24.11.11

Continuando a parlare di Skyrim...



Quando ero ragazzino, come tutti i ragazzini, mi divertivo a giocare con i pupazzetti rappresentati eroi tratti dai fumetti, dai cartoni animati o inventati a uso e consumo del mercato dei giocattoli.
Adesso, siamo seri: che roba è un pupazzetto?
Una rappresentazione di qualcos'altro.
Di fatto, un pezzo di plastica inanimato, più o meno colorato, più o meno dettagliato, più o meno articolato. Un mero simulacro di qualcos'altro.
Eppure, un giocattolo come questo:


...mi ha fatto vivere mille e mille avventure in cui io lo vedevo enorme, animato, mentre combatteva contro i mostri lanciati da Vega (che nemmeno c'erano).
E certe volte bastava anche meno.
Un anonimo robottino a carica come questo qua:


...è stato il compagno di giochi di anni, sempre impegnato a fare la spalla dell'eroe di turno.
Alla stessa maniera, un paio di bastoni mi bastavano per evocare la foresta di Sherwood con tutti gli allegri compagni.
E via dicendo.
In sostanza, la forza dei giocattoli, per me, non è mai stata quella di rappresentare fedelmente uno specifico universo quanto, piuttosto, di evocarlo, lasciando alla mia fantasia la possibilità di renderlo quanto più vivo, vasto e complesso possibile.
All'apice di questo discorso ci sono, ovviamente, i giochi di ruolo carta e penna, dove le sole parole del narratore, una manciata di dadi (quando serve) e una scarna scheda piena di dati, sono sempre bastati a  tenere in piedi infiniti mondi.

Con i videogiochi, fino a un certo punto, è stato lo stesso.
Prendete, per esempio, il titolo che vi mostro qui sotto:


Adesso, vi sembrerà strano, ma se devo individuare il titolo che meglio ha incarnato per me l'idea di una discesa solitaria nell'oscuro antro di un drago, a me il primo titolo che mi viene in mente è proprio  Advanced Dungeons & Dragons  per Intellevision.
E non è una questione di nostalgia.
Ancora oggi, guardando la sua grafica, quella specie di versione digitale delle pitture rupestri preistoriche, non posso fare a meno di riconoscergli un valore evocativo enorme.
Il quel gioco ci sono un milione e più di storie che spetta solo al giocatore appiccare alle sue meccaniche.

Altro titolo del genere, è questo:


Che rimane uno dei giochi di ruolo per computer che, ancora oggi, mi hanno saputo affascinare di più.

Con il passare del tempo, il medium videogioco si è fatto più complesso.
La maggiore potenza di calcolo ha permesso di mostrare, invece di evocare.
E questo, se da una parte ci ha permesso di godere di universi più raffinati e maestosi, dall'altra parte ci ha anche consegnato dei mondi sempre più "finiti", chiaramente delimitati nelle loro potenzialità dalle capacità tecnologiche a disposizione.
In sostanza, immaginare scenari diversi e più articolati di quelli che ci vengono proposti è sempre più difficile perché la sempre maggiore definizione dei mondi che ci vengono mostrati limita la nostra possibilità di andare oltre.

Per capirci:
se giocando al primo Doom io avevo ancora la possibilità di crearmi da solo tutto lo scenario che aveva portato quel solitario Marine Spaziale a vedersela con l'inferno stesso, in quel di Marte, giocando ad Halo io non proietto nulla, mi godo il meraviglioso universo creato da quelli della Bungie e basta.

E veniamo a Skyrim.
Che è un gioco pieno di difetti.
Che, come Oblivion, Morrowind e Daggerfall prima di lui, è troppo ambizioso e vasto per i mezzi (tecnici e produttivi) che ha a disposizione.
Che è un gioco che, per essere giocato al meglio, costringe il giocatore ad andare oltre a quello che gli viene mostrato e a riempire i buchi da solo.
E che, proprio per questo, è il gioco più affascinante ed evocativo che mi sia capitato da giocare da tanto, tanto, tempo.
E si badi, non sto dicendo che è il miglior videogioco dell'anno o il migliore dei GDR per computer e console. In entrambe le categorie mi vengono in mente giochi che gli sono superiori in ogni aspetto.
Ma sono titoli che mostrano e non evocano, giochi che non sono in grado, alla maniera in cui fa Skyrim, di spingermi a proiettare la mia fantasia oltre i loro limiti tecnici.
Ecco perché, come dicevo nel pezzo precedente, per me Skyrim è un capolavoro.
Perché è il miglior gioco dell'anno.
Gioco.
Non videogioco.

Ma su Skyrim ancora non ho finito di scrivere.
Domani parliamo di tutte le cose che non mi piacciano e che ci vorrebbe poco per migliorare e pure degli aspetti che premono di più agli hardcore gamer.