4.8.11

Non sono i videogiochi...


...a rendermi violento. Sono quelli che lo dicono che mi irritano.

Battute a parte, ci sarebbe da fare una bella e lunga discussione sulla storia dei media generalisti che puntano il dito contro l'ultimo arrivato, come i bulletti di quartiere.
Ma bisognerebbe anche discutere di come il settore dei videogiochi cerchi di smarcarsi da ogni responsabilità e dovere, nascondendosi dietro a un dito.
Vabbè, adesso ho da lavorare. Però ci torniamo sopra.

20 commenti:

BrunoB ha detto...

Sono d'accordo, spesso la reazione è scomposta e faziosa quanto l'accusa - un articolo molto bello a riguardo è uscito qualche giorno fa su dtoid: http://www.destructoid.com/carmack-violent-games-have-a-potentially-positive-effect-207614.phtml

St3! ha detto...

Te lo dico in modo etero, ma ti amo quando assumi le sembianze di un personaggio di GO Nagai.

paolo raffaelli ha detto...

Ho giocato parecchio in anni passati, soprattutto i vari Doom e Quake, la cui filosofia era più o meno "distruggi tutto quello che incroci sulla tua strada". Ora ogni tanto vengo brutalmente suonato da mio nipote a Modern Warfare oppure osservo mio figlio incavolarsi con i Pokemon sul DS.
Personalmente sarei dalla parte di quelli che dicono che i videogiochi (violenti) consentono un'esorcizzazione dei nostri istinti peggiori (che per me non sarebbero istinti, ma qui è un discorso diverso e lungo). Ho compiuto azioni orrendamente spregevoli che non farei mai nel mondo reale, e in definitiva non vedo una grossa differenza tra scaricare adrenalina con una console o con un sacco da pugilato (salvo che col sacco è meglio per la forma fisica...). Non ho mai avuto bisogno di riflettere in modo particolare sulla demarcazione tra il mondo fisico e quello virtuale, anche se capisco che per alcuni in taluni momenti il limite potrebbe apparire labile. Sicuramente è un tema delicato, ma ho l'impressione che riguardi più la nostra capacita o incapacità di educare i nostri figli e l'esigenza che si crea a volte di delegare a altro la colpa dei nostri fallimenti.

GuidO ha detto...

Carmageddon nel cuore!

Davide ha detto...

che è risaputo che la famiglia misseri o la franzoni o il caporale parolisi (diamoli tutti per colpevoli, ma basta sostituire il nome di chi voi riteniate sia colpevole) non facevano altro che giocare con i videogiochi...
e non ti dico a sparta, come ci davano giù con duke nuken...
per non parlare del darfur, il sudan... lì ogni genocidio è frutto di ore ed ore di playstation...

Lowfi ha detto...

però è innegabile che i videogiochi "violenti" sguazzano anche nelle vendite degli under 18, e il pegi non lo rispetta, ne fa rispettare, nessuno.

RRobe ha detto...

Non solo Lowfi: vogliamo parlare di come è fatto il PEGI?
Guarda, mi ci dedico appena ho due minuti di tempo, che certe ipocrisie mi fanno davvero ridere.

Daniele ha detto...

Signori ai critici (giornalisti, opinionisti da divanetto, presentatori) non importa nulla se i videogiochi sono violenti. Vivono per l'auditel e vedono generazioni di quarantenni, trentenni, ventenni, ecc passare il loro tempo libero davanti ad un videogioco e non davanti alla TV.

FoC ha detto...

La soluzione imo sarebbe semplicissima: videogiochi riservati per legge a determinate fasce d'età a seconda dei contenuti (in modo serio, possibilmente), proprio come film & Co.
Niente roba simil PEGI ovviamente, se hai 13 anni l'ultimo GTA non lo puoi acquistare e stop; si faccia rispettare questo punto e si potrà dare del cretino a chi continuerà lo stesso a sbraitare sui videogiochi.

BrunoB ha detto...

@foc non credo che servirebbe, come ha giustamente detto Daniele i giornalisti sono schiavi dell'auditel e se si mettono in testa di creare lo scandaletto acchiappascolti non c'è ragionamento o discussione che tenga, tu gli puoi dare del cretino quanto vuoi e avere tutte le ragioni del mondo, ma a loro frega sega e pensano solo a incassare i soldi degli inserzionisti pubblicitari

Adriano ha detto...

Discorso lungo e complicato.
Financo ciclico, nel senso che ogni tot riciccia fuori.
Io gli do la ragione ai giornalisti e la chiudo lì.

FoC ha detto...

BrunoB: certo che continuerebbero. Solo che attualmente qualche ragione ce l'hanno anche (il PEGI fa ridere i polli), e questo non mi va giù.

BrunoB ha detto...

cos'è che non va in particolare nel PEGI?

FoC ha detto...

Il suo non essere vincolante legalmente.
Così almeno fino a pochissimo tempo fa, non ho idea se abbiano recentemente cambiato la cosa (se ne discuteva, quello sì).

BrunoB ha detto...

Il problema è che rendere il PEGI vincolante da un punto di vista legale sarebbe compito dei vari governi (in UK l'hanno fatto), dato che il PEGI di per sé è semplicemente un sistema di classificazione auto-adottato dall'industria (un po' come il Comics Code Authority dei fumetti USA).

Qui in Italia sicuro appena subodorassero l'affare farebbero nascere una cinquantina di organismi appositi...

FoC ha detto...

Ehm sì Bruno, ovvio che ci dovrebbe pensare il governo; a chi pensavi mi riferissi? :| (Che poi non mi frega nulla in che modo pratico: se dando valenza legale al PEGI, se creando una cosa simile da zero ecc: basta che ci sia una regolamentazione SERIA in materia, stop).

BrunoB ha detto...

pensavo ti riferissi al PEGI in sé. :)

FoC ha detto...

Ah, ribadisco: ovviamente i criteri di classificazione devono anche essere seri, ma finché la classificazione in se rimarrà priva di qualunque effetto pratico questo rimane un problema tutto sommato "secondario".

maurizio battista ha detto...

Argomento molto interessante. Non vedo l'ora di leggere il tuo articolo.

Jem7 ha detto...

Se i videogiochi rendessero violenti, ora che ci lavoro dovrei ammazzare un paio di persone al giorno...