31.8.11

Tanti anni e tanti chilometri di distanza...

E alla, fine, quando si tratta di spiegare perché i propri fumetti vendono ogni anno di meno, Dan Di Dio, il capoccia della DC Comics, non trova altra spiegazione che prendersela con i videogiochi e i social network.
Praticamente le stesse cose con cui se la prende Sergio Bonelli da decenni, e suo padre prima di lui (e con loro, qualsiasi altro editore italiano).

QUI trovate tutto.

Ma pensare che, forse, si fanno fumetti che hanno perso la capacità di trovare nuovi lettori (e tenerseli), pare brutto?

Come direbbe Moretti: "...quelle spallucce vittimiste dei tennisti italiani, che perdono sempre per colpa dell'arbitro, del vento, della sfortuna, del net... sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa loro".

Che poi, quando un fumetto è fatto bene, non perde lettori.
E ci sono ottimi esempi in questo senso anche nei fumetti italiani popolari, basti pensare proprio al Tex della Bonelli, al Diabolik dell'Astorina o al Dago dell'Aurea.


p.s.
aggiungo una cosetta: sentire Di Dio che parla di aumento dei prezzi mi fa davvero ridere. Vendono 20 pagine di fumetto a 3 dollari e si lamentano.

37 commenti:

Leo ha detto...

Sull'atteggiamento vittimistico sono assolutamente d'accordo, ma anche i fumetti "fatti bene" alla lunga o ad alterni periodi perdono lettori.

RRobe ha detto...

La lunga di Tex son sessant'anni, eh?

Leo ha detto...

Tex è un mondo a parte, come la settimana enigmistica e non è che non abbia mai perso lettori.

Leo ha detto...

Poi se si possiede l'intelligenza di rilanciarlo e di rifondarlo anche qualitativamente è tanto meglio.

Leo ha detto...

Poi, sia chiaro, io non sono uno di quelli che gridano che la casa va a fuoco.

Lanterna ha detto...

E quelle 20 pagine le infarciscono di pubblicità! Per non parlare della carta indecente da guida TV... Mi dispiace fare la verginella, ma sono rimasta scioccata dalla versione a fumetti di Anita Blake e non mi sono ancora ripresa.

Simone ha detto...

concordo. Walking dead mi pare venda niente male. E Scott Pilgrim ha venduto bene. Il problema è la cristallizzazione di alcuni generi che non riescono a restare al passo con i gusti.

müesli ha detto...

Sull'argomento prezzo non posso che segnalare quest'ottima analisi su costo degli albi VS salario minimo USA:
http://www.vonallan.com/2011/08/minimum-wage-and-prices-of-comics.html

spino ha detto...

Senza offesa, ma Tex e Diabolik sono lì da decenni perchè incarnano l'immobilismo tutto italico.

E se posso permettermi, Roberto non è corretto nel citare Di Dio, il quale -sembra- abbia detto:

"i ragazzi di oggi sono molto più interessati a trascorrere il loro tempo libero con forme di intrattenimento digitale come YouTube, la XBox o Twitter"

Io non ci vedo una "demonizzazione" dell'avversario, semplicemente una presa di coscienza.

Anche sul discorso prezzi. beh.
Vero che sono 22 pagine a 3 dollari...però su carta patinata (ormai), a colori e spesso con cover dagli effetti speciali.

Qui abbiamo tex, dago, diabolik stampati sul pastone di cartone grigio, eddai. Senza contare che Bonelli, Astorina e Eura/Aurea sono realtà a conduzione quasi familiare, con personale e costi diversi da quelli di una multinazionale.

The Passenger ha detto...

fantastico post!!

Giovanni Agozzino ha detto...

Ciao Rrobe, ma Tex e Diabolik non perdono lettori da quando? (Nel senso: rispetto a 10 anni fa, a 20, negli ultimi 5 anni, ecc. ecc.)

RRobe ha detto...

Per Giovanni: da tanto.
Diabolik ha avuto le sue crisi e flessione, ma negli ultimi anni (10) si è ripreso, ha trovato nuovi lettori e ritrovato i vecchi, e ora vende davvero tanto.
Tex, l'inedito vende sempre un botto, perde pocchissimi lettori ogni anno e ogni sua ristampa è un successo.

Per Spino: non vale manco la pena rispondere. Senza offesa. Ma non sai di che parli.

RRobe ha detto...

A cominciare da quando parli dei materiali: gli albi americani sono stampati sulle pagine delle guide tv, gli albi Bonelli sono, oggi, uno dei migliori albi di fumetto popolare (per tecniche impiegate e materiali utilizzati) che vengono stampate al mondo.
Eddai lo dico io, sinceramente.

Fabio D'Auria ha detto...

Gli albi usa grazie alle pubblicità (date le esigue copie) riescono a pagare gli autori, a permetterne cioè l'uscita. Il guadagno lo si fa coi TPB.

Locomotiva ha detto...

TPB nel senso che se no il KGB ci da il DDT?

Francesco ha detto...

Penso che il problema principale sia le stagnazione di idee che circonda questo mercato
Leggo marvel,dc ,ecc. da una vita e non mi ricordo neanche piu l'ultima volta che mi sono stupito per una storia
Se devo comprare 10 fumetti tutti uguali direi che me ne basta uno fra i 10 di cui magari prediligo i disegni

Dino ha detto...

non riesco sinceramente a capire le decisioni della marvel e della dc...
Mi è appena arrivato a casa All Star Superman e fra poco arriverà Red Son. Ecco secondo me due validi esempi su cosa oggi e sempre bisognerebbe fare: puntare, come da esempio, rispettivamente tra fumetti semplici che tirino fuori dal supereroe quella capacità innata di stupire col "fantastico" e dall'altra fumetti che stravolgano completamente il personaggio, lo mandino all'estremo. Insomma devono incuriosire, spingere i vecchi lettori a tornare per chiedersi "ma ora cosa sta succedendo?" e i nuovi ad avvicinarli a personaggi che, ricordiamo, ormai, sono simboli. e se non si sa sfruttare un simbolo... certo poi servono validi autori e si deve avere il coraggio di lasciarli fare!

Skull ha detto...

La festa in USA è finita per vari motivi: non hanno saputo tenere a bordo i (tanti) vecchi lettori, non hanno saputo attirare i fantomatici nuovi lettori, non hanno saputo sfruttare l'enorme spinta potenziale di cinema e videogiochi, non hanno potuto contrastare la concorrenza di altri mezzi di intrattenimento.
L'Italia ancora tiene perchè tengono botta i vecchi lettori, perchè i nuovi ancora si trovano (transfughi da altri generi e in cerca di "stabilità") e perchè Bonelli tiene i prezzi bassi: non per chissà cos'altro.

Roberto D'Andrea ha detto...

beh però negli anni 70-80 Tex vendeva tra inedito e tre stelle e poi TuttoTex, 1 milione e mezzo di copie. Oggi ne vende si e no un terzo. L'erosione è più lenta ma c'è ed è inesorabile.
Non so se è vero che è colpa di Internet, Social Network e Videogames; vent'anni fa davano la colpa ai telefilm e ai videogiochi di allora. Certo è che io oggi perdo parecchio tempo davanti al PC a cazzeggiare giocando o su FB o blog vari. Tempo sottratto alla lettura. Io poi sono malato e i fumetti li compero lo stesso, ma altri magari no, che il budget è limitato.

Roberto D'Andrea ha detto...

dalle notizie che ho so che pure in Giappone cominciano ad avere cali significativi di vendite e le riviste storiche rischiano la chiusura (o hanno già chiuso). Elà il mercato aveva sempre marciato di pari passo con le innovazioni tecnologiche senza problemi.

Comix Factory ha detto...

Il problema dei grandi editori USA (secondo me) è che da molto tempo hanno perso di vista le esigenze del lettore o almeno di quelle del lettore che gli compra i fumetti.

Negli anni 80 i comics USA hanno vissuto una stagione d'oro. I motivi vanno ricercati nella maggiore freschezza (i personaggi della Marvel avevano solo 20 anni e in alcuni casi, come in quello dei nuovi X-Men, neanche quelli) e si lasciava una maggiore libertà agli autori e ai personaggi (che non dovevano continuamente interagire con tutto il resto dell'universo narrativo avvitandosi in un'unica stremante maxitrama).

Ieri, ad esempio, ho sfogliato FQ 323 albo in cui muore uno dei personaggi. Ebbene, la morte dell'eroe avviene in un fuori scena, l'autore lo pone in una situazione disperata, certo, ma non lo uccide sotto i riflettori. La mia idea era di scrivere un post nel quale annunciavo il fatto che non avrei mai creduto ad una simile uscita di scena (non ci avrei creduto neanche se avessi visto il cadavere smembrato)... senonchè leggo oggi che a solo un anno di distanza il quartetto si ripresenterà al gran completo con una nuova testata. Questo è il succo dell'insuccesso. Se credi che i tuoi lettori siano dei fessi, chiunque ha un po' di amor proprio tenderà a mollarti.

Luigi ha detto...

Quasi sicuramente il personaggio morto non ritornerà in Fantastic Four 600 (ma anche se tornasse non ci sarebbe nulla di scandaloso).
Hickman sta facendo un ottimo lavoro e la Marvel ci ha messo il suo riuscendo a far parlare della serie dozzine di quotidiani e tg.

spino ha detto...

Rrobè, io non saprò di che parlo...ma mani e occhi le ho come te e come qualsiasi lettore.

Dire che i bonellidi sono albi qualitativamente al top come materiali è un insulto per l'editoria in generale.

Lo dico da lettore, non da appassionato. Poi se il succo è che bonelli è intoccabile, allora è un altro discorso.

Io trovo che sia assurdo mettere Tex e Diabolik tra gli albi da prendere come esempio solo perchè ci sono da 60 anni. E non sto giustificando la DC o la Marvel.

RRobe ha detto...

Spino, vai da un tipografo e parlaci. Ripeto: non sai di cosa stai parlando.

RRobe ha detto...

Vabbè, provo a spiegarti che poi sembro stronzo:

primo, la carta.
E' una di una qualità devastante per un fumetto popolare con quelle tirature. non diventa gialla con il tempo, prende gli inchiostri tipografici in maniera fantastica, esalta i nera. Regge bene persino sul colore.

Secondo: la colla.
Bonelli l'ha cambiata, qualche anno fa.
Adesso è una roba da fantascienza. Non si secca mai ed è fatta per reggere per decenni. Una colla del genere, in ambito tipografico per il fumetto popolare, la usa sola la Bonelli. Nel mondo.

Terzo: la carta della copertina.
Pure questa è stata cambiata solo pochi anni fa.
Adesso è flessibile, non ti fa una crepa nemmeno se la strapazzi. Anche qui, una specifica degli albi Bonelli, unica al mondo.

Quarto: la qualità di stampa. Tenendo conto delle tirature, è eccezionale. basta fare un confronto tra un qualsiasi bonellide e un Bonelli, per rendersene conto.

A mio avviso, tu non prendi in mano un albo Bonelli da decenni, per non aver notato questa cosa.

Persino i più grossi detrattori della Bonelli ammettono che la qualità produttiva dell'oggetto che arriva in edicola è senza paragoni.

senility ha detto...

Salve, sono uno dei più grossi detrattori della Bonelli.
Forse vi ricorderete di me per la mia partecipazione a "Tex è morto ma non lo sa", o "DD: l'ombra di un'icona"
Ma anche io, grosso detrattore, devo ammettere che a quel prezzo e con quelle tirature, il prodotto tipografico è davvero ottimo.

spino ha detto...

Premessa:
Io non sono un detrattore di bonelli...sia chiaro.

Ciò detto.

Fermo restando che i miei ultimi acquisti bonelli sono sì pochi ma non troppo distanti nel tempo, hai giustamente detto che alcuni cambiamenti sono stati fatti da pochi anni... quindi se dopo 60 anni di "cartaccia" finalmente si è passati a qualcosa di decente, beh, è indubbiamente un passo avanti, ma io ci andrei piano con le pacche sulle spalle. :)

Che i bonellidi (di oggi) siano ottimi per lo standard italiano, ci posso anche stare, ma mi pare si stesse facendo un discorso un po' più ampio del nostro "orticello". Mi sono passati per le mani fumetti francesi, tedeschi, olandesi e persino svedesi... e non mi pare che siano peggiori, anzi.

Che bonelli sia migliore degli "imitatori" mi pare il minimo. Ma - e mi ripeto- che si voglia far passare un editore "reazionario" per qualcosa di "rivoluzionario", no, non mi convincerai mai.:)

Poi è probabile che non riesca a spiegarmi bene. E'tardi, sto lavorando da 4gg su alcuni albi e sono fuso, quindi non cerco di rifinire ciò che scrivo... :P


PS:
Robè, tranquillo: tu non sembri, sei stronzo! ma ti voglio bene lo stesso! :D

RRobe ha detto...

Spino, per non fare confusione nel discorso: i bonellidi sono una cosa, i Bonelli, altra.
E i Bonelli, OGGI, sono un oggetto tipografico di altissima qualità, come riconosciuto da tutti.
Poi, se puoi avere ragione per forza, accomodati.
Ma stai dicendo una stupidata.

RRobe ha detto...

E sto parlando di editoria "mondo", non Italiana.

spino ha detto...

Hai ragione.

Ho riletto il mio commento e ho individuato l'oggetto del contendere:
"Qui abbiamo tex, dago, diabolik stampati sul pastone di cartone grigio"

Prendendo in mano un DYD odierno e uno più vecchio, la qualità di stampa è oggettivamente superiore.

E -sempre mea culpa- per aver scritto bonellidi generalizzando...

Fermo restando che non era quello il "core" del discorso, in questo senso hai ragione :)

kingsimon ha detto...

e' colpa di merilinmenson

Dino ha detto...

riflettendo: ma non è che Bonelli continua ad avere successo perché è un prodotto destinato alle edicole?
Bisognerebbe fare un post su questo argomento. Si pensi al successo dei fumetti allegati ai giornali e alle riviste. Non so dove l'abbia letto, ma mi sembra che la collana "I grandi classici" di Repubblica sia stato l'allegato più venduto nella intera storia delle riviste-giornali italiane. Con il fattore edicola l'Italia è sempre stata un passo avanti. L'edicola accoglie tutti. La fumetteria no. ed è un problema anche americano. ...certo se uno ora comincia a leggersi la gazzetta su internet andrà in edicola a comprarsi solo Tex?

uomoragno ha detto...

Condivido gran parte dell'analisi e quanto detto nell'intervento di Skull.
In più aggiungiamo il periodo di crisi e un'offerta sempre più ampia...

Francesco ha detto...

Non capisco tutta questa paura di internet, credo che se ti piacciano i fumetti, anche se espandi il quantitativo di letto attraverso internet, continui a comprare cio che merita su carta e lo stesso vale per libri, film e videogiochi.
Bisogna, secondo me, educare e attrarre nuovi potenziali clienti grazie ad intelligenza e qualità e internet mi sembra ormai il mezzo, per chi è in possesso di questi requisiti, migliore per farsi conoscere.

Elijah Snow ha detto...

Mi fa ridere Dan,per me invece sarebbe il contrario, nel senso, nel mio caso di lettore, sto facendo sacrifici per recuperare più serie possibili, di cui la DC in grande quantità, e rinuncio sempre più spesso ai videogiochi nonostante mi piacciano molto

Skull ha detto...

@ Francesco: un ventenne che conosco (quindi non un ragazzino, ma uno che fa l'università) mi dice sempre che non riesce a farsi piacere i fumetti giapponesi rispetto ai loro corrispettivi animati perchè mancano i colori, che già è una tragedia, le voci, che poi bisogna farsele da soli nella testa e non è la stessa cosa (sic) e le musiche, che sottolineano i momenti più importanti.
Qui non è più questione di educare al fumetto: qui è questione che ci siamo persi per strada almeno una o due generazioni, con tutte le conseguenze del caso.

spino ha detto...

Trovo molta verità, per conto mio, in quanto detto da Dino e Skull...