2.2.11

Per rispondere a Michele Petrucci.

Scrive Michele Petrucci nei commenti al post precedente:

Stiamo sempre a fare gli stessi discorsi. Voglio dire, non penso si stia parlando di soldi. Immagino che Lorenzo voglia arrivare a più persone possibili. Per quello serve qualcuno che promuova, abbia un catalogo, frequenti le fiere etc. L'autoproduzione è un'altra cosa. Molto bella (e quei volumi sono molto belli, strano che a Lucca non li abbia notati) ma un'altra cosa.


Provo quindi a spiegare di nuovo il mio punto.
A cosa serve un editore per un fumettista?
Alla sua sussistenza, pagando il lavoro che il fumettista realizza per lui.
Alla trasformazione del suo lavoro in un prodotto finito.
Alla sua visibilità, attraverso l'operato del suo ufficio stampa.
Alla sua distribuzione, attraverso i suoi canali di vendita.

Come adempiono a questi compiti gli editori di piccolo e medio livello, specializzati nella vendita attraverso fumetterie e librerie di varia? Vediamolo punto per punto.

- Sussistenza
con acconti sulle vendite che vanno da poco a niente e con la promessa di future royalties in caso un fumetto venda bene (cosa che succede, ad essere buoni, una volta su dieci), direi che questa condizione non è soddisfatta.

- Prodotto Finito
Qui dipende da con chi lavori. Ci sono editori che apportano un reale miglioramento alla tua opera (con un serio lavoro di editing) ed editori che macellano quello che gli consegni. Nel post precedente segnalo solamente che farsi tutto da soli non è difficile. E nemmeno troppo dispendioso.

- Visibilità.
Anche qui, dipende da con chi lavori. La tua casa editrice ha un ufficio stampa? E' un bravo ufficio stampa o si limita a mandare un paio di mail a Comicus e Mangaforever? Per quanto ti segue l'ufficio stampa? Per mesi, settimane o giorni? Anche qui, se ti fai tutto da solo, puoi fare bene (se non meglio) di tanti editori.

- Distribuzione.
Il genere di prodotti di cui stiamo parlando vende tra le 300 e le 1000 copie (quando va molto bene). I casi che escono fuori da questa forchetta sono, appunto, casi. Per muovere un numero così esiguo di copie c'è davvero bisogno di passare per i canali distributivi che si mangiano metà del prezzo di copertina? E, davvero, una distribuzione simile è un valore che un autore non può ottenere da solo? Le cifre di cui stiamo parlando non garantiscono diffusione. Sono le vendite da condominio che potrebbe ottenere chiunque di noi, vendendo i propri volumi porta a porta (leggasi: su internet, alle fiere o con incontri in libreria).

E qui, ritorno al discorso a bomba: per questo genere di prodotti, alla luce dell'attuale sistema commerciale messo in pratica dagli editori di piccolo e medio livello... perché riteniamo di avere bisogno di loro?