13.4.11

Alta Infedeltà.


Il 16 aprile è il Record Store Day, la giornata dedicata ai negozi di dischi indipendenti (quelli non legati alle grandi catene) e, più in generale, alla musica.
Negli Stati Uniti organizzano un sacco di cose fighe e qualcosina si sta facendo anche in Italia, tra cui un coinvolgimento di alcuni blogger di varia estrazione, chiamati a scrivere qualcosa a riguardo (QUI trovate una cronaca degli interventi).
Tra gli altri, pure il sottoscritto.
E così, prendendo la faccenda con una serietà che non mi è consueta, ho deciso di fare una roba da scrittore vero: tornare al mio primo negozio di dischi, quello dove per la prima volta ho esercitato il mio potere di acquisto. Questo è quanto ne è uscito fuori:

Le dieci del mattino.
Sono alla fermata dell'autobus in attesa dell'85 che mi porterà a Arco di Travertino.
Da lì, dovrò prendere il 409 e scendere a via dell'Acqua Bulicante, all'altezza di via Roberto Malatesta. E' il quartiere dove sono nato e cresciuto e da cui me ne sono andato quando avevo vent'anni per seguire mia madre. Per quello e per un lieve alterco avuto con la fauna criminale locale che mi aveva minacciato di, tipo, morte.
La mia meta è un negozio di dischi, Magic Sound, che ho scoperto essere ancora in attività, cosa di cui, a essere sinceri, non mi capacito perché, per come me lo ricordo io, Magic Sound non ha mai avuto nulla di speciale: non era un megastore generalista ma nemmeno un negozietto piccolo ma fortemente specializzato. Non aveva un vasto catalogo di dischi usati e nemmeno pezzi da collezione, non era gestito o frequentato da gente figa, non seguiva e non faceva alcuna tendenza. Era solo un negozio di dischi, come all'epoca ce n'erano tanti e come adesso non ce ne sono più. E l'unica ragione per che sto tornando proprio in quel negozio è perché è stato lì che ho comprato, con soldi miei, il mio primo disco.
Che per la cronaca non era un disco ma una cassetta. Di Phil Collins. Il suo terzo album da solista, Not Jacket Required. Un disco di merda, checché ne possa dire Patrcik Bateman.
Il mio scopo è quello di provare a ritrovare quel piacere che mi dava, tanto tempo fa, comprare la musica su dei supporti fisici e, per farlo, ho pensato di tornare all'origine del processo.
E per questo sono alla fermata dell'85 e aspetto.
Se volete sapere da quanto aspetto, posso dirvi che lo faccio dalle prime sette tracce dell'album Sawdust, una non felicissima compilation dei The Killers. Che sono un gruppo che, sulla carta, proprio non mi dovrebbe piacere e che invece mi piacie un sacco. Sarà perché mi fa venire voglia di ballare. E visto che ho voglia di ballare, mi rompo il cazzo di stare fermo ad aspettare un autobus che non passa e decido di muovermi a piedi verso Arco di Travertino. La distanza è poco più di un chilometro e mezzo e me la macino in poco tempo, ascoltando la colonna sonora di Sword & Sworcery, un album elettronico di Jim Guthrie, molto debitore del suono a 8 bit dei grandi videogiochi di un tempo. Il disco mi culla anche nell'attesa del 409. Poi, salito su quel vettore di umanità varia, decido di passare a qualcosa di più aggressivo e mi affido alla voce di Sebastian Bach e dei suoi Skidrow. L'album è Slave to the Grind e io faccio forza su me stesso per non scuotere il testone per tutto il viaggio.
Scendo alla fermata. Il mio vecchio quartiere è tutto diverso nella forma ma completamente fedele a sé stesso nei contenuti. Era un quartiere popolare e malfamato quando io ero un ragazzino, è un quartiere popolare e malfamato oggi. Con la differenza che adesso il popolo e la malafama hanno facce e colori diversi. Same ol' situation, canterebbero i Motley Crue. E a me viene immediatamente voglia di sentire la voce da paperino di Vince Neil. Che puntualmente si diffonde nelle mie cuffie dopo solo un paio di click.
Nel frattempo, sono arrivato da Magic Sound.
Il negozio è assolutamente identico a come lo ricordavo.
Gli stessi scaffali, la stessa disposizione, la stessa attitudine generalista.
Come cazzo ha fatto un negozio del genere a sopravvivere fino a oggi?
Lo chiedo al proprietario, che è lo stesso di quando io avevo undici anni, lo stesso che mi ha venduto la cassetta di Phil Collins.
Lui allarga le braccia e sorride amaro.
"A fatica e lavorandoci da solo."
Mi dice.
Iniziamo a parlare e, grossomodo, non scopro nulla che non mi aspettassi.
Negozi del genere campano in parte sui clienti abitudinari (che diminuiscono anno dopo anno), in parte sul pubblico digitalmente analfabetizzato che, con la scomparsa dei cd pirata venduti in strada, è tornato a comprare dischi da sentire sull'impianto stereo della loro macchina, (rigorosamente privo di lettore MP3), e in parte sulle ragazzine che vanno a comprare il disco del loro idolo adolescenziale del momento. Poco altro.
Il proprietario non se la prende nemmeno con Internet e la pirateria, anzi, ritiene che sia un grande strumento per far conoscere la musica. Ma aggiunge che sarebbe bello se poi, dopo averla scoperta, la gente volesse anche pagarla, quella musica.
"E' un problema di cultura a monte", dice. "In Italia non vuole pagare nessuno".
E basterebbe vedere la cronaca politica di oggi per capire quanto ha ragione.

Decido di farmi un giro per il negozio, fermamente intenzionato a comprare qualcosa.
Cammino in mezzo ai reparti. Cerco ispirazione. Guardo i prezzi.
I cd vanno dai 6 euro (che è un prezzo conveniente rispetto all'offerta di iTunes, a patto che si voglia pagare la musica) ai 20 euro (che è esattamente il doppio di quanto lo pagherei se decidessi di comprarlo in digitale e comunque molto di più di quanto mi verrebbe a costare se lo comprassi online su Amazon o Play.com). Cerco un paio di album nuovi che avevo in mente ma non li trovo. La roba vecchia che conosco e che mi piace, ce l'ho già tutta. Quella che non conosco non mi va di comprarla alla cieca e il negozio non ha quelle postazioni che ti permettono di ascoltare un cd prima di comprarlo. E poi, diciamocelo: io non ho mai avurto veramente voglia di tornare a comprare un cd.
Con i mie soldi, che cosa acquisterei? Il contenuto? No, quello posso averlo gratis (se non mi gira di fare l'onesto), oppure ad un prezzo molto più conveniente, comprandolo in digitale.
La musica è il medium che, più di ogni altro, non risente dell'abbandono del supporto fisico.
E non venitemi a dire che un cd si sente meglio di un file digitale. La qualità del file digitale dipende dalla compressione e la rete mi permette di trovare file non compressi che hanno una resa audio superiore a quella dei cd.
Fermo restando che io, comunque, non ho un impianto in grado di valorizzare questo aspetto (e dubito che ce l'abbia la maggior parte di voi) e non ho l'orecchio abbastanza affinato per capire appieno la differenza di qualità. Un MP4 e le mie cuffione della Bose per me bastano e avanzano per sentire bene la musica, e questo è quanto.
E quindi, torniamo a bomba: quando compro un cd che cosa sto comprando?
Un supporto.
Che è brutto, scomodo da portarsi dietro, non ecologico, sconveniente sia in termini economici che in termini di spazio. E che utilizzerò una sola volta perché, appena arrivato a casa, di quel cd non farò altro uso che riversarlo su un hard disk per poi dimenticarmene.
Sono tornato in questo vecchio negozio per ritrovare la magia del comprare i dischi "veri" ma l'unica verità è che non c'è nessuna magia. Non c'è mai stata. Era solo una mancanza di scelta che ha generato un'abitudine a cui ho legato dei ricordi piacevoli perché connessi alla scoperta e all'ascolto della musica. Il piacere non è mai derivato dall'oggetto ma dal contenuto.
E io, i soldi su un cd, non ce li butto più, anche perché, la maggior parte di quei soldi, finisce nelle tasche delle case discografiche, della SIAE e dello stato. Tutte entità a cui preferisco dare la minore quantità possibile dei miei risparmi.
Life is a lemon and i want my money back, grida Meat Loaf nelle cuffie che mi sono rimesso sulle orecchie. E cazzo se ha ragione.
Perché è vero, il negoziante ha ragione: in Italia non c'è la cultura del pagare il giusto prezzo per le cose. Preferiamo rubarle, se è possibile farlo a riparo dalla legge.
Ma è pure vero che, in Italia, il giusto prezzo non esiste. E che chi paga, paga per tre (quando va bene).

Arrivato a quel punto delle mie riflessioni, sto per andarmene.
Poi vedo il piccolo espositore dedicato ai vinili. E io che non ho nemmeno più il piatto e con i 33 giri non ci faccio un cazzo, mi avvicino ugualmente.
Faccio finta di non cercare nulla.
E qualcosa trovo.
Ovviamente non è una prima stampa ma l'ennesima. Sul cellophane c'è un adesivo con sopra scritto che, all'interno dell'album, troverò anche un codice per scaricarne la versione digitale. Non mi serve perché quell'album ce l'ho già in molteplici versioni e su molteplici formati, ma è una cosa che mi fa piacere lo stesso.
Porgo il vinile al negoziante e lo pago, consapevole di non stare comprando un contenuto ma solo il piacere tattile, visivo ed emozionale che mi offre il supporto. E' uno scambio onesto e alla luce del sole.
Esco dal negozio, scatto un paio di foto e risalgo sull'autobus.
Nelle cuffie, Welcome to the Jungle, la prima traccia del disco che mi sono comprato e che non tirerò mai fuori dal cellophane.

You know where you are?
You're in a jungle, baby...

36 commenti:

Ture ha detto...

Vuoi farmi credere che a Roma non avete il turco che ti vende il gioco/film/disco musicale per strada? Da noi ormai i vigili non fanno più nulla, tanto il fenomeno è radicato.

Per il resto ottime riflessioni, a mio parere condivisibili.

RRobe ha detto...

C'erano. Ma non ci sono più. Non ci sono quelli che vendono cd musicali. La gente se li scarica, i dischi.

Nebo ha detto...

Un pezzo della madonna, RRobe. Bello bello e pure condivisibile.

manfroze ha detto...

Bellissimo post. Grazie.

~ Mezzaluna ha detto...

bell'articolo.
di la verità, hai preso spunto da un paio di commenti che ho lasciato su un tuo post precedente (sempre che tu gli abbia letti\visti\presi in considerazione... e comunque sto scherzando :)
Slave to the grind è perfetto per andare in giro per roma... che gran disco.

Il Dani ha detto...

Bel pezzo.
E la tua storia comincia all'incirca come quella di Willy il principe di Bel Air.

RRobe ha detto...

Questa è la storia di come la mia vita, cambiata, capovolto, sottosopra sia finita...

loffio ha detto...

Comunque la colonna sono di Sword & Sworcery la trovavi anche in vinile, il massimo del massimo. mancava solo che insieme ti regalassero gli anni perduti (perduti un cazzo) sui videogiochi.

Gianni ha detto...

Che culo, io esattamente un anno fa per regalare il vinile di Appetite alla mia ragazza l'ho dovuto ordinare via Amazon in Nuova Zelanda, perche' in Italia non lo stampavano piu'.

ivanhawk ha detto...

Boh, io però continuo a essere legato al cd. Ne compro tre o quattro l'anno (contro i tre o quattro al mese di quando avevo 17 anni) e la prima cosa che faccio è scaricarli sull'iPhone, però se sono a casa preferisco di gran lunga infilarli nello stereo. E poi almeno ho l'impressione che i miei soldi abbian comprato qualcosa di concreto.

ivanhawk ha detto...

Ah, e di musica praticamente non ne scarico.

Puck ha detto...

Quello con la copertina con la donna e il robottone o la versione riveduta e corretta con la croce?

RRobe ha detto...

Croce.

Skiribilla ha detto...

Ecco, sapevo che era Welcome to the jungle prima ancora di leggerlo alcune righe più sotto.
Bel pezzo e considerazioni con cui son d'accordo.
Il Rrobe serio non è niente male.

Rouges-1973 ha detto...

Il vinile, sembra strano ma gli ultimi album che ho comprato erano su vinile. Il fascino del "disco" è intramontabile e se ti piace la forma e la sostanza e' la forma migliore per gli album. La copertina, la copertina interna e il vinile; inbattibili.
Ricordo ancora l'emozione di quando comprai "a real dead one" e trovai il disco all'interno in vinile trasparente rosso. Ora che ci penso di alcuni album degli Iron Maiden ho vinile, cassetta, cd e digitale (vabbe il primo amore).

PS. Appettite in vinile con la copertina "censurata", che poi dice che si erano presi un quadro senza autorizazione per fare quella copertina, io l'ho!!!

Massy ha detto...

Ma se oltre al contenuto uno è consapevole e gli aggrada anche il contenitore (per mille e più motivi) oggi come oggi è un colgione uguale o ha un'attenuante?

Puck ha detto...

"P.S. Appettite in vinile con la copertina "censurata", che poi dice che si erano presi un quadro senza autorizazione per fare quella copertina, io l'ho!!!"

Non sei l'unico, rosso! ;-)

Tito Faraci ha detto...

Tenere in mano i cd, con i loro bei gusci, mi provoca un intenso piacere fisico. È tutto qui, ma è abbastanza. Abbastanza per me.
La teoria si schianta contro questo. Avete ragione "voi", sicuro, ma - con rispetto parlando - me ne fotto.

giampierocordisco ha detto...

Pezzo bellissimo, e largamente condivisibile. Per le riflessioni sul supporto/contenuto, sul giusto prezzo, sulla mafia SIAE. Bello.

Hellpesman ha detto...

sinceramente: complimenti. un post bellissimo. complimenti rob. E poi non so perchè i tuoi post con roma in background, mi fanno fare pace con la capitale... ora quando ci sto la lego airicordi di qualche bel post letto come questo!

Rouges-1973 ha detto...

@ Puck,
allora sei vecchio.....
;-P

@ Tito,
il piacere fisico dell'oggetto (CD - Vinile), penso che sia tutto ormai. Si il digitale è comodo, come non riconoscerlo, ma tenere in mano un lettore mp3 non ti da la stessa senzazione.
E poi ci sono quelli artisti che curano la loro immagine e ti "regalo" dei cd con quei librettini di 200 pagine carichi di immagini, testi, etc. e francamente ti danno una discreta soddisfazione fisica.

ivanhawk ha detto...

Tito parla con lingua dritta.

Puck ha detto...

@Rouges
...oppure ho un gran culo!

Son vere ambedue le cose, comunque. ;-)

JenaPlissken ha detto...

Gran bell'articolo rrobbe. Comunque il supporto fisico per come la vedo io dà un senso di "unità", di opera compiuta, che il solo digitale non ha.
Per me un album è sempre stato l'insieme di tutto: non solo la musica, ma anche la copertina, booklet, il design del cd, l'estetica dell'oggetto in generale.
Il digitale, pur essendo infinitamente più comodo ed eliminando molti problemi del supporto fisico, primo fra tutti quello di ritrovare materiale fuori stampa da anni, non riesce a dare questo senso d'unità, a mio parere.
Infatti se posso mi compro sempre il cd originale di dischi che ho amato molto. Visto che molta della musica che ascolto è imboscata o fuori stampa mi tocca rivolgermi per lo più all'usato, ma il piacere del CD esiste anche al di là del suo essere mero contenitore.
Ancora complimenti per il pezzo, comunque :)

Lorenz ha detto...

Complimenti per il pezzo, che fa riflettere con un pizzico (non poca anzi) di nostalgia per i tempi di una volta.
Non ti piace Sawdust? Io col tempo sono arrivato a considerarlo il loro lavoro migliore, anche se è solo una raccolta (molto belle le cover e il pezzo con Lou Reed).

senility ha detto...

Credo che sia la prima volta che mi trovo completamente d'accordo con te.
Saluti.

Riccardo Torti ha detto...

esiste ancora Magic Sound?
Per me i negozi di musica sono morti con Revolver (zona marconi, esattamente davanti il mio liceo... bei ricordi)

Citando il Sean Parker di Social Network: "Apriresti un negozio di musica?"

uomoragno ha detto...

Sono d'accordo con Tito, per certi gruppi, per certi personaggi e a livello di gusto, preferisco vinile e cd, è più forte di me!

Avion ha detto...

Io amo il supporto fisico, la confezione, il piacere di aprire la custodia, estrarre il disco per ascoltarlo nello stereo e poi sfilare il booklet per leggere i testi e osservare gli artwork - che in certi casi sono clamorosi.
Tutto sto blabla per dire che non rinuncerò MAI al supporto fisico in favore di quello digitale, benché anche io me li rippi quasi subito per averli in ufficio.

215 ha detto...

d'accordo con te RRobe..anche se di alcuni dischi (i preferiti naturalmente) voglio il supporto cd o vinile,per non vederli persi tra migliaia di brani nel mio hard disk.

BrunoB ha detto...

Il bello è che i negozietti (di musica, ma anche di videogiochi) erano anche luoghi di ritrovo e punto di riferimento per gli appassionati, e adesso anche questo aspetto si sta "digitalizzando" e sta passando su forum, blog etc.

Cavuccio ha detto...

Quando mi approvvigionavo di musica su cd e prima ancora su cassetta, avevo a disposizione ben poca roba rispetto al mio attuale archivio digitale. Però quel piacere di ascoltare un album dall'inizio alla fine, più e più volte, aiutava la musica a depositarsi meglio, entrava meglio nelle ossa. Così adesso ricordo bene la sequenza di brani di "no need to argue" e quasi nulla della musica che ascolta negli ultimi anni.

Gianfranco ha detto...

anch'io ho il vinile con la cover censurata! Comprato usato da un compagno di scuola che si sentiva tradito dagli ultimi GN'R commerciali (!)

Cazzo sono passati vent'anni:(

il Silvano ha detto...

@Avion: bravissimo, la penso esattamente come te. E aggiungo il piacere della "collezione"; per avere *questi* dischi ho faticato, li ho messi in una maledetta libreria Billy dell'Ikea, di ognuno ricordo quando l'ho comprato e alcuni hanno gli angoli del booklet sgualciti a furia di tirarli fuori dalla confezione.

The Passenger ha detto...

le librerie BILLY sono benedette....

Dario ha detto...

Io però lo aprirei, con il tempo la pellicola tende a ritirarsi e potrebbe arrivare a rompere il vinile! ;-)