1.9.11

Intervista a Sclavi

300 numeri e 25 anni di vita per Dylan Dog.
Celebriamoli con una intervista al suo creatore Tiziano Sclavi, a opera del vostro RRobe di quartiere.



La critica, nel corso degli anni, ha individuato nel tuo lavoro su Dylan Dog
un approccio coscientemente postmodernista, inedito per il mondo del fumetto.
A mio avviso però, prima ancora di questo aspetto (che pure è presente), c'è una riproposizione, ugualmente cosciente, di quanto fatto da Gian Luigi e Sergio Bonelli, su Tex e Zagor, personaggi usati dai loro autori come contenitori universali in cui inserire tutte le suggestioni (cinematografiche, letterarie e fumettistiche) che, nel corso degli anni, li avevano colpiti. In sostanza, a mio modo di vedere, Dylan Dog è un fumetto nel pieno segno della tradizione originale della Bonelli piuttosto che un portatore di elementi sovversivi all'interno di questa realtà. E' davvero così?

Sono ignorante, non so bene cosa voglia dire postmoderno. Comunque hai ragione, Dylan nasce come fumetto Bonelli, com’è giusto che sia, sia pure con qualche novità (non sovversiva, spero, amo e rispetto molto la tradizione della Casa editrice).

Nonostante Dylan sia il carattere più Amletico della scuderia Bonelli, la sua codificazione come personaggio è molto rigida e definita.
Ha un costume, ha un suo tormentone, ha tutta una serie di tratti caratteriali e fisici che lo definiscono in maniera inequivocabile, al punto da rischiare di trasformare il personaggio (quando scritto senza la necessaria accortezza) in una sorta di macchietta stereotipata. Il tuo approccio mi è sempre sembrato vicino a quello operato dai Broccoli nel codificare il James Bond cinematografico. In questo, personalmente, ho sempre avvertito una sorta di contraddizione: da una parte abbiamo un personaggio che, per sensibilità e sentire, è immerso nell'universo del dubbio, dall'altra parte abbiamo una caratterizzazione di quello stesso personaggio che è netta e priva di sfumature. Hai mai avvertito questo conflitto? E, se questo conflitto esiste, dipende forse dalla transizione dal personaggio originale di Francesco Dellamorte a quello di Dylan Dog?


Mi ci fai pensare tu in questo momento. Ma la caratterizzazione è indispensabile in un personaggio seriale, deve creare affezione e direi perfino assuefazione nel lettore. Se poi c’è anche un po’ di profondità psicologica in più, tanto meglio. Forse funziona proprio questo: la contrapposizione tra la definizione precisa del personaggio e il suo essere in realtà molto più indefinito.


Nel leggere (e scrivere) Dylan Dog, l'impressione che si ha è che tu non ti sia mai dato delle regole di sorta negli strumenti da utilizzare. Hai sempre usato ogni strumento che il medium fumetto ti metteva a disposizione, pur di ottenere l'effetto emozionale che ricercavi. Talune volte anche a scapito della coerenza interna del linguaggio dell'albo (penso, per esempio, all'utilizzo di didascalie di pensiero in una sequenza centrale del primo numero di Dylan, unico caso in tutto l'albo ma fortemente necessario per massimizzare l'effetto della sequenza in questione).
In sostanza, a mio modo di vedere, il tuo approccio al fumetto è praticamente antitetico a quello di un altro grande innovatore italiano, quel Giancarlo Berardi che, con Ken Parker, ha eliminato tutta una serie di strumenti propri del medium, per far aderire maggiormente il suo lavoro al medium cinematografico. E' un'analisi corretta? Si è trattato, nel caso, di un approccio ragionato?

Non lo so, scrivo così, un po’ come mi viene, senza pormi grandi questioni teoriche. Il fumetto è un mezzo molto limitato, cerco di sfruttarne tutte le possibilità.


Sei stato il precursore del sentire degli anni '90 con il loro politically correct e, insieme a Bret Easton Ellis e al suo American Psycho, hai contribuito a scavare la fossa agli anni '80. Te ne sei mai pentito?

Non facciamo paragoni esagerati. Bret Easton Ellis è un grandissimo scrittore mondiale, io sono un povero fumettaro italiano. Non ho contribuito proprio a niente.


Quando scrivo Dylan Dog, nulla mi toglie di mente che l'elemento più palesemente terrorizzante di tutta la messa in scena sia Groucho, personaggio che, per me, solo in apparenza ricopre il ruolo della tradizionale della spalla comica Bonelli ma che, in realtà, presenta dei lati a dir poco inquietanti. E' solo una mia personale debolezza o, nel concepire il personaggio, gli hai donato consapevolmente questa carica di follia orrorifica?

No, non me ne sono mai accorto. Dylan Dog, già nel progetto, era un fumetto un po’ “forte”, diciamo vietato ai minori di quattordici anni, anche se non è mai stato dichiarato esplicitamente. La funzione di Groucho era semplicemente di allentare un po’ la tensione, di tanto in tanto. Umberto Eco mi ha detto che uno dei motivi per cui leggeva Dylan era che credeva di sapere tutte le barzellette del mondo e invece Groucho ne diceva di nuove che non conosceva. Follia sì, senz’altro, ma orrorifica non so.


Più volte hai detto che lo sfumare degli elementi horror in Dylan Dog è derivato dalla mutata sensibilità del suo pubblico. E così, come lo splatter è sparito dalle sale cinematografiche negli anni '90, così è sparito dalle pagine di Dylan, in quella stessa decade. Lo splatter e l'horror, però, nelle sale ci sono tornati da parecchi anni ormai, come mai non è accaduto lo stesso con Dylan? E' credibile ipotizzare che "Caccia alle Streghe" abbia trovato una sua amara conclusione metafumettistica e che gli inquisitori abbiano vinto?

Ho detto che i cambiamenti di Dylan dipendono dai gusti del pubblico? Mi sorprende. Ricordo di aver detto che i miei gusti cambiano. D’altronde, grazie al cielo, in Bonelli non si sono mai fatte ricerche di marketing: abbiamo sempre fatto quello che piaceva a noi. Quanto a “Caccia alle streghe”, era una metafora politica senza tempo. No, gli inquisitori non hanno vinto, ma sono sempre forti. La lotta deve continuare.


Nonostante la tua frase "i disegnatori non è gente" sia diventata una specie di luogo comune del settore, leggendo le tue sceneggiature (qualcuna in giro si trova), appare evidente come tu abbia sempre cercato di stabilire un rapporto molto diretto con i disegnatori con cui ti trovavi a lavorare. Oggi, per necessità produttive e scelte redazionali, poter scegliere in proprio disegnatore, in Bonelli, è un lusso che viene concesso a pochissimi e certe volte capita anche di lavorare senza sapere a quale disegnatore verrà affidata la propria storia. Come hai vissuto il tuo rapporto con i disegnatori e non credi che una netta separazione tra disegnatori e sceneggiatori finisca per influire negativamente sulla qualità complessiva di una serie?

Non sapevo che quella frase fosse trapelata. Ci deve essere una fuga di notizie. Comunque era chiaramente un paradosso, come dire a una femminista “le donne non è gente”. Seriamente, ho sempre detto che il fumetto è un’opera collettiva: sceneggiatore, disegnatore, letterista, redazione. Per quanto mi riguarda, nessuna separazione.


Molte leggende circolano sul tuo conto e sul tuo rapporto con la scrittura, alcune alimentate da te direttamente (attraverso le tue rare interviste), altre per sentito dire. Una di queste leggende vuole che il tuo allontanarti dalla scrittura sia dovuto alla delusione derivata dal mancato successo (di pubblico, più che di critica) dei tuoi romanzi. Era davvero così importante l'affermazione come scrittore puro, per te? E, se sì, perché?

Ma no, non era importante. Certo, non mi ha fatto piacere, ma era una piccola cosa. La verità è che sono vecchio e stanco, praticamente in pensione.


Sono in molti a ritenerti uno dei più grandi scrittori di fumetti di sempre. La tua fama, però, paga il dazio alla tua nazionalità. Ti sarebbe piaciuto nascere in America o in Inghilterra e avere accesso a quel tipo di mercato (e al suo sfruttamento commerciale), con le tue opere?

Ho letto per caso da qualche parte su Internet, in una mia biografia, che appunto se fossi nato in America sarei diventato famosissimo. Ringrazio chiunque l’abbia scritto ma non lo so, in queste cose non si può mai dire, di gente brava loro ne hanno tanta. Della fama m’importa poco o niente, ma dello sfruttamento commerciale sì, i soldi sono importanti.


Ti è mai pesata l'ombra di Dylan Dog?

No, perché? Siamo amici.


So per certo che sei ancora un grande appassionato di cinema e ricordo di aver letto che, per qualche tempo, sei stato anche un videogiocatore. I fumetti li leggi ancora per motivi non professionali?

Adoro i videogiochi, sono l’undicesima musa. E da sempre adoro il cinema. I fumetti li leggo ogni tanto. Qualche graphic novel. Ma più che altro rileggo le mie passioni, Tintin, Astérix, Jeff Hawke, Dick Tracy… Proprio in questi giorni sto rileggendomi tutti i Peanuts.



Un enorme grazie a Tiziano Sclavi per il tempo che mi ha dedicato e a Andrea Queirolo, che ha voluto e reso possibile questa intervista, anche se il risultato ha preso una forma diversa da quella che speravamo entrambi.
Non abbatterti, Andrea. Il saggio dice: il cielo è azzurro, l'acqua è bagnata, e i predatori sono sempre in agguato e sempre più forti... il nostro motto è "sii sempre pronto".


101 commenti:

Lowfi ha detto...

curioso, le tue domande sono più lunghe delle sue risposte.

RRobe ha detto...

Non è mai un buon segno.

Francesco_Imp ha detto...

prima cosa che ho pensato anche io.
la lotta verso gli inquisitori continua, am dylan mi sembra un pò in retroguardia, al momento

Skull ha detto...

"Il fumetto è un mezzo molto limitato, cerco di sfruttarne tutte le possibilità."

Questa non me l'aspettavo proprio... pensavo avesse più amore per questo genere di intrattenimento/comunicazione.

Andrea Peduzzi ha detto...

Ti sono piaciute (non ci conosciamo, posso darti del tu?)le risposte di Sclavi?

RRobe ha detto...

Bho.
Sapevo che sarebbe stato difficile tirare fuori Sclavi dalla sua consueta riservatezza.
A mio avviso, non ci sono riuscito.

Andrea Peduzzi ha detto...

E' un po' quello che mi passava per la testa mentre leggevo l'intervista.
Amen, sarà più estroverso sul 400. Grazie, e buonanotte.

AKAb ha detto...

un uomo meraviglioso.
potrei (inutilmente) rompere il cazzo sulla questione delle questioni. ma almeno una cosa vorrei dirla, questa roba si chiama sintesi (di una vita) ma le cose semplici. alle persone sempre pronte,forse, suonano niente.

COWABUNGA, Dude! ha detto...

Tiziano Sclavi, pre-postmodernista, mantiene sempre il suo stile, nel bene e nel male. Ah la vecchia scuola!

-harlock- ha detto...

concordo con Akab. nel senso: le risposte non sono "corte", sono solo sintetiche. ma in quella sintesi c'è tutto. in un certo senso - questione scrittore puro a parte - somigliano molto alle risposte che mi sarei aspettato da un Gianluigi Bonelli, per dire.

Fabio D'Auria ha detto...

"Hei John come va? E' tanto che non ci vediamo, ti vedo in forma, so che hai frequentato un corso di conversazione!"
"Si"

:D


Difendo Sclavi dicendo che non sono le sue risposte corte ma son le tue domande ad essere troppo lunghe :)

Luigi ha detto...

"Ho detto che i cambiamenti di Dylan dipendono dai gusti del pubblico? Mi sorprende. Ricordo di aver detto che i miei gusti cambiano. D’altronde, grazie al cielo, in Bonelli non si sono mai fatte ricerche di marketing: abbiamo sempre fatto quello che piaceva a noi."

E' fuori dubbio che il successo di Dylan Dog ha influenzato Sclavi. Basta confrontare Gli uccisori e Doktor Terror.
Che male c'è ad ammetterlo invece di trincerarsi dietro un "non si sono mai fatte ricerche di marketing"?

Che la spiegazione di RRobe ("come lo splatter è sparito dalle sale cinematografiche negli anni '90, così è sparito dalle pagine di Dylan, in quella stessa decade") sia sbagliata è un altro discorso.

Lowfi ha detto...

@Rrobe: non so se sia un segno buono o cattivo, credo che tutto sommato hai fatto il massimo che potevi, ma dice molto sulla vostre personalità.

A dire la verità, un molto che già si conosceva.

Mirco ha detto...

Finalmente qualcuno che tenta di porre domande originali a Sclavi. Comunque il Tiz fa bene a non teorizzare troppo su quello che fa, il suo è talento istintuale, non sapeva cosa faceva :)

Che sia stato un pre-postmodernista nel fumetto non lo so, non certo in senso generale se teniamo conto della letteratura, da Pynchon a Barthelme ad esempio. Sicuramente un anticipatori di quello che è stato definito avantpop, grazie alle rielaborazioni di scene famose ricontestualizzate nello stesso genere (in molti casi), come L'alba dei morti viventi. Ha fatto ciò che Tarantino fa adesso, per dirne uno.

E' strano che abbia detto che il fumetto è un mezzo limitato. Ho sempre pensato il contrario. Molti fumettari dicono che con una tavola puoi creare una sequenza che, se fatta al cinema, costerebbe milioni di euro. Cosa manca? La colonna sonora? Per quella Dyd ha sempre usato didascalie con canzoni. Mancano gli effetti sonori? Ci sono eccome. Non lo trovo affatto limitato, anzi.

RRobe ha detto...

Per Akab: hai ragione, le domande sono lunghe. Volevo che fossero strutturate perché quando mi è capitato di leggere interviste a Sclavi, ho sempre pensato che gli facessero domande sin troppo semplici. E perché erano domande di uno sceneggiatore che cercava di capirne un altro. Ma hai ragione, sono lunghe.

Tommaso ha detto...

Eh eh, anche a Umberto Eco è capitata la stessa cosa con Sclavi: domande generose e risposte un po' tirchie.
Sclavi non sarebbe Sclavi, d'altra parte.
E comunque intervista molto interessante.

Piuttosto...

"Oggi, per necessità produttive e scelte redazionali, poter scegliere in proprio disegnatore, in Bonelli, è un lusso che viene concesso a pochissimi e certe volte capita anche di lavorare senza sapere a quale disegnatore verrà affidata la propria storia."

Ah ecco. Come diceva qualcuno "Lo supponevo!"... la cosa purtroppo si nota. E tanto.

Davide ha detto...

no, non ci sei riuscito
ma è ottimo il tentativo

la questione domande più lunghe delle risposte si risolve nell'editing

ti serve un revisore :-d

Unknown ha detto...

Se non fosse per la cortesia di Sclavi sembrava l'intervista di Bogdanovich a John Ford.

Il Dottor Divago ha detto...

intervistare Sclavi credo non sia facile e che lo sappia lui per primo. Tanto è che ne rilascia pochissime.
Detto ciò penso che l'intervistatore debba fare attenzione a far emergere il pensiero dell'intervistato e non a illustrare il proprio o peggio ancora mettergli in bocca il proprio pensiero.
Dopo aver letto questa intervista ne so molto di più su cosa pensa Rrobe di Dyln Dog e di Sclavi e molto poco su cosa pensa Sclavi di Sylan Dog e del mondo in generale.
Tiziano Sclavi ricorda molto Enrico Cuccia.

Chris ha detto...

perchè dopo aver letto l'intervista sono triste?

Giofa ha detto...

"Ho detto che i cambiamenti di Dylan dipendono dai gusti del pubblico? Mi sorprende. Ricordo di aver detto che i miei gusti cambiano. D’altronde, grazie al cielo, in Bonelli non si sono mai fatte ricerche di marketing: abbiamo sempre fatto quello che piaceva a noi. Quanto a “Caccia alle streghe”, era una metafora politica senza tempo. No, gli inquisitori non hanno vinto, ma sono sempre forti. La lotta deve continuare."

Questa risposta non va molto a braccetto con quello a cui siamo abituati a leggere, mensilmente e non solo. Sicuramente il marketing c'entra alla grande e spiega il perché della enorme caduta in basso che ha fatto la testata, qualitativamente parlando. Io credo che gli inquisitori ci siano e stiano da tutte le parti. Per dirla alla John Doe, sono le "Alte sfere" a decidere delle sorti di un personaggio.
La lettera pubblicata sul numero 300 di Tiziano non mi è piaciuta per niente perchè non l'ho vista assolutamente sentita ma semplicemente di circostanza. Io capisco che sia in pensione e non abbia più voglia però affermare che la redazione sta facendo un buon lavoro con il personaggio per me vuol dire solo che lui non lo legge. Poi capisco tutto e non voglio essere troppo maligna. Ovvio che Tiziano non può sparare contro la redazione però preferirei non leggerle certe cose. In ogni caso l'intervista non è molto soddisfacente (non per colpa di Rrobe che ha fatto domande mirate e interessanti) ma del resto non è facile per niente far sbottonare Tiziano. In ogni caso, grazie Roberto!

Elettra (CR7)

AKAb ha detto...

intanto viva la pace (dei sensi?)
parlare l'altra notte con un pompiere, mi ha pacificato (tanto non durerà) ma senza arroganza faccio notare che io non credo di aver detto che le domande fossero troppe lunghe o le risposte troppo corte. non penso che vi siete sbattuti per misurarvelo a vicenda (con un vecchio, poi, non c'è gara) credo che l'enormità di Sclavi sia nella umanità. e nella capacita (quando era in forma) di dare un anima ad un pupazzo di carta. la tecnica la trovo roba poco interessante. poi studiare va sempre bene nè. (e anche questionare) cmq Dylan senza Sclavi è come Homer senza Groening. come Ranxerox senza Tamburini. Asterix senza Goscinny.
risultano vuoti, quasi caricature di loro stessi.
che senso ha tenerlo in vita artificialmente. lasciarlo trascinare tra le vignette in stato confusionale. alla ricerca continua di un padre che mai più ritornerà.
meglio morire che vegetare, o no? ..cose di dignità..

RRobe ha detto...

Per Akab: non lo so, dipende.
Credo che quando un personaggio arriva ad un certo livello di popolarità, quando travalica i suoi limiti oggettivi e i meriti pur enormi che può avere (e vale per Dylan come per gli altri personaggi che hai citato) e entra nell'immaginario collettivo e culturale, quel personaggio non sia più proprietà dell'autore ma di tutti.
In questo senso, è giusto e normale che continui a vivere oltre all'autore stesso.
Pensa a quello che Moore ha fatto, per esempio, con i personaggi della Lega.

Il punto diventa dolente quando quel personaggio che è diventato "proprietà di tutti" rimane, invece, proprietà di pochi, o di uno. La tentazione è quella di cristallizzarlo (o mummificarlo) in quello che era, senza dargli modo di diventare altro.

RRobe ha detto...

Poi, ci sono sempre le dovute eccezioni, le belle storie a prescindere e tutto il resto.

RRobe ha detto...

Poi, è pure vero che uno con il proprio personaggio, ci fa quello che gli pare.
io, su John Doe, sto dicendo le stesse cose che dici qui tu, arrivando alle stesse conclusioni.
Ma è un personaggio mio, se l'uccido è eutanasia.
Se uccido un personaggio di un altro, è omicidio.

Giofa ha detto...

Allora si sta perpetrando un omicidio (non da parte tua ben inteso). Dylan orfano di un padre sia nel fumetto che nella realtà ormai. Meglio chiuderlo? Io dico di no.

Luca Russo ha detto...

"Mai conoscere un mito, si rischia di rimanerne delusi". Quante volte avrò sentito questa frase... ma a mio avviso la questione è differente. Un autore esprime se stesso con la propria opera che non può essere spiegata a parole perché quasi sempre ne esce una banalità. L'altra sera stavo vedendo in televisione "Il postino". Il personaggio interpretato da Philippe Noiret (Neruda), in una sequenza, spiega appunto questo al postino parlando della poesia.
L'intervista è stata fatta faccia a faccia o via mail? Credo che con un personaggio del genere l'espressione di un viso, i gesti delle mani, possano spiegare, forse, più delle parole.

AKAb ha detto...

si, Giofa, ma perchè no?
le cose finiscono.quale è il problema?
mi pare che i giapponesi fanno così da sempre. e di fumetto ne capiscono un tot.

daniele marotta ha detto...

Complimenti per l'intervista innanzitutto.

Sclavi non si racconta molto e perlopiù rimane nascosto.

A me sembra molto interessante vedere due generazioni di fumettari a confronto.

Dando per buone le risposte di Sclavi si nota bene la differenza di approccio.
Da un lato il fumetto come artigianato, la storia fatta come si fa una sedia, concreta semplice e senza troppi concetti, l'anelito a passare dal fumetto verso forme più alte (tipico anche di un certo stan lee), l'idea di successo come insieme di circostanze e fortune, il pudore nel rivelare umori, pareri ed esiti personali, occupando la ribalta offerta dal personaggio e la sua celebrità.
Dal lato di roberto, quello di una generazione nel cui sangue scorre cultura pop, c'è una grande trasparenza, la condivisione come linguaggio naturale, la voglia di confrontarsi sui meccanismi dell'arte, la percezione di DYD come un opera alta, patrimonio di generazioni di italiani, c'è l'approccio al fumetto come materia di studio, fatta anche di echi, rimandi e sfumature.
La mia forse è solo un'impressione e forse sono solo due persone diverse con diversi approcci, ma ci vedo molti spunti di riflessione.
Innanzitutto mi viene da pensare che forse da un lato il successo di Dyd come quello di Guerre stellari o altre opere degli ultimi anni è stato più il frutto dei tempi e che di un preciso lavoro degli autori. Tuttavia è anche vero che nel passaggio di generazione i tempi sono cambiati e non si trova più quella freschezza di allora e nemmeno si è trovata ancora la chiave per raccontare l'epoca di in cui viviamo.

D.

saldaPress ha detto...

Lunga vita a Tiz e Rrobe.

L'intervista me l'aspettavo esattamente così.
E la domanda su "Non è successo niente" è quella che in molti avrebbero voluto fare (ma non hanno mai fatto): semplice, chiara e diretta.

(che poi "non è successo niente" e "le etichette delle camicie" sono due libri bellissimi. Alternativamente, me li rileggo una volta all'anno)

RRobe ha detto...

Per Daniele: non ne sono sicuro.
Lucas ha passato un mese a parlare con Campbell per capire come costruire una nuova mitologia dell'eroe, prima di realizzare Star Wars.
E non credo nemmeno che Tiziano sia semplice come voglia apparire.

Per Luca Russo: mai creduto alla storia che gli autori parlano attraverso la loro opera. Gli autori (ma le persone in generale) di definiscono per le loro azioni E per le loro parole.

Per Akab: verissimo. I giappo fanno così da sempre. "Da sempre", è quella la chiave. Gli occidentali invece, fanno diversamente, "da sempre" pure loro.
Entrambi, mi pare, che di bei fumetti ne abbiano partoriti parecchi, pure seriali.

Giofa ha detto...

@ Akab : Credo sia per quel marketing da cui si discosta Tiziano nell'intervista. O non so quale altra spiegazione dare e credimi me lo chiedo tutti i mesi come sia stato possibile arrivare a questo punto. Io lo compro perché lo leggo da quasi vent'anni ma penso spesso a quelli che si approcciano adesso al personaggio, cosa imparano? Niente.

AKAb ha detto...

ma dici tipo tex? o tipo zagor?

daniele marotta ha detto...

Ovvio neanche io ne sono sicuro e ho fatto tutte le premesse del caso.

Forse che le opere pop necessitano dell'amplificazione della massa per diventare tali? Probabilmente il contributo dell'autore deve necessariamente essere solo una parte del tutto.
Penso anche alle opere di Andy Wharol, c'è poca opera e tanto immaginario collettivo.
Forse l'arte pop ha il contributo del pubblico, il suo immaginario e il suo coinvolgimento come elemento strutturale.

D.

RRobe ha detto...

Per Daniele: io la penso più o meno così.

RRobe ha detto...

Per Akab: rispondi a me?
ha davvero senso che io e te ci mettiamo a parlare di Tex o Zagor? Su quale base comune? Tu parti prevenuto a prescindere e io non ho idea di quanti tu ne abbia letti... io parto con un pregiudizio positivo perché mi piace il popolare, perché di Tex ne ho letti tanti e dentro ci vedo rimandi a un certo tipo di cultura che tu o non conosci o dubito che ami...

Comunque, ci sono tanti fumetti popolari e seriali buoni o eccezionali.
Tin Tin era popolare e seriale.
Asterix pure.
E, estendendo il concetto di seriale, pure Corto, Ranx e Zanna lo erano (alla stessa maniera in cui possono essere intesi come seriali dei romanzi aventi lo stesso protagonista).
Ma c'è tanto buon fumetto anche nel seriale più estremo. Nei supereroi, nei Bonelli, nei giapponesi (che sì, è vero: finiscono... ma dieci anni di pubblicazioni per me sono serialità).

Io credo che se dobbiamo parlare di qualcosa, il problema non è la serialità.
Ma la qualità.
E' solo quella la cosa che conta.

AKAb ha detto...

prova a mangiarti una bistecca dopo dici anni che la conservi in frizzer,. poi dimmi che sapore ha.
(eh, si rispondevo a te, cosa devo fare,mettere delle chioccioline? giuro. sono poco pratico, da me è il far west)

RRobe ha detto...

Per Akab.
Il fatto è che io non lo se Tex è una bistecca surgelata da dieci anni.
Mi è capitato di leggere storie di Tex molto brutte (e anche per un lungo periodo) e storie di Tex molto buone (anche recentemente).
Ma è Tex.
Che è un certo tipo di western e un certo tipo di personaggio.
Non è Peckimpah, non è Sergio Leone e non è nemmeno Howard Hawk.
E' Mike Spillaine, ambientato nel west, con forti rimandi al cinema di John Ford e compagnia.
A me piace Spillaine, mi piace il west di John Ford (pur essendo cresciuto con Hawks e Peckimpah), quindi, quando Tex è scritto bene, con onestà, passione e competenza, mi piace Tex.

Certo che se cerchi qualcosa di diverso da quello che è, Tex non potrà mai piacerti.

Ma questo vale per tutto.

RiZzUs - (DDComics) ha detto...

Grande. Peccato che sia così difficile estirpare parole al nostro Tiz. Abbiamo condiviso con link e tutto la tua intervista su DDComics, spero che ti possa fare piacere.

AKAb ha detto...

ps: cmq leggevo i Mister No dei miei fratelli più grandi. ne ho un buon ricordo. ma non riuscirei mai a leggerne uno ora.temo sia un processo di crescita.col tempo certe cose perdono totalmente di importanza. tipo Mister No. tipo la Popart.

RRobe ha detto...

per Akab: te la chiami crescita.
A me sembra solo che, a poco a poco, scopri quello che ti è vicino e quello che no.
Questo non significa che Mr. No e la Pop Art fossero cose da ragazzini e ore che sei adulto hai capito che avevano un valore limitato. E' che ora che sei adulto, la tua formazione, t'ha portato da altri pizzi.
C'è gente che fa percorsi inversi: io da ragazzino leggevo solo fumetto d'autore o undreground e oggi (pur continuano ad apprezzare questi due generi), preferisco muovermi nel popolare.

RRobe ha detto...

Per Rizzus: grazie.

RRobe ha detto...

Sempre per Akab: poi, vabbè, il miei tre fumetti preferiti dell'anno sono "Trama" di Ratigher, "Garibaldi" di tuono e il Texone di manfredi e Gomez, ci sta pure che sia io a essere schizofrenico.

AKAb ha detto...

si,si,d'accordissimo (come dice sempre il ciccione di The Deer Hunter). per crescita intendo percorso.

Giulio ha detto...

"Non è successo niente" è un romanzo magnifico, ed esigo che qualcuno lo ristampi (edizioni BD?)

Slum King ha detto...

Però io ci sento pure un pelo di rassegnazione depressione nelle sue risposte.

Slum King ha detto...

Un po' come se te RRobe fossi Nessuno e lui Jack Beauregard e il film fosse finito con lui che scappa coi soldi senza la scena del treno.

RRobe ha detto...

Per Slum: esempio geniale :asd:

AKAb ha detto...

..certe che le domande sono veramente molto autocompiaciute e inutilmente cervellotiche..cioè. umanità molto poca. gli parli come se fosse uno che ti deve qualcosa, quando è ovvio che è tutto il contrario.(ma sta svanendo l'effeto degli psicofarmaci e torna la terribile realtà)

AKAb ha detto...

ha. @ era per Rrobe (di poco conto)

RRobe ha detto...

Punti di vista.
Io le ho scritte con lo spirito di uno sceneggiatore che deve moltissimo ad un altro sceneggiatore e che avrebbe pagato oro per capirlo meglio e sapere se cose sui cui si è interrogato spesso e ha teorizzato spesso, fossero corrette o meno.
Se esce qualcosa di diversa da questo, peccato.
Si vede che non sono Truffaut.

Luigi ha detto...

A me pare che c'è molta reverenza nelle domande. Mi sa che sono diventate un po' cervellotiche perché ci ha ragionato su molto prima di scriverle.

AKAb ha detto...

punti di (s)vista.

gianluca ha detto...

Intervista spassosa perché perfettamente nelle corde dei due protagonisti: Rrobe con le sue analisi molto tecniche, Sclavi che non dimentichiamoci, disse "Noi facciamo fumetti, non operazioni chirurgiche".
Ho la sensazione che Sclavi abbia fatto tutta quella rivoluzione (post-modernismo ecc ecc) senza averla studiata a tavolino.
Un vero maestro!

Djo! ha detto...

l'intervista inizia con te che fai una domanda e lui che si schermisce dai "paroloni". L'intervista da qui in poi è proseguita secondo una lista di domande che avevi preparato o hai cercato di adattare di volta in volta il tono delle richieste per cercare di andargli incontro ? In corso di intervista hai mai temuto di essere troppo aggressivo ?

RRobe ha detto...

Era per mail.
Nessuna possibilità di intervenire in corsa.
Quanto all'aggressività: no, non credo, non mi pare.

Djo! ha detto...

parafrasando Sclavi direi che hai cercato di sfruttare tutte le possibilità di una situazione per forza di cose limitata, il tipo dev'essere davvero molto riservato.

daniele marotta ha detto...

@akab e rrobe

La popart è uno spunto interessante che non va sottovalutato.
Da noi ha ancora un grande valore.
Una delle chiavi è: perché rappresentare madonne e cristi quando i nostri Dei (idoli) sono Elvis, Il prodotto del supermercato, e le Star del Cinema?
A prescindere dall'aspetto religioso, da noi questo ancora si deve assimilare bene, loro erano americani di prima generazione e si dovevano adattare scartando riti e miti delle culture di appartenenza ma noi? Noi in parte ancora siamo legati a un'idea di cultura altra e alta pur vivendo intrisi di cultura pop e avendo lo stesso pantheon degli americani degli anni sessanta: soldi, fama, potere.
In questo senso la pop art ci parla, a noi italiani, molto più oggi di quarant'anni fa perché oggi ci sono persone cresciute senza la cultura dei propri genitori o delle ideologie politiche ma nella sola cultura pop.

In merito ai prodotti seriali quoto totalmente Roberto, è solo una questione di qualità autoriale ed editoriale. Certe serie sono delle icone popolari, è compito di chi le possiede e le realizza il tenerle sempre lucide e ben oliate, se si congelano diventano dei ridicoli esempi di vecchiume inefficace.

;) D.

Giant Baba ha detto...

Condivido se uno dice che le domande erano molto lunghe e un pò cervellotiche, però bisogna valutare il fatto che l'intervista è stata fatta per il blog di Rrobe. Fosse uscita, chessò su una rivista, capirei le critiche e le condividerei anche. Però ovvio che questo qui non è giornalismo. Ê qualcosa di molto più personale. E la gente viene qua prima di tutto per leggere quello che pensa Roberto.

AKAb ha detto...

@marotta (ma pure tutti gli altri) la popart ha il valore (per me,chiaro) di aver smascherato la impazzita società dei consumi. divenendone parte. tipo il prete dell'esorcista che dice "prendi me" il punto. è che diventa il diavolo. come lo è, standoci in mezzo, la street art. che non è altro che affermare un nome\marchio.ma senza pagare la tassa di affissione.

AKAb ha detto...

una volta capito questo. puoi prendere le tue scatole Campbell e buttarle nel cesso. (sempre secondome, nè)

daniele marotta ha detto...

Nella pop art non c'è mai stata traccia di denuncia, mai nemmeno dall'inizio. E' questa la sua forza. La pop art, come noi, partecipa dalla nascita della società dei consumi.

D.

Francesco "Pindaro" Diana ha detto...

ricordo di una vicenda al tg di molti anni fa: un ragazzo si uccise e venne il pezzo del giornalista girava sul fatto che questo ragazzo leggeva DyD. Questo per segnalare, forse, non ne sono sicuro, il cambio di rotta della testata per volere della Bonelli. Ricordiamo inoltre come la stessa Bonelli ha difeso Sergio Bonelli quando un suo omonimo era stato accusato di frode fiscale sempre al tg, puntualizzo che torvo giusto questo. Inoltre mi chiedo perché DyD è un personaggio di tutti e John no, tanto che finirà a breve. In sintesi, cosa lo rende diverso da non essere di tutti se non il volere di voi autori.

Quello che posso dire su Sclavi è quello che da sempre penso di tutti i grandi: non puoi parlargli dei loro lavori passati. Anche a te, Robe, pesa che ti si faccia autografare sempre il numero 1 di John. A Sclavi non si poteva chiedere "quando ci regalerai un nuovo personaggio?", infondo credo che i romanzi a fumetti Bonelli, anche per un qualcosa che nasca e muoia lì, siano più che aperti per lui.

Non scrivo con voglia di criticare, non voglio dare questa impressione.

Dico solo che Sclavi l'ha detto: "io e Dylan siamo amici", ma vi immaginate quanto è difficile essere amico di qualcuno che è sulla bocca di tutti? Per rispettare l'intimità e la complicità che c'è tra voi c'è una sola soluzione: il silenzio stampa.

Daniele ha detto...

Grazie per l'intervista a Sclavi, una bella sorpresa anche se le domande, prima delle risposte, non mi sono sembrate interessanti (ma ognuno ha i suoi gusti e interessi, ovviamente). In particolare peccato che tu ti sia concentrato su Dylan Dog anziché sui romanzi.

Leggendo l'intervista mi spuntavano in testa vari commenti (che ti risparmio per non annoiarti) e varie frecciatine maligne (sussurrate all'orecchio dall'invidia!) ma in generale concordo con chi pensa che le tue domande fossero troppo "pesanti", a volte forse anche astruse. Poi ho l'impressione che Sclavi ne abbia le tasche piene di sentirsi chiedere di Dylan Dog, probabilmente l'argomento ormai l'annoia.

Curiosità: hai avuto modo di leggere qualcuno dei romanzi di Sclavi? Se sì, quali?

Ciao!
DZ

Final Solution ha detto...

Il fatto che fosse via mail giustifica che l'intervista non sia stata come vorresti. Immagino che di persona o al telefono Sclavi sarebbe stato un po' (un po' eh) più loquace e su certi argomenti avresti insistito un po' di più.Tipo su groucho, una persona che finge o crede di esserne un'altra credo che ci sarebbero cose di cui parlare invece Sclavi ha tagliato corto anche lì

Daniele ha detto...

@ SALDAPRESS: probabilmente RRobe si riferiva al romanzo "Dellamorte Dellamore" più che a "Non è successo niente" (dove il personaggio viene ripreso solo nelle brevi parti in cui uno dei protagonisti, alter ego di Sclavi, scrive il seguito di Dellamorte Dellamore.

Ciao,
DZ

ps: ne deduco che RRobe deve aver letto almeno Dellamorte Dellamore. Ho forse ha visto il film tratto dal libro (ma è meglio il libro!).

Daniele ha detto...

Quoto saldaPress e Giulio:

Non è successo niente è un romanzo grandioso, un capoloavoro. E' un crimine che non venga ristampato visto che è fuori catalogo ed è molto difficile da reperire. Facciamo una petizione online per farlo ristampare? Con John Doe ha funzionato! ;-)

Final Solution ha detto...

@daniele, era un'intervista per i 300 numeri di DyD, la domanda su eventuali altri progetti futuri(che io credo non esisteranno mai) la puoi piazzare in coda

RRobe ha detto...

E di colpo, capisco di più Sclavi.
Asd.

Deimos ha detto...

Che strana intervista. Il Sgr Sclavi sembra davvero "vecchio e stanco" come poi si autodefinisce. Le risposte sono fiacche e, scusatemi, davvero banali. Ridicola anche la risposta sul "cambiamento" di DYD...non sarà più horror (che ora è diventata una commercialata assurda) ma cavolo, siamo diventati anche troppo sociali...che potrebbe anche starci bene ma in ogni numero il personaggio deve dare una "lezione di vita"...oddio, a me DYD ormai fa abbastanza ridere e anche addormentare a seconda dei numeri. Lo prendo ancora più per le copertine di Stano che non per le storie.

Riguardo le domande in generale e sulla lunghezza...io c'ho visto delle onde grosse e cattive che si abbattevano su di una scogliera: forse troppo noiose per un bravissimo sceneggiatore "vecchio e stanco".

Final Solution ha detto...

"le bianche scogliere di Dover non esistono più"

Lowfi ha detto...

beh, se è fatta via mail, allora Rrobe non ti dovresti crucciare, un certo ermetismo e fisiologico, figuriamoci con Sclavi.

daniele marotta ha detto...

A me sembra che nell'aria ci sia un po' di voglia di fare il tiro al piattello un po' con Roberto e un po' con Sclavi, o mi sbaglio..?

RRobe ha detto...

Quella è la regola.
Fa pure parte del gioco.

daniele marotta ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
daniele marotta ha detto...

Bello spirito il tuo, pero' peccato che molti non capiscano la differenza tra commentare e criticare.

Mi ricorda un po' Brian di nazareth, barbe finte e sassi in mano.

D.

Final Solution ha detto...

io ho fatto il tiro al piattello un po' con la sintassi un po' con la punteggiatura

Final Solution ha detto...

E comunque a me le domande sono piaciute. E anche le risposte di sclavi sono deludenti solo perché troppo corte, non per quello che dicono, per me eh

Tyler ha detto...

L'impressione è che Rrobe ci abbia messo del bell'impegno nel formulare le domande. Avendo un mostro sacro del fumetto sottomano penso sia normale chiedergli qualcosa di più che "ma dove le prendi le battute di Groucho?".
Dall'altra parte mi pare ci sia stato un certo divertimento nello smontarle con un certo laconismo e minimizzando la propria figura. Il che può significare sia che le persone veramente serie non si prendono quasi mai sul serio, sia che Sclavi è un pelo carogna...
:)
Cmq dall'intervista mi pare traspaia, se non meno amore verso DD, meno identificazione.
Che è pure logico.
Se un personaggio è di tutti è - di certo - meno tuo.

Luca Russo ha detto...

Magari mi sono spiegato male!
Personaggi come Sclavi si esprimono bene nel proprio lavoro. Nelle interviste o in situazioni simili molti creativi si chiudo a riccio.
Anche io sono dell'idea che non può essere una persona così "semplice".

Gianluca Costantini ha detto...

Mi sono sempre piaciute le risposte di Sclavi, ma mi piacevano di più 15 anni fa... Adesso sembrano un pò standard quasi un disco, ma sempre lo stesso disco purtroppo.
Mi piacciono le persone che parlano e che non diventono schiave del loro personaggio... Sclavi dovrebbe fare come David Duchovny che dopo x-files è passato a Californication...
Una botta di vita insomma.

gigei ha detto...

ho apprezzato molto le domande di Roberto.Le ho viste come un tentativo per non farsi ripetere sempre le stesse.A mio avviso però il tentativo è fallito.Sclavi ripete sempre e comunque le stesse cose.Sono dell'idea che non ci dirà mai quello che pensa veramente sulla bonelli e le sue linee editoriali.Non ci dirà mai "dylan dog non mi piace più".Dobbiamo metterci il cuore in pace,non si schiererà mai contro la bonelli,anche se volesse.A questo punto penso sia anche inutile continuare ad intervistarlo su dyd.Personalmente non riesco ad apprezzare il suo modo di comportarsi da qualche anno a questa parte.ha totalmente abbandonato la sua creatura e quando su ogni albo vedo scritto "supervisione di Sclavi" mi viene solo da ridere perchè è solo un modo per prendere in giro i lettori facendo credere loro che l'autore si interessi ancora al personaggio e che se oggi dyd è così ,lo è per volere del suo creatore.

estebans ha detto...

ho sorriso per la citazione azzeccatissima che fai, rrobe, a truffaut (nei commenti, non nell'intervista).
ma quello che credo faccia la differenza tra la magnifica lunga intervista del regista francese ad hitchcock è che lì il regista inglese parlava del suo lavoro con amore, ed umorismo a volte cinico, mentre qui sclavi sembra parlare del suo amore "passato", per dylan.
un po' come chiedere a qualcuno cosa amasse della sua donna di un tempo.
ne parla con un po' di disamore, per quel che ne può ricordare, e forse con una punta di malinconico disinteresse.

penso anche che hai reso più lunghe e piene di stimoli/madeleinette le domande perchè in fondo in fondo ti aspettavi una certa svogliatezza di sclavi nel calarsi in quello che parrebbe -da alcune risposte- considerare una stagione (la sua come autore attivo) vagamente ormai trascorsa.

p.s.
le interviste via mail hanno sempre quel retrogusto di lapide, è inevitabile.

estebans

Stefano ha detto...

sono molto felice di sentire Sclavi dopo tanto, però le domande sono un pò spocchiose e saccenti. In un'intervista dovrebbe risaltare il pensiero dell'intervistato, non dell'intervistatore

Fabio D'Auria ha detto...

Andate ad un concerto di DeGregori e chiedetegli di cantare la Donna Cannone.

RRobe ha detto...

Per Stefano: e ti sei preso la briga di iscriverti oggi su Blogger per dirlo? Cacchio, ne sono onorato.

GiaS ha detto...

Bella l'intervista di Recchioni a Recchioni con cameo di Sclavi.

Planetary ha detto...

Beh a me ha fatto tenerezza come intervista :)
Si vede che è quella di un lettore prima e professionista poi che tenta di confrontarsi con un suo maestro.

Jorge Luis Wilson ha detto...

Secondo me le domande sono state davvero molto mirate, e soprattutto da sceneggiatore - mestiere di cui andare fieri non tanto per la 'notorietà' che ti procura esserlo (vedi John Doe IV - 11) - a sceneggiatore io non avrei voluto aspettarmi meno. Se consideriamo le domande senza le risposte, sono domande di chi conosce il fatto suo e vuole REALMENTE capire e carpire qualcosa di interessante, anche spiazzante, dall'interlocutore. Il problema sono le risposte di Sclavi, oserei dire quasi la quintessenza della mediocrità, o meglio, della perdita della passione per lo scrivere.

Nella prima domanda, Rrobe non fa altro che chiedere quanto di realmente e coscientemente innovativo voleva esserci in Dylan (ho scritto anche io qualcosa al riguardo: [url]http://www.cravenroad7.it/news/2011/07/2c-il-post-di-giugno-2011/[/url] ). In pratica, gli sta chiedendo, da fumettista, un'opinione sulle origini di Dylan Dog ed un'opinione su com'è adesso, seguendo il filo della sua (presunta) carica innovativa.

Seconda domanda, importantissima. Come fa il personaggio Dylan a coniugare la sua rigida caratterizzazione, da personaggio del fumetto popolare, con il suo carattere amletico, donato al dubbio, proprio del teatro, come di altri media? Domanda serissima, e invece Sclavi si limita a giustificare il fatto che Dylan abbia una caratterizzazione ben precisa.

Terza, gli chiede cosa ne pensa di due modi diversi di innovare, non GERARCHICAMENTE diversi, ma semplicemente diversi. E poi, stesso discorso per la funzione di Groucho e per la fine dello splatter, per non parlare della noncuranza di Sclavi nel parlare del suo 'Dylan-operazione-di-mercato-che-per-fortuna-ci-ha-fatto-fare-tanti-dindini'. Insomma, un Tiziano Sclavi davvero spompato, in confronto a domande che avrebbero provocato una reazione (poco importa se positiva o negativa: una reazione alle domande degna di questo nome credo sarebbe stata bene accetta dal Rrobe) anche da parte di uno Zombie!

pieds ha detto...

A mio parere le domande non sono ne spocchiose ne arroganti. Avete mai letto l'intervista di Truffaut ad Hitchcock?
Penso che l'unico problema sia stato il mezzo, ovvero l'email. Se questi argomenti fossero venuti fuori in un discorso, seduti su delle belle poltrone a sorseggiare caffè, probabilmente Sclavi si sarebbe aperto un po' di più. Leggere con la mente stanca certe domande è più un deterrente che un incentivo.

E poi da un lato penso che l'autore di DD sia uno scrittore più semplice di quanto si possa pensare. Dall'altra parte un senso di distaccamento è presente in molti grandi "vecchi". Si sono lasciati certe cose alle spalle ed è difficile farle venire fuori.

Personalmente mi piace vedere curiosità e ricerca negli intervistatori, è una cosa talmente rara di questi tempi.

mordilloz ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
BrunoB ha detto...

Credo che Fabio D'Auria ci abbia azzeccato: probabilmente per Sclavi DyD non è l'opera della vita, eppure è "condannato" a essere ricordato solo per quello.

Quando dice che "il fumetto è un mezzo molto limitato", mi chiedo se non si riferisca in particolare al fumetto bonellide, e a tutte le limitazioni artistiche e tematiche che il format comporta.

Insomma, da quel poco che si capisce del personaggio Sclavi, ricordando le "horror fest" degli anni 80 piene di fanboy vestiti da Freddy Krueger, e aggiungendoci lo scarso successo dei suoi romanzi (in cui magari ci metteva più del suo "vero" io), capisco la voglia di mandare affanc**o tutto e tutti e godersi solo i quattrini.

Stefano ha detto...

ehm.. perchè non si può? devo prima fare la gavetta su altri blog?

RRobe ha detto...

Certo che si può.
Anzi, benvenuto.

Antonello ha detto...

-A mio parere con un DYD bimestrale la qualità aumenterebbe di molto.
L'impressione che ho è che le storie vengano tutte scritte in fretta e furia,con l'unico scopo di rispettare la data di consegna.
Da parecchio tempo, la qualità degli speciali supera di gran lunga quella del mensile.
-Non voglio entrare nella testa di Sclavi ma le interviste così se le potrebbe anche risparmiare.
-Il n° 300 fa cagare(metafumettisticamente parlando, se non avessi letto l'ultimo JD forse avrei espresso un parere diverso, e mi dispiace dirlo ma il 300 rispetto al JD sembra un film di serie B degli anni 90).

U carcamagnu ha detto...

Scusate sono nuovo. Volevo fare una domanda. Ma che cosa fa sclavi nella vita oltre a giocare ai videogames?

U carcamagnu ha detto...

Ci son problemi con la donna cannone?

Matteo Casali ha detto...

gli ultimi due post di u carcamagnu sono geniali...

Jerico ha detto...

Caspita! Non avrei mai immaginato che Sclavi ci tenesse tanto al suo (non) successo come scrittore.
Detto tra noi Paola Barbato oltre a essere una sceneggiatrice di DD superba è anche un'ottima scrittrice (leggete "Bilico"). Ke questa cosa gli bruci così tanto da fargli maturare una disillusione così profonda? In effetti negli ultimi 15 anni non ha fatto quasi nulla per DD.

mojofeeling ha detto...

Non deve essere per nulla facile fare un intervista a Sclavi, e comunque sono stupito per l'impegno che hai messo nell' impostare le domande. Ho letto tutti i dylan dog di sclavi in un particolare e importante momento di crescita e in seguito ad altre interviste ormai ne costruito il il mito, che lui stesso ha contribuito a creare(rilasciando pochissime interviste nel corso degli anni), credo non avendone alcuna intenzione. Secondo me hai toccato dei punti estremamente nodali nelle domande e la sua reazione per uno come lui è stata è più che naturale. Credo che lui sia una di quelle personalità estremamente sincere e pur di non dire mezze verità su di sè o sul suo lavoro ha deciso di optare (come fa sempre di solito) per un cortese girare attorno alle domande.A due anni da questa intervista e all'inizio del 'rinnovamento' (non so come chiamarlo) del personaggio credo sia fondamentale riflettere ma proprio a fondo, da starci male, su questo autore e sullo spirito incredibile che ha infuso nel personaggio. Potrà fare il modesto quanto vuole ma ci sono alcuni momenti in quei vecchi fumetti che vedo interi gli anni ottanta e novanta e una coscienza incredibile dello spirito di quel tempo. Poi magari sono io, magari mi faccio suggestionare, ma una delle esperienze più inaspettate della mia vita è stata: io baita in alto adige, solo in camera, leggo la trilogia ufologica guardo fuori e ammiro il cielo; a intermittenza scie di aerei di linea. Unione mistica o come volete chiamarla. E' solo un fumetto ma se anche per una persona sola si riesce a evocare tutto questo, il lavoro è fatto. Nella nostra costellazione interiore si installa un fumetto dell'orrore che ci ha dato tantissimo, e ci ha fatto sognare. Volevo condividere questo con te rrobe assurdamente forse per responsabilizzarti anche se proprio mai nella vita che ne ho il diritto, e anche un pò per capire se magari leggendo sto fumetto hai provato certe cose, stile 'sono a casa di sclavi, davanti a lui, con una tazza di thè (si perche per quella sera sono astemio) e lui mi racconta una storia che parla di un indagatore dell'incubo.Alla fine, chiedo di andare in bagno, dopo torno e lui non c'è più. Lo cerco in tutta la casa ma non c'è da nessuna parte. Allora me ne vado pensando che me l'ha proprio fatta e chiedendomi se l'avrei più rivisto'.
Buon lavoro.

Francesco Romani ha detto...

Mi aspettavo chissà che domandone sacentine ed invece... forse si, qualcuna è un po troppo articolate e tratti, però sono molto interessanti. Anche le risposte, a parte qualcuna non mi sono sembrate così banali seppur concise. Certo, come ha scritto qualcuno qui un po di stanchezza a livello DD in Sclavi c' è. Mi era piaciuta in questo senso di più un' intervista che ho visto su youtube.