24.1.11

Una distribuzione diversa è possibile.


Ma mica nei fumetti.
Nel nostro settore, per ora, le rivoluzioni si annunciano ma non si mettono mai in pratica.
E così, mentre tutto l'italico webmondo dedicato al fumetto non fa altro che parlare dell'arrivo di un nuovo distributore con (pare) vecchi idee, io ho deciso di disinteressarmene e guardare altrove. Al cinema, per esempio, e a QUESTA idea di Kevin Smith, nello specifico.

In fondo, ormai sappiamo bene che un piccolo editore di fumetti (uno di quelli che distribuisce i suoi prodotti solo nelle librerie specializzate e in quelle di varia) più di tanto non può pagare perché, se pagasse di più, non potrebbe rientrare dei costi.
Ed è decisamente assodato che, con quello che pagano i piccoli editori di fumetti (sempre quelli che distribuiscono i loro prodotti solo nelle librerie specializzate e in quelle di varia) non ci si campa... ma allora, perché affidarsi a questo sistema in cui non vince nessuno?
Perché non saltare tutta la filiera e non mettersi a produrre e a venderseli da soli i propri fumetti?
Tanto, non guadagnarci per non guadagnarci, almeno ci seguiamo il progetto a modino, come diciamo noi. Se perdiamo, perdiamo per colpa nostra, se vinciamo, ci prendiamo tutta la gloria e gli onori (sui soldi, continuo a dubitare).

Ragioniamo:
il grosso delle vendite di questo genere di prodotti si fa alle fiere (per dirla tutta: si fa a Lucca) ed è rappresentato da un venduto compreso tra le 300 e le 600 copie. 1000 se hai culo o i nomi.
E allora, produciamocele da soli queste copie e, soprattutto, vendiamocele da soli.
Alle fiere, in primo luogo, magari sfruttando della associazioni momentanee con altri autori per dividere i costi dello stand.
Organizzando incontri nelle librerie con piccoli tour per l'Italia (si può fare se ti accordi con le librerie).
Facendo promozione sul web e seguendola in prima persona, senza affidarla a spesso distratti (se non peggio) addetti stampa.
Partecipando a iniziative culturali.
E via dicendo.

Vuoi vedere che, alla fine, vendiamo di più?
Come dite? Volete avere il presunto prestigio di poter sfoggiare sulla copertina il marchio di una qualche (apparentemente) professionale casa editrice?
Ok. Contenti voi. Ma poi non venite a lamentarvi, eh?

p.s.
c'è qualcuno che ha già provato questa strada in tempi recenti e, tra qualche giorno, ve lo intervisto pure.