giornalisti con il culo degli altri.


"Combatto la tua idea che è contraria alla mia ma sono pronto a battermi fino al prezzo della vita perché tu la possa esprimere, liberamente."

- una frase ingiustamente accreditata a Voltaire -


Citazione scontata (e sbagliata) d'obbligo.
Dunque, qualche tempo fa, ho deciso di ignorare sistematicamente un sito di giornalismo fumettistico chiamato Fumetto d'Autore.
Le ragioni per cui ho deciso di ignorarlo sono che non mi piace il taglio dei loro articoli, la faziosità del loro punto di vista e, in certi casi, la loro etica professionale. In buona sostanza, ritengo che Fumetto d'Autore sia il corrispettivo fumettistico de il Giornale di Feltri. E come ignoro quel quotidiano, trovo del tutto lecito ignorare il sito di Bottero e Messina.
Ma tra questo e sperare che Fumetto d'Autore taccia, ce ne passa parecchia di acqua sotto i ponti.
Anzi, a dirla tutta, io credo che sia un bene che Fumetto d'Autore esista.
Prima di tutto perché è l'unico sito dedicato ai fumetti in Italia che fa del vero giornalismo, non limitandosi a pubblicare news dettate dagli addetti stampa, innocue interviste promozionali agli autori e qualche blanda recensione, ma proponendo approfondimenti e inchieste.
Certo, per me si tratta di approfondimenti e inchieste faziose, mosse spesso da fini utilitaristici per chi le scrive, ma intanto ci sono e, nel desolante panorama del giornalismo fumettistico italiano, è già tanto.
In secondo luogo, per me, l'esistenza di Fumetto d'Autore è importante perché sottolinea tutta l'immaturità delle varie figure professionali del nostro settore.
Per la prima volta un sito di giornalismo fumettistico fa domande e cerca, alla sua maniera, di unire i puntini... e la gente va in panico, si indigna, minaccia querele, invoca l'intervento di non si sa quale arbitro. E, più che altro, mostra tutta la sua inadeguatezza in termini di comunicazione e la sua scarsa riflessione su cosa significhi, davvero, una stampa libera da ogni censura (e non solo "la stampa che piace a noi libera da ogni censura").

Sia chiaro: non sto dicendo che le domande di Fumetto d'Autore siano particolarmente intelligenti o ficcanti o che le sue teorie e posizioni brillino per acume. Anzi, a dirla tutta, credo l'esatto opposto. Ma se le loro domande sono goffe e le loro conclusioni claudicanti, le reazioni che suscitano lo sono ancora di più, anche da parte di chi avrebbe tutte la ragioni per uscire a testa alta da qualsiasi confronto.
Mi chiedo che cosa succederebbe se ci fosse davvero qualche giornalista in gamba a venire e rimestare nel nostro piccolo orto e quante magagne uscirebbero fuori. Perché se c'è qualcosa di cui il nostro settore ha paura sono le domande, lo dimostra il recente caso di Ciccarelli e CUS e lo dimostrano, ogni giorno, le reazioni agli articoli (spesso davvero innocui nella loro infondatezza) di Fumetto d'Autore.

In maniera probabilmente inconsapevole, il sito di Bottero e Messina è diventato il perfetto reagente per evidenziare tutta l'inadeguatezza di un settore che ha l'aspirazione di essere, e fare, "cultura" e che invece è ancora fermo alle riunioni di condominio.

A margine, aggiungo che è triste pensare ad un mondo in cui a fare informazione c'è solo il Giornale di Feltri e nemmeno un Corriere della Sera qualsiasi, ma questa è un'altra storia.

Agent Orange

Durante la manifestazione di Lucca Comics & Games che prenderà avvio questo fine settimana, oltre al primo numero della nuova serie di John Doe (che troverete allo stand Aurea), uscirà anche Agent Orange, una storia scritta da me, disegnata da Walter Venturi, colorata da Marxia Maio e pubblicata dalle Edizioni Arcadia di Mario Taccolini (lo stesso che ha già dato alle stampe la riedizione di Lost Kidz). A illustrare la copertina, il prode Stefano Caselli.
La storia è la versione rivista e colorata di una miniserie apparsa, in origine, sulle pagine dei settimanali Eura in cui mi sono divertito a immaginare che l'Agente Arancio, il pesticida utilizzato dagli USA durante la guerra del Vietnam, fosse in realtà un gigantesco mostro (una sorta di Hulk di colore arancio, appunto) utilizzato dai militari come una specie di arma di distruzione di massa.
Contro questo abominio, alcuni praticanti del Viet Vo Dao, l'antica arte marziale vietnamita.

Qui sotto, una breve anteprima:





24.10.10

[RECE] I Pilastri della Terra

Mia madre fa un polpettone buonissimo.
Sul serio. I miei amici ci vengono dai paesi per mangiarlo.
Quindi, mi risulta difficile capire perché il termine "polpettone" sia usato in maniera dispregiativa quando viene utilizzato in ambito narrativo.
Comunque sia, nonostante la produzione dei due fratelli Scott (quello bravo e l'altro, quello che ha girato l'Albatros), nonostante un dispiego di mezzi non indifferente, nonostante uno cast straordinario e una sceneggiatura senza troppi fronzoli, questo I Pilastri della Terra non è altro che un saporito polpettone televisivo come quelli di una volta.
Tratto dall'unico romanzo che ho mai letto di Ken Follett (e mi è pure piaciuto), la storia narra della costruzione di una cattedrale, nella cittadina fittizia di Kingsbridge, nel mezzo del dodicesimo secolo. Intorno a questo evento, intrighi di palazzo, omicidi, anelli scomparsi, grandi amori contrastati e, sopratutto, le tette di Hayley Atwell, una che entro un paio di anni ci ritroveremo ovunque (ha anche il ruolo di protagonista femminile nel prossimo film su Captain America).

TETTE!TETTE!TETTE!

Quattro episodi da un paio d'ore ciascuno, prodotti come fossero un grande film di Hollywood e girati, in barba alle mode televisive del momento, come se fossero una (buona) fiction storica della Rai. In sostanza, potreste farlo vedere a vostra nonna e lo apprezzerebbe (e, di nascosto, si toccherebbe pensando alle tette della Atwell).
In poche parole, I Pilastri della Terra è un buon vecchio prodotto televisivo come non se ne fanno più: grosso, solido, appagante e girato con competenza. Dall'altra parte, a tratti è un poco noioso, è del tutto privo di guizzi e se non avesse il cast che ha, dubito che me lo sarei visto fino alla fine.
In onda su Sky in questi giorni.

23.10.10

[RECE] Medal of Honor


Quando mi capita di recensire un gioco "per davvero" (nel senso che mi arriva proprio per questo motivo, senza che io debba comprarlo), ho sempre qualche problema.
E' che tendo a ingentilire il mio giudizio perché non ho investito davvero dei soldi (che mi sono costati fatica e lavoro) per comprarlo e quindi lo gioco con maggiore serenità.
E invece, me lo devo ricordare. Perché un gioco per PS3 o 360, a oggi, costa una settantina di euro, che non sono affatto pochi. E se il gioco è brutto, o corto, o stupido, è una cosa che, quando pago, mi fa incazzare.

E parliamo del nuovo Medal of Honor, recente tentativo di Electronic Arts di rilanciare un suo brand storico del panorama videoludico.
Com'è il gioco?
Per quello che dura, è bello.
Il gioco è un fps bellico fortemente scriptato (alla maniera di Call of Duty ma con maggiore classe e furbizia), arricchito da una buona storia (semplice ma ben narrata), una grafica complessivamente di alta qualità (anche se nessuno dei suoi elementi, se presi da soli, sono straordinari) e da un comparto audio strepitoso. Per il resto, le meccaniche di gioco sono rodate e i singoli livelli ben concepiti, anche se non c'è nulla che non si sia già visto in qualche gioco che l'ha preceduto. Il multiplayer è solido, divertente e dotato di un certo spessore (per capirsi, meglio di Modern Warfare 2, peggiore di Bad Company 2).

Ma allora, se tutto gira a modino, perché non parlo di questo gioco in maniera più entusiastica?
Perché ho iniziato a giocare la campagna singleplayer questa mattina, al massimo livello di difficoltà, e l'ho terminata nel tardo pomeriggio.
Ho finito il gioco in quanto? Sei ore a essere generosi?
Fanno più di 11 euro e mezzo all'ora.
Mica male.
Ecco, se avessi pagato quei settanta euro di cui sopra per questo nuovo MoH, sarei incazzato come una biscia e ne avrei pienamente ragione.

Quindi, il giudizio è bivalente.
Perché mi sono davvero divertito a giocare questo gioco e ci sono stati dei momenti davvero molto coinvolgenti e appassionanti, e quindi non me la sento di stroncarlo solo per la sua durata. Ma non posso nemmeno non notarla, questa durata.
Quindi, tra l'8 che gli darei per la fattura generale e il 4 che si meriterebbe per la sua longevità, per me questo prodotto si porta a casa un mesto 6.
Peccato.

Immanuel Casto al Circolo degli Artisti

Grande concerto.
Grande personaggio.
Grazie ad Amal per averci preso i biglietti!

21.10.10

Nerf Squad: recruiting

Dunque, quelli delle Nerf mi hanno chiesto di procurargli quattro ragazzi (due maschi e due femmine, preferibilmente), di età compresa tra i 18 e i 24 anni per una giornata di lavoro (sabato 30 ottobre), ovviamente pagata (70 euro) durante la manifestazione di Lucca Comics & Games.

Cosa dovranno fare questi ragazzi per guadagnarsi il pane?
Rispondere a un call center come un Lord Phobos qualsiasi?
No.
Girare hamburger vestiti in maniera umiliante?
Nemmeno.
Costringersi a disegnare 100 pagine di una graphic novel?
Nessuno è così cattivo.
Torturare piccole cavie da laboratorio?
Purtroppo, neanche questo.

Quello che dovranno fare è andarsene in giro per la fiera a giocare tra loro, far giocare gli altri e spiegare il funzionamento delle Nerf.
Oltre a questo, e di massima importanza, dovranno assaltare ogni cameraman di qualsiasi emittente televisiva che vedono. Se qualcuno ha una telecamera e sembra più professionale di mia zia Cesira alle prese con il filmino delle vacanze, deve essere assaltato.
Una giornata a cazzeggiare pagata 70 euro.
E, secondo me, alla fine vi lasciano pure le armi.

Insomma, se siete interessati, se avete i requisiti richiesti e se non siete scimmie lanciatrici di feci, mandate i vostri dati e una vostra foto a questo indirizzo:
nerfsquad@gmail.com

Vendonsi.


Mac Book
Identificativo Modello: MacBook6,1
Processore da 2.26 GHz, Intel Core 2 Duo
2 GB di ram.
250 di HD.
Schermo da '13.
Un anno di vita.

Il prezzo dell'usato è tra i 700 e gli 800 euro.
Io lo vendo a 700 nella versione liscia. A 800 con tutte le mie sceneggiature pubblicate dentro.

p.s.
sì, lo so: "vendonsi" si usa solo per più proprietà messe in vendita, ma mi fa troppo ridere come parola.

Evoluzione del Geek.


Si ringrazia il sor Paolo per avermela mandata.

[RECE] Taverna Paradiso

questo pezzo è apparso in origine sulla rivista Film TV della settimana scorsa.


Chissà cosa deve essere passato per la testa di Sylvester Stallone quando ha deciso di esordire alla regia con questo strano e meravigliosamente sbagliato, film.

Contestualizzando la sua carriera, appare chiaro che lo Stallone di allora non era quello a cui siamo abituati a pensare. All’epoca era un italo-americano di belle speranze la cui dote più spiccata era la scrittura. Non a caso, due anni prima di questo Paradise Alley, Sly aveva incassato un oscar grazie a uno script perfetto, quello di Rocky. E nonostante con F.I.S.T. avesse fatto un mezzo passo falso, scrivendo e interpretando una versione romanzata della vita di Jimmy Hoffa, il pubblico (e la critica, soprattutto) lo percepiva ancora come un vero autore, e non solo come il divo tutto azione e poca sostanza, che sarebbe diventato in seguito. E così, Stallone si mette alla sua macchina da scrivere e sforna un romanzo che arriva nelle librerie, incentrato sulla vita di tre fratelli neri nel quartiere newyorkese di Hell’s Kitchen, negli anni quaranta. Il passo successivo è l’adattamento in sceneggiatura della stessa storia, scritta con l’intenzione di dirigerla solamente. I produttori però, accettano di farlo esordire dietro la macchina da presa solo a patto che ci si metta anche davanti, quindi Stallone è costretto a modificare la storia, dando origini italo-americane ai tre protagonisti. Ancora non soddisfatto, Stallone si prende anche la briga di cantare la canzone d’apertura della pellicola.

Soggettista, sceneggiatore, regista, attore e cantante.

Sembra evidente che Stallone a questo film ci tenga in maniera particolare. E forse è per questo che, ancora oggi e nonostante tutti i suoi evidenti difetti, Taverna Paradiso è un film a cui è difficile non volere bene. Sospeso in una atmosfera a mezza via tra Fellini e lo Scorsese di Mean Streets, la pellicola ha delle curiose analogie con il C’era Una Volta in America di Sergio Leone, che però è successivo di ben sei anni al film di Stallone, condividendone molti degli aspetti migliori come l’alternanza tra un sognante romanticismo legato al ricordo di un passato mitizzato e, per contrasto, la messa in scena squallida e brutale della realtà, un certo gusto per una messa in scena platealmente fittizia, l’umanità e la fallibilità dei protagonisti, l’uso sapiente della colonna sonora (nel caso del film di Stallone impreziosita dalla presenza, nel cast, di Tom Waits) e alcuni dei lati peggiori come un ritmo soporifero, un lirismo esasperato che sfocia quasi nell’involontaria parodia e uno script di forte impatto emotivo ma di discutibile solidità. A differenza del film di Leone però, Stallone rifugge dal gigantismo, preferendogli una sfera squisitamente minimale che trova il suo apice nella conclusione del film, un combattimento di wrestling infinito e straziante, combattuto su di un ring allagato. Una scena che pur essendo analoga a quella di Rocky, ne sovverte le meccaniche, svuotando il combattimento di qualsiasi dimensione epica e trasformandolo in una burla, buffa e sentimentale. E forse la ragione dell’insuccesso della pellicola sta tutta qui: il pubblico non è mai stato particolarmente interessato al lato sentimentale e autoriale di Sylvester Gardenzio Stallone, quel lato in grado di conferire una straordinaria umanità e fragilità a personaggi come il primo Rocky Balboa e il primo John Rambo. Piuttosto, quello che di Stallone ha fatto davvero breccia, è stato l’aspetto più palese, quello dell’eroe più grande della vita, imbattibile, inarrestabile, capace di porre fine a ogni guerra a forza di pugni, frecce e smitragliate.

Ed è un peccato, perché per quanto Sly sia indiscutibilmente una delle poche divinità action, lo Stallone autore è stato capace di ottime prove come scrittore, come regista e come attore.

E sarebbe ora che qualcuno gli riconosca questi meriti.

20.10.10

E' morto Pest.

Al secolo, Tom Bosley.
Hai dato un sacco di buoni consigli a me, a Richie, a Potsie, a Ralph e, ogni tanto, pure al Fonzie.
E grazie anche per aver dato il tuo volto al personaggio di JD che amo di più.

19.10.10

Speciale JD!


Speciale sulla nuova serie di John Doe, su CUS.
Lo trovate QUI.

p.s.
ma quanto è bella la copertina del numero 2, realizzata da Davide?

Ritorno a Ritorno al Futuro.


In occasione del suo venticinquesimo anniversario, il 27 ottobre, Ritorno al Futuro, verrà distribuito nuovamente nelle sale italiane in una edizione rimasterizzata.
Sarà bello tornare a guardarlo su grande schermo (e non in una versione resa 3D a forza, come presto accadrà per Star Wars), anche se devo ammettere che mi deprime il fatto che ho vivido in testa il ricordo di quando l'ho visto la prima volta, in un cinema dell'Eur, insieme ai miei genitori.
Detto questo, per concludere il pezzo ci starebbe una qualche battuta su quanto è costato lo spot qui sopra solo per riuscire a trovare una macchina da presa in grado di mettere a fuoco Michael J. Fox... ma sapete che c'è? A me ha fatto davvero dispiacere vederlo tremare in quella maniera e per una volta il cinismo post-moderno da quattro soldi me lo risparmio.

I'm Back in the Saddle again!

Ok, solita pausa ospedaliera.
Sono un poco scosso, e stanco, e stufo.
Ergo, reagisco come al solito: cazzaroneggio.

E visto che oggi non ho nulla di rilevante da dire, vi faccio vedere il filmato che abbiamo realizzato durante la nostre prime settimane Nerf (battaglia a casa di Betta compresa).
Il video è realizzato da Mauro Uzzeo.

15.10.10

Exalted!

Negli ultimi tempi sto passando un sacco di tempo a giocare.
Videogiochi (che, comunque, non sono mai mancati), giochi di ruolo tradizionali (con cui ho ricominciato da un paio di annetti) e, recentemente, quelle pistole di plastica.
Inutile dire che le solite persone "serie", non hanno perso l'occasione di darmi del coglione ma, sinceramente, chissene. Per me sono loro che fanno una gran fatica a dover sempre recitare la parte delle persone adulte e, detto tra noi, non ci vedo alcuna particolare qualità nell'essere adulti se questo significa perdere il lato ludico dell'esistenza.

Comunque sia, anche quest'anno abbiamo ricominciato a giocare di ruolo.
La compagine è ancora mutata (Emiliano si è tirato fuori e sono arrivati Giovanni, Marco e Adriano), poi c'è Federico e, del gruppo originale, io, Riccardo e Giulio.
Anche il sistema di gioco è cambiato e, dopo D&D, Call of Cthullu, Super! e Pathfinder (QUI trovate tutte le cronache delle nostre partite), siamo arrivati (come era prevedibile) a Exalted.

Adesso, potrei stare a dilungarmi su questo gioco ma non lo farò. Prima di tutti c'è Wikipedia che vi dice tutto il necessario e poi, se ancora non vi è chiaro lo spirito, c'è questo motivational

In sostanza, se Exalted non fosse un gdr, sarebbe un anime in stile Ninja Scroll, ambientato in un universo wuxia, prodotto da Michael Bay e diretto da Zack Snyder. E con delle belle illustrazioni di Adam Warren.
Praticamente, quella poetica intimista stile Coconino che tanto mi garba.
I personaggi che Exalted vi chiama a interpretare sono delle mezze divinità, capaci di spianare le montagne con un gesto, di vedere tutte le stagione di 24 in un giorno solo, di dare le palle a Bersani con la sola forza di volontà. Insomma, gente sgravata che fa cose sgravate, come saltare dalla cupola di un palazzo all'altro, zigzagando tra nubi di frecce e brandendo una spada grande come un SUV. Il tutto declamando frasi come i Cavalieri dello Zodiaco.
Adesso, io, in un ambiente così poco raffinato, non mi trovo proprio a mio agio ed è per questo che ho deciso che il mio personaggio avrebbe dovuto portare calma, dignità e classe, al party di gioco.
Ecco perché ho creato Roma:
disegno mio

Madonna del Deus Sol Invictus. Grande scrofa progenitrice. Puttana Sacra. Protettrice di tutte le cose calde e umide e dei serbatoi delle Harley Davidson.

Riccardo, invece, ha fatto una specie di cantante Death Metal norvegese.
disegno di Riccardo

Giulio ha dato vita a un simpatico sociopatico, genio e imprenditore che ha ancora non ha un volto.

E, accanto a loro, i personaggi già esistenti di Adriano:

Marco:

e Federico (è il personaggio a sinistra, quella è destra sono io):
disegni di Federico

Giovanni Masi a fare da master a questa combriccola.
Insomma, è divertente.
Vi aggiorno via via che giochiamo.

Perché questo blog pensa anche alle ragazze.

14.10.10

Che i cadaveri non servono mica solo a far Zombi.


Davide Costa (Baphomet the Evil) forse lo conoscete, forse, no.
Fa lo sceneggiatore, ha scritto un numero di JD, ha scritto di videogiochi e ha un blog (QUESTO) su cui ha pubblicato un bel pezzo, che vi riporto integralmente qui sotto.

Tumore, Trapianto e Cadaveri che Tornano Utili
di Davide Costa.


Ciao a tutti, mi chiamo Davide Costa e sono un paziente trapiantato.

Nella notte tra il 5 e il 6 ottobre del 2008 mi sono dovuto sottoporre a un trapianto di fegato da cadavere. Praticamente sono diventato uno zombie per il 2% circa del mio corpo.

Motivazione del trapianto: recidiva di carcinoma fibrolamellare nella forma di alcuni noduli ben piantati nel mio fegato. In parole povere c’erano dei piccoli tumori che crescevano e si moltiplicavano come piccoli cristiani alla conquista di una terra che non li desiderava.

Recidiva perché il cancro mi è stato diagnosticato per la prima volta nel 2006. Era un massa di un chilo e duecento grammi che aveva sostituito circa il 75% del mio fegato e venne estratto senza troppi problemi. Nel 2008 però Il Tumore Colpì Ancora e mi dovetti inserire nelle liste d’attesa per il trapianto.

Come probabilmente sospettate, il trapianto è andato a buon fine. Non è stata una passeggiata, devo sopportare una salute non proprio d’acciaio e qualche fastidio dovuto alle terapie immunosoppressive ma, se non avessi acconsentito a farlo, ora vi scriverei dall’oltretomba o verrei a trovarvi nei sogni mettendo in disordine i vostri ricordi. Invece sono ancora qui che cammino, faccio cose e vedo gente.

Tutto per merito del cadavere di cui sopra che quando era in vita ha deciso che alcune sue parti potevano venire bene a qualcuno da qualche parte. Magari l’ha fatto perché voleva essere utile a qualcuno. Forse sperava di togliersi un peso dalla coscienza o dallo stomaco. Magari lo ha fatto perché convinto che in questo modo non sia davvero morto, per cui mi premuro ogni tanto di massaggiarmi il fegato per fargli due coccole. Gli offrirei pure un buon wisky ma l’alcol mi è precluso. Oppure odiava lo spreco, adorava riciclare il più possibile e, prima di farsi tumulare in una fossa per il compostaggio come stanno sperimentando in Svezia, si è fatto espiantare gli organi per essere più eco compatibile dei suoi amici fricchettoni.

Chiunque fosse questa persona, qualunque sia stata la sua motivazione, è a essa che dovete la mia presenza in questo frangente della realtà. Da quando mi sono sottoposto al trapianto più di una persona si è complimentata con me per averlo fatto. Ecco, io non ho fatto nulla di strano, mi sono limitato a scegliere di non farmi mangiare vivo dal cancro. Una scelta che penso in pochi non farebbero. Se volete fare i complimenti a qualcuno, dovreste rivolgerli a chi custodiva il fegato prima di me, e a tutte quelle persone che decidono di regalare a degli sconosciuti qualche scians in più di sopravvivere. Io mi sono limitato a prendere una tessera “Esci gratis di galera” da Cancropoli del cancro e a incrociare le dita. E le tengo ancora incrociate.


Bella Bapho, ti voglio bene.

il RRobe vs. Sky


Nell'ambito di una operazione congiunta tra Liquida e Sky, un certo numero di blogger ha ricevuto gratuitamente a casa il servizio MySky HD, comprensivo di tutti i pacchetti tematici.
Tra questi, il sottoscritto.
L'unico obbligo richiesto è scrivere un pezzo mensile sul servizio, dicendo quello che ne pensiamo, liberamente.
Figo.

Ma bisogna chiarire un punto prima di continuare:
io Sky non ce l'ho mai avuto e la ragione è presto detta: non mi è mai interessato il modello di fruizione proposto dal servizio perché, anche se sono un pelo troppo vecchio per definirmi un nativo digitale, non lo sono per avere le stesse idiosincrasie di quelli nati e cresciuti con internet. Per esempio, detesto non poter decidere come e quando fruire un contenuto, non mi piace avere una proposta limitata (per quanto ampia), non amo pagare anche per cose che non vedo.
E poi, diciamocelo, Rupert Murdoch ha cancellato Firefly e solo per questo non lo perdonerò mai.
Detto questo, però, ci sono delle cose offerte da Sky che mi hanno sempre attirato: alcuni canali tematici come History Channel, per esempio, lo sport in genere e il calcio in particolare, che puoi goderti in santa pace senza il rischio che un gruppo di serbi piombi a casa tua per venirti a pisciare sul divano.
Comunque, tutta questa premessa ha il solo scopo di chiarire che il mio punto di vista è quello di uno scettico ben disposto. Uno che non ci crede molto ma che vorrebbe essere convinto dalla bontà dell'offerta.

Cominciamo dall'inizio: il decoder My Sky HD Samsung DSB-990N, con 250 gb di hard disk, e capace di una risoluzione fino a 1920x1080 pixel. Nonostante su qualche forum non ne abbia letto meraviglie (a causa dei problemi di surriscaldamente derivati dall'alimentazione interna che però, per me, è comoda) è un oggettino ben assemblato, grosso come un lettore DVD, facile da collegare e fornito di un telecomando discretamente funzionale (ma si potrebbe migliorare).
Tutta l'istallazione da parte dei tecnici non è durata più di mezz'ora e non ci sono state rogne di sorta. Sono venuti, hanno collegato il tutto alla parabola centralizzata del palazzo e poi non mi è restato altro da fare che lasciarmi cadere sul divano e iniziare a navigare nei vari menù.
Un bel passo in avanti rispetto alle rogne che ho avuto con il digitale terrestre insomma.
Ma del resto, qui si paga, vorrei pure vedere che ci fossero problemi.

Ma torniamo al punto in cui sono spaparanzato sul divano, telecomando alla mano e ben disposto a lasciarmi intrattenere.
La prima cosa che sono andato a vedere sono stati i canali in HD.
Ho un buon televisore Full HD, abbastanza grande, sono abituato a vedermi i film su blu-ray o attraverso grossi file scaricati dalle rete, quindi non mi stupisco facilmente davanti a qualche buona immagine in alta risoluzione. E, infatti, film e telefilm non mi hanno particolarmente sorpreso (ma nemmeno deluso, sia chiaro).
Poi sono passato allo sport.
Anche qui, facciamola rapida: in termini semplici, se l'HD aggiunge qualcosa a un certo tipo di film e telefilm e lo toglie a un altro tipo (i film classici, per esempio, o quelli con effetti speciali non all'altezza), quando si parla di eventi sportivi, non c'è semplicemente confronto. Anzi, mettiamola così, non credo che riuscirò mai più a vedere una partita se non in alta definizione.
E punto.
Comunque sia, ho passato questa prima settimana di servizio a vedere eventi sportivi improbabili solo per il gusto di guardarne le immagini. Sono ragionevolmente certo che questo innaturale entusiasmo mi passerà ma, per ora, è piuttosto divertente.

Per il resto, dopo una sola settimana di fruizione posso dire che ancora non sono entrato nell'ottica di questo servizio. Non riesco a trovarmici con la programmazione, mi scordo gli orari delle cose, non trovo mai un film o una serie televisiva che non abbia già visto o che mi interessi e, per quanto le funzioni di videoregistrazione siano parecchio comode, sono comunque schiave di una programmazione e di un catalogo decisi da qualcun altro.
Non ho ancora capito se il problema nasce dalle mie esigenze specifiche o da effettivi limiti della piattaforma. Immagino che lo scoprirò nelle settimane a venire.
Comunque sia, mi sono visto le prime due puntate de I Pilastri della Terra e mi sono piaciute, mia madre viene a casa tutti i giorni a vedere le repliche di Colombo e tra poco inizia la seconda stagione di Romanzo Criminale, che è una esclusiva di Sky e che, quindi vedrò senza dover aspettare di doverla pescare dal torrente. In più, grazie all'HD, posso vedere con chiarezza il volto della crisi sulle facce di De Rossi, Vucinic, Boriello, Totti e compagnia (giusto per la cronaca, Adriano, in alta definizione, sembra ancora più grasso) e mi sto appassionando all'Hockey.
Insomma, per ora non sono ancora convinto. Ma riconosco che è una gran cosa per gente con esigenze diverse dalle mie.

Ah, sì, i post degli altri blogger coinvolti in questa operazione li trovate QUI.

13.10.10

Nerf WAR!


Sul blog di Mauro Uzzeo trovate il resoconto della prima Guerra Nerf che abbiamo combattuto, domenica, a casa di Betta.

12.10.10

Groening e Banksy vs. Fox


La Fox ha spostato parte della produzione dei Simpsons in Corea del Sud.
Groening e i suoi non hanno apprezzato e hanno chiesto a Banksy di dare una sua interpretazione della sigla, per stigmatizzare l'accaduto, alla faccia della Fox.
Il tutto è andato regolarmente in onda, mentre il dibattito è ancora in pieno svolgimento.
Questa è una di quelle occasioni in cui adoro gli Americani.

Edit: come mi è stato fatto notare nei commenti (e come mi pareva di ricordare pure a me), la produzione del cartone è coreana se non dall'inizio, da parecchi anni e in vari episodi si è già ironizzato sulla cosa. E quindi la sigla sarebbe solo una ulteriore provocazione ai danni della Fox (che se le meritano sempre e tutte) da parte di Groening e Banksy.

Un Weekend con Asso.


Di cosa si tratta?
Di un work-shop intensivo di 10 ore, che si terrà nel corso di due giorni.
Non si parlerà di sola scrittura ma del fare fumetti in senso più ampio, dai meccanismi creativi alla realizzazione vera e propria, dall'autoproduzione, al proporsi a un grosso editore, sia come disegnatori, sia come sceneggiatori. Saranno dieci ore passate insieme e spero che saranno divertenti, ma vi assicuro sin da adesso che saranno ore dure e che se non tornerete a casa sfiancati e scossi in ogni vostra certezza, riterrò di aver fallito.

Quanto costerà?
Potrei dirvi di rivolgervi alla scuola e lavarmene le mani, invece ho deciso di parlarne subito.
Costerà 280 euro (qualcosa di meno per quelli già iscritti ai corsi della scuola).
Che fanno 28 euro l'ora.
Che se ve li vedeste spalmati nel corso di vari mesi, pensereste che non costa un cazzo, ma visto che dovrete pagarli tutti insieme e che fruirete la cosa in solo due giorni, immagino che vi sembrerà una bella cifretta (se una cosa costa come una Playstation 3, è sempre una bella cifretta).
Ma non è un doposcuola. Non è Judo. Non sono delle lezioni di chitarra del vostro amico che suona uguale, uguale, a Jimmy Page.
E' un laboratorio, intensivo, di fumetto tenuto da un professionista del settore.
Valutate voi.

11.10.10

Tradate Anno Due

Il sito è QUESTO (sì, è tutto in flash: lo odio quanto voi).
Perché ve lo segnalo?
Perché ci sono degli amici, che domande!
Walter Venuri (altro sito in Flash, dovete soffrire tutti), Leomacs e Gianfelice. E, oltre a loro, Simone Bianchi e Frezzato.
Insomma, pare che le mostre di sicuro saranno belle.
Se ci andate, fatemi saper anche come è tutto il resto.
Ah, il disegno qui sopra è di Walter Venturi (ed è uno di quelli che troverete in mostra).

9.10.10

Cose che fanno nascere cose.


Dunque, se tutto va come previsto, e se il tempo regge, domani scatta la prima Nerf War a casa di Betta. Prima di continuare a cazzarare di Nerf, però, voglio raccontarvi da dove arrivano tutte le armi con cui ci stiamo sparando in questi giorni. E' un discorso che va fatto per due motivi: non mi piace raccontarvi cazzate e, tutto sommato, è un discorso che si incastra con il post precedente a questo.
In tempi non sospetti, vedendo un filmato su You Tube, sono andato in fissa con le pistole Nerf che, coincidenza, proprio in quel periodo stavano iniziando a venire commercializzate in Italia.
I pezzi erano QUESTO e QUESTO.
In poche parole, quelle pistole mi piacevano un sacco e piacevano pure a un sacco di miei amici.
Potenza dei crawler di Goggle e della visibilità datami dalle classifiche di Wikio e Blogbabel, qualche tempo dopo, sono stato contattato dall'ufficio stampa della Hasbro con un'offerta.
Visto che il mio era il primo link italiano che parlava delle Nerf ad apparire sulla pagina di Google e visto che questo blog era esattamente il tipo di spazio che stavano cercando, loro mi avrebbero mandato una fornitura di armi (che io stavo, comunque, per ordinare) e io avrei dovuto fare quello che già stavo facendo: parlare delle loro pistole colorate e giocarci.
Ci ho pensato, ho controllato se la mia etica avesse qualcosa da ridire e poi ho stabilito che sì, si poteva fare, al solito patto che tutto fosse trasparente (da qui, questo topic) e che avessi totale libertà di espressione.
Strano a dirsi ma, negli ultimi tempi, non è l'unico caso del genere che mi succede, basti dire che a casa, adesso ho Sky HD e non l'ho pagato (di questo vi racconto mercoledì prossimo).
E quindi, a conti fatti, quei bottoncini di Wikio e qualla fama da stronzi che un blog può garantire, hanno pure i loro lati positivi.

8.10.10

Una generazione di fenomeni

Wikio ha aggiornato le varie classifiche dei blog e sono felice di segnalare che il blog di Paolo "Ottokin" Campana, è adesso secondo nella classifica dedicata al design e decimo in quella della cultura generale.
Però, andando a guardare quelle classifiche, c'è una cosa che mi è balzata agli occhi: ci sono un sacco di amici in posizioni alte. Amici con cui ho iniziato e costruito molto nel corso degli anni. E, oltre a loro, un mucchio di altri fumettisti, più o meno della mia generazione.

E io mi chiedo: ma siamo una generazione di fenomeni?
Oppure c'è qualcosa che mi sfugge?
Ci continuano a dire che i fumetti sono diventati un media di nicchia, eppure, l'incidenza dei blog fumettistici (o limitrofi) nella blogosfera è altissima.
E' internet che è particolarmente sensibile al medium?
O è solo una questione di costanza?
Oppure, tutto dipende dal fatto che queste classifiche si basano su una particolare equazione che, in realtà, non riflette la vera popolarità?
O è solo che ce la stiamo cantando e suonando, auto-alimentandoci con link reciproci?
O ce ancora qualcos'altro?
Del resto, se la realtà del web coincidesse con quella della vita di tutti i giorni, oggi dovremmo essere una nazione governata da un forte governo di centro-sinistra (fa ridere solo a scriverlo).
E allora l'inghippo dove sta?
E non venitemi a tirare fuori la storia trita e ritrita della cultura che sta solo a sinistra. Che era una cazzata negli anni '70 e lo è ancora di più, oggi.

A 1562 persone piace questo elemento.


di Gipi.

Mi fate schifo.
Voi esseri umani, dico.

Futuro all'italiana.

Pare che a Francoforte tutti gli editori non abbiano fatto altro che parlare di ebook.
Gli analisti del settore prevedono una crescita annuale intorno al 42% e un mercato che, entro breve, si rosicchierà un secco 10% delle vendite complessive di libri nel mondo.
La AIE (l'associazione italiana editori), si aspetta che gli ebook tocchino quota 0,1% (epperò, siamo avanti, mica cazzi).
Ma, se volete un pezzo più approfondito sulla questione, andate a leggere QUI.
Sempre a Francoforte il gruppo Mondadori, insieme a Telecom, ha presentato la sua piattaforma per la vendita di libri in formato digitale: Biblet.
La prima impressione è buona perché il catalogo è folto, ma poi uno legge meglio e scopre che, per esempio, non c'è una App per comprare i libri attraverso l'iPad. Cosa normale una volta che si scopre che l'iPad non può leggere i libri presenti su Biblet a causa del DRM che li protegge. Ovviamente, lo stesso discorso vale per Kindle.
In sostanza, per il momento i due maggiori reader al mondo sono esclusi e l'unico device su cui potete leggere i vostri libri comprati dallo store della Mondadori è il computer (comodo, non c'è che dire) o uno dei futuri dispositivi che la Telecom metterà in commercio a breve (andando a fare a gara con due azienducole da niente come Amazon e Apple). No ma... complimenti, bella pensata.
Se non vi scoccia, i libri me li continuo a comprare attraverso la App di Kindle presente sul mio iPad, allora. Che così, miglioro anche il mio inglese.
Mavaffanculo, va.

Concerto Grinderman a Roma.


Nick Cave, Warren Ellis, Martin P. Casey, Jim Sclavunos sono salitisul palco dell'Atlantico Live (che, per me, sarà sempre il Palacisalfa) intorno alle nove e mezza e ne sono scesi un'ora e una quarantina di minuti dopo.
Un tempo decisamente breve per i concerti a cui sono abituato io ma, sinceramente, non ho idea di come questi manigoldi avrebbero potuto spendersi più di come hanno fatto.
Cave ha cantato, suonato e si è mosso sul palco, grondando vita, fascino, carisma, sesso, dolore, rabbia, sesso, divertimento disperazione, follia, alcol, fumo, misticismo, squallore, sesso, romanticismo, e ancora sesso, per tutto il tempo.
Ellis è stato una forza primeva che quasi mi compravo la sua maglietta personale, all'uscita. Il resto della band ha pestato come se non ci fosse un domani. Palco semplice ma elegante, luci fantastiche e, strano a dirsi visto il posto, si sentiva pure bene.
E' stato un concerto magnifico.
Uno dei più intensi che mi sia capitato di vedere.

Se volete farvi una pallida idea, guardatevi il video qui sotto.
p.s.
ma quanto è becera la compressione di You Tube?

7.10.10

Aprimi il PC, formattami l'Hard Disk.


Casto senza confini.
Sempre meglio.
Ringrazio il Benci per avermi segnalato il nuovo video.

Ma poi... ma che cazzo di qualità ha questo video?

David Murphy: 911 TP (e altro)


Mi piacerebbe dire che il mio rapporto con la Panini è sempre stato tutto rose e fiori.
In realtà, se siete degli attenti osservatori (e se leggete tutte, ma proprio tutte, le cazzate che scrivo su internet), saprete che le cose non stanno proprio così.
Il fatto è che loro sono molto bravi a fare quello che hanno sempre fatto e che io sono decisamente convinto di saper fare bene quello che faccio, quindi, quando ci siamo messi a collaborare insieme, è inevitabile che ci siano state frizioni derivate dai nostri differenti modi di intendere il mercato e la produzione. Questo non significa che ci siamo scannati, anzi, tutta la prima fase della produzione di David Murphy: 911 è stata, a mio modo di vedere, perfetta e ci siamo divertiti a lavorare insieme. I problemi, semmai, sono nati dopo, complicati anche dal casino delle Cronache del Mondo Emerso. Insomma, senza alcuna vergogna, posso dire che ci sono stati momenti di tensione tra me e loro, derivati, sostanzialmente, da problemi di comunicazione.
Il bello di parlare con persone intelligenti però, è che sono in grado di camminare sui problemi e andare oltre. E Marco M. Lupoi è una persona intelligente, su questo non ci piove.
Ha il suo modo di vedere le cose, deve rispondere a certe istanze specifiche della sua casa editrice, sa badare ai suoi affari (e ci mancherebbe) ma sa anche ascoltare e capire le persone che ha davanti e, soprattutto, sa come prenderle, traghettandole dal loro punto di vista al suo. E fa tutto questo senza apparire furbo o manipolatore.
Insomma, ci sono un mucchio di ragioni per cui Marco ricopre il ruolo che ricopre e questa è una.
Comunque sia, dopo mesi di incomunicabilità, è bastata una sana chiacchierata direttamente con lui per riprendere il filo di un discorso che avevamo lasciato in sospeso e rendere di nuovo concreta la possibilità di dare un seguito alle avventure di David Murphy, uno dei personaggi a cui sono più affezionato.
Yuppie!
Detto questo, è davvero troppo presto per fare ipotesi. Per ora stiamo solo valutando le nostre opportunità e come poter realizzare questo seguito al meglio.

Nel frattempo, a Romics è stato presentato il volume che raccoglie tutta la prima miniserie di David Murphy: 911, più alcuni extra (il numero 0, gli studi di Matteo, due pezzi scritti da me e da Matteo e alcuni documenti di sviluppo).
E' un bel mattoncino con sovracopertina lucida, rilegatura solida ma flessibile (dato il numero di pagine), e una buona stampa. E che, soprattutto, costa davvero poco (9 euro per oltre 400 pagine).
Lo trovate in fumetteria e in libreria di varia.
Insomma, se vi gira, buttateci un occhio.

6.10.10

Non tutto il male.


Questa è la tavola che è stata pubblicata ieri sull'inserto de Il Manifesto.
Tutte le vignette sono state realizzate con l'iPad e poi montata e letterate (da Marxia Maio, contenta?) con CS.
Dopo averla inviata, mi sono reso conto che l'ordine di lettura è un poco ballerino (ma se andate da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso, grossomodo non dovreste perdervi) ma, come primo esperimento, il risultato complessivo mi piace abbastanza.
Ovviamente, anche se mascherata, è una storia di Asso.

Aggiornamenti vari su Made in iPad.


C'è roba bella.
E anche delle cose carine.
E poi, delle robe mie.
Le trovate QUI.

5.10.10

Manuale per fare i soldi con i fumetti.


Di Pic-Nic e dei Super Amici avevo già parlato QUI.
Matteo Stefanelli approfondisce sul suo blog.
Una lettura decisamente interessante.
E poi, lasciatemelo dire, adoro la gente che non chiacchiera ma agisce.

Manifestatemi.


Oggi in edicola c'è l'ultimo fascicolo de La Conquista, la miniserie allegata a il Manifesto.
All'interno, tre tavole a fumetti, una mia, una di Petrucci, una di Ponchione.
Dai, fatemi un piacere: compratela.