22.4.11

Il colore dei soldi.


Sono alcuni giorni che mi trovo a parlare con delle persone di vari ambienti, che stanno cercando di dare il via a un processo creativo che porterà alla realizzazione di alcuni prodotti.
Ci sono in ballo istanze diverse da far coniugare e ,tra le altre, la necessità di avere una storia.
E si parla anche, e inevitabilmente, di soldi. Quanto si è investito in un reparto, quanto si vuole investire in un altro e via discorrendo.
E io, divagando, mi sono messo a riflettere sui soldi che sono stati investiti sulle mie idee, nel corso degli anni, da parte di diversi editori. Parlo proprio di idee nate e sviluppate da me, senza ingerenze esterne e senza dovermi adeguare al lavoro di altri. Roba mia, insomma, come Dark Side, Battaglia, John Doe, Garrett, David Murphy, Detective Dante e, naturalmente, la miniserie a colori per la Bonelli che sto realizzando adesso.
E allora mi sono messo a far di conto e visto che non ci arrivavo, ho coinvolto un amico che la sa lunga.
Adesso, se non ci siamo entrambi drammaticamente sbagliati, tenendo conto dei costi vivi (sceneggiature, disegni, copertine, colori, lettering e costi redazionali vari) e dei costi di stampa, l'investimento necessario alla Bonelli per un'operazione del genere si aggira, complessivamente, intorno ai 700.000 euro. Che, ovviamente, non vengono pagati tutti e subito ma che si spalmano lungo il corso della realizzazione e della commercializzazione, ma che sono, comunque, una cifretta discreta. A fronte di questa cifra, tenendo a mente la percentuale del distributore per le edicole e il costo di copertina, per andarci in paro e coprire i costi, bisogna vendere, sempre complessivamente, poco meno di mezzo milione di copie in totale.
In poche parole, sulla mia idea, pesano quasi un un milione di euro di investimento e l'obiettivo è, come minimo, mezzo milione di copie vendute.
Ora, sia chiaro: non è che non avessi mai riflettuto su questa cosa, ma non l'avevo mai razionalizzata pienamente nella sua totalità.
Guardando a questi numeri, la prima cosa mi viene in mente sono tutti i piccoli e grandi rischi che mi sto prendendo nel concepire questa serie. Rischi concordati (e certe volte combattuti) con la redazione, ovviamente, ma pur sempre rischi. Strade diverse rispetto al sentiero solido e sicuro che è già stato tracciato da persone probabilmente molto più responsabili di me.
Poi penso alla figura dell'armiere del Titanic, quello che Cameron porta in scena nel film omonimo come metafora (non particolarmente sottile, ammettiamolo) delle sue ansie rispetto a quello che, all'epoca, era il film più costoso e rischioso di sempre.
Poi mi viene in mente Fonzie, che mi sorride e alza il pollice nella mia direzione. E' bello sapere che qualcuno è pronto ad investire tanto sulla base di una tua idea.
Poi, al posto del Fonzie, mi appaiono davanti agli occhi una manica di commentatori di internet che urlano che "Bonelli dovrebbe rischiare di più!!" e capisco che sono tutti Eddie Felson, quando si tratta del portafogli degli altri.
E poi penso a Tito Faraci, a Pasquale Ruju, a Gianfranco Manfredi, a Michele Medda, ad Antonio Serra, a Carlo Ambrosini, a Luca Enoch, a Mauro Boselli e ai tanti altri che li hanno preceduti, e mi chiedo se pure loro abbiano fatto gli stessi conti. E se loro si siano lasciati influenzare da quei conti oppure se ne siano fregati, facendosi solo guidare dalla storia, dalla loro ispirazione e da quello che sentivano che fosse giusto fare. A naso, direi che la cosa è andata diversamente da caso a caso, ma mi piacerebbe chiederglielo per davvero.
Comunque sia, se un ventina d'anni fa m'avessero detto che un giorno, sulle immagini che mi passavano per la testa, qualcuno avrebbe investito considerevoli cifre di denaro (nella speranza di averne in ritorno delle cifre ancora più considerevoli, ovviamente), gli avrei riso in faccia. E invece pare che succeda. E succede da parecchio ormai.
Di colpo, le mie cazzate, si sentono molto più responsabilizzate.
E si bullano un casino, ovviamente.

p.s.
a guardare questi conti non è solo questo che mi è venuto in mente.
Mi è venuto in mente pure, per esempio, che il venduto di un paio di numeri di Tex basta, da solo, a coprire tutti i costi di produzione di un anno di un'altra testata sempre della Bonelli.
E poi mi sono venuti in mente gli altri albi formato quaderno non editi dalla Bonelli, che costano meno da produrre ma hanno un rapporto meno vantaggioso tra venduto e guadagno, e che è miracoloso ed eroico il fatto che resistano in edicola.
E poi ho pensato al mercato fuori dalla edicole, alle sue cifre, ai suoi conti... e a quel punto mi sono depresso e sono tornato a giocare a Mortal Kombat.
Di tutto questo "altro", magari, ne parliamo la prossima volta.

20 commenti:

Ture ha detto...

Cacchio.
Bullati da qui fino alla tomba :asd:

Vaz ha detto...

Se Bonelli si è arrischiato a tirare fuori i soldi per quella porcheria di Gregory Hunter, non vedo perché farsi problemi per una miniserie tua, che sarà sicuramente migliore in partenza.

loffio ha detto...

Nessuno ci crede mai, se glielo dicono prima. Se tre anni fa m'avessero detto che sarei andato all'E3 avrei risposto magari.

Me lo prendo Mortal Kombat?

Deimos ha detto...

Numeri che fanno pensare sicuramente: sperando sempre che ne valga la pena anche perchè di "cagate" a fumetti, ne sono uscite parecchio negli ultimi due anni.

Mario De Roma ha detto...

E via, finchè c'è tex, i conti sono apposto.

"Sono alcuni giorni che mi trovo a parlare con delle persone di vari ambienti, che stanno cercando di dare il via a un processo creativo che porterà alla realizzazione di alcuni prodotti."

A questa frase mancan solo le sinergie comunicative ed è un pezzo di copia di marketing puro :)

silvialbi ha detto...

lette queste, attendo con (grande) curiosità le tue considerazioni sull''altro' (il fuori dall'edicola).
che ormai, lo ammetto (forse sto invecchiando. o semplicemente ho sempre meno tempo libero), mi interessa molto più quello che succede/arriva nei chioschi.
buona Pasqua, nel frattempo.

silvialbi ha detto...

era
'...molto più 'di' quello che...'
ovviamente.
sorry.

mario ha detto...

Roberto !
Non per buttarti addosso altra angoscia ... ma sbaglio o il colore quadruplica le spese di stampa rispetto alle altre testate ?

S3Keno ha detto...

"Tenendo conto dei costi vivi (sceneggiature, disegni, copertine, colori, lettering e costi redazionali vari) e dei costi di stampa, l'investimento necessario alla Bonelli per un'operazione del genere si aggira, complessivamente, intorno ai 700.000 euro"...

Son belle cifre.
Come dici tu, siamo quasi ad una milionata di euro. Che tra le altre cose, mi fa anche pensare - in termini di proporzioni (e/o percentuali) - quanto POCO arrivi effettivamente all'autore di fumetti di tutti quei bei soldoni "investiti" dall'editore!!! ;)

RRobe ha detto...

Per Mario: era vero in altri tempi.
Adesso i costi della stampa a colori sono scesi di molto.
E' il costo del colorista quello che si aggiunge in maniera abbastanza significativa.

RRobe ha detto...

Pe S3keno.
Sì, no, non lo so.
Nel senso: nel cinema, per una produzione da svariati milioni di dollari, lo sceneggiatore quando prende?
Molto dipende da chi è... ma se Shane Black fece scalpore per i suoi cinque milioni di dollari per "Last Action Hero", immagino che le cifre siano più basse di queste (tipo uno o due milioni di dollari per film da 100 milioni). Le proporzioni sono, grossomodo, le stesse.

Tito Faraci ha detto...

Non puoi permetterti di pensare a queste cose, mentre stai scrivendo, altrimenti il peso ti blocca. Alla fine sviluppi una specie di... sana incoscienza, che ti consente di andare avanti.

S3Keno ha detto...

Dipende da come la vedi, perché allora - nell'ipotetico paragone col cinema - se un editore spendesse un milione di euro puntando su scrittore/disegnatore come fossero le due "star" del suo investimento editoriale, allora quei due - se fosse un film - andrebbero pagati quanto i due attori protagonisti (le star) non quanto lo sceneggiatore di quel film (che nella maggior parte dei casi - al di fuori degli ambienti pro - è sconosciuto ai più)… o no?

RRobe ha detto...

Sì, hai ragione.
Se prendiamo il caso di un fumetto seriale, fatto, principalmente, da un disegnatore e un disegnatore e lo compariamo con il cinema, sì, hai ragione.
Queste due figure sarebbero la summa di tutta una serie di competenze diverse (regista, attori, direttore della fotografia e via discorrendo) e quindi, come tale, dovrebbero prendere una percentuale della somma complessiva, molto più alta.
Però, e l'errore è mio, forse non hanno tanto senso questo comparazioni con altri medium.

He.L.P ha detto...

Ciao a tutti,
sono nuovo di queste parti, ma il colore dei soldi, gli investimenti, sia in denaro che in vita vera e propria (un giorno capirò la differenza!), sono tra le cose che mi stanno affollando la mia testolina da qualche giorno.

Ho tagliato i ponti di una carriera sicura, di sicuri introiti, preoccupando tutto il mondo di familiari e amici intorno a me, scommettendo sul mio amore e la mia "ipotetica" capacità di raccontare storie.

Ed appunto di fronte a quel fantasma che accompagna ogni autore che viene volgarmente chiamata pagina bianca che nascono i miei quesiti più assillanti.

Premettendo che non sono nessuno, ma che ho un ego grande così, a cosa dovrei pensare quando scrivo?
Alle storie che invento, al piacere di leggerle mentre emergono dalla mia penna o dalle mie dita sulla tastiera? O a chi proporle, a chi indirizzare il pacchetto, come un qualsiasi prodotto, cercando di accattivarmi il "cliente" di turno, come da buona scuola commerciale che è stata la mia vita fino a pochi mesi fa?

Lasciamo perdere le risposte facili, quelle che partono dal sentimento principe della penna libera ed indipendente, perché se qualcuno ci paga per il nostro lavoro è perché noi lo facciamo guadagnare.

Ma dove si ferma la creatività e inizia la costruzione di un prodotto?

Penso che a livelli differenti questi sono i comuni quesiti che affollano la testa di RRobe e di quelli che come lui; nel mio piccolo le domande dovrebbero essere ancora sulla qualità di ciò che scrivo, se quello che produco è qualcosa di interessante e godibile, ma non si campa d'aria, e il confronto con il mondo dell'editoria è dietro l'angolo e attualmente mi spaventa molto di più del mostro nascosto nell'ombra di quello stesso dannato angolo.

Sperando che le mie considerazioni (sfoghi)e dubbi non vi abbiano annoiato, vi saluto e vi auguro una buonissima pasqua.

A presto
He.L.P.

He.L.P ha detto...

Chiedo umilmente scusa, per il troppo spazio "rubato", mi son fatto prendere la mano.

A presto e buona pasqua!

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Mi sono trovato a fare l'identica considerazione, ma con cifre minori, qualche mese fa.
La responsabilità dobbiamo sentirla e come dice Tito, a volte ci blocca. A me ha bloccato per un paio di mesi buoni, e se ne sono visti gli effetti.
E' questione di consapevolezza. Aver riflettuto su questo aspetto forse toglie un briciolo di poesia alla professione, ma ci permette di essere più obiettivi nel valutare il rapporto autori-editore-lettori.
Saluti.

Greg ha detto...

settecentomilaeuri!?!?!?!?!?!?

Il Dani ha detto...

Un po' OT:
io Dark Side lo prendevo, e ho sempre pensato fosse una figata. C'è modo di reperirlo da qualche parte?

RRobe ha detto...

Per Greg: eh, le cifre sono quelle. E mi sono tenuto basso.