29.8.11

John Doe 11: contenuti speciali

Ormai l'albo è arrivato in edicola in tutta Italia e, a giudicare dai commenti che si leggono sulla pagina Facebook di John Doe e su alcuni forum (questo e questo, tanto per portare due esempi), sembra che sia stato ben accolto.
Ne sono lieto perché, come m'è già capitato di scrivere, a questo numero tenevo un sacco, sia per i disegnatori coinvolti, sia per la storia in quanto tale, per quello che rappresenta per la stagione in corso e per la serie di John Doe nel suo complesso.

Per parlarne, però, dobbiamo risalire alle origini, al dossier Numero 0 di John Doe, dato alle stampe ancora prima che fosse uscito il primo numero e usato come strumento promozionale.
In quel dossier, io e Lorenzo usammo l'espediente di un interrogatorio da parte di Sean Cardona (un investigatore privato incaricato di scoprire chi fosse John Doe) a noi stessi. Lo scopo era quello di passare alcune informazioni sul personaggio in una formula meno noiosa della semplice presentazione nuda e cruda.

Io però sono uno che si fa prendere la mano e non ci metto molto a prendere quell'idea e portarla alle estreme conseguenze.
Già nel numero 3, il personaggio di Cardona, inizialmente creato solo per il dossier promozionale, entra nel cuore della narrazione vera e propria, diventandone parte integrante. E se c'è lui, allora dobbiamo esserci pure noi. E' inevitabile.

Ma non è ancora il momento di entrare in scena.
Prima decido che bisogna scardinare il consueto rapporto autore-personaggio-lettore e, con il N. 6, metto in discussione il presupposto base della sospensione d'incredulità.
La mia fumosa intenzione è quella di rompere l'idea di passività da parte del lettore in questo tipo di relazione e portarlo a prendere parte attivamente alla costruzione del personaggio stesso, costringendolo a caricarsi sulle sue spalle una piccola dose di responsabilità.

Se mi compri, ci credi.
Se ci credi, io esisto.
Se esisto, puoi interagire con me.
Se non ci credi, non comprarmi.

Per dirla alla Lester Bangs, non più storie come funzioni religiose in cui l'autore-sarcedote fa cadere dall'alto la parola di Dio, ma riti collettivi in cui tutti partecipano alla costruzione di un qualcosa che aspira ad essere più grande dei singoli elementi.
La mia idea è quella di portare John Doe fuori, nel mondo reale, e non il lettore dentro al suo universo fittizio. Mischiare il reale e il fittizio fino a quando i confini dell'uno e dell'altro, non siano più delineati e l'atto di comprare e leggere sia equiparabile a quello di scrivere e disegnare.

Con il numero 21, rincaro la dose, mettendomi in scena all'interno dell'universo di John.
Morte, nella disperata ricerca del ragazzo d'oro, viene a trovarmi a casa mia per sapere dove lui si nasconda. Pur di non cedere alle sue pressioni, io mi uccido.
Strano a dirsi ma, il giorno in cui esce quell'albo, finisco in ospedale a causa di una gravissima emorragia interna che mi ferma il cuore e quasi ci rimetto le penne davvero.
Potenza del metafumetto.

Il discorso però, non è ancora concluso.
E se la seconda stagione di John è un fumetto per nerd duro e puro, tutto continuity e trama a go-go, non mancano comunque alcuni elementi di disturbo.
Si iniziano a definire le Alte Sfere che vengono descritte come entità che comprano e vendono universi e, nel numero conclusivo di questo arco narrativo, il Grande Capo (Dio) si rivolge al lettori come se le Alte Sfere fossero proprio loro.
Nessuno lo nota.
E noi ci rimaniamo male.

La terza stagione è un periodo di forte perdita d'identità del personaggio.
Sappiamo dove vogliamo andare a parare ma la strada per arrivarci non è così chiara.
Vaghiamo per il deserto, cercando di dimenticare quello che abbiamo fatto fino a quel momento, per inventarci di nuovo. John è un picchiatello smemorato a spasso per un mondo nuovo.
A metà del ciclo, ci ricordiamo chi siamo e perché stiamo facendo quello che stiamo facendo. Riannodiamo i fili e tiriamo dritti fino a una conclusione che strappa via, un velo alla volta, la sostanza dell'universo di John Doe.
Prima la pagina inchiostrata, poi la matita, poi il bozzetto, infine i fogli di sceneggiatura e poi il bianco.
E' solo un fumetto.
Lo è sempre stato.
Ma se ci hia creduto e partecipato, è stato qualcosa di più.

La serie potrebbe anche concludersi qui ma i lettori sono ancora tanti e ci impediscono di alzarci dal tavolo da vincenti.
Siamo troppo deboli per fare quello che deve essere fatto.

Inizia la quarta stagione.
Sappiamo dove andare a parare? Sì.
Ma non possiamo farlo, perché l'Eura chiude e John Doe con lei.
Scriviamo un finale in corsa e ci mettiamo il cuore in pace.
E' finita.
Ed è meglio così.
Perché John ha ancora un seguito forte e verrà rimpianto a lungo, come quelle rock star che muoiono troppo giovani.
Non c'è modo migliore per diventare leggenda.

E, invece, no.
I lettori non ci stanno.
Scrivono, scrivono, scrivono.
Un nuovo editore si convince che il golden boy debba tornare.
Noi ci opponiamo.
Poi ci viene l'idea per chiudere il tutto alla maniera di John Doe: spavaldamente e da stronzi.
Iniziamo a scrivere e portiamo i lettori a spasso.
Nella prima metà, mettiamo in scena quello che avevamo progettato per la quarta stagione in origine, poi la svolta inaspettata che cambia il corso della vicenda.
Come è sempre stato in ogni stagione di JD.
E come i lettori non si ricordano mai.

Il numero 11 è la svolta.
Tutto si riannoda. Tutto trova una sua spiegazione.
La fine e il principio.
Il principio della fine.
Mi diverto un sacco a scrivere questa storia.
Che piaccia ai lettori è altro paio di maniche. Loro sono il boss finale più cattivo e imbattibile che ci possa essere e, questa volta, glielo dico in faccia.



EDIT:
QUI Federico ha postato qualche curiosità sulla sua parte della storia.
Fa piuttosto ridere e vi svelerà l'identià di parecchie facce che si vedono nelle tavole.
Speriamo che anche gli altri facciano lo stesso a breve...

EDIT 2:
anche Luca si è aggiunto al coro.