11.5.11

Viva gli editori.

Quelli veri, intendo.
Quelli che riescono a rispondere a quelle che, nel corso degli anni, ho individuato come le sei istanze fondamentali di cui ho bisogno per lavorare serenamente.
Che, nello specifico, sono:

- Darmi il sostentamento.
Non dico la ricchezza (che sarebbe gradita) ma almeno di che mangiare, pagare le bollette e supportare i miei svaghi.

- Rispettare i miei diritti inalienabili rispetto all'opera.
Proprietà intellettuale, pagamento delle ristampe e delle edizioni estere, proprietà delle tavole originali e via dicendo.

- Aiutarmi a crescere nel mio lavoro.
Sostenendomi ma anche mettendomi in discussione. Dandomi il giusto numero di limiti (che cercherò, puntualmente, di aggirare) e la giusta libertà creativa.

- Dare un'edizione degna al mio prodotto.
Affiancandomi professionalità che curino gli aspetti che non riguardano strettamente la mia competenza professionale e artistica e in cui non ho la necessaria esperienza, mettendo al servizio della mia opera i mezzi/sapere/contatti della casa editrice.

- Promuovere la mia opera.
Attraverso un ufficio stampa al passo con i tempi e attraverso la promozione vera e propria.

- Distribuire la mia opera.
Far arrivare la mia opera in contatto con un pubblico reale. Possibilmente, il più vasto possibile.

Notare che, da nessuna parte, io ho scritto "vendere la mia opera".
Non è l'editore che decide se qualcosa vende o meno. Lui dovrebbe mettere l'opera nelle condizioni ottimali per poter essere venduta. Poi, se vende, dipende dall'opera stessa, dalla sua qualità, dalla sua fortuna, dal mio talento e da un mucchio di altri fattori più o meno volatili che non posso pretendere siano sotto il controllo del solo editore.


Ora, a conti fatti, tenendo conto di tutti gli editori presenti sulla piazza, tanto nell'ambito del fumetto seriale da edicola (quello che fa i numeri grossi) quanto nell'ambito del fumetto da libreria di varia e specializzata, io un editore che risponda pienamente a queste sei istanze, non l'ho mai trovato.
Ne ho trovato uno che ne copre cinque su sei.
Un paio che ne coprono tre o quattro. E tanti che ne coprono un paio, una soltanto, o nessuna.
Nell'ambito del fumetto da libreria di varia o specializzata, quest'ultima categoria è la maggioranza.

E badate, io non sto neanche dicendo che sono degli editori cattivi (non tutti, almeno), dico che, per una serie di ragioni complesse, legate alla filiera produttiva e distributiva di quel determinato settore, la situazione è questa.
Ed è una situazione di merda che è arrivata al collasso.

- Il sostentamento non è garantito da nessuno. Nemmeno da quelle etichette che, alle spalle, hanno gruppi editoriali enormi. L'anticipo per un volume a fumetti di almeno cento pagine si muove in una forchetta che va dai duemila euro (e stiamo scialando) a niente.
Tenendo conto che per realizzare un volume con quel numero di tavole ci vogliono alcuni mesi (più di tre, sicuramente), si può dire che l'anticipo sia sempre e comunque tendente a zero.
E non va meglio con le royalties, che spesso vengono fissate a cominciare da un venduto che è superiore al tirato (e quindi non raggiungibile, a meno che non si ristampi).

- I diritti inalienabili sulle proprietà intellettuali (quelli che sono già tutelati per legge) certe volte vengono rispettati, certe volte no.

- La cura editoriale spesso si limita a una lettura del file .pdf che gli abbiamo mandato per scovare i refusi. E spesso neanche a quello.

- Sotto il profilo della stampa, della cura tipografia e della grafica andiamo meglio visto che ormai una desktop publishing decente è quasi alla portata di tutti. Ma, nonostante questo, di orrori editoriali ancora se ne vedono un casino.

- Molte case editrici minori non hanno ancora nemmeno appreso il concetto di ufficio stampa. Quelle che lo hanno fatto, spesso non hanno i mezzi e le competenze per sostenerlo pienamente. Le case editrici medie e "grandi" (mi fa abbastanza ridere l'espressione) hanno già preso le cattive abitudini delle loro controparti che si occupano di letteratura e mettono il loro ufficio stampa a disposizione solo dei titoli di maggiore spicco (quelli che, in teoria, dovrebbero vendersi da soli) e comunque, per non più di una settimana.

- La distribuzione è un pantano in cui nessuno sa come muoversi. Se si riescono a piazzare 300 copie nel settore delle librerie specializzate, si brinda. Il mercato delle libreria di varia è un terno al lotto che, comunque, muove cifre ridicole. Il maggior successo dell'ultimo anno è Garibaldi di Tuono Pettinato. Fumetto adorabile, uscito nel momento giusto, per un editore di peso. E che comunque ha venduto 5000 copie in totale. Gipi, dell'edizione di LMVDM edita da Coconino, ha venduto meno di 9000 copie. Ed è il best seller della categoria.

Adesso, a fronte di queste cifre e di questa situazione, tenendo conto che il mercato è diventato così piccolo e involuto, è così assurdo dire: per vendere 300 copie e non guadagnare niente, tanto vale che me lo faccio da solo che magari ottengo risultati migliori e mi metto pure due soldi in tasca?
Per me, no. Specie alla luce dei risultati ottenuti da gente come Ausonia, Makkox e LRNZ.

Ma, sia chiaro, non sto dicendo che dobbiamo tutti buttarci sull'autoproduzione.
Dico che bisogna trovare una strada diversa a quella che ci viene proposta oggi.
Perché quella che ci viene proposta oggi, NON FUNZIONA.
E internet ci sta mostrando che ci sono strade alternative, nuove, impensabili solo pochi anni fa, che, invece, funzionano.

22 commenti:

Giovanni ha detto...

un 'terno all'otto' asd

RRobe ha detto...

:asd: fixed.

Andrea Gadaldi ha detto...

Amen di nuovo.

nerosubianco ha detto...

Gianni dopo l'intervista alle Invasioni Barbariche ha venduto 40.000 copie non 9000, e l'edizione era in coproduzione con Internazionale che ha permesso l'uscita in edicola del suo lavoro quindi una distribuzione differente da quelle precedenti fatte soltanto con Coconino (a parte la parentesi dei fumetti Coconino per Repubblica).
Per il resto in parte condivido, altri punti li trovo estremi nel ragionamento. Ma è una base su cui ragionare.

michele petrucci ha detto...

Ora il ragionamento mi pare più completo.
Ma le cose non cambieranno se il numero di lettori non aumenterà. E per farlo aumentare al momento servono editori competenti.

Ribalto il tuo ragionamento.
L'autoproduzione gran parte degli autori che adesso guadagnano poco si sosterranno? Non credo.

Crescerai, da solo, nel tuo lavoro? Difficile.

Darai un'edizione degna? Solo se hai grosse capacità.

Avrai un ufficio stampa?

Sarai capace di raggiungere il più vasto pubblico possibile? (e internet oggi in Italia non raggiunge tutti, anche perché molti ancora non si fidano di comprare)

Io credo nel futuro del web e l'ho scritto più volte. Servirebbe qualcuno lungimirante che mettesse in piedi un portale di vendita di fumetti in stretto contatto con i blog e i siti degli autori. Ma è una via che andrebbe affiancata agli editori.

michele petrucci ha detto...

Ultimo appunto.
Sull'aiutare a far crescere il pubblico e a diventare più bravi gli editori ci sarebbe la possibilità dell'associazione. Secondo me potrebbe servire.

Ma so che tu non credi a questa via.

gongoro72 ha detto...

Secondo me, per vendere qualcosa di autoprodotto, si deve essere un po' conosciuti.
Credo che difficilmente comprerei qualcosa di qualcuno che io non ho mai visto. (ad esempio ho comprato quello di Makkox, che già conoscevo)

Se invece vedo che un editore ha comunque investito su qualcuno, posso sentirmi più sicuro di un eventuale acquisto al "buio".

Theo ha detto...

Ecco perchè molti autori si rivolgono ad editori esteri.
Semplicemente, soddisfano i 6 punti, anche se al quinto e al sesto non c'è mai limite al 'meglio'.
Secondo me anche l'editore 'vende' l'opera, per il solo fatto di apporvi il suo marchio. Non so immaginare delle percentuali, ma sono evidentemente proporzionali al prestigio dell'editore stesso, che fa da garanzia per il lettore, specie se sei un esordiente. E' un aspetto fondamentale.

van.rap ha detto...

Io credo che il problema principale sia una mancanza di pubblico. Insomma qua si ha un così carente spessore mentale (e soprattutto mancanza di curiosità), che il medium "fumetto" è considerato ancora come lo si considerava agli albori della sua storia: intrattenimento per lattanti. Insomma, in altri luoghi del globo (i fiorenti e straconosciuti mercati giapponese, franco-belga e americano) il prodotto stesso si è evoluto di pari passo con la considerazione che la gente gli dava, è cresciuto insomma (come è cresciuto anche il range del suo target).
Ma è l'atteggiamento degli editori che hai descritto a far nascere una considerazione così bassa e statica del fumetto, o è l'impopolarità del medium a far comportare così gli editori? Se il secondo caso fosse vero, quello che mi viene da pensare è che gli editori stanno bene così, che non vogliono cambiare; prendere la seconda ipotesi come vera e attribuire il comportamento degli editori a una mancanza di capacità e di cervello di quest'ultimi mi fa sentire veramente triste e amareggiato.
Quando sarà, vorrei veramente avere le possibilità di dirmi orgoglioso di fare questo lavoro IN Italia e PER l'Italia, e non rappresentare il solito cervello scappato in Francia o in America in cerca di un po' di soldi per mangiare.

Insomma, sono gli autori a doversi mettere in gioco rischiando di fare la fame, o gli editori a cercare di accoglierli per accaparrarsi nuove idee e prodotti che altrimenti finiranno in altri mercati?

RRobe ha detto...

Per Claudio Stassi (nerosubianco): infatti ho specificato "nell'edizione Coconino." Intendo dire attraverso le vendite della Cocnino, dirette. Escludendo quelle legate all'Internazionale che sono altro. A me risulta che le cifre siano quelle, poi se mi sbagli, tanto meglio.

RRobe ha detto...

Per Gongoro72: di nuovo su Makkox. Io ricordo sempre che è cinque anni (scarsi) che esiste. E' conosciuto da una nicchia (quelli che vanno su internet), di una nicchia (quelli che lo leggono gratis su internet) e vende ad un'ulteriore nicchia (quelli disposti a pagare per i suoi lavori). Non facciamolo sembrare un qualcosa di irraggiungibile.

luca marrandino ha detto...

sul fatto di essere conosciuti per vendere, sono d'accoro a metà... di certo la notorietà aiuta, però posso dire che, all'ultimo comicon di napoli mi son presentato con la mia prima autoproduzione e - sappiam bene i numeri del castello, quest'anno! - ho venduto intorno alle 50 copie... nulla di eclatante, certo... ma considerando il fatto che prima di quel momento non mi conosceva nessuno, e vedendo altri rinomati autori gurdarsi in faccia, posso ritenermi - non dico soddisfatto, ma almeno ad punto di partenza che fa ben sperare! se poi penso che il buon Rrobe è passato dal nostro tavolino e ha anche comprato l'albo - a proposito, mi farebbe piacere un sacco sapere cosa ne pensi (il fumetto era "fumetti avventurosi") - mi vien da pensare che forse l'autoproduzione, con il giusto risalto potrebbe nel medio tempo quantomeno far capire agli editori quali sono le vie maestre da seguire, e quali errori non ripetere... per quel che mi riguarda, credo che l'errore più grande che si possa imputare a certi editori, sia una certa tendenza classista che porta a dividere il fumetto d'autore - termine che non mi piace x niente! é come se gli altri fumetti crescessero sugli alberi da soli! - da produzioni "di massa"... cioè, creaiamo dei ghetti in un mondo già di suo ghettizzato?! noto in giro un brutto andazzo: lo scopo di un autore, credo, dev'esser quello di raccontare una buona storia. punto! se poi ci si mette a fare i fighi intellettualoidi col fumetto - col benestare della maggiorparte della critica specializzata - vuol dire che possiam fare tutti i bei discorsi che vogliamo, ma non ne caveremo mai nulla! da lettore esigo delle bupne storie, da autore spero di poter divertire un potenziale lettore x una mezz'ora, se poi riesco a dire anche qualcosa di interessante e che faccia scattare qualcosa in chi mi legge, tanto meglio...

mi sa che son stato un po' lungo... chiedo scusa! :)

comativa ha detto...

mi fate incazzare. ma mica rrobe dice che chi si autoproduce spacca il mercato. è ovvio che ci sarà chi va bene, chi va male, chi si riprende i soldi ecc
mica chi si autoproduce vende, mica sta dicendo questo..

Simone ha detto...

sicuramente sono discorsi corretti e mi trovo d'accordo con Roberto.
Stavo però pensando a una cosa: nella narrativa adesso va di moda il genere young adult, e stanno uscendo una valanga di novità del genere, e vendono anche bene. Nel fumetto invece non se ne vede l'ombra, a parte qualcosina che comunque arriva come adattamento di romanzi già noti.
Come si pensa di ampliare il mercato se non si va incontro ai gusti e alle mode? La vedo difficile.

Un'idea geniale l'ha avuta Davide la Rosa, chissà se Sergio la prenderà in considerazione

http://lario3.splinder.com/post/24522089/fumetti-italiani-alla-conquista-del-cotonato-mercato-europeo

:-D

Deimos ha detto...

Volevo commentare il post precedente ma mancava l'elemento essenziale che invece qui è stato centrato pienamente in chiusura: internet.

Mi chiedo, all'alba del 2011, grazie a siti come Facebook, Twitter, Bebo o anche una piattaforma dove mettere anteprime sfogliabili online di grande impatto come Issue, se ancora non sia davvero possibile vendere un prodotto digitale al pari di quello cartaceo magari come "futuristicamente" parlando, special edition a fumetti: compri digitale a poco prezzo e se vuoi il fumetto cartaceo lo paghi di più e ti arriva a casa. Ci sono già siti che questo servizio lo fanno e sembra andare più che bene.

Certo, uno deve metterci anche la costanza e realizzare un fumetto o comunque una graphic novel, si perde il suo tempo e l'artista deve anche mangiare e vivere.

Al di la di quello però, se uno conosciuto mette online un suo prodotto...facciamo un esempio, un fumetto di 30 pagine a 1 euro e si pubblicizza da solo a costo zero su tutti i social network più conosciuti, io credo che mettendo in vendita un PDF per pochi spiccioli, i guadagni arrivano lo stesso. Esperimento: 50 centesimi per un fumetto di 20 pagine con i soli amici di facebook...con 1000 persone che vi linkano il prodotto per 50 centesimi ve ne fate 500 euro se la matematica non mi inganna. Comunque sia la vedo dura, più che altro qui in Italia che la gente è di una ignoranza quasi grottesca. Però, i casi, come ha già citato RRobe ci sono (sempre di più nell'editoria) dunque non è una cosa cosi fantascientifica da pensare.

Certo, poi rimane il collezionismo da toccare e da sfogliare...ben venga, io che amo alla follia avere il volumetto fra le mani, mi compro il volumetto digitale a 50 centesimi, me lo leggo, vedo se vale e poi mi compro quello cartaceo a 5 euro o quanto costa...non mi sembra una visione cosi utopica.

gongoro72 ha detto...

Concordo sul fatto che Makkox possa essere considerato di nicchia.

Infatti parlavo che personalmente sono restio a comprare qualcosa che io non conosco.
Poi naturalmente le informazioni mi arrivano (parlo di me) perlopiù attraverso internet, quindi un autore come Makkox per me E' conosciuto; infatti ho saputo della sua autoproduzione proprio su queste pagine.

A questo proposito proporrei che questo blog (dato che è uno dei più seguiti, se non IL più seguito) diventi la rampa di lancio per questo tipo di proposte !)

ciao e grazie (bel post)

Luigi ha detto...

"La distribuzione è un pantano in cui nessuno sa come muoversi. Se si riescono a piazzare 300 copie nel settore delle librerie specializzate, si brinda. Il mercato delle libreria di varia è un terno al lotto che, comunque, muove cifre ridicole. Il maggior successo dell'ultimo anno è Garibaldi di Tuono Pettinato. Fumetto adorabile, uscito nel momento giusto, per un editore di peso. E che comunque ha venduto 5000 copie in totale. Gipi, dell'edizione di LMVDM edita da Coconino, ha venduto meno di 9000 copie. Ed è il best seller della categoria."

Quando fai questi calcoli tieni conto anche dei fumetti stranieri (tipo i 100% Panini, i volumi Planeta e i manga da fumetteria)?

Joel ha detto...

Ah beh ora che il ragionamento ha avuto il timbro "completo" del Petrucci allora si può parlare, effettivamente limitarsi a dire che si fatica un sacco tanto, ma proprio dibbrutto, ad autoprodursi, era un pizzico riduttivo.

RRobe ha detto...

Per Luigi: no, che c'entrano?
(per quanto non è che i numeri siano una favola anche in quel caso, eh?).

Luigi ha detto...

"no, che c'entrano?"

Con gli altri punti non c'entra. C'entra con il discorso sulle copie vendute, perché in fumetteria il volume a fumetti dell'autore italiano finisce sullo stesso bancone dei volumi stranieri tradotti. Il lettore entra in fumetteria, sfoglia il volume italiano, sfoglia il 100% Marvel, sfoglia il manga e decide cosa comperare.
Quindi il problema non è "il mercato permette di vendere solo 200 copie" ma "il mercato delle fumetterie permette 2.000 ma i volumi italiani non riescono a raggiungerlo".

Io nel discorso infilerei anche gli allegati ai quotidiani. Lo so che ci sono delle differenze con i volumi da libreria/fumetteria (periodicità, difficoltà di reperimento se non si fa tutta la serie, distribuzione). Però non sono differenze così immense. Sono pur sempre volumi a fumetti che costano 7/10 euro.
Un lettore ha tot soldi al mese da spendere in fumetti e sceglie se spenderli per quattro uscite di un allegato o tre volumi a fumetti.
Io ho un amico che prende tre allegati (Leggende Marvel, Tex a colori e Satanik). Sono 100 euro al mese in fumetti. Prima delle Grandi saghe si scandalizzava quando gli dicevo che i fumetti costano 15 euro. Quando sono finite le Grandi saghe mi ha chiesto di comperargli i 100% dei Nuovi Vendicatori di Bendis in fumetteria.

lula ha detto...

dunque, i miei finora quattro editori hanno totalizzato:

-1 su 6
-2 su 6
-2 su 6, ma diversi
-5 su 6

uno manca sempre, chissà qual è

makkox ha detto...

i fumetti venduti in accoppiata a un settimanale o un quotidiano producono numeriche drogate per l'analisi fatta da robe che tratta un intento d'acquisto "puro".
peró mostrano una cosa: il fumetto in italia ha enormi margini di penetrazione tra i lettori non abituali di fumetto.
Perchè questo territorio resti inesplorato è se non La Domanda, sicuramente Una Domanda. Per tutti: editori, librai, distributori e autori.