13.5.11

Che paura.

Prima il PSN. Poi, nel suo piccolo, l'incendio dei server di Aruba. Adesso la piattaforma Blogger di Google, down per oltre ventiquattro ore in tutto il mondo.
Internet sta mostrando una notevole fragilità in questi giorni e non sono abbastanza cospirazionista da credere che sia tutta una manovra combinata per dimostrare chissà cosa a chissà chi.
Di sicuro, se il fatto che la Sony sia incappata nel peggior fail della storia del web non mi ha colpito più di tanto (era la candidata predestinata: arrogante, impreparata e relativamente nuova e senza esperienza per il web), il fatto che anche Google (la cui stessa esistenza è legata alla rete) combini pasticci, mi inquieta. Certo, il disguido è durato tutto sommato poco... ma sono andati persi contenuti e commenti. E non è affatto detto che verranno ristabiliti.
E i diffidenti adesso si sentono forti nel pontificare con un "Noi lo avevamo detto: di quell'aggeggio infernale, non bisogna fidarsi!!".
E come dargli torto, oggi?
E così, mentre i colossi ci dicono che a breve non tutta la nostra vita sarà digitale e affidata a piattaforme cloud, che ci permetteranno di essere finalmente liberi dalla schiavitù del supporto fisico, io (e come me tanti), comincio a ripensare alla fiducia che accordo ogni giorno a colossi come Google, Apple, Microsoft, Amazon e via discorrendo, chiedendomi se non sia il caso di trovare qualche soluzione alternativa, giusto come paracadute nel caso il cielo dovesse caderci sulla testa.


EDIT: adesso non funziona Twitter. Globalmente.
L'idea del complotto, di colpo, mi sembra meno improbabile.