11.11.11

Addio e grazie di tutto quanto il pesce.


Certe volte, quando la misura è colma, io cerco la rissa.
E non la cerco solo per il gusto di togliermi qualche sassolino dalle scarpe o per la soddisfazione di combattere una battaglia che ritengo giusta. La cerco perché, solo nella rissa, so misurare quelli che mi stanno davanti. Ma soprattutto, so misurare chi sono io in relazione agli altri e a quello che mi circonda.
E' un modo scemo per capire il mondo ma ne ho sentiti anche di più scemi.
Comunque sia, tutto 'sta manfrina era solo per dire che dopo aver postato QUESTO, una reazione me l'aspettavo. Anzi, la stavo proprio cercando.
E infatti è arrivata, anche se non solo nella forma che credevo.
Perché se il banale confronto, sostanzialmente professionale, con quelli della redazione era quantomeno prevedibile, molto meno prevedile è che mi trovassi a discutere con Marco Marcello Lupoi in maniera pubblica, su Twitter.
E la cosa mi ha fatto strano per due motivi, uno molto razionale e uno per niente.

Quello razionale ve lo spiego in due parole: mi stupisce che il capo di un grande gruppo multinazionale metta la cosa sul piano dell'attacco personale, pubblicamente, su di un social network.
Voi direte: ma se sei stato il primo ad aver condotto la tua polemica attraverso un blog!
Vero.
Ma, prima di tutto, io rappresento solo me stesso e non un'azienda, in secondo luogo, io non sono andato a sindacare sulle persone e sul loro carattere: ho criticato l'operato di un'azienda. E' una cosa abbastanza diversa.
Ma probabilmente questo è solo un problema mio. Forse non sono ancora pronto per una vita così social. Del resto, se pure il quasi beatificato Steve Jobs usava mandare mail e twitter di varia natura (spesso di insulti) a clienti, collaboratori, colleghi o concorrenti, qualcosa deve pur significare.
Si vede che oggi si usa così. Buono a sapersi.
Devo diventare maggiormente 2.0

Il motivo non razionale per cui leggere i tweet di Marco mi ha fatto strano, invece, è talmente sciocco che devo per forza condividerlo con voi.

Non ricordo l'anno esatto.
Grossomodo, avevo tra i sedici e i diciassette anni.
In quel periodo, il cuore della scena romana a fumetti era una fumetteria che si chiamava Metropolis.
Per quel che ricordo io, Metropolis era la prima fumetteria "moderna" che mi capitasse di trovare a Roma.
Era grande. Era piena di fumetti nuovi. Aveva anche parecchi gadget, giocattoli, magliette e modellini e, soprattutto, invitava le "personalità" più calde della scena fumettistica italiana.
Ricordo, per esempio un incontro con Medda, Serra e Vigna, lanciatissimi autori di Nathan Never (e ricordo, purtroppo, anche la domanda che gli feci "Ma Nathan Never è parente di Anna Never? State programmando un crossover?") e, naturalmente, ricordo anche il mio primo incontro con il Prometeo del fumetto supereroistico in Italia. Colui che ci aveva ridato l'Uomo Ragno, i Fantastici Quattro, gli X-Men e tutti gli altri. Il Virgilio che, con le sue note, ci guidava in mezzo all'inferno della continuity. Il vate. The main man.
Marco Marcello Lupoi, insomma.

Adesso, come ho detto, avevo sedici o diciassette anni.
Ero un nerd perso, ADORAVO i fumetti americani (che, all'epoca, non erano per niente facili da trovare e nemmeno economici) e masticavo poco l'inglese.
Marco, per me, era davvero una figura importante che influenzava, con forza, la mia visione del medium fumetto e i miei gusti.
Del resto, sarà pure stata Fulvia Serra a farmi conoscere Frank Miller. Ma era stato Marco a spiegarmelo e a farmi capire chi fosse davvero. E, insieme a Miller mi aveva fatto conoscere e amare Sienkievwicz, Byrne, Zeck, De Matteis, Golden, Jim Lee e un mucchio di altri.

Sapendo questo, spero quindi che sarete più gentili nel giudicarmi adesso che vi dirò che quando andai all'incontro con lui alla libreria Metropolis, nel mio zainetto ci misi un paio di albi che volevo farmi firmare.
E così feci.
Ascoltai le parole di Marco in un gruppo piuttosto folto di gente che lo circondava, poi mi misi in fila e quando venne il mio turno gli misi sotto il naso una copia dell'Uomo Ragno numero uno e una dei Fantastici Quattro (sempre il numero uno che non ci facevamo mica parlar dietro).
Quegli albi ce li ho ancora nella mia collezione e, in calce alla seconda di copertina, c'è uno scarabocchio veloce che ancora oggi, per noi vecchi lettori di un tempo quasi dimenticato, significa qualcosa: MML.

Ecco.
Vedere oggi MML che mi insultava su Twitter mi ha fatto capire una cosa:
che sono cresciuto.

So long and thanks for all the fish, Marco.






23 commenti:

Gianluca Maconi ha detto...

Completamente fuori post, io mi son fatto autografare moon knight... in tempi recenti riordinando la libreria l'ho visto e mi son detto "ma pensa che fuori che ero"... ma a quanto pare non ero l'unico.

BrunoB ha detto...

Sono sicuro che farete pace: tutti i crossover cominciano con una scazzottata, ma alla fine gli eroi si scambiano sempre una maschia stretta di mano!

RooB. ha detto...

In fondo "lo scontro è un modo molto usato per far confrontare due personaggi e metterli sullo stesso piano"

saldaPress ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
saldaPress ha detto...

Beh, dopotutto stiamo parlando di Mr. Twitter (mica pizza e fichi):

http://www.youtube.com/watch?v=0W0qeazD5_8

Red ha detto...

La cosa che mi mette maggiormente tristezza è il vedere affidata la risposta ad una questione più che legittima ad a i 140 caratteri di un social network; 140 caratteri, poi, sprecati ribaltando le accuse senza fornire uno straccio di motivazione.
Messa così sembra solo un tentativo puerile di gettare fumo negli occhi ("Mamma, però pure lui è stato cattivo" bhuaaaaa) di chi legge.
Ma vaffancuore va!

RRobe ha detto...

E' ovvio che quella su Twitter era una risposta personale di Marco. E' il suo network di eccellenza, per lui è stato naturale scegliere quella via.
detto questo, a parlarci ci siamo parlati, questa mattina. E chiariti, sotto il punto di vista prettamente umano.
Che non cambia di una virgola la situazione professionale forse, ma è importante.

Tommaso ha detto...

Non sono mai stato un vero appassionato di supereroi, ma sottoscrivo quanto hai scritto.

Il nome di Lupoi mi riporta ai tempi dei Fantastici 4 di Byrne, del Devil di Miller e Ann Nocenti, dell'Uomo Ragno quando era ancora solo l'Uomo Ragno e non Spiderman, e soprattutto ai tempi di Starmagazine. Bei ricordi fumettosi insomma.

Tra le tante, di Lupoi ricordo ad esempio l'onestà con cui presentava, pur pubblicandolo, un autore come Todd MacFarlane: sottolineandone la novità e la spettacolarità delle soluzioni grafiche, ma non nascondendone gli enormi limiti come narratore.

Come l'arrivo della Disney da ragazzino rappresentò il distacco dall'universo del Topo, così l'arrivo della Marvel rappresentò per per me il distacco dai personaggi della Casa delle Idee. Niente di premeditato o di "politico", semplicemente da lettore annusavo l'aria e sentivo che l'atmosfera stava cambiando. E non mi piaceva più.

Un segnale chiaro furono gli editoriali di Lupoi dopo il cambio di guardia, fin da subito più freddini e burocratici.

Scarlet Speedster ha detto...

Pensa che io ho ancora un vecchio numero dell'UR Star da lui firmato con scritto "Il mio primo autografo! MML". Avevo 12 anni e anche per me Marco era il vate. Abbiamo fatto tante chiacchierate in quei primi anni e ho sempre apprezzato la pazienza che aveva nei confronti di quel ragazzino con gli occhiali, sicuramente appassionato e altrettanto sicuramente appiccicoso e rompiscatole.

Tutt'ora, quando mi capita di incontrarlo a qualche fiera, mi saluta sempre con un sorriso. Ma credo che oggi non possa più dedicare ai ragazzini del 2011 con tanti sogni e fumetti Marvel tra i libri di scuola il tempo che all'epoca dedicava a me, ed è un peccato.

CREPASCOLO ha detto...

Se il mondo assomiglia a te/
non siamo in pericolo/può nascere ancora /l'imprevista primavera.
( Pooh ).
Sottoscrivo quanto detto dalla cosa + vicina che abbiamo ai FF - anche i ns inossidabili sopravvivono al turno over di qualche elemento e uno di loro ricorda la Medusa che prese il posto di Sue Storm nei seventies - e son sicuro che avremo comics fino a quando qualcuno si chiederà: '' Ma Nathan Never è parente di Anna Never? State programmando un crossover?"

Massy ha detto...

mi accodo a Tommaso

anche io abbandonai poco dopo l'arrivo della marvel (diciamo a fine saga del clone/ben really)
fino ad allora acquistavo un mole consistente di albi star/marvel e una delle componenti delle motivazioni all'acquisto erano i redazionali (Lupoi Scatasca e Brighel in testa) che non sembravano quelli di redattori ma di appassionati che hanno avuto l'onère e la fortuna di redigere gli albi dei personaggi che come noi lettori prediligevamo.

Ad un certo punto,però ho notato anche io, che gli editor si sentivano editor e la passione è passata in secondo piano e i toni più distaccati.

Fabrizio Spinelli ha detto...

Perfetto.
Ora dicci quando esce la seconda mini di DM911 :)

la Ucci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Carlo V Imperatore ha detto...

"...So sad that it should come to this" Ci sta anche il seguito, allora.

winnie ha detto...

Minchia.

Siete TUTTI di una tristezza assurda.

Vi preferivo prima quando eravate solo dei nomi in bianco e nero su pagine di carta a fumetti e non persone che si fotto di punto in bianco l'uno con l'altro nel giro di pochi secondi.

winnie ha detto...

aggiungo: in pubblico davanti a tutti

RRobe ha detto...

Guarda, ti svelo un trucco: basta non leggere, se non ti interessa.

Roberto Isoni ha detto...

Mamma mia winnie, che spreco di byte.

Maurizio ha detto...

Una delle cose più comuni di questo, come di altri ambiti è mitizzare una persona. La leggi, la segui, la ammiri, la sostieni coi tuoi acquisti, ne condividi le gioie e i dispiaceri twitteriani e poi quando ci hai a che fare scopri che hai davanti a te un uomo, solo un uomo... E se non sei famoso e influente come Rob non ti meriti neanche un chiarimento, perché per lui, tu, non sei nessuno...

winnie ha detto...

Hai ragione!

Addio Rrobe provocatore e nuovo Dio Wannabe (lassa perde che non fa' per te!) di seguaci nerdaioli come Roberto Isoni (ma che cazzo vuoi e chi ti conosce? Continua a contarmi i byte) e lunga vita a Roberto Recchioni scrittore valido di fumetti!

Roberto D'Andrea ha detto...

tutti noi Nerd del '74 lo abbiamo idolatrato. Adesso è diventato un padreterno PDino new age. E sono 20 anni che mi rovina la pubblicazione italiana del mio personaggio preferito (Daredevil). Dovrebbe peraltro esserti grato per avergli fatto pubblicare quello che -secondo me- è il tuo miglior lavoro. Comunque visto che ora scrivi Tex, penso che non hai molto da rimpiangere.

Zapman ha detto...

ahah, c'ero acnhe io quel giorno da metropolis, quando hai fatto la domanda su Anna Never... dubbio che avevo anche io peraltro :D

Francesco Romani ha detto...

"Come l'arrivo della Disney da ragazzino rappresentò il distacco dall'universo del Topo, così l'arrivo della Marvel rappresentò per per me il distacco dai personaggi della Casa delle Idee. Niente di premeditato o di "politico", semplicemente da lettore annusavo l'aria e sentivo che l'atmosfera stava cambiando. E non mi piaceva più."

Si, vabbé! XD E non guardi più film Columbia dopo che è stata comprata dalla Sony o prim' ancora dalla Coca-cola! XD Senza offesa eh! Si scherza. Solo che quando si scrivono queste frasi da ganzo rimango un pò così sulla credibilità, indipendentemente da chi le scrive.