22.2.11

Di camerati e compagni.


Ebbene, come può Roberto Recchioni scrivere un’introduzione al libro di Alfatti Appetiti e poi andarsene tranquillamente a realizzare un fumetto (sulla conquista del West e sullo sterminio dei pellirosse americani) pubblicato per un inserto de Il Manifesto?
Sì, lo so, Recchioni è uno che ama il maledettismo delle rockstar e ama giocare col personaggio “fuori dagli schemi” che si è saputo cucire addosso. Di certo le belle parole che diverse volte gli ha dedicato Alfatti Appetiti (che lo ha pure intervistato, effettuando una sorta di esegesi delle sue possibili simpatie di Destra) gli hanno fatto piacere. Però la cruda realtà mi dice che Recchioni, una firma ormai importante e consolidata del fumetto italiano contemporaneo, mentre pubblica su Il Manifesto si pone “cheek-to-cheek” con un giornalista de Il Secolo d’Italia che, a sua volta si sta legando a un sito destrorso, Fumetto d’Autore.com, che ha cercato più volte di “lapidare” lo sceneggiatore romano per cause non meglio chiarite.
Vogliamo andare oltre? Recchioni, che più volte nel suo blog ha stigmatizzato le derive del berlusconismo, ben evidenziandone le parole d’ordine-trappola, si trova ad avvalorare e a promuovere l’operato di un saggista che parla, a proposito del lavoro di Spataro, di killeraggio mediatico per poi tirare fuori il refrain berlusconiano dell’uso politico del “gossip” (e ribadiamo “berlusconiano”, anche nel caso Alfatti Appetiti fosse un simpatizzante di Fini).

Partiamo da qui.
Che tanto, un punto vale l'altro su questa storia imbastita da Alessandro Di Nocera.
L'estratto è preso da un pezzo apparso QUI, in relazione alla lunga polemica nata attorno al caso del "Camerata Corto Maltese" (se ne volete sapere di più cercate su Google, ci sono davvero troppi link rilevanti per segnalarli tutti) e poi sul libro di Roberto Alfatti Appetiti, All'armi siam fumetti!

Allora, prima di tutto, mi preme sottolineare un punto.
Di Nocera è un giornalista. Uno di quelli che pubblica su dei quotidiani nazionali, oltretutto. Ecco, sarebbe bello se un giornalista si documentasse con cura quando scrive qualcosa. La storia che ho realizzato per il Manifesto, quella che lui indica come "sulla conquista del west e sullo sterminio dei pellirosse americani", sarebbe QUESTA (qui c'è il pezzo sul blog al riguardo).
Vedete traccia di indiani voi? Direi di no. Ma allora perché Di Nocera li cita? Perché tutto quello che ha fatto è stato leggere il comunicato stampa, sbagliato, che è circolato riguardo all'iniziativa. In sostanza, ha parlato di qualcosa che non si è nemmeno preso la briga di controllare (non dico leggere, giusto controllare), solo per tirare l'acqua al suo mulino.
E questo giusto per far capire i suoi standard di professionismo.

Andiamo avanti.
Di Nocera, sostanzialmente, mi accusa di essermi fatto blandire dalle attenzioni di Roberto Alfatti Appetiti e di essermi lasciato coinvolgere da "un fascista". Di non aver preso le distanze da lui e quindi, per quanto io mi ritenga assolto, di essere comunque, coinvolto (per dirla con le parole di uno che ne sapeva).
Dunque, vediamo qual è stata la mia reazione riguardo al primo pezzo che Appetiti mi ha dedicato sulle pagine del Secolo (quella in cui venivo definito "il fascista-zen del fumetto italiano"). La trovate QUI.
In effetti, sembro proprio soggiogato dal miraggio di un riconoscimento ufficiale...

In compenso, Di Nocera sembra non avere nulla da ridire quando una mia illustrazione è apparsa sotto QUESTA copertina, o di quando mi sarei espresso sullo sbattesimo, o di quando, a sinistra e a destra, si sono messi tutti a tirarmi per la giacchetta a causa di Mater Morbi (un riassunto sommario della faccenda lo trovate QUI). Perché a Di Nocera sta benissimo se vengono appiccicate (arbitrariamente) etichette da comunista ad autori e personaggi, ma non sta per niente bene che qualcuno provi ad appropriarsene a destra.
Se succede a sinistra, va tutto bene e Di Nocera non fiata, ma se capita a destra, non solo Di Nocera urla allo scandalo, ma invita anche l'autore a indignarsi e far valere il suo punto di vista politico. Altrimenti, cazzo, è un fascista pure lui!

Adesso, facciamo rapida: io, il mio punto di vista politico, lo esprimo in primo luogo nella mia condotta professionale (nelle scelte che ho fatto e faccio) e, in secondo luogo, con quello che scrivo e disegno, nelle mie storie e qui sul blog.
Se poi quelli de il Manifesto o de il Secolo, o chi cazzo volete voi, decidono di attaccarmi le loro etichette, di solito mi faccio una risata e tiro dritto, perché chi sono lo definisco con le mie azioni e le mie parole, non con le etichette che mi attaccano gli altri.
E punto.
E se non basta, vi posto il testo dell'Avvelenata di Guccini che facciamo prima.


Poi, se proprio volete sapere cosa ne penso del libro di Roberto Alfatti Appetiti (ma non ce le avete cose più interessanti da fare?), aspettate un prossimo post che mi sono ripromesso di scrivere a riguardo.