25.1.11

Giusto per chiarire...


Torno un secondo sul post precedente per chiarire un punto.
Il cuore del discorso non era "diamoci tutti all'autoproduzione".
Le autoproduzioni nel fumetto ci sono sempre state. Certe volte si sono rilevate esperienze valide, altre volte no. Io stesso, con la Factory, ho fatto una lunga esperienza di autoproduzione.
Ma alla fine, anche i prodotti autoprodotti, finiscono sempre per cercare un terminale di vendita nei soliti canali distributivi.
E quello che sto dicendo io è: evitiamo quei canali.
Perché se la distribuzione classica tra librerie specializzate e libreria di varia (quella rappresentata da Pan, Alastor, Star Shop e, adesso, Messagerie), riesce a muovere un volume di vendite che, per un certo tipo di prodotti, oscilla tra le 300 e le 1000 copie, allora per me, chi fa questo genere di prodotti, può tranquillamente fare anche a meno della distribuzione tradizionale e vendere direttamente, ottenendo lo stesso risultato, e non dovendo dividere i guadagni con nessuno.
A Lucca, impegnandosi un poco e facendo le cose per benino, si vendono 300 copie di qualsiasi stronzata a quasi qualsiasi prezzo. Certo, lo stand deve essere posizionato dignitosamente, l'autore deve stare dietro al tavolo a disegnare per tutto il tempo, il prodotto deve essere ben confezionato (e non è nemmeno detto) ma è ovvio che se fai la merda o non ti va di sbatterti, poi non puoi pretendere di vendere, no?
E allora, se con una fiera mi posso garantire già un risultato di vendite adeguate, io moltiplico quell'esperienza, organizzo incontri in varie librerie, faccio promozione e vendita diretta su internet e scommettiamo che, a fine anno, ho venduto più di tanti volumi regolarmente distribuiti e mandati in distribuzione come agnelli al macello?

E badate che questo discorso non vale solo per i giovani autori che si vogliono produrre ma pure per le case editrici che, infatti, l'antifona l'hanno capita in anticipo e, in parte, stanno già mettendo in atto delle logiche di venduto nuove.

Quanti volumi sono stati presentati all'ultima Lucca?
Una marea.
Quanti di questi volumi sono stati distribuiti sui canali tradizionali, subito dopo la manifestazione lucchense?
Molti, molti meno.
Tanti editori hanno deciso di rimandare la distribuzione dei loro volumi perché il mercato, subito dopo Lucca, è ingolfato e i loro prodotti non avrebbero avuto la necessaria visibilità.
Alcuni editori hanno prodotto volumi che, di fatto, hanno venduto solo a Lucca e nelle fiere seguenti e che proprio non hanno mandato in distribuzione.
Perché? Perché non gli conviene.
Tirature troppo basse, scontistica ai distributori troppo alta, scarsi risultati di vendite nel mercato tradizionale.
Se punti a vendere tra le 300 e le 1000 copie di un volume, in un anno, il distributore non ti serve. Non stargli a regalare soldi ma saltalo direttamente.

Insomma, quello che sto dicendo io è che forse, più di un altro distributore, al mercato di un certo tipo di fumetto servono idee diverse.

18 commenti:

Benny ha detto...

io sto seguendo il tuo consiglio... per ora non ho davvero nulla da perdere... ho un piccolo gruppetto di amici con lo stesso "sogno" e le esperienze per "altri" ci sta distruggendo per tempi e salari bassissimi... (nel mio caso grafico e scenografo e illustratore, ma ci sono anche altri illustratori, fumettisti altri artisti nel settore)

Ogni anno ci si ritrova a lucca (e ad altre fiere) con una marea di idee, lavoro e speranza ma finisce sempre male...

Investire qualcosa OGGI non ci costa davvero nulla, dividendosi le spese iniziali (che oltretutto non sembrano neanche così alte) e magari chissà che a questo Lucca non avremo il nostro bel banchetto!!!


P.S. devo però aggiungere che conosco anche associazioni/gente che ha deciso di prendere questa via (sotto altri punti di vista rispetto l'editoria) ma appena si è fatto i primi soldini si è messo dentro il mercato alla grande (in questo caso parlo di eventi, scuola fumetto e simili) e se all'inizio era MOLTO aperto al dialogo, allo scambio e alla "produzione-propaganda" dei lavori dei "giovani" non appena si è visto i primi soldini (che a conti fatti non sono neanche tanti, ma ahimè sicuri), e non voglio entrare nei dettagli, ha un pò voltato le spalle agli "estranei - giovani" perchè questi non gli garantiscono ingressi sicuri (e per ingressi sicuri dico biglietti eventi, iscrizione mensile ecc ecc)

HulkSpakk ha detto...

Posso aggiungere che è *peggio* rimandare al dopo lucca la distribuzione in fumetteria?

In primo luogo crea *disservizi* al negoziante (si parla sempre di quel libraio che ordina il tal volume) che avrà a che fare con clienti che "la prossima volta lo prendo subito a lucca", depotenziando quei pochi che ancora prendono i volumi in questione e facendogli ricadere le brutte figure col proprio cliente.

In secondo luogo non sbilancia nulla a livello di preordine della fumetteria perchè *comunque* il preordine viene fatto a settembre, due mesi prima di Lucca, SENZA che si sappia quando poi effettivamente sarà distribuito il volume in questione. Il che significa che il libraio acquisterà le copie necessarie valutando l'arrivo delle stesse per novembre, quindi calibrando gli acquisti del volume che (lui non sa) sarà posticipato nella distribuzione, come se uscisse regolarmente insieme a tutta l'altra devastante mole di prodotti.

Molti fumetti vengono castrati nelle vendite in fumetteria proprio perchè escono a Lucca Comics.

RRobe ha detto...

Sì. Ma stiamo parlando di volumi che vendono sempre tra le 300 e le 1000 copie.
Questo significa che, su venduti così piccoli, se ci metti pure la scontistica al distributore, l'editore ci guadagna... niente? Ovvio che preferisca vendere direttamente, in fiera.

Deimos ha detto...

300 o 1000 copie di un fumetto autoprodotto all'anno ti bastano per vivere? Cioè, mettiamo che costi 10 euro il volume, sarebbero 10.000 euro netti: bastano per pagarci il disegnatore, la stampa e per viverci? Non è più facile fare distribuzione in PDF online a sto punto e magari avere una tiratura limitata (visto che ste cose piacciono) del fumetto?

RRobe ha detto...

Leggere?
Ovvio che non bastano per vivere.
E' assodato che quel mercato non serve per campare.

Deimos ha detto...

"Leggere?"

Te rispondere garbatamente no eh?
Sai in un discorso, uno scrive quello che pensa ma evidentemente dalle tue parti non funziona cosi.

"Ovvio che non bastano per vivere.
E' assodato che quel mercato non serve per campare."

Ovvio che non bastano per vivere, ma dai? Hai scoperto l'acqua calda.
Però allora di cosa stiamo parlando...mi autoproduco nel tempo libero per che cosa? Per guadagnarci ovvio. Però te sei partito da un confronto con il cinema che di per se è stupido perchè se nel cinema esistono fenomeni di autoproduzione da 10.000 dollari a 6 MILIONI di dollari, che io ricordi, il fumetto è un format differente: qui in Italia più difficile da concretizzare.

RRobe ha detto...

Ma perché: te intervieni garbatamente, di solito? Raccogli quelli che semini, stop.

Detto questo: sulla questione "non ci si campo" l'ho specificato nel primo pezzo, chiaramente. E' pure uno degli assunti base al ragionamento.
Adesso, se costa fatica leggere interventi di 20 righe, non è un problema mio.
Diventa un problema mio quando non si legge ma si interviene comunque.

RRobe ha detto...

E sul "che senso ha fare fumetti se non speri di camparci", si sono spesi fiumi di caratteri. Si qui, su questo blog, sia su tutti quei blog che, nel corso degli ultimi mesi, sono intervenuti riguardo alla discussione sugli "stati generali del fumetto".

Deimos ha detto...

"Ma perché: te intervieni garbatamente, di solito? Raccogli quelli che semini, stop"

Raccogli anche tu no, che piegarti ti viene bene.

"Adesso, se costa fatica leggere interventi di 20 righe, non è un problema mio"

Bhe sai, scusami se non seguo attemntamente tutto quello che viene scritto sul tuo blog, io non cazzeggio tutto il giorno sui blog o su internet.

"Diventa un problema mio quando non si legge ma si interviene comunque"

Diventa un tuo problema quando rispondi a cazzo. Avendo anche la pretesa che le persone sappiano tutto di tutti ma pensa te.

Comunque, tornando al discorso autoproduzione. Sai tu dove sbagli? Che non hai ancora capito cosa voglia dire autoprodursi. Vuol dire investire per GUADAGNARE, perchè il Sigr. regista che hai preso in esame per i tuoi post, sicuramente i suoi soldi investiti li riprenderà.

Guardo, ti faccio un esempio concreto. Amico mio ha pubblicato un racconto formato ebook a 70 centesimi ed è stato scaricato 200 volte credo...ha guadagnato a costo pari zero 140 euro per un mese di lavoro. Un cagata ma calcolando che non si parla neanche di un libro di carta, il suo guadagno dall'autoprduzione se lo è fatto. Quindi, ti ripeto, di cosa stiamo parlando qui? Del sogno di avere il nostro fumetto venduto alle manifestazioni? Io sinceramente a cercare ste cagate non mi ci metto neanche. Se mi autoproduco è per guadagnarci sopra altrimenti tanto vale che me ne stia sotto etichetta.

RRobe ha detto...

Non hai capito un cazzo.
Ma non è una novità.

Deimos ha detto...

"Non hai capito un cazzo.
Ma non è una novità"

Tu invece hai capito tutto, bravo.
Continua pure a scrivere minchiate di autoproduzione sui fumetti che tanto la realtà è li fuori a farci capire bene quello che tu evidentemente non hai capito.

RRobe ha detto...

Sì, ciao.

p.s.
per la cronaca: qualche fumetto sai, io l'ho autoprodotto. Tipo... una trentina.

Watanabe ha detto...

Premetto: Non so nel resto del mondo. Ma in Italia se chi fa Cultura o produce Arte dovesse pure guadagnarci degnamente sparirebbero il 70% dei prodotti e degli eventi culturali.

Quindi parlare di vivere con la singola pubblicazione di un fumetto all'anno mi sembra un tantino esagerato.

Poi che Kevin Smith si possa permettere altri giri di soldi è un altro discorso. Lui ha un pubblico di fan paragonabile ai tifosi della Juve in italia. Capite la differenza?!

Detto questo io credo che il discorso di Rrobe sia giusto. E sia la strada da percorrere visti i tempi che corrono. Una piccola produzione deve tentare una propria via, tanto nelle logiche comuni di mercato verrà stritolata dalla grande distribuzione.
Internet se usato a dovere può fare miracoli.

Deimos ha detto...

"per la cronaca: qualche fumetto sai, io l'ho autoprodotto. Tipo... una trentina"

Infatti su questo non ti dico niente, te sei un professionista ma con la tua strafottenza, vedi che continui a non capire il mio discorso. Tu che ti credi di sapere tutto dopo aver prodotto una trentina di albetti. Parli di cambiamenti, di autoproduzioni etc ma...

"Internet se usato a dovere può fare miracoli"

E qui volevo arrivare io.
Internet. Futuro dell'investimento a costo zero. Io ho fatto un esempio concreto, quello di un mio amico che da nulla (costo zero) ha guadagnato tot. Adesso, ci vuole molto che gli sceneggiatori italiani e i disegnatori italiani inizino a vedere concretamente la possibilità di pubblicare online???

Watanabe ha detto...

Attenzione però:

La pubblicazione online può essere una via, e può dare soddisfazioni anche monetarie.
Ma non può essere l'unica. Il supporto cartaceo ha ancora il suo fascino. Quindi è giusto prendere anche in considerazione l'autoproduzione.

Internet può servire per mettere online i nostri lavori. Ma può aiutare un fumetto cartaceo a farsi pubblicità alla grande. Il passaparola può far crescere a dismisura le vendite di un'opera.

PS: Deimos non entro nella discussione però se dici:
"io non cazzeggio tutto il giorno sui blog o su internet."
Ti contraddici alla grande.

Deimos ha detto...

"La pubblicazione online può essere una via, e può dare soddisfazioni anche monetarie.
Ma non può essere l'unica. Il supporto cartaceo ha ancora il suo fascino. Quindi è giusto prendere anche in considerazione l'autoproduzione."

Assolutamente d'accordo.
Difatti è quello che scrivevo all'inizio dei miei post. Autoprodursi in via digitale per poi supportare il cartaceo...non mi sembra una cosa difficile e maggiormente dispendiosa che non solamente per il cartaceo come più volte si è discusso. Pubblicizzarsi su internet costa zero, farlo su carta, manifestazioni etc costa soldi veri. E' qui che non riesco a capire i "discorsi" dei professionisti. Tutti a dire: si, siamo in Italia le cose non cambiano. Ok, MA SE NESSUNO CI PROVA, le cose continueranno a non cambiare. Poi è inutile continuare a fare discorsi sull'autoprodursi, post del genere in anni ne ho letto a centinaia. Dopo tot scoccia anche di leggere certe cose dagli addetti ai lavori perchè evidentemente hanno una mentalità aperta al nuovo e chiusa al nuovo allo stesso tempo.

"PS: Deimos non entro nella discussione però se dici:
"io non cazzeggio tutto il giorno sui blog o su internet.
Ti contraddici alla grande"

E perchè mai, vuol dire che non sto tempo a leggere mille post. Vedo un argomento che mi interessa e posto. Non è che sto 24h su 24 dietro a tutte le discussioni in questo senso o qui nel blog di sto sceneggiatore. Ogni tanto lo faccio, come oggi ma la maggior parte delle volte no.

ausonia ha detto...

deimos, frena.
se dici che l'autoproduzione venduta on line ha un costo pari a zero dici una cosa sbagliata.

fare 100 pagine di un fumetto può richiedere anche un anno di lavoro.
un anno di lavoro non ha un costo pari a zero.

sei veloce? ci metti sei mesi.

sei velocissimo? ci metti tre mesi.

tre mesi di lavoro non equivalgono comunque a un costo pari a zero.

poi...
autoproduci quello che fai per motivi che possono anche non essere inerenti al guadagno. che se vuoi guadagnare, se i soldi sono lo scopo finale, impara a disegnare e vai in bonelli o in qualche altra realtà editoriale dove ti viene garantito un guadagno decente ma ti viene richiesto anche un livello di preparazione che in tante autoproduzioni, al momento, io non vedo.

pierrot ha detto...

ciao,
in riferimento a questo post e al precedente: condivido ciò che scrivi e credo che l'autoproduzione non sia affatto una strada secondaria ma secondo me presenta degli ostacoli per un autore che desidera produrre e vendere il suo fumetto che qui non sembrano essere presi in considerazione ma che possono essere importanti per chi vorrebbe lanciarsi in un'avventura di questo tipo, ad esempio:
come può un pincopallino che non è iscritto alla camera di commercio vendere il suo "prodotto" legalmente?
non dovrà pagare delle tasse o l'iva sui volumi venduti?
non dovrebbe, anche ad una fiera, rilasciare uno scontrino fiscale ogni volume che vende?
e quindi la sua "opera" non dovrà essere iscritta o registrata a qualche ente?(tipo la siae per i dischi)
a meno che un autore non sia di professione commerciante ambulante non so come possa fare tutto ciò in maniera legale senza avvalersi di una casa editrice...
anche vendendo attraverso uno shop on line, non essendo un prodotto usato, credo che la questione iva esista
e prima ancora, la tipografia che stampa il volume non dovrà inserire un codice a barre? sulla base di cosa se non esiste un editore nel cui catalogo finirà il libro?
può essere lui stesso l'editore nonostante il suo lavoro sia un altro?

perdona il mio spuntare dal nulla e riempire un commento di domande a raffica, forse sono aspetti scontati per chi è del settore ma a me (e credo a tanti che vorrebbero provarci) totalmente oscuri. mi interessa l'argomento e capire le eventuali beghe burocratiche da affrontare, spero qualcuno possa illuminarmi o indicarmi dove reperire questo tipo di informazioni, grazie e complimenti al blog