18.2.11

Porno e eversione.

Tutto il discorso è partito dal nuovo libro di McKean di cui ha parlato Paolo Interdonato QUI e io, QUI.
A commento del mio pezzo, Paolo è poi intervenuto QUI e Gipi mi ha chiesto delucidazioni nei commenti al mio primo pezzo.
E siamo arrivati a questo.
Cioè al sottoscritto che perde un mucchio di tempo per spiegarsi meglio.
Pornografia.
Dal greco: "porne", prostituta, e "graphè", disegno (o scritto/documento).
Letteralmente, scrivere o disegnare prostitute. In termini moderni, la raffigurazione esplicita di soggetti sessuali.

Eversione.
Volgere sottosopra, rovesciare, abbattere.

Per cercarla di farla il più breve possibile (e temo che, comunque, sarà piuttosto lunga), limito il discorso all'ambito cinematografico.
Il cinema non pornografico simula il reale attraverso la messa in scena. In parole semplicissime, se due uomini si picchiano, non si picchiano davvero ma simulano di picchiarsi, cercando di farlo apparire reale. Fino ad un certo periodo, persino i baci venivano simulati sullo schermo e i giornalisti pruriginosi del tempo non si facevano mai mancare maliziose domande sul realismo di quelle effusioni su schermo. Molti film debbono la loro fama al presunto realismo di talune scene calde (mi viene in mente, per esempio, il remake de "il postino suona sempre due volte" e la scopata tra Jack Nicholson e Jessica Lange che, si mormora, fosse reale).
In sostanza, il cinema non pornografico è simulacro e artefatto del vero.
Per lungo tempo, la perizia nel "simulare" è stata sinonimo di qualità e dignità professionale.
Un bravo attore era, in sostanza, un bravo "simulatore".
C'è una divertente storiella, a questo proposito, riguardante sir Laurance Olivier e Dustin Hoffman. Mostro sacro del teatro, il primo, fiero esponente del "metodo" (una scuola di recitazione derivata dalle teorie di Kostantin Sergeevic Alekseev e tutta incentrata sull'immedesimazione e non sulla simulazione), il secondo. I due grandi attori ebbero modo di lavorare insieme ne Il Maratoneta, trovandosi sul set contemporaneamente una sola volta. All'epoca, Olivier era già piuttosto vecchio e la produzione si prodigava in tutte le maniere per non farlo affaticare troppo. Hofman però, la mattina delle riprese con il maestro, si presentò sul set con un vistoso ritardo. Olivier chiese la ragione di quel ritardo e Hoffman gli spiegò che, tutte le mattine, da quando era iniziata la lavorazione del film, lui si faceva un discreto numero di chilometri di marcia, per immedesimarsi meglio con suo personaggio nel film. Olivier ci pensò un poco sopra e gli disse: "ah, ho sentito che voi giovani fate così... io, invece, recito."
Dagli anni '70 in poi, questa discriminazione è stata via, via, sempre più sgretolata dal cinema moderno e oggi l'aderenza al reale è largamente apprezzata e sbandierata. Gli attori adorano dire di aver fatto da soli i loro stunt, i registi si riempiono la bocca dicendo quanto sia realistico il loro film e via discorrendo. Nel porno, invece, ha resistito di più. Fino ai tardi anni '80, non c'era attrice di film porno che non affermasse che tutto quello che appariva sullo schermo era, dove possibile. In particolare, gli orgasmi.
In sostanza, il distacco tra finzione e reale era lo scudo dietro cui le varie Jenna Jameson e compagnia, si nascondevano per stabilire la loro dignità professionale.
"Io non godo. Io recito", si potrebbe dire.
In tempi recenti, tutto è cambiato e, visto anche il successo dei porno amatoriali, oggi attori e attrici dell'hard ci tengono a sottolineare che tutti i loro orgasmi sono reali e che, anzi, loro godono molto di più sul set, e davanti ad una telecamera, che a casa loro.
Il realtà, son tutte cazzate: il cinema non pornografico è finzione per sua stessa definizione.
Non è così per il porno.
Se il cinema convenzionale è "simulacro dell'atto", il cinema porno è "l'atto" in quanto tale e ogni tentativo di prendere le distanze dalla realtà è, semplicemente, impossibile.
Ma se il porno fosse solo la registrazione di un evento reale, quello di cui staremo parlando sarebbe soltanto una mera telecronaca sportiva.
E il porno è parecchio più di questo.
Perché se il cinema convenzionale è il tentativo di ibridazione del fittizio con il reale, il cinema porno è l'eversione del reale, la capacità cioè, di capovolgere il reale e riscriverlo...

E' il momento di un esempio.
Il cinema porno, pur essendo un evento reale, è costretto a piegarsi alle necessità filmiche.
Prendiamo il caso della venuta in faccia. Nasce dal bisogno di spettacolarizzare e rendere visibile (e quindi, REALE) il momento dell'orgasmo maschile, acme "narrativo" di ogni scena pornografica.
Venire in faccia a una ragazza NON è un istinto naturale insito nell'uomo.
Fino a quaranta-cinquant'anni fa, la venuta in faccia non solo aveva una diffusione molto limitata nella vita sessuale della gente ma quasi non compariva nemmeno nella pornografia, anche in quella più perversa. Leggete De Sade e trovatene traccia, se volete fare un test. Sodomia? A piovere. Sesso con animali? A volte. Torture di ogni tipo? Eccome (e meno male!). Rapporti doppi, tripli, quadrupli? Ovvio. Venute in bocca? Un certo numero. Venute in faccia? Pocchissime. E solo come gesto di umiliazione-sottomissione.
Eppure, oggi, la maggior parte delle persone che conosco (sia maschi che femmine), ritiene la venuta in faccia un momento normale della loro attività sessuale.
Perché?
Perché la diffusione massificata dell'iconografia pornografica ha riscritto il reale.
Noi facciamo quello che vediamo.
E i porno, li vedono tutti.
Altro esempio.
La diffusione dei video porno amatoriali.
Immagino che ve ne sia capitato di vedere qualcuno, giusto?
Avete mai visto come scopano i ragazzini davanti alle loro telecamerine digitali?
Sì, esatto, scopano come si fa nei film porno.
Il paradosso (l'eversione) è proprio qui:
il porno, che è il reale (non la sola rappresentazione del reale ma il reale stesso), lo riscrive sulla base delle sue necessità e questa sua riscrittura diventa, a sua volta, la realtà.
Per non parlare del fatto che la semplice esistenza e diffusione di quei filmati amatoriali sul web non è altro che una emulazione reale di un un'opera che, a sua volta, è reatà (per quanto viziata dalle necessità filmiche). Un capovolgimento, una erversione tangibile e concreta. E un divertente cortocircuito, non c'è che dire.
E questi sono solo i casi più facili, palesi e scontati che si possono fare.
Molti e spesso molto più sfumati, sono gli esempi in cui il porno ricopre un ruolo eversivo nei confronti della nostra vita di tutti i giorni e sulla cultura in genere.
Per il resto, compratevi un libro di Terry Richardson, che è l'autore di tutte le foto che appaiono in questo pezzo (tranne quella di Arnold), comprese quelle della campagna Sisley che hanno tappezzato anche i muri delle nostre città, qualche anno fa e della versione "two girls one cup" delle protagoniste di un telefilm per ragazzine come Gossip Girl (a proposito di eversione).