18.2.11

[RECE] tripla recensione per IL GRINTA.

Nell'ordine in cui li ho conosciuti.

Il Grinta (1969)
film di Henry Hataway

Il genere western è morente.
Già infettato dal germe crepuscolare di Sam Peckimpah e George Roy Hill, è prossimo a finire vittima del contagio revisionista di Ralph Nelson, Sidney Pollack e, soprattutto, Arthur Penn.
Ma John Wayne è ancora vivo.
Lui, l'incarnazione stessa del genere, è solo, in un mondo che non riesce più a capire. Un anno prima ha girato Berretti Verdi e il genere patriottico-bellico che, fino a quel momento, non lo aveva mai tradito, gli si è rivoltato contro come un boomerang, rendendolo una specie di nemico agli occhi di quella nazione che lo aveva amato senza distinzioni. In più, la sua lunga carriera, piena di interpretazioni straordinarie (su tutte vale quella di Un Uomo Tranquillo), non ha mai trovato un riconoscimento ufficiale e questo è noto che lo amareggi parecchio. E allora John Wayne si fa cucire addosso un personaggio monumentale ma anche guasconesco, tratto da un libro molto popolare in patria, in cui poter esprimere tanto la forza e la graniticità che lo hanno sempre contraddistinto, quanto una certa vocazione per la commedia che nel corso della sua carriera ha sfruttato con parsimonia. Alla regia c'è Henry Hathaway, che lo aveva già servito bene nel bel film I Quattro figli di Katie Elder. Certo, Hathaway non è John Ford, ma un onesto professionista che conosce il suo mestiere, questo sì.
Il film non è uno dei migliori di Wayne. Ma nemmeno uno dei peggiori. Il ritmo latita e la sceneggiatura è priva di sfumature, ma John Wayne ha tutto lo spazioche gli serve per giogieneggiare e far ricordare al pubblico perché, per anni, lui è stato il figlio prediletto d'America. Il ruolo del Grinta vale a Wayne un Oscar riparatore da parte dell'Academy e, alla fin fine, sono tutti contenti. Pure gli spettatori.
Nota per gli amanti dei fumetti: il Grinta di John Wayne è una delle fonti di ispirazione dichiarate da Frank Miller per il suo The Dark Night Returns.

romanzo di Charlese Portis
Pubblicato in Italia per la prima volta con il titolo di Un vero uomo per Mattie Ross (grazie internet) e ripubblicato di recente da Giano.
Non lo conoscevo ma quando mi capita di trovare un libro western lo compro sempre al volo e, strano a dirsi, raramente ne resto deluso. E pure questa volta mi è andata bene.
Il romanzo di Portis è breve, divertente, ben scritto (per quello che posso giudicare visto che l'ho letto tradotto) e molto diverso dal film di Hataway, sia per quello che riguarda la storia, sia per quello che riguardo i toni e lo spirito. Dialoghi asciutti, bella caratterizzazione dei personaggi, splendida atmosfera. E l'esatto numero di parole che servono per raccontare una storia. Una vera e piacevole scoperta.

film di Joel & Ethan Coen.
I Coen devono avere una passione per le dita mozzate. Ce ne sono ne Il Grande Lebowski, in Blood Simple e anche in questa nuova versione del romanzo di Portis. Forse scelgono le loro storie in base a questo, chissà.
Comunque sia, parlando della lavorazione del film, i due hanno detto che non hanno tenuto in considerazione il film di Hataway (ma, a me, sembra che almeno in una inquadratura, lo citino esplicitamente), che il loro Grinta non è un western e che, anche se lo fosse, non sarebbe un western alla John Ford e che di John Wayne se ne fregano perché tanto non se lo ricorda più nessuno (io, sinceramente, me lo ricordo, e pure Jeff Bridges, almeno a giudicare da alcune sfumature nella sua interpretazione del personaggio).
La pellicola dei Coen è una versione molto fedele del testo originale con una spruzzata di elementi alla Coen, giusto per far capire che, in effetti, dietro la macchina da presa ci sono proprio loro. Regia e montaggio molto sobri (perdono giusto qualche colpo nel finale), grande senso per le inquadrature, un humour nero strisciante e mai eccessivamente manifesto, una bella colonna sonora e grandi attori (io, poi, ho una passione per Barry Pepper e sono sempre felice quando mi capita di vederlo in scena). In poche parole, un film a cui non si può dire un cazzo se non: bello.
Forse mi aspettavo qualcosa di più, visti i termini con cui tutti ne parlavano ma, a conti fatti, è un western (sì, lo è, checché ne dicano i Coen) e a me piace quando i western sono solidi e concreti.

9 commenti:

Mauro Padovani ha detto...

Andrò di sicuro a vedermi il film e mi comprerò pure il libro. Amo il western...

MC © ha detto...

Jeff Bridges è gigantesco, gli basta un solo occhio per spazzare via tutti gli altri.

Jem7 ha detto...

Commento un po' OT, dato che il western non mi è mai piaciuto, ma solo io odio quando i libri vengono ripubblicati con in copertina i personaggi del film tratto dal libro stesso?

cb ha detto...

Concordo anch'io su Barry Pepper, uno enormemente sottovalutato.

Andrea Gadaldi ha detto...

D'altra parte è così.

Nebo ha detto...

E' da mò che lo aspetto.
E potevi citare "il ritorno del Grinta", assai più cafone del primo.

Dio, quanto mi piacciono i western.

Ivan Vitolo ha detto...

fai mozzare le dita a JD, non si sa mai che i Coen ci facciano un pensierino.

Francesca Paolucci ha detto...

Non ho visto il film dei Coen e non credo che lo vedrò: per me non può esistere un altro 'Grinta' al di fuori di John Wayne. Oltre a 'Il Grinta' di Hathaway a me piace molto anche 'Torna El Grinta', che il Duca girò anni dopo insieme a Katharine Hepburn, diretto dal decisamente meno capace Stuart Millar.

Artan ha detto...

Mi scende un po' la scimmia dopo questa recensione, mi sembra che tu stia dicendo "ottimo film" con la testa, e "niente di che" con il cuore.