2.8.11

ll Corriere ci invita a rubare.

Qualche tempo fa avevo criticato un pezzo sul fumetto digitale scritto da Alessia Rastelli con la mia "collaborazione" (trovate tutto QUI).
Nella mia disincantata polemicuccia sulla professionalità, la correttezza e la preparazione della giornalista in questione, avevo pure fatto notare come il cognome della Rastelli coincidesse con quello del responsabile del Corriere.it.
Per carità, non insinuavo nulla, solo mi faceva ridere la coincidenza.
Inutile dire che ho ricevuto qualche mail in cui un paio di colleghi della Rastelli mi assicuravano che non c'era alcuna parentela tra i due, che ero stato scorretto ad insinuarlo e che avrei dovuto rettificare quanto scritto, altrimenti qualcuno sarebbe anche potuto passare alle vie legali.
Visto che nel pezzo avevo usato la forma dubitativa e avevo parlato solo di curiosa coincidenza (e lo ribadisco: è una coincidenza), me ne sono fregato delle minacce e ho tirato avanti.

Oggi, sul blog dedicato all'editoria digitale del Corriere.it gestito dalla Rastelli insieme a Tommaso Pellizzari, è apparso un pezzo che riporta la brutta esperienza di un utente con gli ebook a causa dei DRM.
Il pezzo è abbastanza banalotto e dice cose dette e stradette.
L'unica cosa davvero divertente è che l'utente indignato è proprio Paolo Rastelli, il caporedattore del Corriere.it.

Rastelli (Paolo, non Alessia), come se fosse una persona qualsiasi, scrive una lettera ad un blog (facente parte della testata che lui dirige), curato da Rastelli (Alessia, non Paolo), giornalista con cui condivide (per pura coincidenza) il cognome.
Il signor Rastelli, dopo essersi giustamente indignato delle condizioni con cui vengono venduti i libri digitali in Italia, termina così il suo intervento:

E se trovo uno che pirata i libri (cosa che ho sempre trovato disdicevole e che tendo a non fare, visto che è giusto che chi produce opere dell'ingegno ci guadagni e visto anche che io non sono un povero studente squattrinato), giuro che gli offro un caffè. Perché, Santo Iddio; un po' di pirateria se la meritano proprio.

Adesso, sarò strano io, ma un conto è se un cazzone come me dice una roba del genere (ed è pronto a pagarne le conseguenze sulla sua pelle), altra cosa è se lo fa il caporedattore della versione web del quotidiano più venduto d'Italia. Perché, alla fine della fiera, sostenere che "la pirateria se la meritano" è comunque apologia di reato. Magari il reato sarà pure giusto, ma sempre reato resta, fino a quando non cambieranno le cose.

Il pezzo, comunque, lo trovate QUI.