8.4.11

Si scrive Multiplayer.it ma si legge Wild Card.


Come dicevo qualche tempo fa, da cosa nasce cosa.
E così, da un pezzo da appassionato di Milius è di videogiochi è nata l'opportunità di incontrarsi e parlare e, da quella chiacchierata, ho scoperto una realtà editoriale che mi ha lasciato a bocca aperta.
Ma, andiamo con ordine e cominciamo dall'inizio.
Multiplayer.it nasce nel 1999 come sito amatoriale per una sala lan (un posto dove giocare in multiplayer con dei computer messi in rete e forniti dal locale stesso).
Dopo qualche tempo la sala lan sparisce.
Il sito web resta.
E cresce.
Giorno dopo giorno, sopravvivendo all'esplosione della prima bolla speculativa di internet, Multyplayer.it diventa rapidamente il più visitato portale italiano dedicato ai videogiochi, quello con i maggiori introiti pubblicitari, quello con la comunità più ampia e fidelizzata.
Un sito che ha una redazione e degli uffici veri e che guadagna soldi veri.
E uno già potrebbe pensare che è un bel risultato. Quel genere di risultato che uno potrebbe dire "E' andata di lusso, adesso viviamo di rendita".
Se non fosse che Andrea Pucci, il fondatore di Multiplayer.it, ha altri piani.
Ha infatti notato il grande successo che, nel mercato USA e in quello UK stanno avendo le guide strategiche dei videogiochi e i romanzi tratti da essi.
Le prime sono un fenomeno già conosciuto in Italia, anche se nessuno ne ha ancora capito il pieno potenziale. I secondi, invece, sono roba relativamente nuova, anche se c'è già stata qualche tentativo (probabilmente incidentale e comunque poco riuscito) da parte di Urania.

Ma cosa sta succedendo in America?
E' abbastanza semplice: da una parte, il genere della fantascienza è in crisi e ci sono un mucchio di bravi scrittori a spasso. Dall'altra, i videogiochi stanno generando proprietà intellettuali sempre più elaborate e dal grande potenziale commerciale che è pieno interesse dei loro creatori sviluppare appieno.
Il risultato di questi due fattori è una serie di libri ambientati negli universi dei giochi di maggior successo, scritti con indubbia professionalità, che invadono il mercato.
E hanno un successo più ampio di quanto chiunque si potesse aspettare.
Il primo libro basato sull'universo di Halo si piazza in testa alle classifiche dei libri più venduti in America e non scende per un bel pezzo. E dietro di lui arrivano tutti gli altri.

E torniamo ad Andrea Pucci.
Che ha deciso che Multiplayer.it deve espandersi e passare dal web alla carta stampata, in un processo che sembra in piena controtendenza rispetto al mondo che gli sta attorno.
Ha cominciato con le guide strategiche e qualche saggio ma adesso ha deciso di fare il grande passo: diventare un editore di narrativa.
Andrea va in America e compra i diritti dei romanzi tratti dai videogiochi.
Di tutti quelli disponibili. E di gran parte di quelli che verranno. Sul tavolo lascia giusto le briciole (e, come vedremo poi, per quelle briciole qualcuno sarà disposto a lottare con il coltello tra i denti).
Quando Pucci torna in Italia, però, ci mette poco a capire che il circuito della distribuzione libraria è un settore dove puoi entrare solo se sei già qualcuno e hai un sacco di soldi da investire, oppure sei coperto e introdotto da qualcuno che c'è già dentro.
Andrea quegli agganci non ce li ha.
Ma è un problema relativo, perché lui, i suoi libri, non vuole venderli in libreria di varia.
Non subito, almeno. E non a quelle condizioni.
Il suoi prodotti devono andare dove c'è il pubblico più interessato ai marchi legati a quei libri: quello dei videogiocatori. E allora ecco che i volumi della Multiplayer.it invadono i vari Gamestop di tutta Italia e poi le grandi catene di negozi multimediali.
Si parte con Halo, che vende bene. Si procede con tutti gli altri, che, più o meno, vendono bene, a seconda del successo del videogioco a cui sono legati.
Poi Pucci incappa in Metro 2033, un romanzo che non è tratto da un videogioco ma che di un videogioco è stato ispirazione. Pucci all'epoca della pubblicazione non lo sa (e io lo scopro quando me lo racconta) ma quel libro è una specie di fenomeno culturale nato dal basso della rete, una specie di romanzo colettivo che conta una vasta comunità di appassionati anche in Italia.
Metro 2033 vende una cifra rilevante di libri.
Abbastanza rilevante da far apparire Multyplayer.it sul radar di quelli che contano.
Le grandi catene librarie si accorgono dei suoi prodotti e della nicchia che si sono creati in maniera autonoma e parallela a quella dei soliti canali di vendita dei romanzi e dicono: "PURE NOI!!".
Il catalogo di Multiplayer.it (arrivato nel frattempo a oltre cento libri), entra nelle Fnac, nelle Feltrinelli e nelle Mondadori di tutta Italia. E lo fa con uno spazio tutto suo, messo ben in evidenza da espositori e postazioni fisse.
In poche parole, Pucci ottiene un risultato per cui un qualsiasi editore ucciderebbe: creare un nuovo segmento commerciale all'interno delle librerie. Lo fa da solo e lo fa senza concorrenza.
Perché gli altri editori hanno dormito e lui si è preso praticamente tutti i titoli disponibili (giusto Panini e Sperling & Kaupfer provano a metterglisi in scia, con le briciole di cui dicevamo poco sopra).
Con le dovute proporzioni, è come aver pubblicato non solo Twilight, ma anche tutti i libri da vampipparoli che ne sono seguiti (quelli che adesso, in libreria, trovate nel settore "vampiri", autonomo da quello horror, e nato proprio in conseguenza del successo del libro della Meyer).
E io, quando parlo con Pucci, non posso che restarne totalmente ammirato.
Perché lui potrà essere anche recitare la parte del cinico e dire cose come "i nostri libri se li compra gente che, per la maggior parte, manco li legge. Li mettono accanto all'edizione da collezione del gioco e sono contenti così" ma io in lui vedo un outsider del settore editoriale che sta facendo mangiare la polvere non solo ai tanti boriosi aspiranti grandi, ma anche a quelli che colossi lo sono per davvero.
Pucci, inventandosi una distribuzione diversa e andando a cercare il suo pubblico in luoghi non convenzionali, è riuscito in un obiettivo semplice e antico: vendere libri.
Magari ci fossero teste del genere anche nel nostro settore.


p.s.
appena ho tempo vi parlo dell'esempio opposto messo in atto da quelli della Nord. C'è abbastanza da ridere.