19.7.11

Le Avventure di Tintin



"Tintin, la raccolta definitiva. Ventiquattro storie, una nuova traduzione, otto imperdibili volumi: tutto Tintin, come non l'avete mai visto prima".

Questo lo strillo che campeggia sulla quarta di copertina della nuova edizione di Tintin, edita dai tipi della Lizard-Rizzoli.
E, strano a dirsi (visto che c'è poco di più ingannevole di quanto si trova scritto sul retro di un libro), è tutto vero.
La nuova raccolta delle avventure di Tintin, in effetti, è una proposta filologica dell'opera di Hergé come mai si era vista prima.
Volumi di pregio che presentano le avventure di Tintin dai suoi lontani esordi (nel 1929) fino all'ultima storia, incompiuta (del 1986), con una bella copertina rigida opaco-lucida, una buonissima qualità di stampa, una bella grafica essenziale ed elegante, una rilegatura discreta, e un prezzo davvero competitivo (14 euro e 90 centesimi a volume, in ogni volume, due storie).
Se proprio si vuole fare un appunto a questa edizione, dispiace soltanto che non ci sia alcun apparato critico e introdurre e commentare le storie (solo una presentazione del personaggio a opera di Philippe Daverio, nelle pagine introduttive del primo volume), il che è un peccato perché Tintin, in Italia, non è un personaggio che "si vende da solo" come nel resto del mondo e avrebbe avuto la necessità di essere reintrodotto e, magari, inquadrato sotto una luce nuova.

In particolare, le storie del primo volume, dovevano essere contestualizzate meglio.
La prima (Tintin nel paese dei Soviet) è un prodotto destinato alle pagine di un quotidiano cattolico (biecamente anti-sovietico) per ragazzi ed è l'opera giovanile di un autore acerbissimo, alle prese con un medium che stava muovendo i suoi primi passi ed era ben lontano da essere codificato.
La seconda (Tintin in Congo) è la storia di Hergé a tutt'oggi più contestata e criticata, a causa del suo punto di vista coloniale sull'Africa e gli africani (sia chiaro: sono stronzate. Si tratta, semplicemente, di una storia figlia dei suoi tempi e della cultura del periodo, al pari di certe pagine del Tarzan di Burroughs).

Pare però che l'edizione fosse "blindata" e non suscettibile di variazioni rispetto alle altre edizioni estere, cosa che ha legato le mani alla Lizard-Rizzoli.

Il mio consiglio, comunque, se volete avvicinarvi a Tintin è cominciare la lettura dal secondo o dal terzo volume e poi, (in caso siate afflitti dalla sindrome del completista) recuperare il primo. Scoprirete così come il segno essenziale di Hergé, la sua meravigliosa paletta cromatica. i suoi colori piatti, il suo senso del ritmo, dell'azione e del dinamismo, abbiano retto alla prova del tempo e siano più moderni e attuali di tanta roba mainstream che viene prodotta oggi.

Insomma, per me, un acquisto obbligatorio.


p.s.
ma quanto è avanti questa vignetta? Quanto?