28.2.11

Yakuza 4 - Gomorra 0

Yakuza 4 è l'ultimo capitolo di una serie che in Europa, e ancora di più in Italia, ha sempre avuto grossi problemi di distribuzione e adattamento.
Questo nuovo episodio, a quanto pare, dovrebbe arrivare anche sui nostri scaffali (seppur privo dei sottotitoli italiani) nella sua versione integrale (a differenza del terzo capitolo che arrivò monco di molti aspetti del gioco). Ne sono piuttosto contento perché la serie è bella.
Però m'è venuto un dubbio: il gioco parla di mafia giapponese (la yakuza, appunto), fa interpretare al giocatore un criminale, e si ambienta nel vero quartiere a luci rosse di Tokio (rappresentato con il massimo realismo). Ma, secondo voi, in Italia si potrebbe fare un gioco che si chiama Camorra e ambientarlo a Scampia?
Per me, no.
Ed è un peccato.

43 commenti:

Drigo ha detto...

Il tuo discorso su Romanzo Criminale non faceva una piega... quindi non saprei se appoggiare un'idea del genere. Non mi dilungo perchè sicuramente hai capito il mio pensiero.

Planetary ha detto...

Boh... è una bella questione.
Istintivamente mi verrebbe da dire "No e spero non lo facciano".
Poi però penso alle decine di sbarchi in Normandia che ho fatto alle migliaia di soldati uccisi in guerre passate e presenti. Se un qualche veterano mi vedesse "giocare" a quella che per lui è stata una tragedia sociale e personale mi sputerebbe in un occhio. E mi sono divertito nell'Afghanistan odierno, quando ho amici che ci son stati davvero. E la guerra non è meno tragica della camorra. La differenza è, credo, nelle intenzioni. Per quanti nazisti o talebani facciamo fuori noi siamo sempre dalla parte del giusto, al di là di quelle che poi possano essere le nostre reali convinzioni sulla guerra. Nella mafia sei sbagliato in partenza, a prescindere. E non sei nemmeno uno spettatore, come per il cinema e la narrativa. Sei. Questo, credo, fa tutta la differenza del mondo. Il mio BOH iniziale rimane :|

RRobe ha detto...

E GTA?

Lowfi ha detto...

fondamentalmente no, ma solo perché la camorra non ha lo stesso stile e manca del carisma necessario ad affascinare il grande pubblico.

Poi vabeh, diciamo che lo spolperebbero vivo.

Lowfi ha detto...

ah se mi cercavi su skype ci sono eh?

Planetary ha detto...

E GTA credo abbia avuto la sua bella dose di critiche. Però lì, dal nostro punto di vista, sei in terra straniera, è come se stessi giocando in un contesto "mitico". A casa propria la percezione cambia.

Uriele ha detto...

mettiamo i puntini sulle i: Kiryu è un eroe positivo. Kiryu si allontana subito dalla malavita e solo una serie di sfortunati eventi lo mettono sulla strada di potenti famiglie mafiose: nel primo episodio, dopo essersi finito in carcere per aver protetto un amico, è messo in mezzo ad una guerra intestina per proteggere una bambina e aiutare la polizia di Tokyo; nel secondo si fa portavoce del clan Toju per evitare una guerra fra bande; nel terzo, per salvare il suo orfanotrofio.
Pur ricordando un GTA, in Yakuza non si possono attaccare i passanti. Kiryu combatte solo con i piccoli malviventi che lo assalgono per strada o con i boss mafiosi, non coinvolge mai i cittadini innocenti.
Per quanto Yakuza parli di mafia (e presenti anche alcuni mafiosi positivi), è la storia di un uomo che è uscito da quella vita e che passa la sua vita a combattere per avere una vita normale.
Se facessero un gioco che, invece che esaltare la vita del mafioso, raccontasse la storia di un uomo che ha scontato la sua pena e cerca di cambiare vita, nessuno avrebbe da ridire (sono ottimista, c'è sempre qualche idiota del MOIGE che si indigna per principio)

E poi Kiryu è un figo vestito da pappone, come fai a resistergli...

rae ha detto...

in giappone, in questo momento, il famoso fumettista RoBurotu ReKyonai, guardando un fumetto pornografico* occidentale ne analizza positivamente il disegno e la storia e concludo chiedendosi cosa succederebbe se nella sua patria invece che donne stuprate da tentacoli qualcuno si azzardasse a disegnare un membro maschile non censurato.






*eversivo.

Slum King ha detto...

Perchè c'è la tipica ipocrisia italiana di usare i prodotti culturali come alibi/specchio distorto/barriera della realtà che ci circonda.
E poi perchè non esiste un mercato videoludico :-P

Ivan Vitolo ha detto...

appunto. GTA?
comunque non potrebbe esserci un gioco chiamato Camorra ambientato a Scampia, ma solo per il fatto che il protagonista dovrebbe essere minorenne, e li scatterebbe la censura.

Drigo ha detto...

Modalità bigotto ON: Che ne dite di un gioco dove si deve scoprire l'omicida di Yara con mezzi leciti ed illeciti?

Gente a fare il Troll non sono portato, semplicemente, e lo chiedo umilmente e con curiosità a chi è più ferrato di me: si può trasformare, tramite processi/tecniche varie, tutto in games/fiction? o c'è un limite (chiamiamolo etico) oltre il quale non ci si deve spingere? e se questo limite c'è, quando scatta? Una bottiglia di malvasia alla miglior risposta! (non scherzo!)

Uriele ha detto...

E poi in Giappone il gioco non si chiama Yakuza, ma Ryū ga Gotoku (come un drago, riferito al tatuaggio sulla schiena del protagonista).

Tyler ha detto...

Quel genere di tatuaggio è comunque un segno identificativo degli Yakuza.
Vedere in proposito il manga Cryng Freeman.
Non il film.
Quello no.

Sul videogame "GFV" (grande furto vettura, cioè gta all'italiana) credo sia diverso il "sentimento sociale" rispetto alla criminalità organizzata.

Io in quel quartiere (si parla di shinjuku, no?) ci sono stato. Ed è - all'apparenza - assolutamente "normale".Il Giappone è un paese che funziona perfettamente in termini di servizi e assistenza sociale. E la criminalità organizzata (che opera in maniera praticamente trasparente rispetto al quotdiano del giapponese medio) è vista con estremo sfavore.

In Italia - poco da dire e poco da fare - è in atto una lotta tra Stato ed antistato* per il controllo delle strade.
Ed in certe zone lo Stato è debole, o assenteista in termini di assistenza e sicurezza della popolazione.
Quindi parte della popolazione "tifa" per i cattivi (stessa questione di romanzo criminale).
L'insieme di questi fattori rende "tabù" l'argomento "ehi giochiamo con la camorra ed impersoniamo un camorrista".

* E la mafia è antistato proprio perchè non tende solo a lucrare, come altre organizzazioni criminali, ma tende soppiantare lo stato.

RRobe ha detto...

Non capisco tanto il senso di questi distinguo.
In Yakuza è un mafioso giapponese che si vuole redimere, giusto?
Ok, facciamo lo stesso. Un soldato della camorra in cerca di redenzione.
Titolo del gioco: Camorra.

Se poi lo stesso gioco lo facciamo con GTA, non serve nemmeno che si redima. Ci inventiamo una città di fantasia, clamorosamente uguale a Napoli, e ci mettiamo una bella storia sull'ascesa di un criminale (con le conseguenze drammatiche ovvie del caso).

Perché no?
Perché noi non lo facciamo?

Tyler ha detto...

Preciso che a me piacerebbe (e pure tanto) vedere un antieroe camorrista che si redime sui nostri monitor.
Ma non credo ci siano molte speranze.
Quando un qualunque progetto cozza contro la sensibilità delle masse, l'investitore che promuove il progetto nove volte su dieci "si preoccupa" e cestina il sudetto progetto.
Se poi consideri gli ingenti budget dei Vg odierni ...
(a proposito Killzone 3 è stupendo)

RRobe ha detto...

Ma le masse, questo genere di prodotti, lo sta premiando.
E' chi produce che ha delle reticenze ridicole e dettate dalle ragioni sbagliate.

Tyler ha detto...

Se poi il "noi" è riferito alla produzione di vg italiana c'è da dire che è quasi inesistente.
E che i pochi che "si danno da fare" sono ancora più restii a rischiare.
Anche se gestito nel modo giusto potrebbe seguire la stessa sorte di Gomorra (partito come "libro contro" e diventato successo planetario)
Quantomeno partirebbe da un notevole battage pubblicitario.
Di certo non passerebbe inosservato.

Tyler ha detto...

:)
Le masse di videogiocatri lo premiano. Le masse di benpensanti no.

http://www.joystiq.com/2010/04/08/mothers-against-violence-discuss-gta-emphasize-parental-respons/

E figurati qua in Italia che siamo in campagna elettorale permanente.
Ci troveremmo Bruno Vespa che fa un plastico del videogioco ed invita politici e preti a commentare.

Uriele ha detto...

Sarebbe bello, magari mettendo un titolo meno diretto potrebbe funzionare. Il punto è un altro: chi lo sviluppa? Chi ci mette i soldi? L'Artematica che a fatica sa fare le avventure grafiche? Abbiamo un team di programmatori cazzuto come l'AM4 della Sega o la Rockstar o la Naughty Dog? C'è qualche sceneggiatore specializzato nel campo dei videogiochi?

Siamo uno dei paesi che, nel campo dei videogames, tende a piratare di più in assoluto. Ci sarebbe un ritorno economico per lo sviluppatore che dovrà comprare la licenza commerciale per usare un buon motore di gioco (la gente si è abituata a un certo standard), pagare i programmatori, i game designer, la licenza alla Microsoft e alla Sony per gli strumenti di sviluppo, ecc.... Il gioco potrà competere con prodotti come Mafia, GTA e Yakuza all'estero? In poche parole, è conveniente farlo in Italia per gli italiani e localizzarlo all'estero (costo dei traduttori per una versione in inglese dignitosa)?

Drigo ha detto...

Sul libro di Saviano: se c'è un punto su cui appoggio lo scrittore è prorio il non idealizzare il camorrista. Non denigrarlo, ma farlo apparire per quello che è: un tizio spesso grasso, mal vestito, di mezz'età con la mente ristretta e carismatico come il mio bombolaio. C'è anche una parte interessantissima in cui i criminali invece di "ispirare" la fiction ne vengono sottomessi: il boss che edifica la villa alla Scarface o i sicari che (non) sparano alla Pulp Fiction. Gente non siamo pronti per questa roba, non lo sono neanche i nostri criminali :-P

Viviana Boccionero ha detto...

Sul libro di Saviano: se c'è un punto su cui appoggio lo scrittoio. Oh-oh-oh.

Ivan Vitolo ha detto...

mettiamoci Corona, la massa premia pure lui.

Ivan Vitolo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
GuidO ha detto...

Se in italia ci fossero decine di strutture del livello della Rockstar Games lo farebbero senza neanche pensarci e sarebbe una figata.
Invece la produzione videoludica del belpaese è quasi inesistente, eccezione fatta per 4 studi con ragazzini sottopagati. Peccato.

RRobe ha detto...

Vero.
Ma qualcosa di interessante si sta muovendo, ve lo assicuro.

GuidO ha detto...

mandami una mail con il nome dello studio che mi faccio un'idea. ;)

Avion ha detto...

btw, la demo di Yakuza 4 è proprio deludente. Dura meno di 10 minuti e si vede solo la parte picchiaduro del gioco.
E poi odio il fatto che tutte le armi si sfascino dopo tre colpi. -_-

Greg ha detto...

se s'è fatto Il Padrino si può fare benissimo anche fare il videogioco Camorra.

certo questo, in un paese cerebralmente ristretto, omertoso e provinciale come è l'Italia di fronte alle grandi tematiche, potrebbe non accadere mai (visto che, a quanto pare, la gente sa chi è Saviano MA non si ricorda di Sciascia e Puzo...).
e anche se fosse mai e poi mai sarebbe accettato,

ma tanto non sarà un problema italiano, che qui di videogames non se ne producono, o sbaglio?

Avion ha detto...

Facciamo i simulatori di moto migliori del mondo, è già qualcosa.

Avion ha detto...

Ok, in effetti non ci sono altri che facciano simulatori di moto.

Giorgio Salati ha detto...

Mah, il fatto è che la Yakuza in Giappone secondo me è un "normale" problema di criminalità, impossibile da debellare del tutto ma che non ha infiltrato ogni aspetto della vita istituzionale nazionale.

Qui da noi la Camorra non è un problema, qui la mafia, la camorra, la ndrangheta COMANDANO, con loro hanno rapporti collaborativi tutte le cariche politiche nazionali e locali (anche e soprattutto i leghisti). Insomma, la situazione non è folkloristica come per la yakuza in Giappone...

RRobe ha detto...

Ti assicuro che la Yakuza non è per nulla folkloristica e che la sua struttura permea lo stato giapponese in maniera grave. E seria.

Greg ha detto...

"cerebralmente ristretto, omertoso e provinciale"
proprio come dicevo

Zinzuelo ha detto...

Questo è il paese dove, di gran lunga, c'è meno morale e più moralismo, meno sentimento e più sentimentalismo, e via dicendo: e le scelte di "forma" vengono spacciate sempre per scelte di "sostanza" (in ogni campo).

Lowfi ha detto...

Ma ti stai chiedendo perché non lo fa uno studio italiano?

Perché allora il discorso si amplia, non è più una semplice questione "perché siamo un paese perbenista di merda"

burroNBK ha detto...

Ma scusate, se bastano film come "Scarface" a far fomentare ragazzini e spingerli a intraprendere la scalata verso la criminalità, sul serio voi augurereste un videogioco del genere? Io no, e non per questioni etiche (perché mi piacerebbe un casino giocare a una roba così) ma per le conseguenze che ne deriverebbero. Insomma, un po' di realismo ogni tanto non fa poi così male. Io mi tengo il mio GTA e la mia Liberty City. Per Napol City, i tempi non sono ancora maturi, e temo che di questo passo non lo saranno mai.

Viviana Boccionero ha detto...

Insomma, un po' di neorealismo ogni tanto non fa poi così male. Io mi tengo il mio LDB* e vaffa.






* Ladri Di Biciclette

Lowfi ha detto...

Il linea di massima, burro, non si parla di un prodotto per bambini, esattamente come non lo è scarface. Che poi ci giocheranno uguale è un altro discorso

burroNBK ha detto...

Infatti, Lowfi, in linea di massima ci giocherei volentieri. Ma purtroppo non viviamo in linea di massima.

Lowfi ha detto...

ma non è colpa del prodotto, inutile dire "non è per bambini", stai dicendo una cosa ovvia.

Se un bambino vede Scaraface ed il giorno dopo vuole pippare è colpa di Scarface?

burroNBK ha detto...

Mai detto che la colpa è del prodotto, ma le conseguenze, quelle sì che sono dovute al prodotto! E comunque non si parla di bambini, quanto di raggazzi con "scarso senso critico"

Viviana Boccionero ha detto...

"Il linea di massima, burro, non si parla di un prodotto per bambini"

Scarface + Ultimo tango = Scent of a woman

Risolto, RRoby.

Lowfi ha detto...

eh Burro, purtroppo quella categoria è un bel problema, l'unica speranza è che si elimini da sola, col tempo.