21.5.11

Alessia Rastelli e gli altri giornalisti come lei.



Qualche tempo fa sono stato contattato da tale Alessia Rastelli, giornalista del Corriere della Sera, impegnata nella stesura di un articolo sul fumetto digitale.
Il mio nome le è stato dato da quelli del Napoli Comicon che mi hanno indicato alla giornalista come esperto della materia.
La Rastelli mi chiede se io sia disponibile a spiegarle qual è la situazione italiana e internazionale e quale sia l'offerta di fumetto digitale al momento.
Accetto.
Tutto contento di poter contribuire a un articolo sul fumetto che magari, per una volta, potrebbe uscire scevro delle troppe cazzate che di solito si leggono in pezzi di questo genere, quando redatti dalla stampa generalista.
Le spiego tutto per filo e per segno. Della situazione USA, di quella italiana, di quali sono i problemi, di come funzionano le varie applicazioni, della differenza sostanziale tra un fumetto vero e qualcosa che, arricchito di effetti speciali e regie simulate, fumetto non è.
Le illustro i metodi e gli approcci. Le mando il materiale (in redazione pare che non abbiano un iPad e di sicuro la Rastelli non ha mai visto un fumetto digitale su questo o altri dispositivi).
Insomma, ci perdo tempo con la Rastelli.
Non sono così sciocco da credere che tutta la mole d'informazioni che le scarico addosso troverà posto nell'articolo, ma sono comunque abbastanza ingenuo da pensare che, almeno, ne uscirà fuori un articolo che dirà cose alcune corrette e non stronzate tanto per.

Oggi, dopo oltre una settimana di intenso cogitare da parte della giornalista, l'articolo è stato pubblicato.
Lo trovate QUI.
E' un pezzo vergognoso.
E la Rastelli non ha nemmeno la scusa (a patto che sia una scusa) di non sapere di cosa stava parlando.
Perché lo sapeva benissimo. Le avevo dato tutte le informazioni necessarie per evitare le cazzate che ha scritto.
Il problema è che la verità del fumetto digitale non era abbastanza interessante per questa "giornalista" e la Rastelli ha preferito sottolineare l'unico aspetto che, secondo lei e la sua redazione, avesse una qualche possibile presa sui lettori del Corriere: i suoni e gli effetti speciali. Elementi che, oltretutto, non sono applicati praticamente da nessuna delle applicazioni che la Rastelli segnala nel suo pezzo.
A margine, una bella marchettona per la Disney (che fa sempre bene), segnalando un'applicazione nata morta, un'altra marchettona gigantesca all'Astorina (inspiegabile visto che l'editore di Diabolik flirta con la concorrenza) e un contentino per il sottoscritto, giusto per tenermi buono.
Mi spiace. Alessia: per tenermi buono avresti dovuto pubblicare la mia foto in prima pagina con sopra il titolo "ROBERTO RECCHIONI, SEXY ROCK STAR DEL FUMETTO ITALIANO".
Citare di sfuggita il nome di John Doe non blandisce il mio ego. Sono abituato a ben altro.

Comunque sia, questo è un altro fulgido esempio di come la stampa generalista tenda a trattare il fumetto e la tecnologia: non con incompetenza, ma con vera e propria volontà di fare disinformazione.

In poche parole: un pezzo di giornalismo che è pura e semplice spazzatura.

p.s.
a margine: sapete come si chiama il direttore del Corriere.it?
Paolo Rastelli. Stesso cognome della giornalista in questione.
Una coincidenza curiosa (ma sono sicuro che si tratti solo di una coincidenza, sì, sì...).