4.7.11

Concerto dei Cani alla Casa del Jazz.


I Cani sono un gruppo nato da poco, da pochissimo, anzi, che al suo secondo concerto ha già fatto il pienone. E, a Roma, sembra che si parli solo di loro.
Qui sopra potete vedere la copertina del loro primo album (Il Sorprendente Album d'esordio dei Cani) e QUI potete sentire alcuni loro pezzi.
Per ora hanno dato in pasto al pubblico una manciata di brani piuttosto orecchiali con dei testi molto (troppo) autoreferenziali che hanno però il merito di parlare di una generazione ancora in cerca di qualcuno che la racconti.
E lo fanno con efficace cinismo, blandendo il loro pubblico e, nello stesso tempo, prendendolo per il culo.
Il concerto è stato breve e loro molto titubanti, ma nel complesso non è stato male.
Detto questo, aggiungo solo che vedere il popolo del Pigneto e del Circolo degli Artisti, tutti omologati nei loro Wayfarer, nelle loro camiciole a quadretti piccoli, nelle loro magliette con scritte sagaci che puoi capire solo se fai parte di un circolo di iniziati, che si esalta perché si riconosce nel ritratto, abbastanza impietoso, che le canzoni dei Cani fanno di loro, mi mette addosso una irritazione notevole.
In conclusione, il gruppo mi piace, la gente che lo ascolta, per niente.

Qui sotto un paio di testi che p divertente leggere.

HIPSTERIA
Il Negroni che guardavi dall'alto e mescolavi, a fine giugno maturità e aperitivo a Monti.
A casa poi scrivevi i tuoi racconti, sacrificavi i tuoi diciannov'anni curva su di un MacBook Pro.

La pelle. La finta pelle. "Andrò a New York a lavorare da American Apparel. Io ti assicuro che lo faccio, o se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace."

Spietato e inesorabile è lo sguardo maschile, persino o soprattutto in un liceo del centro.
Tu fumavi ed ostentavi una malinconia che male si intonava coi tuoi leggings fluorescenti.
Le Lomo. Le Polaroid. L'immagine di sé che mette ansia. Le finte ansie. "Giuro, non c'è posto nel mio cuore per un post in più su Facebook con Daniel Johnston alle quattro del mattino."

Caterina, tu mi odi e io lo so di non farci bella figura. Sono il primo a riconoscere che se solamente fossi stata più attraente dentro i tuoi vestiti a righe, non avrei fatto finta di niente.

La pelle. La finta pelle. "Andrò a New York a lavorare o a studiare. Dirò ai miei genitori che sto male qui a Roma. Vedrai, vedrai, vedrai."


VELLEITA'
I nati nell'ottantanove hanno reflex digitali e mettono su flickr belle foto in bianco e nero. I nati nel sessantanove fanno i camerieri al centro e scrivono racconti, ne hanno pubblicati due.

Le velleità ti aiutano a dormire quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

I nati nel settantanove suonano in almeno due o tre gruppi e fanno musica datata. I nati nel cinquantanove tengono corsi di teatro e quando va bene si rimorchiano le allieve.

Le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.

I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi, che appoggiato sul muro parla con la ragazza di qualcuno. Anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda, bulimiche si occupano di moda. Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati. Gli emo riciclati.
I gruppi hipster, indie, hardcore, punk, electro-pop.
I Cani.

Le velleità ti aiutano a campare quando mancano sei giorni all'analista ed è tutto così facile, o così difficile, nell'altro divanetto che non paghi per intero.