6.10.11

AGGIORNAMENTO: la rete se ne frega.

Ieri in serata, a seguito delle notizie che vogliono come stracciata la parte del Comma 29 che riguardava i blog non professionistici, la rete ha esultato alla vittoria di Wiki.
In sostanza, adesso all'obbligo di rettifica entro le quarantotto ore, dovranno rispondere solo le testate giornalistiche web regolarmente registrate mentre tutti gli altri siti e blog potranno continuare a scrivere, sostanzialmente, quello che vogliono, rispondendo esclusivamente alla già esistente legge sul reato di diffamazione.

Bello?
Sì, insomma.
Per tutta una serie di motivi.

Il primo è l'instaurarsi di un paradosso evidente.
Da oggi io (e, come me, chiunque abbia un blog o un sito "amotoriale") godranno sul web di una libertà di espressione maggiore rispetto a, per esempio, Il Corriere della Sera.
Mi chiedo quanto ci vorrà prima che le varie testate giornalistiche si organizzino per aprire tutta una serie di blog amatoriali.
Aggiungiamoci pure che il distinguo sul web tra "amatoriale" e "professionale" è ridicolo e pretestuoso. Ci sono blog "amatoriali" tenuti da fior di professionisti che, ogni giorno, fanno decine di migliaia di accessi, come e più di tanti spazi Internet, "professionali".

Il secondo motivo è come a fronte di una istanza legittima di tutela rispetto a certi abusi del web, il governo non abbia saputo rispondere in nessuna maniera appropriata.
Prima ha varato una legge delirante che avrebbe reso impossibile continuare a gestire blog e siti. Poi ha fatto marcia indietro, andando a colpire solo chi era già regolato (le testate giornalistiche registrate) lasciando completa mano libera a chi non lo era per niente.
L'unica cosa che avrebbe dovuto fare, ovvero perfezionare e rendere più dinamica e di facile attuazione la legge sul reato di diffamazione, non ci ha pensato proprio a farla.

Infine, a me sembra paradossale che oggi il web gridi alla vittoria quando, con le ultime modifiche, il DDL Intercettazioni, a parte per quello che riguarda i blog, è diventato ancora peggio di quanto era per quello che riguarda il giornalismo, quello vero.

Insomma, come si direbbe a Roma: nun c'è un cazzo da ride.
Ma pare che la rete se ne freghi.