12.4.11

Ce ne accorgiamo quando ci toccano.


La scorsa puntata di Report dedicata ai social network ha scatenato parecchie polemiche, in rete.
Strano a dirsi ma, di colpo, molti accaniti sostenitore della trasmissione si sono scoperti delusi e fortemente critici su quanto raccontato da Milena Gabanelli e i suoi.
In giro per tutta le rete non si fa altro che dire che è stata una puntata "troppo italiana", piena di luoghi comuni, di facilonerie, di allarmismi insensati e di demonizzazione di qualcosa che si conosce poco.
Ed è tutto verissimo.
Ma la ragione in cui se ne sono accorti in tanti è perché, per un volta, Report ha parlato di qualcosa con cui il pubblico aveva una conoscenza reale e profonda.
Le affermazioni dei giornalisti del programma si sono scontrate con una controprova immediata basata sull'esperienza diretta e sono spuntate fuori le magagne, le facilonerie, i biechi trucchi del giornalismo sporco e cattivo che vuole dare un'immagine distorta di qualcosa solo per sostenere la sua tesi e, magari, buttare fango addosso a un medium concorrente che gli sta rubando il lavoro e il futuro.
Ma non c'è nulla di strano in quello che è successo ieri a Report.
Cose come questa capitano sempre quando un giornalista si mette a parlare di qualcosa che conosciamo bene.

Prendiamo la storia di Ciccio Palla.
Ciccio Palla è un nerd medio, appassionato di fumetti, videogiochi e musica metal.
Ciccio è in camera sua e sta guardando un programma giornalistico che parla di un recente crack finanziario. Ciccio Palla non ha gli strumenti culturali necessari per capire se quello che sente è valido o meno ma ci crede perché ritiene affidabili, e schierati "dalla sua parte", i giornalisti che gli stanno raccontando quella storia.
In poche parole: si fida.
Poi il servizio termina e il giornalista passa ad un altro servizio. Che parla di fumetti e del loro legame con alcuni casi di violenza giovanile.
Ciccio Palla addrizza le orecchie e comincia a incazzarsi.
Perché quelle che sta dicendo quel giornalista a cui Ciccio Palla ha sempre dato fiducia e sostegno, sono stronzate qualunquistiche. E Ciccio lo sa perché lui ha strumenti cognitivi migliori di quel giornalista su quell'argomento.
Alla fine del servizio, Ciccio chiude la tele e va su internet. E sfoga la sua incazzatura contro quel giornalista e il suo programma su Facebook, sul suo blog, su suo Twitter e pure su di un paio di forum. E fa bene perché ha tutte le ragioni dalla sua.
Il problema è che Ciccio si ferma qui.
E non si fa la domanda più logica, quella che tutti noi ci dovremmo fare sempre, ogni volta che sentiamo una stronzata uscire dalla bocca di un qualsiasi giornalista, indipendentemente dal suo schieramento politico.

Ma se ogni volta che un giornalista parla di un argomento che conosciamo bene, scopriamo che dice stronzate... quante stronzate ci hanno detto sui tanti argomenti che conosciamo poco?

E io ripenso a tanti servizi di Report che ho apprezzato molto e che, almeno in parte, mi hanno aiutato a costruire i miei strumenti di decodifica del mondo che mi circonda e mi chiedo: quante?