12.10.11

Un pezzo interessante.

Gli undici mali del fumetto in Italia, secondo Marco Pellitteri.
Personalmente, condivido l'opinione di Marco sulla maggioranza dei punti (in particolare, il primo).
Ma aborro totalmente il punto cinque.
Magari ci fossero più autori che parlano (anche male) del lavoro dei colleghi. Significherebbe che c'è un dibattito culturale in atto, quel genere di dibattito che sempre contraddistingue gli ambienti artistici quando questi sono vitali (basti vedere cosa succedeva nel cinema negli anni della nouvelle vague ma, anche nell'ambito fumettistico, in tempi recenti, con l'Association).
L'idea di tanti autori umili, tutti con la testa bassa a fare il loro e a rispettare (e ignorare) quello che fanno gli altri, è la cosa più provinciale e dannosa che possa esistere.
La realtà, invece, è che gli autori di fumetti (specie quelli italiani) raramente parlano di fumetti e del lavoro dei loro colleghi ma non è che non lo fanno per rispetto, non lo fanno perché i fumetti non li leggono e non sanno cosa succede fuori dalla porta del loro studio.


27 commenti:

Mauro Padovani ha detto...

Concordo!

Design270 ha detto...

Io parlo molto male di Recchioni.

RRobe ha detto...

E fai bene.

makkox ha detto...

condivido.
è corporativismo.

Altro punto che mi rivela un mondo è quando dice che chi compra fumetto non vuole leggere pezzi di scrittura "pura", mentre il contrario accade anche virtuosamente.
Ecco: riflettici su 'sta cosa.

Francesco "Pindaro" Diana ha detto...

sarebbe bello vedere ortolani che fa la parodia di un fumetto italiano e ne parli apprezzandolo o meno, come sarebbe bello vedere tutti i fumettisti italiani parlare del lavoro degli altri. hai perfettamente ragione. grandi architetti, scenografi, pittori, scrittori; parlano del lavoro degli altri. ma c'è anche un'altra cosa che non capisco, come mai se c'è tanto silenzio negli studi dei professionisti si valutano con poco credito le voci dei corridoi, le voci di noi lettori cioè, noi che i fumetti li leggiamo o sogniamo di scriverli. non mi è capitato una volta di avere avuto risposte... che girano intorno alla domanda, o di aver notato tanta indifferenza. è paura del confronto o semplicemente si pensa che chi parla non ha diritto di parola sull'argomento? queste due possibili soluzioni, ad ogni modo, non reggono. chi apprezza i fumetti senza "costrutti" dettati dall'esperienza di settore siamo noi, e di certo non ho mai saputo di un fumetto scritto SOLO per chi fa fumetto. questo per dire che se il problema c'è, è molto più radicato di quello che si pensi, non serve avere fan su facebook se alla fine lo strumento in questione prende le vesti di un giornale dove l'addetto ai lavori scrive e il lettore continua a leggere.

RRobe ha detto...

Vero, Marco.

mei ha detto...

quoto tutti i punti

spino ha detto...

Io sono polemico per natura(come Roberto ^__^), quindi non faccio testo nell'affrontare questo argomento.

Sono ASSOLUTAMENTE d'accordo sul fatto che sia meglio una dialettica costruttiva che un'ipocrita umiltà.

Però.

Manco da parecchio dal panorama e seguo ormai quasi solo da spettatore. Ma non ricordo - faccio un esempio - nessuna grande polemica tra autori di fumetti francesi verso i rispettivi prodotti.

Eppure mi pare riconosciuto più o meno da tutti il fatto che la terra d'oltralpe sia un mercato decisamente più vivo e vivibile del nostro.

Quindi, direi che sono pienamente d'accordo a metà col Mister :)

Dark Diamond ha detto...

Il problema, da quel che ho potuto vedere, non è tanto negli autori che parlano male dei fumetti o del lavoro di altri autori quanto più negli autori che parlano male degli altri autori e basta.

Nell'esperienza di scuole (e corsi) di fumetto e nell'esperienza del fumetto amatoriale mi son trovato spesso schifato dal sentire maleparole (spesso sottoforma di pettegolezzo) verso quello o quell'altro autore professionista o meno.

Che sia forse il poco spazio lavorativo (quindi remunerativo) che il fumetto in Italia da a rendere tutti gli autori, amatoriali o professionisti che siano, un po' rosiconi verso le occasioni altrui?

spino ha detto...

La forza scorre potente in Dark Diamond... :)

Quoto al mille per mille :)

Joseph Blue ha detto...

Scusa Rrobbe, ma Marc Pellitteri non discute il fatto che non si possa discutere su altri autori ma il come lo si fa.
Cioè criticate anche gli autori ma che sia un critica costruttiva o che almeno porti a una discussione.
Io l'ho intesa così e condivido.
Condivido poi tutti gli altri punti. Diciamo che tutto l'articolo si può riassumere in un concetto solo. Il mercato fumettistico italiano è basato sull'artigianato e non sull'imprenditoria. Ovviamente ci sono delle eccezioni: Red Whale e il mix artigiano-impresa della Bonelli.

S3Keno ha detto...

"il problema non è tanto negli autori che parlano male dei fumetti di altri autori, quanto più negli autori che parlano male degli altri autori e basta"...

... esatto: il punto è proprio questo!

RRobe ha detto...

Un momento di autocritica, Ste?

S3Keno ha detto...

Si, volendo anche si.
Mi capita di "parlare male" di altri autori, è vero.
Ma sono anche sufficientemente adulto (e smaliziato) da sapere che questo giochetto si fa e si riceve in egual misura. Che in 41 anni ho incassato, ricevuto critiche, provocazioni, porte chiuse in faccia e maleparole un botto di volte, che manco le conto più!!!
Ma nonostante questo, non mi metto mai a dire ogni tre per due "non siamo più amici gnè gnè gnè" come i bambini dell'asilo. Per poi ripensarci mesi e/o anni dopo che tanto solo gli stupidi non cambiano mai idea e con 'sta frase - PUF! - si risolve sempre tutto, vero? Capisci a me.

spino ha detto...

Uno a uno, palla al centro :D

Francesco ha detto...

Ho letto l'articolo e devo dire che i punti 1-2-3-11, secondo me, si possono unire in un unico punto: avidità.
La mia fidanzato ha lavorato come editor-traduttrice per alcuni manga e quando ho saputo i compensi mi è venuto da vomitare.
Certo ci sono piccole realtà editoriali che sopravvivono, ma quelle invece mantenute da grossi capitali di denaro si comportano (con le dovute eccezioni che confermano la regola) come delle vere merde portandoti inevitabilmente al seguente ragionamento: se voglio vivere (magari grazie all'unico lavoro che so fare) devo produrre in un terzo del tempo se no non arrivo alla fine del mese.
La qualita sparisce e tutti gli extra nemmeno vengono presi in considerazione, del resto è tipico della mentalità italiana pensare maglio l'uovo oggi che la gallina domani; e questo mi sembra che valga un po per tutti i settori.

maurizio battista ha detto...

Condivido le tue perplessità sul punto 5. Ci dovrebbe essere a mio parere una sola piccola eccezione.
Se il lavoro di un collega che ti fa diretta concorrenza (stesso genere, stesso formato, stesso target) ti lascia molto perplesso, potrebbe essere inopportuno vivisezionarlo online. Per inteso, ne avresti tutti i diritti. Però potrebbe diventare difficile distinguere la parte tecnica dall’inevitabile parte polemica. Il collega, l’editore, e i lettori del fumetto potrebbero accusarti di portare avanti una strategia commerciale. E se la mia impressione non è sbagliata, sul tuo blog segui già questo principio (correggimi se sbaglio). Per il resto, da come la vedo, parlare senza peli sulla lingua, anche a costo di discutere duramente, rende vitale qualsiasi settore.

RRobe ha detto...

Sì, Maurizio, seguo esattamente il principio che esponi.
Ma certi non lo notano: hanno troppo fretta di parlar male.

RRobe ha detto...

Ah, una cosa per Stefano: tu scambi la pietà cristiana per mancanza di coerenza.
Ma stai tranquillo, questa volta resterò coerente.

Unknown ha detto...

Stavo pensando alle più grandi polemiche tra autori di fumetto della storia del mondo. Mi vengono in mente solo Kirby contro Lee,(la mia preferita), Bunker contro tutti (veramente contro tutti, anche contro Magnus ai tempi), Gaiman contro McFarlane, Moore contro Sienkievicz, Bizette e Morrison (in occasioni diverse). Neanche una però è legata alla qualità dei fumetti! A no, ce l'ho! Byrne contro l'Image!

Dark Diamond ha detto...

In risposta a Francesco:

effettivamente mi stupisce come sia possibile che spesso un piccolo editore paghi e tratti meglio i suoi traduttori rispetto ad una grande casa editrice del settore che non ha (o almeno non dovrebbe avere) l'acqua al collo ogni settimana con il timore di fallimento dell'azienda.

Ovviamente il cuoco/cameriere di un ristorante prenderà di più rispetto ad uno degli "sfigatissimi" dipendenti di McDonald, ma lì la cosa è giustificata dal fatto che il lavoro viene valutato in termini di copertura di servizio più che di realizzazione di un prototipo, ma il lavoro di traduttore non è tutto sommato un lavoro "di massa", non ci sono migliaia traduttori che traducono i volumi dei fumetti copia per copia (poi è, come off topic, divertente pensare che molte manga costano quanto un panino del Mac) ma solo uno o un ristretto gruppo di persone che si occupano della realizzazione di un prototipo appunto.

Non mi capacito di queste dinamiche e tuttavia son contento di non capacitarmene (non sarò mai un buon imprenditore).

Planetary ha detto...

Al problema basterebbe ovviare scannerizzando per bene un ottimo lettering manuale, dove per ogni singola lettera fossero acquisite al computer diverse varianti: cioè almeno 3-4 lettere «a», 3-4 lettere «b» ecc. Il software di videoscrittura del lettering dovrebbe pertanto ubbidire a un criterio di rotazione: [ecc. ecc]
Se mi dice quale software fa questo in automatico. Perchè Illustrator non lo fa. Ma sarei felice di essere smentito :)
Tra l'altro in fase di creazione di una font si ha una mappatura precisa dei caratteri (alla "a" corrisponde un codice", alla "A" un altro e così via), quindi dubito sia possibile attribuire più di un glifo per codice. Ma sempre felice di essere smentito :)

Ettore Gabrielli ha detto...

Per chi ha domande da rivolgere all'autore del pezzo, potete rivolgerle anche direttamente sul sito, e magari avrete maggiori possibilità di ricevere risposta :)

Ettore

senility ha detto...

Sul silenzio degli autori io credo pesi molto la speranza che non criticare renda incriticabili.

Sulla questione che chi compra fumetto non vuole leggere pezzi di scrittura pura, io credo che si sottovaluti un punto fondamentale: la qualità degli articoli.
E poi, il contrario accade? Riguardo l'esempio citato dal Pellitteri, Internazionale, su tutta la rivista ci sono solitamente 4 pagine di fumetti o affini, distribuite in un centinaio di pagine, non credo spostino vendite. E la qualità dei fumetti di internazionale è altalenante, comunque.
Quel punto mi sembra il più debole, cita Lanciostory ma si dimentica Linus.
L'equazione ho paura sia un po' più complessa di "mettete più fumetti".
O anche molto più semplice: le riviste sono state sotituite da internet.
Quel che faceva comprare riviste negli anni '70-'80, io credo fosse lo stesso motivo che spinge ad iscriversi ai forum, a seguire i blog: l'appartenenza ad una comunità. Ho un numero di Linus in cui nella pagina della posta c'è una lettera di Pazienza che si lamenta che gli hanno pubblicato un disegno senza dirgli niente, su un foglio di un qualche partito che non ricordo. Il tipico flame web, ma su carta. Credo che la sensazione di una potenziale intrattività fosse molto importante, nello spingere i lettori, o almeno lo zoccolo duro, a comprare riviste.

dedalus ha detto...

gli autori di fumetti non leggono fumetti??

forse gli sceneggiatori, che in alternativa si possono ispirare al cinema e alla tv, ma i disegnatori, quelli per forza dovranno sapere cosa combinano i colleghi bravi, o no?

RRobe ha detto...

No.

dedalus ha detto...

@ rrobe: cavoli.

Non sono esperto di fumetto popolare italiano, ma in effetti spesso ho l'impressione che l'unica ispirazione di alcuni fumetti siano le serie televisive (dr morgue - dr. house, giusto per fare un esempio, e anche julia mi sembra molto televisiva).

Aggiungo che molti "fan" mi danno la stessa impressione: pochi fumetti e tanta tv ...