31.7.11

Breakfast Club Serie


...and these children that you spit on, as they try to change their worlds are immune to your consultations. They're quite aware of what they're going through...
David Bowie



Sabato, ventiquattro marzo, 1984.
Liceo di Shermer, Shermer, Illinois.
60062.

Caro signor Vernon...

Accettiamo di restare chiusi a scuola, sacrificando il nostro sabato, qualunque sia stato l'errore che abbiamo commesso. Quello che abbiamo fatto era sicuramente sbagliato. Ma pensiamo che lei sia proprio pazzo a farci scrivere un tema nel quale dobbiamo dirle cosa pensiamo di essere. Che cosa gliene importa? Tanto lei ci vede come vuole.
Usando il linguaggio più semplice, la definizione più comoda, lei ci vede come...





...credo che lei sarà felicissimo di tutto questo.

Distinti saluti
Il Breakfast Club.



Un mucchio di cose si potrebbero dire a proposito di Breakfast Club, pellicola del 1985 del compianto John Hughes.
Si potrebbe, per esempio, parlare della sua importanza seminale nel definire il genere delle commedie adolescenziali. Oppure stare a discutere dello strano linguaggio cinematografico fatto di scelte a tratti surreali e abbattimenti della quarta parete che Hughes usava in pellicole come questa e che proprio in Breakfast Club e, nel forse anche superiore, Ferris Bueller's Day Off (Una pazza giornata di vacanza, in Italia) vede la sua massima espressione. Oppure si potrebbe stare anche solo a discutere per ore dell'enorme influenza che il film ha avuto nel corso degli anni (basti dire che un'icona come Bart Simpson è diretto discendente di personaggi come Bender e Ferris e che la sua nemesi, il preside Skinner, è davvero un parente strettissimo del preside Vernon e del preside Rooney). O dei costanti omaggi che numerose serie televisive gli hanno fatto nel corso degli anni (da E.R. a Misfits, passando per Dawson Creek e O.C.). Si potrebbe parlare della sua colonna sonora e dell'uso che ne fa John Hughes. O di come, insieme al già citato Ferris Bueller's Day Off, a Sixteen Candles, e a Pretty in Pink, il film rappresenti il miglior ritratto possibile degli anni '80, sia nel bene che nel male. O del fatto che commedie del genere non si erano mai fatte prima e che hanno cominciato a farle tutti, dopo. O del fatto che il film è stato recentemente parodiato in versione porno (con Faye Reagan al posto di Molly Ringwald), attestato inequivocabile di appartenenza a un immaginario collettivo di massa (perlomeno negli USA).
Ma capire oggi la rilevanza e la qualità di Breakfast Club e degli altri film di Hughes del periodo che va dal 1984 al 1986, è una cosa semplice: sono film ispirati, realizzati da un regista-sceneggiatore che aveva una visione chiara di cosa volesse dire e di come dirlo, la produzione è più che adeguata, la messa in scena è solida, pur nella sua semplicità, l'occhio è invidiabilmente fresco, le colonne sonore perfette e gli attori coinvolti (praticamente, tutto il brat pack al completo) sono nel periodo più felice della loro vita (artisticamente parlando).
Quello che è più difficile, al giorno d'oggi, è riuscire ad amare davvero questi film.

Perché la loro materia è stata abusata e reiterata mille e mille volte in altre pellicole e serie televisive.
Perché la loro grana è quella dei film pomeridiani di Italia 1.
Perché la leggerezza ormai è un crimine.
Perché... ma guarda tu come sono vestiti questi deficienti (anche se la Molly Ringwald di Pretty in Pink è una enciclopedia ambulante di stile per le ragazze hipster di oggi).

Però, se non li avete mai visti, il mio consiglio è di dargli una possibilità.
Magari un sabato pomeriggio d'estate.
Guardandoli con il cuore sereno e lo spirito colmo di vaghezza.
Forse troverete più di quello che stavate cercando.
E magari ve lo porterete appresso, negli anni a venire.