30.9.11

Aperta la caccia al Coniglio.



Dunque: s'è aperta la caccia alla Coniglio Editore.
Per QUESTA storia ma pure per altre, rimbalzate principalmente su Facebook.

Riducendo la questione ai minimi termini, alcuni si sono indignati perché la Coniglio Editore, casa editrice di Francesco Coniglio, non ha rispettato gli impegni presi con i suoi lettori e i suoi autori. E non paga. O non ha pagato. E probabilmente, non pagherà nemmeno in futuro.

Adesso, io non sono esattamente il primo sostenitore delle politiche economiche di Francesco.
Anzi, posso dire che in passato m'è capitato di criticarle spesso, e pure aspramente.
Perché il lavoro è fatica e se qualcuno ti commissiona un lavoro, garantendoti un pagamento, poi quel pagamento ti deve arrivare.
Perché se un editore prende un impegno con i lettori, stabilendo una sorta di patto di fiducia (sul tipo di quello che è sottinteso in progetti editoriali come le miniserie) poi quel patto lo deve rispettare a prescindere.
Se poi l'editore si è fatto pagare in anticipo, oltre che un obbligo professionale, etico e morale, quello che deve rispettare è pure un obbligo legale.

Adesso, basterebbe aver frequentato l'ambiente fumettistico da più di un paio di settimane o non essere scesi dalla montagna del sapone, per sapere che la storia editoriale di Francesco Coniglio è costellata di problemi del genere.
Al punto che la frase "Coniglio non paga" più che un luogo comune, è una verità del popolo.
La sentivo dire quando avevo diciannove anni e frequentavo la scuola di fumetto e la sento dire adesso, che di anni ne ho quasi trentotto.
Alla luce di questo, per tanto tempo mi sono chiesto come mai autori dalla lunga esperienza, che ben avrebbero dovuto conoscere tutti i limiti e difetti dell'editore Francesco Coniglio, per lui ci lavorano volentieri. Penso a gente come Gipi, Bacillieri ma pure Bernet, il compianto Trillo e tanti, tanti altri (perché Coniglio ha pubblicato davvero il meglio del fumetto italiano e mondiale).

Recentemente però, ho avuto modo di conoscere di persona Francesco e ho capito.
Tutti questi autori non lavoravano per l'editore.
Lavoravano per la persona.
Anzi, a dirla tutta, non lavoravano nemmeno.

Perché Francesco è uno a cui, per quanto ci si sforzi, è difficile volere veramente male.
Come editore gli si possono imputare un sacco di difetti: non è mai riuscito a capitalizzare le molte fortune che ha avuto, ha messo in cantiere progetti aldilà dei suoi mezzi, ha spesso agito irresponsabilmente e (in qualche occasione) pure in malafede, ha fatto un sacco di buffi (che a Roma sono i debiti) e pare che non tutti li abbia pagati (uso la forma dubitativa solo perché non ho avuto esperienza della cosa visto che io, da lui, sono sempre stato pagato).
Insomma è uno con cui se ci lavori, ci lavori a tuo rischio.

Ma per la persona è una cosa diversa.
Perché Francesco è uno che con i fumetti non ci è mai diventato ricco. E nemmeno medio. Anzi, a dirla tutta, con i fumetti ci si è, più che altro, rovinato. E, nonostante questo, nei fumetti continua a insistere.
E non solo perché forse non conosce altro, ma proprio perché ne è un appassionato.
Un tipo di  appassionato raro in senso assoluto, e unico, quando si parla di editori.
Francesco è uno che fa progetti matti come Torpedo, Blue, Animals, Canemucco (e molti altri) solo perché gli piacciono e sarebbe il primo a volerli leggere, ben sapendo che, probabilmente, saranno bagni di sangue che gli faranno perdere soldi e che sarà costretto a chiudere o che lo costringeranno a soluzioni molto discutibili per poterli mandare avanti.

Francesco è uno che se i soldi ce li avesse, pagherebbe tutto il doppio.
Solo che i soldi non ce li ha.
O, se ce li ha, è solo per un breve momento, subito prima di una ennesima, passionale, follia editoriale.
Francesco è uno che per passione ci perde la faccia.
E, nonostante questo, continua a giocarsela.

Questo significa che è scusabile?
No. Significa solo che è fatto così.
E se fai qualcosa per lui è meglio che tu lo sappia in anticipo, mettendoti il cuore in pace che quel qualcosa lo stai facendo per amore del fumetto, o per investimento personale su te stesso come autore, o per simpatia/amicizia. Mai per soldi.
Se poi i soldi dovessero arrivare (e qualche volta è capitato e capiterà ancora), tanto meglio. Altrimenti, pazienza.

E voi lettori direte: sì, ma a me, di tutta 'sta storia, cosa mi frega? Noi vogliamo leggere solo i fumetti per cui abbiamo pagato.
E io qui vi dico che quella consapevolezza di scelte che tanto invoco negli autori di fumetti, per me dovrebbe essere propria anche dei lettori.
E come penso che gli autori dovrebbero informarsi prima e bene su quelli per cui hanno deciso di lavorare, sarebbe pure il caso che il consumatore valutasse con attenzione quello in cui ha deciso di investire.

Francesco Coniglio è stato il primo in Italia a pubblicare opere come Bone, Cages o Strangers in Paradise. Ma alcune di queste opere non le ha mai terminate, altre ci ha messo una vita e, altre ancora hanno avuto edizioni... dubbie.
Francesco Coniglio è stato quello che ha dato modo di esordire, o di maturare, o di esprimersi liberamente, a tanti autori italiani oggi acclamati. Ma, probabilmente, non tutti li ha pagati (e questo, nell'ottica di un consumo consapevole, dovrebbe essere una cosa importante).
Francesco Coniglio crede nelle riviste quando ormai non ci crede più nessuno. Ma per tenerle in vita, fa numeri da circo e spesso fallisce.
Francesco Coniglio continua a rischiare. Ma quando vi abbonate a una sua testata (o, semplicemente, investite su qualcosa di seriale, nella sicurezza che troverà una conclusione) voi condividete il rischio con lui (e questo non è necessariamente un male, sia chiaro, solo che deve essere una cosa che accettate consapevolmente e in anticipo).

Detto questo, io non credo che "Coniglio non paghi" a prescindere.
Credo che paghi quando può e se può.
E sono ragionevolmente certo che, se ne avrà modo, troverà un sistema per saldare il debito che ha contratto. Perlomeno con i lettori che si sono abbonati alle sue testate.
Lo credo.
O almeno, lo spero tanto.


p.s.
m'è rimasta ancora una stronzatina da dire sulla questione del Canemucco ma, magari, lo faccio domani. 



EDIT: 
ho aggiunto dei neretti per favorire la comprensione del testo per tutti i caproni che leggono a cazzo e poi si sentono di dover commentare.
Non sto difendendo la Coniglio Editore. Non ne ho interesse e non ne condivido e non ne ho mai condiviso l'operato in termini economico-produttivi (basta leggere i link in questo stesso intervento per capirlo). 

Sto dicendo che la consapevolezza è importante. 
Quando si sceglie per chi lavorare e anche quando si spendono i propri soldi. 
SPECIE quando si spendono i propri soldi.