7.11.11

Harpun!

Prende oggi avvio Harpun, un nuovo web comic realizzato da Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi.


On-line la prima tavola (che trovate QUI).
QUI, invece, trovate un dietro le quinte realizzato da Giovanni.
QUI, invece (a pagina 15), la prima tavola apparsa su Comic-Soon della NPE.

11 commenti:

Kappa ha detto...

Molto bella. Però mi chiedo: ma Scott McCloud non ci ha insegnato nulla? Possibile che un web-comic debba per forza avere un formato da edizione cartacea? Non si poteva osare un po' di più?
Stesso discorso per "Davvero" di Barbato e soci, peraltro.

RRobe ha detto...

Concordo.

Giovanni Masi ha detto...

@Rob: grazie della segnalazione! Non me l'aspettavo :*

@Kappa: il discordo che fa McCloud è interessante, ma in quel caso la forma modifica un po' la sostanza. Nel senso, per me Harpun è raccontata bene così, sento la necessità di quella scansione narrativa e di quell'impostazione da edizione cartacea che non è solo di forma ma da anche un'impronta precisa al contenuto. E per quanto riguarda la trama principale ho preferito "confezionarla" in questo modo. Non è assolutamente detto però che ci fermeremo a questo formato. La prima tavola pubblicata, quella fuori continuity e per Comic Soon, è infatti impostata come una "tavola domenicale" da quotidiano (ed è pure una citazione a Windsor McCay e al suo Little Nemo). In futuro, chissà. L'idea già c'è. Vediamo cosa riusciamo a combinare! ;)

asbadasshit ha detto...

Personalmente c'è da fare un distinguo. Chi pubblica sul web e solo per il web dovrebbe avere il coraggio di sfruttare il mezzo fino in fondo e quindi di abbandonare i discorsi di gabbie, leggibilità classica ecc. ecc. (e sappiamo quanto sono profana in questo, quindi non mi addentro). Chi invece (come me) non esclude che il prodotto web abbia in un secondo tempo una versione cartacea (autoprodotta o meno) se non vuole fare (o far fare, se non ci si rompe la schiena lui ma altri) il doppio lavoro produce tavole già predisposte alla stampa.

RRobe ha detto...

Fermo restando che un giorno sarebbe bello capire perché, un certo tipo di prodotto web, che potenzialmente può avere decine di migliaia di lettori, abbia sempre l'ambizione di passare alla carta stampata, dove di lettori può aspirare (quando va bene) ad averne al massimo un paio di migliaia.
E no, la questione del guadagno non è una spiegazione: perché con quello che vengono pagati certi prodotti, è uguale che lavorare gratis.

müesli ha detto...

(scusate la lungaggine, sono fresco di tesi sul soggetto e mi lasci andare)

Negli Stati Uniti, la stampa di libri a partire da webcomics funziona piuttosto bene. Questo tipo d'adattamento comunque è considerato alla stregua di altre categorie di prodotti derivati dal fumetto stesso, come t-shirt e stampe. Da questo punto di vista, il libro altro non è che l'"edizione speciale" dei contenuti altrimenti disponibili aggratis su Internet, e di solito attrae i fan più stretti. Ovviamente, con la lingua inglese si parla di un bacino enorme di potenziali lettori e, di conseguenza, di clienti (la tendenza informale è che un lettore di contenuti gratis ogni cento acquisterà qualcosa all'autore).

In Francia le cose sono completamente diverse: i fumettisti in linea lavorano soprattutto su publicazioni autobiografiche (i "blog BD"), che usano come biglietto da visita per trovare lavoro in case editrici tradizionali. I casi di autoproduzione o sfruttamento commerciale dei loro blog/siti sono estremamente rari.

RRobbe: se mai farai un post sulla situazione del webcomics e dell'autoproduzione italiani (oltre-Makkox, beninteso), sai che qualcuno si genufletterà copiosamente in direzione di Roma.

Kappa ha detto...

@Giovanni. Il mio era un discorso generale e non una critica diretta al vostro lavoro che -detto per inciso- mi pare pregevole: se non riusciamo a far uscire il webcomic dall'empasse di essere considerato solo un approdo di fortuna per quegli autori che (per mille motivi) non possono permettersi una pubblicazione cartacea (con tutte le limitazioni delle quali parla giustamente Rrobe), allora la formula che secondo me funziona ancora meglio è quella di SelfComics, e cioè il web come "edicola virtuale" dalla quale attingere per stamparsi in proprio i fumetti che ci piacciono.
Personalmente credo che si debba andare oltre. Ormai non si può nemmeno parlare di "esplorare nuove possibilità", perché le possibilità sono lì sul web da almeno dieci anni e di roba innovativa ne ho vista veramente poca, tipo questa (che non è propriamente fumetto, ma siamo lì): http://blabla.nfb.ca/
Senza necessariamente diventare un carrozzone multimediale, il fumetto sul web potrebbe essere molto più interessante dei jpegghini in RGB.

Manuel ha detto...

Non so, io penso che per prima cosa si debba creare
del buon fumetto, a prescindere dal medium.
Tutto il resto è secondario.
Pensare alle innovazioni ed allo sfruttamento
delle peculiarità del web è una scelta autoriale
e personale: se non è nelle corde di chi crea,
come si pensa di poterla "invocare"?
Il contenuto che hai linkato è bellissimo...
ma non "siamo lì" neanche lontanamente:
non è fumetto, è altro.

Giovanni Masi ha detto...

@Kappa: Figurati! In realtà ti rispondo in ordine sparso, giacché l'argomento mi interessa molto e vorrei provare a fare un discorso un po' più articolato prendendo spunto anche dagli altri commenti.

@asbadasshit, muesli, Rob: Sono completamente d'accordo con Rob sul discorso che i web comic potenzialmente hanno un bacino d'utenza mille volte più grande del suo equivalente stampato e che la stampa, alla fine, non serve a niente in termini di popolarità raggiungibile. Personalmente, mi piacerebbe vedere un giorno stampato Harpun (con editore o no, per ora non ha importanza) ma a parte il mio gusto per averlo rilegato, la cosa non ha alcun vantaggio ulteriore. E come sottolinea giustamente Rob, probabilmente neanche economico anche se mi piacerebbe provare a ripercorrere il percorso dei web comic su carta statunitensi (quindi dare ad Harpun su carta una veste più "ricca").

Partendo da questo assunto, l'unico vero e proprio discrimine per una pubblicazione web secondo me è la scelta del formato con cui raccontare la storia. E qui il discorso si fa più complicato, perché è un'esigenza narrativa che la fa da padrone. Per fare un esempio, sul mio sito ho pubblicato raccontini interattivi in prosa semplicissimi, ma mi sono imposto dei limiti (niente colonna sonora, link limitati, struttura soggiacente alla narrazione circolare, etc. etc.). Questo perché il rischio di avere troppa multimedialità è proprio quello di snaturare la narrazione e, in particolar modo, il fumetto che ha la sua forza maggiore nei pochi elementi impiegati per raccontare. Paradossalmente, se dovessi cominciare a preoccuparmi di una colonna sonora, di un montaggio che non sia quello della giustapposizione delle vignette, di un'interfaccia narrativa, non starei più facendo fumetti, come fare cinema non è la stessa cosa che fare teatro. Il problema, al massimo, è che ancora non c'è un genere definito per questi altri prodotti. Ma o c'è una necessità dietro ai fumetti web (tipo sfruttare lo scrolling o l'interattività), oppure cambiare radicalmente il linguaggio ha poco senso. Nel caso di Harpun, soprattutto per come volevamo raccontarla, praticamente nessuno. Ha invece moltissimo senso la forma di distribuzione che il web mette a disposizione, e da qui la scelta di mantenere un linguaggio fumettistico standard ma di utilizzare una forma distributiva nuova. Ma già sto blaterando da mezz'ora e questo è tutt'altro argomento :)

Kappa ha detto...

Guarda questo:
http://comic.naver.com/webtoon/detail.nhn?titleId=350217&no=20&weekday=tue

Non mi fa impazzire, ma per dire.

inki ha detto...

anche secondo me, l'opera realizzata da Vincent Morisset non è assolutamente un fumetto.. c'è la componente del movimento, del tempo, quindi movie e quindi è ovviamente un film (come è indicato nel sito stesso: a film for computer by vincent morisset).. ovviamente non è nemmeno un film tout court, in quanto è presente l'interattivo, e quindi secondo me è "altro"... è sicuramente web 2.0 ma io direi che è un evoluzione dello stesso, tipo web 2.7 va', che 3.0 è già un discorso a parte..

per quanto riguarda invece il fumetto online, secondo me è sempre fumetto, sia che fai le tavole standard sia che giochi sullo scroll.. il punto sta nell'evoluzione tecnologica.. è come paragonare il fumetto realizzato 70 anni fa e quello realizzato 10 anni fa.. 70 anni fa non c'erano pantoni, né retini, né editor di scrittura per il lettering e via dicendo.. è solo sfruttare l'evoluzione tecnologica, come quando gli impressionisti hanno avuto la possibilità di andare all'aria aperta e usare i colori ad olio in tubetti, cosa che i rinascimentali non potevano fare, anche se il colore ad olio c'era e che a loro volta potevano usare rispetto agli artisti di mille anni prima, che conoscevano solo la tempera.. per me fila di più così.. poi c'è poco da fare: il Fumetto è "narrare per immagini, con diversi punti di vista (consequenziali o non, flashback, flashforward, ellissi, ecc; inquadrate o no, gabbia standard, splash page, all'americana, all'argentina, alla scroll page, ecc) e con nuvolette parlanti che denotano la comunicazione dei parsonaggi e degli eventi" .. e neanche a farlo apposta sembra che la questione interessa a molti http://fumettologicamente.wordpress.com/2011/11/06/quel-pastiche-spurio/#comments