2.2.11

Per rispondere a Michele Petrucci.

Scrive Michele Petrucci nei commenti al post precedente:

Stiamo sempre a fare gli stessi discorsi. Voglio dire, non penso si stia parlando di soldi. Immagino che Lorenzo voglia arrivare a più persone possibili. Per quello serve qualcuno che promuova, abbia un catalogo, frequenti le fiere etc. L'autoproduzione è un'altra cosa. Molto bella (e quei volumi sono molto belli, strano che a Lucca non li abbia notati) ma un'altra cosa.


Provo quindi a spiegare di nuovo il mio punto.
A cosa serve un editore per un fumettista?
Alla sua sussistenza, pagando il lavoro che il fumettista realizza per lui.
Alla trasformazione del suo lavoro in un prodotto finito.
Alla sua visibilità, attraverso l'operato del suo ufficio stampa.
Alla sua distribuzione, attraverso i suoi canali di vendita.

Come adempiono a questi compiti gli editori di piccolo e medio livello, specializzati nella vendita attraverso fumetterie e librerie di varia? Vediamolo punto per punto.

- Sussistenza
con acconti sulle vendite che vanno da poco a niente e con la promessa di future royalties in caso un fumetto venda bene (cosa che succede, ad essere buoni, una volta su dieci), direi che questa condizione non è soddisfatta.

- Prodotto Finito
Qui dipende da con chi lavori. Ci sono editori che apportano un reale miglioramento alla tua opera (con un serio lavoro di editing) ed editori che macellano quello che gli consegni. Nel post precedente segnalo solamente che farsi tutto da soli non è difficile. E nemmeno troppo dispendioso.

- Visibilità.
Anche qui, dipende da con chi lavori. La tua casa editrice ha un ufficio stampa? E' un bravo ufficio stampa o si limita a mandare un paio di mail a Comicus e Mangaforever? Per quanto ti segue l'ufficio stampa? Per mesi, settimane o giorni? Anche qui, se ti fai tutto da solo, puoi fare bene (se non meglio) di tanti editori.

- Distribuzione.
Il genere di prodotti di cui stiamo parlando vende tra le 300 e le 1000 copie (quando va molto bene). I casi che escono fuori da questa forchetta sono, appunto, casi. Per muovere un numero così esiguo di copie c'è davvero bisogno di passare per i canali distributivi che si mangiano metà del prezzo di copertina? E, davvero, una distribuzione simile è un valore che un autore non può ottenere da solo? Le cifre di cui stiamo parlando non garantiscono diffusione. Sono le vendite da condominio che potrebbe ottenere chiunque di noi, vendendo i propri volumi porta a porta (leggasi: su internet, alle fiere o con incontri in libreria).

E qui, ritorno al discorso a bomba: per questo genere di prodotti, alla luce dell'attuale sistema commerciale messo in pratica dagli editori di piccolo e medio livello... perché riteniamo di avere bisogno di loro?

59 commenti:

Hol ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Hol ha detto...

Concordo sostanzialmente con quello che dici: fare tutto da soli è possibile.
Mi sorge però un dubbio che, non avendo esperienze professionali alle spalle, non posso chiarirmi da solo: facendo tutto da soli quanto tempo realmente si lascia alla fase creativa (scrittura, disegno, chine e colori nella peggiore delle ipotesi)? E' davvero possibile garantire una periodicità minima in grado di fornire un ritorno economico decente (intendo mettere l'autore un filo sopra la soglia di povertà)?

(il commento di prima l'ho cancellato per sbaglio... è questo qui)

michele petrucci ha detto...

Immaginavo che ti riferissi ai cattivi editori non a tutti i piccoli/medi editori. Del resto anche tu collabori con Bd, no?
Io ho avuto esperienze diverse, con alcuni editori mi sono trovato bene con altri meno.
Un buon editore dovrebbe aiutarti a crescere, sia qualitativamente che come "nome".
Con Tunué, per farti un esempio sono stato invitato (spesato) a fiere, avuto recensioni e interviste (dentro e fuori le riviste di settore, per esempio su Radio3). I miei libri sono presenti a tutte (e dico tutte) le fiere di fumetto e alcune di libro. In questo momento Tunué è ad Angouleme per cercare di vendere i diritti in Francia. Tutte cose che da solo, con l'autoproduzione non avrei potuto fare.

Certo se un editore non fa editing e promozione lasciate perdere e provate altre strade.

RRobe ha detto...

Per Hol: non stiamo parlando di fare prodotti per camparci. Il discorso parte dal punto, assodato, che nel settore specifico di cui parliamo, non ci si campa. E allora, non camparci per non camparci...

RRobe ha detto...

Per Michele: no, non collaboro più con BD, anche alla luce di quanto detto in questi topic.
Detto questo, dipende: è ovvio che Tunué si sta muovendo bene, ma molte di quelle cose, volendo e con la giusta determinazione, potevi ottenerle anche da solo (ovvio che se le hai da un editore con cui ti trovi bene, è meglio).

nezmar ha detto...

Una risposta alla tua ultima domanda potrebbe essere "perché la giornata ha solo 24 ore".

nda

RRobe ha detto...

Se il caldo ti da fastidio, non stare in cucina.

Marco Galli ha detto...

Il tuo discorso Roberto non fa una grinza... però, c'è sempre un però, per quelli come me che fanno un altro lavoro, tra l'altro in proprio con socio e società, per tirare a campare, ormai si parla di questo in quasi ogni lavoro in italia, autoprodursi diventa quasi impossibile.
Per portare avanti i miei progetti lavoro nelle poche ore che mi rimangono tra lavoro e ragazza (convivente), l'idea di doversi accaparrare anche tutte le questioni di organizzazione dell'autoproduzione, mi farebbe "uscire pazzo!"
Spesso, sempre per questioni lavorative, devo scendere a compromessi con il mio editore per partecipare alle fiere... soluzione?
Lasciare il mio lavoro e vivere di aria?... visto che anche nel caso di autoproduzione non si campa.
No, si spera. Si spera (e ci si lavora!)di essere così bravi, fortunati, da svettare su gli altri. Si spera in un successo internazionale. Si spera che il tuo editore punti su di te.

PS. Per me comunque gli editori sono una risorsa importante, come filtro intendo... e poi: perchè tutti devono avere visibilità professionistica con autoproduzioni se magari professionisti non sono? Per la visibilità fine a se stessa ci sono cose come i blog etc...

PPS. Comunque appoggio qualsiasi posizione che cerchi di rinvigorire questo mondo fumettistico professionale, così anestetizzato!

werther Dell'Edera ha detto...

mi sembra un po' generalistico il tuo discorso e per rimanere in tema ecco un'altra generalizzazione.

Ci vogliono i soldi per fare i soldi.

RRobe ha detto...

Spiega perché, Werther.
Mi pare che di generalistico, tra link ed esempi diretti, ci sia poco.

werther Dell'Edera ha detto...

mi riferivo a Roberto

RRobe ha detto...

Per Marco: la visibilità viene dalla bontà del prodotto. Se non hai il talento e non lo capisci, e spendi soldi per produrre le tue cose, capita che quelle cose magari non le vendi, i soldi li hai buttati e magari comprendi che quello non è il tuo mestiere.
Poi, si badi, io non sto dicendo: gli editori non servono.
Dicono che non servono se il risultato è quello di vendere poche centinaia di copie.

werther Dell'Edera ha detto...

secondo me la generalizzazione sta nel ritenere che tutti possano fare bene o meglio da soli ad un certo punto, il che è vero, ma anche no. Dipende da quanti soldi hai.
Se io sono un bravo disgnatore che ha un proggetto fighissimo e mi ci danno per realizzarlo spendendoci tutto quello che posso in termini di "arte" e tempo, ma poi non ho le risorse finanziarie per potermelo autoprodurre come si deve, che succede?

poi sono d'accordo con te sul fatto che alla fine alcuni editori se ne approfittano, che magari fanno anche un lavoro di merda, che la distribuzione è quello che è... però rimane l'annoso problema: se io non ce li ho sti due tre mila euri da investire?

RRobe ha detto...

Sì ma le cifre le hai lette nel topic precedente?
Doctor H: investimento in produzione di 500 euro. Rientrati con 20 copie vendute.

RRobe ha detto...

Vuoi metterci altri 500 euro di stand e spese vive?
Altre 20 copie da vendere.
Con 40 copie vendute, LRNZ è rientrato di tutto.

werther Dell'Edera ha detto...

non importa, se non avessi neanche quelli da investire? Se l'unica cosa su cui potevo investire fosse solo la mia "arte" e il mio tempo? Se non ne capissi un cazzo di grafica e impaginazione? se non sapessi come fare il lettering? E non mi dire che basta un computer, perché in teoria basta quello, ma lo devi saper usare e devi sapere che cosa stai facendo.

RRobe ha detto...

E se non so disegnare o scrivere?
E se non sai cucinare non te lo apri il ristorante, ma che discorsi sono? Se stiamo parlando di soldi da investire, 500 euro sono pochi e, come si è visto, ci vuole veramente un cazzo per rientrarci (a patto che il prodotto sia buono, ovviamente). Se il discorso è una mancanza di competenze, e figlio caro, è un problema tuo. Perché se andiamo di questo passo che altra obiezione si può alzare?
E

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Il discorso è molto interessante.
Però mi chiedevo, nell'ambito dell'equazione se è stato conteggiato anche il fattore tempo.

Cioè ammesso che io sappia usare i programmi di grafica e quindi non abbia bisogno di un grafico, che mi stia bene che uno che non viene a Lucca il mio volume non lo possa ordinare oppure ordinarlo solo on line(oppure se aggiungiamo altre fiere bisogna aumentare i costi) o che non lo possa vedere prima di ordinarlo(tutte cose leggittimissime),
quanto vale il mio tempo?

Cioè se io ci metto X giorni a fare il fumetto, Y a curarne la grafica, Z a curarne la stampa, W a gestire la presenza in fiera e la gestione del magazzino, S all'organizzazione della promozione autonoma (Senza contare altri elementi con ISBN, distribuzione libraria, problematiche relativa alla stampa ecc), quanto mi costa in termini di tempo questo volume?
X+Z+Y+W+S invece che X, perchè normalmente (Z+Y+W+S) sarebbero compito E RESPONSABILITA' della casa editrice.
Fermo restando che capisco e parzialmente condivido il tuo discorso Roberto, il fattore Tempo
devo avere nell'equazione un valore.
Sbaglio?
Un saluto
Ps: Cmq sarebbe molto interessante vedere una Lucca con tanti stand di tanti autori che portano il loro prodotto realizzato autonomamente. Sicuramente è un apertura mentale che mancava.

werther Dell'Edera ha detto...

vabbeh, non c'è bisogno di essere così aggressivi.

RRobe ha detto...

Ok. Quindi, allo stato attuale, un editore medio piccolo che cos'è? Un fornitore di servizi che tu, autore, non puoi farti da solo (vuoi per tempo vuoi, per come dice Werther, competenze). E allora, non siamo tanto distanti dal pagare per pubblicare, no?

Il mio punto è semplice: se un editore mi mette nella condizione di riuscire a vendere solamente qualche centinaio di volumi e l'unico vantaggio che mi da è risolvermi alcuni servizi, io penso che, allora, tanto vale farseli da soli quei volumi.
Perché di soldi, con l'editore medio-piccolo, non ne faccio. Il risalto è una variabile che dipende dalla serietà e dal mestiere dell'editore (che comunque, anche se bravo, di sicuro non segue solo il mio prodotto) e la diffusione è comunque ridicolmente bassa.

jac ha detto...

Espongo la mia esperienza personale che sto vivendo proprio in questi mesi sperando che possa interessare...

Ho stipulato un contratto con una casa editrice con i seguenti dettagli:

Non ho acconto, proprio come gli esempi da te esposti nel topic precedente in cui si parlava di autoproduzione.

Ovviamente non ho spese di stampa sulle quali ci mette mani la casa editrice e delle quali non dovrò sborsare un euro.

La casa editrice promuoverà il volume in fiere, eventi dedicati e mostre. Tutto da stabilirsi ancora. Ma il lancio è previsto alla fiera del libro di Torino.
Per i volumi venduti da loro in queste circostanze io prendo il 10%...nella media...ovvero poco.

Per i volumi venduti Online dal loro sito io prendo il 30%...non male.

Ma c'è un'ultima opzione che è interessante e si allinea col discorso autoproduzione.
Se io mi compro tot copie per autopromuovermi privatamente ho il 50%.

Quindi...se il volume costa 10 euro (100 pagine a colori) a me costerà 5 euro.
Mi autopromuoverei proprio come il ragazzo di prima e avrei un introito del 50%.

Non c'è un numero minimo di copie...posso anche ordinarne una, dieci, cento...


Quindi a conti fatti ho:

- Un buon prezzo di stampa calcolando anche la libertà sul numero di copie che posso farmi arrivare.

- Se ordino 200 copie spendendo 1000 euro a venderle avrei un incasso di 2000 euro (1000 guadagnati).

- Il supporto di una casa editrice che mi promuove nel suo circuito Offline e Online e dal quale mi spetta una percentuale nella norma.


Cosa non ho:

- Libertà totale nell'editing.
Passando per una casa editrice c'è il rischio che parte del risultato che vorresti non ci sia nel prodotto finale.




Tutto sommato a me sembra una buona alternativa che sta in mezzo tra le due realtà.
Sarà la mia prima pubblicazione.


Tu cosa dici Roberto?

RRobe ha detto...

Per Werther: non volevo essere aggressivo. Era solo vis polemica.

werther Dell'Edera ha detto...

@robe

:D

lo so è per questo che stavo punzecchiando!

RRobe ha detto...

Per Jac: non lo so. Mi lascia perplesso.
Primo perché la percentuale sulle vendite dirette è bassissima. Secondo perché non mi hai parlato della percentuale sulle vendite attraverso il distributore. Terzo perché mi pare assurdo che tu stampi il volume con un editore, non ricevi soldi e lui ti fa il "favore" di rivenderti le copie con una percentuale di sconto uguale a quella che farebbe ad un distributore.
In sostanza, l'editore rischia di fare più soldi con te come cliente che per i fumetti venduti.
Ma se devi investire dei soldi per ricomprarti il tuo fumetto dall'editore che l'ha stampato, ma non fai prima a stampartelo da solo?
Sul serio, non capisco.

jac ha detto...

Il punto è che a stamparmelo da solo mi viene a costare quasi lo stesso.

Ho visto ora su Pixart ad esempio facendo il calcolo delle pagine, formato, rilegatura...

Chiaro che l'editore ha un doppio guadagno.
Però anche per me rimane una buona alternativa perchè, se da una parte io stesso finanzio l'editore (con un prezzo stampa però favorevole vicino all'autoproduzione se non uguale) dall'altra parte loro promuovono me.

RRobe ha detto...

E tu sei sicuro che un editore che arriva a mettere in cantiere produzioni con una logica del genere, ti possa fare una buona promozione?

Lui ha detto...

So che è brutto, ma visto che la discussione sì è spostata in questo post, incollo quanto avevo scritto in quello precedente, scusate la ripetizione.

Ciao a tutti,
Allora, io alle spalle ho due/tre autoproduzioni, che non sono molte, ma che al tempo stesso mi hanno permesso di verificare in tempi recenti su come stiamo messi.

La parte del discorso che concerne la vendita nelle fiere non fa un piega, è vero, molte delle spese che vengono sostenute per la pubblicazione e/o stand (che è una GROSSA spesa, pure troppo, quindi di solito non si va mai da soli, ma in gruppo per dividere le spese, a meno di approdare alla Self area, ma c'è solo a Lucca, quindi per il momento accantoniamola un attimo).

Il punto è che (appunto) ti ci ripaghi le spese (se sei bravo e il tuo prodotto non è fatto a cazzo di cane, e questa è vera meritocrazia), il guadagno è ancora lontano, il guadagno arriva o dovrebbe arriva sul lungo periodo, però nel mentre te hai bisogno di vivere, quindi te un altro lavoro ce l'hai. Inoltre è ben difficile che il guadagno derivante dall'autoproduzione ti permetta il sostentamento. Perchè alla fine le vendite non sono mai stratosferiche.

Il problema arriva dopo la fiera, dove dovresti dare vita ad un diverso canale di vendita e distribuzione, la via più breve e fartelo in casa tua (blog, sito, quello che vuoi) e farti pagare con mezzi terzi, io optai per paypal ad esempio.
Però a questo punto devi prendere in considerazione che i pacchetti te li farai tu e tu farai le code in posta per spedirli (posta ragazzi, la cosa più vicina ad un buco nero che esista), e cmq ricordati di aggiungere le spese di spedizione al volume.

Altrimenti decidi che fai magazzino e riproponi l'invenduto alla prossima fiera con il prodotto nuovo, e quindi devi organizzarti bene per capire come e a quali fieri andare.
Però nel mentre il rientro totale dalle spese ed il guadagno si dilata sempre più.

Tutto questo per dire che sì l'autoproduzione è una figata, ma comporta un bell'investimento di tempo e di energie, è un esperienza sia per chi è alle prime armi, sia per chi vuole curarsi un prodotto con tutti i crismi come dice lui (mi vengono in mente i ragazzi di Passenger Press ad esempio).

Però a volte te tutta sta voglia di sbatterti, te non ce l'hai, a volte vorresti solo disegnare e basta, senza dover tirar giù le madonne perchè i tizi della tipografia digitale t'hanno spedito i volumi con i colori scazzati e non allineati, o i tizi di Lucca ti hanno prima detto che lo stand ce l'avevi a Napoleone e poi invece ti ritrovi in inculandia.

Alla fine l'autoproduzione è una bella esperienza che da grosse soddisfazioni, ma è una cosa che da sola non ti fa andare molto avanti (sopratutto qui, in Italia, con il mercato che abbiamo). I ragazzi di PicNic con le sponsorizzazioni hanno fatto un passo avanti rispetto all'autoproduzione, però anche trovare sponsor è un lavoro.

La cosa figa sarebbe riuscire a trovare un canale di distribuzione migliore per tutte queste autoproduzioni, ma al momento io non lo conosco.

UPDATE:
"Il discorso parte dal punto, assodato, che nel settore specifico di cui parliamo, non ci si campa. E allora, non camparci per non camparci..."
Hai ragione RRobe, però è chiaro che se riesci a guadagnarci abbastanza, potresti decidere di spendere quei soldi investendoli in un altra produzione, oppure anche in materiale (non dimentichiamocelo, che non è solo carta e penne o pantoni).

Marco ha detto...

Ma i soldi da investire, se si tratta di cifre sui mille-tremila euro, li puoi mettere da parte lavorando.

Non dico che di questi tempi sia facile. Magari un autore, anche affermato, passa tutta la giornata al tavolo da disegno per pagarsi le bollette e non ce la fa già così, figuriamoci mettere da parte.
Magari, pur essendo affermato, hai un lavoro vero che ti fa sbarcare il lunario e non puoi fare altro.


Con tutte le motivazioni possibili (che capisco perfettamente, sono anch'io in bolletta sparata), quei mille-tremila euro prospettati di spese non mi sembrano irraggiungibili. Un sogno da realizzare, e un progetto davvero valido, li valgono tutti.

Se fossero miliardi capirei il discorso "solo alcuni possono permetterselo". Ma trattandosi di quel tipo di spesa penso che il minimo di selezione naturale e fatica personale da mettere in campo valgono ciò che si ottiene.

Anche (per ipotesi negativa) un giorno di fiera speso a non vendere una copia, facendo i conti con il modo in cui un vero pubblico, veri occhi, vere mani, giudicano il tuo lavoro.

Il contatto con la realtà è sempre positivo.

michele petrucci ha detto...

Vorrei fare alcune riflessioni su due punti.

1 non è così semplice come fa apparire Lorenzo autoprodursi. Ci vuole una bella competenza (che chiaramente Lorenzo ha visto che fa il grafico) per ottenere un buon prodotto (tra parentesi stiamo parlando di un libro stampato in digitale, non in quadricomia come hai scritto e rilegato in maniera economica, incollato per intenderci).

2 Detto questo sono dell'idea che nell'editoria serva maggiore professionalità, non minore. Come dicevo nel mio blog pochi giorni fa, gli editori tornino a fare il loro lavoro, facendo talent scuoting e investendo sui loro autori e cercando di non intasare le librerie di libri mordi e fuggi. Quindi mi piace l'idea dell'autoproduzione che l'autore vende direttamente alle fiere. Ritorno immediato (in termini economici e di soddisfazione) e un canale distributivo diverso.

jac ha detto...

Bhe...da quel che ho visto si sanno muovere bene...hanno il loro giro.

Ti saprò dire meglio quando sarà uscito il fumetto.

A quel punto ti dirò:

- No è meglio l'autoproduzione.
- Guarda mi sono trovato bene e sono soddisfatto.


Per ora volevo semplicemente esporre questa mia realtà che mi sembrava una terza opzione alle due da te esposte.

Che poi vada bene o male è tutto da verificare appunto...ma questo vale anche per l'autoproduzione e l'editoria "pura".

Vedremo!

comativa ha detto...

Cmq noi lo abbiamo fatto fuori dall'ambito del fumetto. Abbiamo fatto un gioco da tavolo per l'apprendime to della grammatica nelle scuole e agli stranieri. Lo abbiamo fatto stampare a clementoni lo abbiamo promosso lo abbiamo portato in giro. Lo abbiamo realizzato e lo spediamo agli acquirenti. È tutto fatto in casa. Ora: abbiamo stampato 1500 copie. Vendendone poco più di 400 rientriamo nell'investimneto ( decine di migliaia. No 500). Le prossime stampe ovviamente non avranno i costi di avvio è il rientro per copia sarà maggiore. Tengo le dita incrociate. Non è detto che vada bene....
Se vi interessa dare un'occhiata: www.chielasso.it

lucifer ha detto...

Salve,
se posso vorrei parlare della mia esperienza nell'autoproduzione.
Lucca 2010 è stata la mia seconda partecipazione alla self con un mio fumetto autoprodotto, la prima volta non andò bene ma ero in gruppo ed era, appunto, la prima volta.

La seconda eravamo in due autori, con le nostre due autoproduzioni e devo dire che è andata bene perchè abbiamo praticamente venduto tutto, anche copie rimaste del mio "vecchio" fumetto dell'anno prima!

Devo dire che:
non avevamo stampato tantissime copie, ma sinceramente non pensavo comunque di sbancare,
inoltre si tratta di tre "serie" e non volumi singoli, quindi immagino più difficili da vendere.
Dopo Lucca abbiamo anche ristampato alcune copie che ci hanno richiesto.

Adesso ci stiamo riflettendo un po su per via dei costi.
Escluso lo stand ( alla self non è poi sta cifra) e il soggiorno ( vabbè viviamo a due passi da Lucca siamo avvantaggiati ) quello che pesa è soprattutto il costo di stampa, infatti nonostante tutto non siamo andati in pari!

Questo perchè abbiamo tenuto il prezzo di copertita basso e alcune copie le abbiamo inevitabilmente regalate.

L'esperienza è stata bella e appagante, ma purtroppo ci vogliono effettivamente i soldi, e se hai una serie l'anno dopo devi stampare non dico il doppio ma quasi.

500 euro, ma anche 300 va, per me sono tanti e non scherzo.
Fra bollette e spese varie quei soldi contano e penso per tanti oggi come oggi sia così.
Per il resto nessun problema ci si ingegna , io ho imparato a impaginare quando serviva per esempio.
Ma trovare i soldi non è così facile.

Un'altro problema è il dopo fiera, io ho un blog da tanto tempo e cerco di promuovere come posso, ma essendo praticamente sconosciuti nessuno ci si fila più di tanto.
Nonostante siamo nel fumetto da anni ( dal '93 circa).

Magari ci vorrebbe un portale solo dedicato alle autoproduzioni, boh la butto lì.
Magari c'è gia e io non lo so.

Per concludere devo dire che mi diverte fare tutto da me, nonostante arrivi spesso all'ultimo con l'acqua alla gola imprecando contro tutti ahahah!

In bocca al lupo a tutti voi
el

Spugna ha detto...

discorso molto interessante, avvierebbe anche una sorta di processo per la formazione completa di autori autosufficienti (in grado di creare un prodotto dall'inizio alla fine) oppure magari tante piccole "crew", come ad esempio i superamici penso.
E anche una sorta di stimolante confronto meritocratico, con ognuno che prova a fare un prodotto migliore degli altri.

resto dubbioso e ignorante sul come si potrebbe gestire il discorso da un certo numero di copie in poi, per quanto riguarda tasse e robe simili.

credo che poi si potrebbe fare moltissimo leva anche sull' "esclusività" di prototti nati proprio in poche copie, le paroline magiche "limited edition".

e poi, cazzo certo che LRNZ pedala proprio.

Watanabe ha detto...

Il punto di Rrobe è interessante chiaro. Certo mi sembra altrettanto evidente come il tema Autoproduzione sia un ginepraio.

L'unica cosa che mi sa è stata fraintesa é:
Autoprodursi non vuol dire "EHI ANCHE TU PUOI DIVENTARE UN FUMETTISTA".

L'autoproduzione sono convinto che sia la scelta giusta per molti fumettisti che si trovano in determinate situazioni. E' sempre bene saper valutare il proprio lavoro, le proprie aspettative, il proprio tempo a disposizione, etcetc..
Insomma ci vuole anche Autocritica.
LRNZ è uno che se lo poteva permettere, tenendo conto di tutto ha fatto il salto e gli è andata bene. In ogni caso si parla sempre di "professionisti".

latte e sangue ha detto...

Il tema autoproduzione mi interessa molto. Mi limito a fare un'analisi personale della mia esperienza sul mio blog.... e com'è difficile, a volte, tornare indietro nel tempo.

Adriano ha detto...

Ho letto con molto interesse questi ultimi 2 topic.
roberto ha tirato fuori un bel discorso che è molto difficile da non quotare, anche le sue risposte a chi pone dubbi sono da me condivise.
Per le capacità, ti installi xpress, ci giochi un paio di settimane e ci prendi la mano, io ho dovuto imparare a impaginare un mensile in una settimana...
L' unico dubbio che mi pongo è, e perdonatemi la venalità, ma perchè uno dovrebbe spendere 25 euri per comprarsi il mio volume?
Tradotto, meno venale, 500 euri sono una cifra più che abbordabile; c'è gente che li butta in prodotti apple... (ogni riferimento al padrone di casa è voluto e goliardico)
Io magari non li venderei a cifre troppo alte, tanto partendo dall' idea che non ci campi e punti a coprire le spese e farci i soldi magari per fogli e matite nuove per poter disegnare un nuovo libro, a sto punto li venderei a un prezzo più alla portata di tutti così da invogliare l' acquisto e riuscire a rientrare il prima possibile del tutto.
Altri costi? Eventuali stand alle fiere, quelli te li stecchi con altre persone e li consideri investimento a fondo (speriamo di no) perduto dedito alla promozione.
I vari wannabe avrebbero finalmente la giusta possibilità di mettersi in luce, questa soluzione potrebbe e dovrebbe a sto punto diventare l' evoluzione di cio' che sono (erano? Esistono ancora?) gli stand delle fanzine.

lucifer ha detto...

Autoprodursi è anche una scelta, non è solo utilizzata da chi inizia o dagli "wannabe" come dite voi.

Non è anche l'argomento della discussione la scelta fra autoproduzione o piccolo editore?

Joel ha detto...

@adriano
peccato che sia la solita soluzione e non quella decisamente più innovativa senonaltro per le tempistiche del post di prima.
Inoltre le "capacità" tecniche sono una cosa quelle teoriche un'altra e hanno due pesi ben diversi, altrimenti saremmo tutti cuochi perchè sappiamo accendere un fornello.

Lui ha detto...

Guarda Adriano, il costo degli stand non può considerarlo a fondo perduto, devi cercare di rientrare sempre con quello, perchè ,anche se sei in gruppo, le fiere sono tante e i costi degli stand sono un bel obolo (immagina che almeno almeno devi partecipare a 5/8 fiere all'anno, e non è detto che te avresti voluto andarci a tutte 'ste fiere).

L'investimento a fondo perduto per la promozione sono le cartoline o altre gingilli simili, tipo i segnalibri, di quelle ne stampi circa un 500 e spendi più o meno 100 euro, anche meno.

Anche se alla fine uno spera di rientrare anche di quei soldi.

L'unico grosso limite dell'autoproduzione è poi la promozione del volume e la sua vendita post fiera.

Lucifer tocca un tasto vero, quando dice che dopo la fiera sei un po' mollato a te stesso con i tuoi volumi da vendere e non è semplicissimo, ti ci devi dedicare e purtroppo non tutti sono dei buoni promotori di se stessi, sia per capacità sia per tempo da spendere.

Detto tutto questo io le autoproduzioni le farò e rifarò, però dipende sempre da che cosa ho in mente o da cosa mi aspetto dal fumetto che sto realizzando.

Adriano ha detto...

Giusta osservazione, MA, e sottolineo MA, parafrasando Mina, io voglio fare il fumettista, non posso solamente pensare che disegno e basta e poi al resto ci pensa qualcun' altro, è una convinzione troppo antica e da stupidi nel 2011.
Devi saper pulirti le tavole al PC, inchiostrartele al PC, letterlatelo (cazzo ce vò?) e financo impaginartelo, se vuoi fare il fumettista oggi, sennò, utilizzando il tuo esempio sul cuoco e citando Roberto,
"Se il caldo ti da fastidio, non stare in cucina."

Adriano ha detto...

Lui, giustissimo ciò che dici.
La chiudo dicendo che se vuoi fare autoproduzione devi saper fare tutto,
ivi compreso la puttana e il pappone di te stesso.

Slum King ha detto...

Ora intuisco cosa significava che non pubblicherai per BD...

Mauro Padovani ha detto...

Io sono da una decina d'anni che mi autoproduco, devo dire che di alcuni di questi fumetti ho venduto i diritti all'estero, dunque è stata una mossa positiva.
Vendo molto in Belgio, e meno in Italia.

Andrea Gadaldi ha detto...

Postilla al commento di Adriano.

Se vuoi fare il fumettista oggi, devi fare come fa il grafico oggi, come fa il tipografo oggi, come dovrebbero fare tutti oggi: Aggiornarsi ed essere il più possibile trasversale e curioso verso ciò che il mercato è/chiede/vorrebbe/dovrebbe avere, e se possibile pressarlo (se non addirittura anticiparlo).

MicGin ha detto...

tema ormai classico, ma discussione molto più matura e consapevole rispetto al passato! l'esperienza della self area (che ho contribuito a progettare), pur con qualche criticità, ha dimostrato le potenzialità dell'autoproduzione. è importante ricordarsi che l'autoproduzione è un'opportunità che può essere sfruttata sia dall'esordiente, per capire come funziona, che dall'autore affermato, come Ausonia che ha fatto centro con la trilogia di Interni, che ha funzionato commercialmente e che uscirà anche all'estero.
Ma questo non vuol dire che gli editori non servano più... E' stato spiegato bene da diverse persone. E poi mi sembra che il discorso di Roberto voglia volare un po' più in alto...

cristiano ha detto...

buongiorno a tutti!

@jac:
stao attento, che l' offerta che ti è stata fatta odora di truffa da lontano dieci km.

jac ha detto...

Oddio no dai. Eheh
Conosco loro di persona e il contratto l'ho fatto visionare a più professionisti del settore.
Sono tranquillo su questo.

Forse, non specificando vari dettagli, può sembrare ingannevole.
Ma non lo é.

Calcola che loro sono specializzati nel fare autoproduzioni quindi si muovo bene su quel tipo di discorso.
Stampano loro, hanno il loro portale....e hanno una linea editoriale da 3 anni nella quale rientrerò anche io.
Linea che portano in giro a fiere, mostre, eventi pur lasciando all'autore i vantaggi dell'autoproduzione qualora lo volesse, con dei prezzi che, come ho scritto sopra, sono competitivi con le autoproduzioni più pure.

Comunque vi saprò dire a tempo debito. Sperando di non dovermi smentire! :D

senility ha detto...

Vorrei porre di nuovo l'attenzione su l'unico argomento interessante che è stato poi sommerso da una valanga di banalità:

l'inutilità/dannosità dei distributori a fronte di tirature attorno alle mille copie.

questa è una verità ormai chiara a tutti quelli che, autoproduzioni o piccoli editori che siano, stampano al massimo un migliaio di copie, di una decina di titoli l'anno.

La mia idea è che i distributori facciano bene a distribuire male titoli che comunque gli danno guadagni irrisori, e che i piccoli editori o gli autoprodotti facciano comunque bene a stampare cose che gli piacciono.
L'errore è la tiratura.
Le mille copie, ormai standard, sono un numero del cazzo: troppo poche per anche solo pensare di guadagnarci qualcosa di serio, troppe per venderle/regalarle con il sorriso sulle labbra.

Quindi, se avete degli investimenti seri da fare, scegliete un progetto in cui credete davvero, curatelo come un figlio, e create i presupposti per vendere almeno 5000 copie.
Se non avete denaro, ma avete cose buone che volete stampare per amore della carta, andate in digitale, state attorno alle 100 copie, viaggiate leggeri, se va bene vendete i diritti ad una casa editrice seria (=estera) e se va male sapete cosa regalare a natale.

Le mille copie sono solo una cifra tonda che piace a i tipografi.
Boicottate le mille copie.

Pog ha detto...

una curiosità: tra far stampare 300 copie e farne stampare 1000, il tipografo in media quanto cambia il prezzo a copia?

latte e sangue ha detto...

Ma Senility stabilito il punto che un indipendente è meglio che non superi le mille perché non avrebbe senso, se tocchi il tema distribuzione (e qui mi pesto da sola con un martello perché può sembrare una difesa ai distributori) vogliamo dire che l'autoproduzione a volte non è REGOLARE e che può essere un pasticcio. Il problema non è mille o due, il problema vero è che il distributore si prende carico di un PRODOTTO COMMERCIALE se sopra c'è un prezzo. E come viene giustificato ? Lasciamo da parte il seriale e prendiamo ad esempio l'albo singolo che viene considerato come un libro proprio perchè non ha un'uscita con cadenza regolare (qualcuno che mi ricordi le regole del mensile o del bimestrale etc. in funzione dell'albo editori ?). Anche se non c'è l'obbligatorietà del codice IBAN molti negozianti lo preferiscono per la tracciabilità. Poi come viene conteggiato su carta ? E l'IVA ? E i resi ? E la fattura ? E il magazzino non dovrebbe essere messo in bilancio alla fine dell'anno ?
Ecco sono i problemi fiscali il vero problema dell'autoproduzione dell'autore singolo. Un conto distribuirlo tu in mano al negoziante che ti apprezza e un conto mollare la responsabilità a una terza entità. Allora. Se ci fosse un "garante" che si prende l'onere fiscale per fare da interprete tra indipendente e distributore forse si potrebbe evitare l'editore o farsi prestare l'etichetta da qualcun'altro o aprire la partita IVA.
Comunque per chi ha pazienza e voglia, in questo sito per esordienti letterari ci sono due pezzi che calzano bene anche per l'indipendente fumettista.

http://www.danaelibri.it/rifugio/profesesord/profesesord_detail.asp?dettaglio=editrice

e

http://www.danaelibri.it/rifugio/soccorso/tipografia.asp

latte e sangue ha detto...

Scusate volevo dire ISBN no IBAN.... questo succede quando si aspetta con ansia un bonifico...

Mauro Padovani ha detto...

X Jac
capisco che è il tuo primo fumetto, ma almeno 50 copie gratis potevano dartele.
Almeno su quelle ci usciva qualcosa che ti ripagava del tuo lavoro.
L'autore fa autoproduzioni, non l'editore...mi sembra abbastanza furbetta questa strategia.
Sarei curioso di sapere chi è questo editore.

daniele marotta ha detto...

Io credo che siamo al punto su due cose importanti, e grazie mille Roberto per aver evidenziato l'incredibile lavoro di Lorenzo Ceccotti e dei Superamici.

Primo: questo mi sembra una risposta forte e chiara a quella sproporzione immane che ho sempre visto negli ultimi anni nell'ambiente del fumetto italiano.
Il fatto che il lavoro di autori (ed editori) sia spesso di portata stra professionale e la produzione resti quasi amatoriale come vendite e distribuzione, tanto che le massime fiere del settore sembrano dei grandi incontri dell'auto d'epoca o del collezionismo di francobolli: una riserva indiana chiusa di amici, conoscenti e appassionati piuttosto che una vera industria aperta al mondo.

Dall'altro lato, e questo mi sembra più importante, nell'intervista a Ceccotti, non c'è un velo di lamentela, di pessimismo ma il piglio di fare cose concrete, di realizzare, di calciare culi e via.
Senza sbrodolarsi con le virgole, e le filosofie del 'come dovrebbe essere'. Tutti sappiamo come dovrebbe essere: se ognuno di noi usasse lo stesso tempo della lamentela nella ricerca di una strategia di offerta, il mondo del fumetto italiano cambierebbe radicalmente.

Nella palude in cui si trova il fumetto italiano, queste produzioni mi sembrano dei velociraptor, pimpanti e incazzati, in grado di cambiare in breve molti equilibri e creare un bello scompiglio di dinosauri.

Bravi bravi.

senility ha detto...

Latte e sangue, io credo che non si dovrebbero superare le 200/300 copie, non le mille.
Se superi le mille allora devi andare dritto sulle 5.000.

Parlo di libri che vale la pena di stampare, non di roba per far cassa.
Se sei una casa editrice con un bel po' di serie e roba varia (diciamo almeno una decina di titoli al mese) ha senso anche la tiratura da 1500 copie, così tieni calda la tipografia, e puoi appogiarti a un rapporto con il distributore consolidato dal numero di testate, per cui lui ti distribuisce volentieri anche le 1000 copie.

A mio parere il problema fiscale non si pone: o sei un azienda con il commercialista, o lascia perdere i soldi, stampa 100 copie di quello che ti piace al minor costo possibile, fallo in concomitanza
di fiere a cui vorresti andare comunque e chiedi a qualche amico di ospitarti in uno stand.
Tornato a casa porta le 30 copie rimaste alla fumetteria di fiducia, che le venderà con gioia, perchè gli fai un conto vendita con il 45% di sconto.
In questo modo è sicuro che non perdi soldi, ti diverti, hai comunque un libro di cui puoi rivendere i diritti o che puoi ristampare in concomitanza della prossima fiera.

Il digitale costa un po' di più, diciamo che se l'offset costa 1 il digitale costa 2,5/3. Ok, ma non hai un investimento minimo obbligato (le fottute mille copie) e non devi dare metà del prezzo di copertina al distributore.

Pogo: sotto le 500 copie è difficile che abbia senso stampare in tipografia. considera che stmpare 500 copie o mille costa quasi uguale. Una stima a occhio fatta così a cazzo di cane, il prezzo copia si abbasserà di un 40%.
Però molto dipende dal tipo di rapporto che hai con la tipografia.


(tutte le cifre sono da considerarsi sparate a caso ma tendenziose a far tornare il mio ragionamento)

Pog ha detto...

grazie senility, era giusto per farmi un'idea

latte e sangue ha detto...

@ Senility

Beh mi sembra che ci sia una condivisione.

Sono d'accordo anch'io sulle 300 massimo, se si vuol far uscire una propria idea.
Passare dal distributore non ha senso, sia perché per loro non ha alcun interesse commerciale e sia per i problemi che ho indicato.
Quindi per come diceva Daniele Marotta è meglio non lamentarsi e trovare una strategia alternativa;
appunto eventi, incontri etc.
Poi se il fine è, invece, ottenere più visibilità possibile non basta il settore, ma bisogna studiare anche una strategia al di fuori dall'ambiente fumetto.

Luca Erbetta ha detto...

Io ho fa fortuna di lavorare all'estero per editori che pagano adeguatamente.
Detto questo, la mia visione è ancora più radicale.
Se mai dovessi trovarmi in una situazione come quella di tanti autori che per il loro libro prendono un tozzo di pane e due calci in culo, e che quindi non potessi fare fare fumetti per mestiere ma li dovessi fare per passione, andrei sul web.
Gratis.
Con la possibilità di un'offerta.

Perché io non ci sto a foraggiare un sistema malato.
Un sistema in cui il tipografo viene equamente pagato per il proprio lavoro, così come il distributore e il libraio, e in cui gli editori riescono a pagare gli stipendi ai dipendenti ma non agli autori.
Non ci sto a contribuire ad un mercato che esiste SOLO grazie agli autori (perché si può fare un fumetto senza libraio, senza distributore, senza editore e senza tipografo), in cui l'anello principale è quello che ci guadagna di meno.

senility ha detto...

OH! Finalmente! Luca Erbetta, non so chi tu sia e cosa fai, ma finalmente qualcuno che dice le cose come stanno.
Grazie.
(Io ho smesso di dire questa cosa di mettere su internet, perchè qui tutti sono molto affezionai alla carta, e gli sembra che un libro se non lo tengono in mano non esiste.)

Mauro Padovani ha detto...

Concordo pienamente con Luca!