10.5.11

Uccidere il padre.

Quando mi capita di leggere QUESTE riflessioni, io mi deprimo.
Adesso, sorvolando un momento su quello che fa (ma, sarebbe il caso di dire: quello che dovrebbe fare) un editore (sull'argomento conto comunque di tornarci a breve), mi prendo due minuti solo per sottolineare questo passaggio:


... voglio spendere due parole anche sulla questione economica. Ovvero perché un autore conosciuto dovrebbe autoprodursi piuttosto che affidarsi ad un editore.
Sicuramente è una strada che può affascinare. E i risultati ottenuti da Makkox indurranno molti a tentare. Attenzione, però. Ci sono alcuni aspetti da prendere in considerazione.
1 (il più importante) Devi avere un grosso pubblico, soprattutto sul web. Makkox è conosciuto anche perché disegna tantissimo e condivide da anni il suo lavoro con i suoi lettori.

Per me stiamo perdendo la bussola.
Makkox, sia in relazione al pubblico mainstream, sia in relazione al pubblico potenziale di internet, non ha un pubblico vasto.
Makkox ha un pubblico di nicchia (quelli che vanno su internet) di un pubblico di nicchia (quelli che lo leggono gratis sul web), di un pubblico di nicchia (quelli che lo comprano).
Quando si parla di Makkox, sembra sempre che si stia parlando di un fenomeno fuori scala, che esiste da sempre e con cui è inutile confrontarsi. Allora, a me piacerebbe ricordare che Makkox fa fumetti da nemmeno cinque anni, che il suo pubblico se lo è costruito da solo, grazie al suo talento e alle sue capacità di comunicazione sulla piattaforma web. Non spara raggi gamma dagli occhi e saette dal culo, si mette i pantaloni una gamba alla volta come tutti e quello che ha ottenuto lui, potrebbe ottenerlo chiunque, a patto di avere, appunto, lo stesso talento o le stesse capacità comunicative. E sì, la stessa voglia di sbattersi e di arrivare.


2 Devi avere competenze grafiche (e tempo) per impaginare, letterare, mandare in tipografia.

Vero. Che sono cose che puoi imparare, eh?


3 Devi sbatterti per vendere. Ovvero prendere stand alle fiere (che costa tempo, soldi e fatica) oppure fare centinaia di spedizioni, seguirle. Scrivere centinaia di email.

Vero pure questo. Ottenere successo, facendo quello che vuoi fare, in piena libertà, costa fatica.


Infine un'ultima considerazione. L'autoproduzione è un mezzo per raggiungere pochi lettori. Magari a qualcuno andrà bene così ma se invece ti interessa farti leggere da un numero sempre maggiore di persone non puoi che lavorare con un editore che, potenzialmente, arriva in tutte le fumetterie e librerie.

Certo. Peccato che oggi, un editore, abbia un venduto per i libri a fumetti che si aggira tra le 300 e le 600 copie.
IN TOTALE.
Mentre Makkox, del suo volume autoprodotto, di copie ne ha vendute mille in poco più di due giorni.
Quindi, a me pare che il "numero sempre maggiore di persone" lo raggiunga lui e non quei dinosauri o quelle fotocopisterie che oggi chiamiamo editori di varia e specializzati.
E il problema è proprio questo: il rapporto di inferiorità che tanti autori hanno nei confronti dell'editore che per loro è padre e Dio e gli dona una pacca sulla testa, un tozzo di pane e la pubblicazione con il suo marchio sopra.
E certi autori sono felici. Felici per quella pacca sulla testa che è l'attestato che stanno facendo bene, per quel tozzo di pane, che gli dice che fanno un lavoro vero, e per quella pubblicazione, che è il figlio della loro fatica.
E poco importa se quel figlio è malformato perché non ha avuto una degna cura editoriale, che per nutrirlo si sono tolti il pane di bocca e che resterà sempre chiuso in una stanza perché non verrà promozionato e a stento verrà distribuito.
Il marchio dell'editore, quell'attestato paterno di essere "veri", compenserà tutto il resto.

E' ora di crescere.
E' ora di uccidere il padre.