29.7.11

[RECE] Conan il barbaro


Sì, ho visto il nuovo Conan il barbaro a opera di Marcus Nispel.
No, non ne posso parlare perché c'è l'embargo e fino al 16 agosto tutti zitti, zitti.
Quindi, vi retro-recensisco il Conan il barbaro di John Milius, così quando arriverà il turno del nuovo film, un sacco di cose che vi dovrei dire le avrò già dette.

E' il 1982 e il mondo del cinema è in fregola per il genere fantastico, rinato a nuova vita e diventato il genere blockbuster per eccellenza, grazie a Guerre Stellari prima e I Predatori dell'Arca Perduta, poi.
Dino De Laurentiis, che il pallino per il fantastico ce l'ha sempre avuto (ha già provato a mettersi in scia, sbagliando tutto, con l'adattamento cinematografico di Flash Gordon) incontra Edward Pressman che è dal '77 (l'anno di Star Wars, guarda il caso) che sta portando in giro il suo progetto su Conan the Barbarian, personaggio pulp nato dalla penna del mai troppo compianto Robert E. Howard e, sopratutto, fumetto di grande successo della Marvel Comics.
Tra i due nasce un'intesa.
Il primo script viene affidato a un acerbo Oliver Stone che realizza una storia ambientata nel futuro, a base di mutanti ed esperimenti genetici. La sua idea è di usare Conan come un James Bond fantastico, da far tornare, film dopo film, avventura dopo avventura.
Alla regia sembra essere interessato Ridley Scott.
Sulla carta, il suo draft della pellicola costa quaranta milioni di dollari, in un periodo in cui i grandi film hollywoodiani ne costano otto.
Dino e sua figlia Raffaella scuotono la testa.
Scott è fuori dal progetto e lo script di Stone è da rivedere.
A bordo sale John Milius, sceneggiatore di Apocalypse Now, fresco del successo di Un Mercoledì da Leoni e compagno di scuola di gente come Spielberg, Kasdan e Lucas.
Probabilmente, i De Lauretiis si immaginano che Milius gli saprà confezionare un film sullo stile di quelli che stanno andando forte al botteghino.
Grosso errore.
Milius prende lo script di Stone e ci mette il suo.
Conan the Barbarian torna alla sua matrice sword & sorcery ma diventa pure una specie di trattato nicciano sulla forza e una critica spietata alla generazione dei figli dei fiori. Con, in più, il finale di Apocalypse Now.
A interpretare Conan viene chiamato un attore praticamente esordiente, il sette volte Mister Olympia e il cinque volte Mister Universo, Arnold Schwarzenegger.
Arnie ha un accento austriaco tremendo ma, nella visione di Milius, questo non è un grande problema: il suo Conan (a differenza di quello di Howard), non parlerà quasi mai.
Anche il resto del cast, con l'eccezione del maestoso James Earl Jones (che, tra le altre cose, è anche la voce di Darth Vader) e di Max Von Sydow, è fatto quasi interamente da attori non professionisti, scelti dalla cerchia di amici di John Milius stesso (tra cui lo straordinario surfista Gerry Lopez).
Ruolo da gigante nell'equilibrio del film viene riservato a Basil Poledouris, compositore statunitense di spiccata matrice epica che con Conan the Barbarian realizza uno dei suoi capolavori (l'altro è la colonna sonora di Robocop).

Iniziano le riprese.
E, come per ogni film di Milius, le leggende si sprecano.
C'è quella di Schwarzenegger inseguito e morso dai cani.
Quella di Milius che, imbracciato l'arco, si mette a tirare frecce a pochi centimetri dalla testa di Arnie.
Quella dell'indice sinistro della Bergman, mozzato (e ricucito) durante una scena di lotta.
Quella dello stuntman che cade da venti metri di altezza per atterrare su un numero insufficiente di scatoloni, rischiando di spezzarsi la spina dorsale.
Quella di Arnie costretto a mordere il collo di un vero avvoltoio e poi sottoposto a gargarismi forzati per evitare malattie.
Quella del guinness dei primati di caduta libera femminile.
E altre.
Molte altre.

Il film esce nelle sale e il Time lo definisce "il Guerre Stellari di uno psicopatico".
Negli USA si becca un NC-17 a causa della violenza e delle scene di nudo. Va molto peggio in Inghilterra, dove il film viene massacrato e in Italia, dove subisce alcuni pesanti tagli censori (se lo avete visto in tv, sappiate che era la versione censurata).
Le reazioni del pubblico sono contrastanti.
Ci sono i fan più accaniti del Conan di Howard che lo odiano (e, del resto, come potrebbero fare diversamente? Non c'è alcuna corrispondenza, nemmeno spirituale, tra il cimmero dei romanzi e dei fumetti e quello cinematografico).
Ci sono i nuovi appassionati di film fantastici che, cresciuti a pane e Guerre Stellari, non capiscono il film di Milius, si annoiano per la mancanza di ritmo, non riescono a digerire le lunghe scene sostenute solo dalla musica e dalla potenza delle immagini, provano ribrezzo per la sua violenza esasperata, soffrono i sottotesti, la profondità, l'epica (ma epica vera, non la sua versione light offerta da Lucas) e il lirismo.
E poi c'è il grande pubblico che, semplicemente, vede Arnold Schwarzenegger e se ne innamora, decretando comunque il buon successo del film.
Conan the Barbarian diventa un film di culto del periodo, al pari di Blade Runner, Alien e Interceptor, ma non un fenomeno di costume come i prodotti di Spielberg e Lucas.
I De Laurentiis non sono contenti: volevano un film giocattolo da trasformare in un franchise di successo ma Milius gli ha consegnato un film d'autore senza compromessi.
Ci riproveranno qualche anno più tardi con il disastroso Conan il distruttore ma questa è un'altra storia.
Che non verrà raccontata.