17.5.11

[RECE] Pirati dei Caraibi:oltre i confini del mare


La prima trilogia dei Pirati dei Caraibi aveva molte luci e molte ombre.
Dal lato della luce, un regista bravo e visionario come Gore Verbinski, un ispirato Johnny Depp e un maestoso Goeffrey Rush, tanti bravi caratteristi di contorno, un reparto effetti speciali di primissimo livello, un grande score musicale, tanta azione, tanti mostri, tanti combatimenti per nave e per terra.
Dall'altra parte, nelle tenebre più profonde, c'era una squadra infinita di sceneggiatori uno peggiore dell'altro, le interpretazioni di Orlando Bloom e Keira Knightley e tutte le cattive abitudini della Disney.
A trilogia finita, si poteva liquidare l'intera serie come un prodotto di intrattenimento sciocco ma divertente. Tanto la sceneggiatura era offensiva nei confronti dell'intelligenza degli spettatori, tanto l'azione era spassosa e la messa in scena spettacolare.
In poche parole, un pareggio.
Che, date le potenzialità del materiale di partenza, non era certo un risultato di cui andare particolarmente fieri... ma almeno non si era fatto troppo male al cinema.
I Pirati dei Caraibi sarebbe potuta essere una nuova serie nella tradizione di quelle di Guerre Stellari o Indiana Jones... invece erano solo tre filmetti scollacciati con tanti begli effetti speciali e un paio di personaggi davvero carismatici.

Quando sono entrato in sala a vedere il nuovo capitolo del franchise, ero quindi inquieto perché non mi era ben chiara la ragione per cui la Disney e Bruckheimer avessero deciso di insistere ancora su Jack Sparrow e compagnia (a parte le ovvie ragioni commerciali).
A sfavore di questo sequel c'era il fatto che il regista bravo se n'era andato, mentre gli sceneggiatori cani erano rimasti (arrivando, nel frattempo, al numero di sette).
A favore, c'era il fatto che nel cast non figurassero più Orlando Bloom e Keira Knightley.
Ero insomma combattuto tra speranza e inquietudine.
Ma non avevo tenuto in conto il fattore Penélope Cruz.
Che non è che sia una cagna a prescindere (in realtà, lo è) ma che, di fatto, non ha mai partecipato a un buon film da quando lavora negli USA.
Mai.
E' una specie di indicatore per le puttanate.
Se c'è lei, il film è una merda. Ti ci puoi giocare le palle.
E, anche questa volta, la regola della Cruz non ha fatto eccezioni.

Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare, è un film ignobile.
Talmente brutto che non so nemmeno quale sia il primo elemento da prendere in esame per cominciare a demolirlo.
Partiamo dal più facile: lo script.
E' brutto, confuso, mal raccontato, privo di una qualsiasi logica esattamente come gli script del secondo e terzo capitolo della serie. In più, questa volta, è pessimo anche nei dialoghi, nei personaggi e nella costruzione di scene spettacolari. Non c'è niente che si salvi nell'operato dei sette sceneggiatori. NIENTE. Hanno devastato anche il loro bene più prezioso, quel Jack Sparrow che aveva fatto la loro fortuna fino a questo momento, salvandogli il culo grazie al suo carisma. E non parliamo di come hanno ridotto Barbossa e o dell'inconsistenza dei nuovi personaggi. Pura merda. Non c'è altra maniera di definire questa roba.

Parliamo della regia.
Prima di vedere il film, mi chiedevo cosa fosse passato per la testa della Disney quando ha assunto Rob Marshall, quello di Memorie di una Geisha, Chicago e Nine (il seguito di 8 e Mezzo... che devi essere cretino forte per decidere di girare il seguito di 8 e Mezzo).
Non è certo il primo nome che ti viene in mente se stai facendo un film con i mostri, i combattimenti tra navi, le acrobazie e gli effetti speciali, no?
Ecco, dopo aver visto il film, ho capito perché è stato scelto lui:
perché in questo film non ci sono mostri, non ci sono combattimenti tra navi, ci sono giusto un paio di acrobazie e, soprattutto, ci sono pochissimi effetti speciali. E quei pochi che ci sono, sono orrendi.
E vogliamo parlare della messa in scena? L'ottanta per cento del film si ambienta su di un isola inquadrata così stretta che potrebbe essere il parco della Caffarella dietro casa mia, la scena finale è un set di cartapesta che ti fa sembrare realistica la caverna di Willie L'Orbo e non c'è un ambiente che sia uno che valga la pena di essere ricordato.
Una roba che più fatta al risparmio non si poteva.
Sul serio... se questo film è costato (cast e promozione a parte) più di quaranta milioni di dollari me ne stupirei. E se lo è costato, allora vuol dire che Marshall è, semplicemente, un idiota spendaccione.

Per il resto: gli attori recitano svogliati (anche quelli bravi come Rush, Depp e McShane), lo score musicale, che nella vecchia trilogia era tanto esaltante, qui appare fuori luogo (non c'è nulla di cui esaltarsi), il 3D non fa vedere quel poco che c'è da vedere e il film è pure oscenamente lungo.

Però non ci sono Bloome, la Knightley e la loro stucchevole storia d'amore, direte voi.
No, è vero, non ci sono.
Ma, e lo so che vi sembrerà impossibile, c'è di peggio.
C'è la storia d'amore tra il prete bietolone e la sirena.
Una roba che ti verrebbe voglia di strapparti gli occhi per non guardarla.

In conclusione, questo Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare è un filmetto brutto, piccolino e girato al risparmio, scritto male, diretto peggio e nemmeno sostenuto da un cast che, sulla carta, prometteva scintille. Una roba fatta tanto per raschiare il fondo del barile, mandando in sala una pellicola da due spicci, con la speranza che incassi milioni.

Non fatevi fregare: evitatelo come la peste.