21.4.11

Una delle molte ragioni per cui stimo enormemente Daniel Clowes.

La trovate QUI.

6 commenti:

Dario ha detto...

A parte il fatto che ormai "graphic novel" viene impiegato per qualsiasi storia autoconclusiva e solitamente pubblicata in brossura (anche se poi in realtà le pagine del volume non arrivano manco a 30...).

werther Dell'Edera ha detto...

grande!

RadioPunx ha detto...

stima.

Lui ha detto...

Molto banalmente oggi il termine "graphic novel" è usato troppo spesso per nobilitare storie disegnate a cazzodicane che narrano di avvenimenti banali o assolutamente paradossali, ma comunque di una pochezza narrativa infinita.

Chiaramente è un iperbole, ma non cade molto distante da quel che penso.

Tristemente è per questo che anch'io dico che i ragazzi del branding hanno vinto.

pic ha detto...

è simpatico, non c'è che dire.

Planetary ha detto...

20/30 anni fa c'era la diatriba fumetto popolare Vs fumetto d'Autore. Il fumetto d'Autore perse. Quella voglia di distaccarsi però non è mai morta e ora rientra dalla finestra mostrando carte nuove (e vincenti).
Il guaio è che c'è gente che dice "si ma sempre fumetti sono, chi se ne frega di come si chiamano, l'importante è quello". Eh no, l'importante è anche come chiami le cose.