4.11.11

[RECE] The Dark Side of the Sun




Ci sono due motivi per cui è difficile recensire questo film.
Il primo, sarà comune per chiunque lo vedrà: ovvero la simpatia e la carica umana dei suoi protagonisti, una manica di bambini e ragazzi malati di XP.
Il secondo motivo è strettamente personale e riguarda il fatto che ho avuto modo di assistere da vicino alla realizzazione della parte animata della pellicola (a firma di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ) e so bene quale miracolo lui abbia compiuto per realizzare quasi mezz'ora di animazione con un team composto da quattro-cinque persone.
Ma l'onestà intellettuale (e anche l'amicizia che mi lega a LRNZ) mi impone di mettere tutto questo da parte e valutare il film per quello che è, senza fargli sconti di alcun tipo.

A mio modo di vedere, The Dark Side of the Sun è un film documentario pieno di luci e ombre.

Il regista della parte live action, Carlo Shalom Hinterman, è bravo nelle riprese e sa costruire immagini suggestive e molto poetiche, il problema è che il film vuole essere un documentario e per me, quando si affronta questo genere, l'idea di "costruire" qualcosa è già sbagliata a prescindere. Bocciate quindi tutte quelle sequenze artefatte (anche se molto suggestive) in cui i ragazzi di Camp Sun Down agiscono come attori al servizio della visione cinematografica di Hinterman, e bocciati pure tutti quei movimenti di camera morbidi, quei dolly a salire e a scendere, quei movimenti circolari, quei "quadretti" fotografici creati a uso e consumo della pura estetica. Sia chiaro, non sto dicendo che un documentario debba essere sciatto o trascurato, dico solo che l'immagine bella te la devi trovare. Se te la costruisci, stai facendo un film di fiction, non un documentario.

Debole pure la scrittura.
La parte con gli attori in carne ossa è inutilmente complessa nella struttura e involuta nella narrazione. I personaggi sono presentati e definiti male, al punto che in certi momenti si fa fatica a capire di chi il film stia parlando e del perché quella persona si comporti in quella determinata maniera. La linea temporale ha un filo poco chiaro e, in certi casi, le immagini mostrano cose che sono in aperto contrasto con quanto ci viene raccontato dai protagonisti reali della storia.
Le cose non vanno meglio per lo script della parte animata, sin troppo pretenzioso, frammentato e incapace di raccontare la sua storia con chiarezza.

Per quanto riguarda il livello artistico dell'animazione, invece, il discorso si fa più complesso.
Da una parte, è chiaro che alle spalle di questo segmento c'è una personalità dotata di enorme talento e cuore. Dall'altra parte è pure evidente che questa personalità si è trovata a fare i conti con dei limiti grossi (e questo non lo dico da persona a conoscenza dei fatti, ma da semplice spettatore che si è preso la briga di leggere i titoli di coda e di notare quanto è corta la lista delle persone hanno lavoro nel reparto animazione).
La parte animata di The Dark Side of the Sun ha quindi delle singole sequenze di assoluto splendore (roba da far invidia a qualsiasi altro cartone di matrice italiana), ma ha pure parecchi momenti in cui si inceppa malamente nella sua mancanza di animazioni di raccordo, in una certa compulsività negli stacchi di montaggio (che impediscono allo spettatore di lasciar sedimentare le emozioni suscitate dalle immagini) e, in senso generale, nella sensazione che chi l'ha realizzata abbia voluto troppo rispetto ai mezzi a sua disposizione.


Quindi questo film è un disastro?
Strano a dirsi, dopo tutto quello che ho scritto ma, no.
Per nulla.
Anzi, è un film che funziona. 
Perché le immagini di Hinterman, per quanto artefatte, sono davvero belle e, a meno che non siate un dogmatico intransigente come me, vi coinvolgeranno e emozioneranno tanto.
Perché il ritmo è buono.
Perché Hinterman è riuscito a catturare l'umanità di tutti quelli che ruotano intorno a Camp Sun Down e li ha ritratti in maniera non pietosa, con un occhio gentile ma, allo stesso tempo, onesto.
Perché è impossibile non innamorarsi dei ragazzini protagonisti, anche di quelli meno simpatici.
Perché la colonna sonora e la sonorizzazione in generale sono ottime.
Perché la parte animata, pur con tutti i suoi limiti, ha dei momenti di vera poesia e meraviglia che non potranno lasciarvi indifferenti.
Perché è un film con un cuore, che si vede e si sente.
Un'opera imperfetta e con delle debolezze ma che forse, proprio per questo, merita ancor di più di essere amata.
Insomma, se avrete modo di vederlo, fatelo senza indugio.

E, a questo proposito, oggi al Festival del Film, alle ore 17, nel Teatro Studio, si replica.
QUI trovate le informazione per la prevendita dei biglietti. 





12 commenti:

flaviano ha detto...

Un commento tecnico sulle poche sequenze animate che ho visto. Partendo dal presupposto che Lorenzo è un disegnatore straordinario ed ha un gusto per la composizione e il colore incredibile, non ho capito la scelta d'animazione. Lo stile anime, soprattutto quello che vuole dare un senso di realismo ai movimenti, deve essere perfetto. Qui invece le outlines sono imprecise e si muovono in continuazione dando parecchio fastidio. Forse era meglio non metterle (o colorarle per non farle vedere). I contorni che si muovono funzionano bene con uno stile più articolare, indipendente, alla plimpton o simili ma con l'anime stona molto.
Capisco leggendo i post che gli strumenti, il tempo e le braccia erano poche. Il risultato infatti mi sembra ottimo.

LRNZ ha detto...

Hai ragione Flaviano.
Sono amante di lavori impeccabili e l'impeccabilità è quella che cerco sempre nei miei lavori (la cerco eh non la trovo). Sono molto severo con le mie cose e OVVIAMENTE quello che dici anche per me sono macroscopiche orrende macchie sul risultato finale (tipo lo sketch della forchetta dei monty python).
Provo a illuminarti sulla cosa.
Colorare le outline era un processo in più che non ci potevamo permettere, avrebbe creato dei problemi enormi in fase di colorazione. 10/15 secondi di animazione al giorno a testa incluse di colorazione e ombre. 5 sfondi al giorno. 5 persone in tutto e due coloristi volontari pazzi. Di più non potevamo. Non è una scusa, ci mancherebbe, è appunto la spiegazione di perchè le cose sono andate così. E' praticamente tutto fatto di getto, con pochissime occasioni di ritoccare gli errori. Con altri mezzi e altri tempi di lavorazione sarebbe stato diverso. Ma è proprio il motivo per cui vado fiero di questo lavoro, di più non potevamo proprio. E' veramente tutto quello che avevamo da dare.

flaviano ha detto...

posso immaginare, di fatti sapendo il retroscena è un lavoro di tutto rispetto. ti auguro nelle prossime produzioni di poterti prendere tutto il tempo di cui hai bisogno. ti metterò in lista con Atsuya Uki e Makoto Shinkai :)
ciao!

LRNZ ha detto...

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Viviana Boccionero ha detto...

Allora, RRoby, hai capito cos'è un corollario ad Eyes Wide Shut? Te ne hanno appena sfornato uno sotto casa, che cosa vuoi di più?! (dai che lo sai)

Poveri bambini... paventano puma e coyotes, ma trascurano gli sciacalli.

Viviana Boccionero ha detto...

Caspita, RRoby (non dico "cazzo" per non inflazionarlo), ogni volta passo di qui, lascio un commento che mi pare sollevare delle questioni importanti (se non capitali), poi ripasso la notte dopo (perché anch'io affetta da XP) e constato con inflazionata amarezza una reazione prossima allo zero, per non dire sottozero. Ma, allora, ne vogliamo parlare di questo trend dei corollari aisuaidsciatteschi?! Abbiamo un duplice involtino di autori coinvolti (Carlo & Lorenzo): usiamolo! Come nasce un corollario di Eyes Wide Shut? È forse frutto di commissione, di coercizione (o lo fai o col Cinema hai chiuso), di libera iniziativa autoriale, di onanismo intellettuale, di libero servilismo kubrickale, degli uni e delle altre? Sono vent'anni (e più) che, retrospettivamente, ci sfrangiate le palle e, francamente, non se ne può (e più!). Almodóvar, Bellòcchio, Rivette, Demme, Mendes, Boorman, Burton, Lynch, Hackford (un nome un programma), Spielberg, Abrams, Sorrentino e chi più ne ha ne metta. Dovete capire che la povera ortolana ossessiva (qual è Viviana) può uscirne pazza: io vado al cine per rilassare le membra e le budella e riflettere, e devo pur sobbarcarmi le allusioni al Kapolavoro, le tracce per il disvelamento del medesimo eccetera-eccetera. Così, il mio interesse per il film remora (essendo EWS lo squalo) va a farsi friggere in padella. Cos'è, un gioco per cinefili? una presa di culo di massa? bieco opportunismo? l'illusone d'esser parte di un unico, infinito film collettivo? (illusi...) Epilogo: Hintermann, Ceccotti, parlate!!! Fate outing!!! RRoby, convincili.

Forse questo mi costerà la vita, ma sarò morta da eroina!

Stefano ha detto...

Parlo solo delle animazioni perchè non ho visto il corto (e ne parlo solo tecnicamente per i motivi di cui sopra)

Flaviano ha espresso bene anche ciò che penso io sul tipo di stile che si è scelto, per cui mi chiedo: perchè fare un qualcosa che a conti fatti risulta inevitabilmente forzato e amatoriale, quando si sarebbe potuto optare per animazioni più artistiche e personali (non parlo di disegni ma di animazioni)? Cioè , il budget lo si conosceva dall'inizio, quindi perchè questa scelta? Troppa fiducia nei propri mezzi? incoscenza?


P.S. nulla togliendo all'artista LRNZ che apprezzo e ammiro

LRNZ ha detto...

Ciao Stefano.
Provo a risponderti, dico provo perchè i motivi sono tanti e la realtà è piuttosto complessa. Mi farebbe piacere aver affrontato una situazione semplice come giustamente, istintivamente prospetti nelle tue osservazioni.

Il primo motivo è spicciolo. Il budget era tutt'altro che noto.
Questo film è stato prodotto con una tecnica particolare che è quella delle prevendite televisive. Il film è stato scritto e varie TV hanno avuto l'occasione di preacquistare il film finanziandolo, di fatto, e inserendolo nei loro palinsesti grazie a delle clausole precise sui tempi di lavorazione. Le prevendite non sono una cosa facile ne certa e quindi il budget non era affatto noto, mentre le deadline, imposte dai primi attori (nhk in primis) erano abbastanza scolpite nella pietra (2 mesi di margine ho avuto, e basta). In soldoni: io ho fatto storyboard e animatic con un budget ottimale in testa formatosi sulle aspettative di vendita confermate da interesse manifesto di alcune realtà, ma con un muro che si avvicinava a 200kmh. Un nostro collaboratore ha millantato un grande interesse di Artè, la tv tedesca, che avrebbe dovuto versare una quantità INGENTE di denaro nelle nostre casse, con la promessa di fare parte della cordata di produttori di maggioranza. Non è successo, e la cosa l'ho appresa a metà dell'opera (terzo mese di sei). Ci sono stati contratti di produzione firmati e poi stracciati all'ultimo secondo. A quel punto puoi solo andare avanti, ritornare in scrittura sarebbe stato pazzia. Il tutto cercando di tenere lo standard più alto possibile.

(segue)

LRNZ ha detto...

Il secondo motivo è meno banale.
Io ho un obiettivo narrativo e devo fare di tutto per portarlo alla luce.
Non ho paura di essere criticato, io sono un autore che SA come si fanno le cose, sono pignolo, so essere fighetto leccatino di tutto punto e mi reputo all'altezza di capire la differenza che passa fra i miei idoli (da Shinkai a Miyazaki passando per Araki, Shirato e Tezuka) e me, per lo meno. Ma non ho paura di sputtanarmi facendo qualche cazzata qui e li, se serve a far esistere un film che a mio insindacabile giudizio (il bello dell'arte è che decidi te) andava fatto così, con tutte le sue pretese sbandierate ai quattro venti. Mi pare triste affrontare un lavoro con lo spirito di volare bassi per non esporsi a qualche critica: ogni sorriso che abbiamo regalato ai ragazzi del campo passa per questo livello di esposizione che ci siamo sobbarcati. Un livello di esposizione che fino a prova contraria non si sobbarca quasi nessuno, e a fare le cose facili sono veramente capaci tutti, per questo esistono degli standard qualitativi. Io degli standard mi dimentico ogni mattina che mi sveglio conta, mi piace progettarne uno da zero quando inizio un lavoro.

Gli animatori che hanno aderito, cui devo tutto, ma tutto, sono persone che hanno dovuto fare uno sforzo disumano di innamorarsi in 5 secondi di un segno che non c'era tempo di approfondire, e qul problema ci sarebbe stato comunque, con qualsiasi tecnica di disegno. Ok forse con lo stop motion no, ma era veramente fuori discussione. Anche qui la scelta di lasciarli liberi, nei limiti che hanno capito da soli (essendo persone stupende amore aiuto) di non dover oltrepassare vedendo il mio lavoro.

Aggiungo anche che le animazioni "artistiche" (immagino ci si riferisca a tecniche più semplici, come il bianco e nero, o il rotoscopio, o il pittorico etc etc) non erano quello che volevo, i bambini del campo dovevano essere trattati in un sistema grafico che è quello dei bambini, non degli adulti. La notte andava rappresentata con quel tipo di ricchezza cromatica, proprio per esaltare il contrasto fra il buio astratto della paura e la realtà, che richiede un occhio libero da preconcetti.

Ad ogni modo se ci fossi stato in sala (lo so che era impossbile venirci, te lo dico non come un rimprovero, ci mancherebbe) avresti potuto toccare la commozione degli spettatori, con mano. In particolare in una parte dell'animazione. Che ho fatto io, di mio pugno. E onestamente sentire una sala di 700 persone che si commuove all'unisono (alla prima e alla seconda proiezione poi), per essere un primo tentativo (è la prima cosa che faccio in animazione eh!) m'ha tolto ogni dubbio sul fatto che e' stato giusto così. Meglio un bellissimo film mancato, che un perfetto film anonimo.

Non trovi?

Viviana Boccionero ha detto...

E io chi sono, la donna invisibile? Yu-hu?...

LRNZ ha detto...

Viviana io per te ho una predilezione. Rrobe e Mauro lo sanno. Ci mancherebbe. Fai una domanda (che non sia una risposta) chiara e ti rispondo. Ti anticipo che leggo di gusto il tuo blog, e che EWS non c'entra niente col nostro film (visto anche che, e qui ti viene una frezza bianca sulla tempia, non è affatto il mio film preferito di Kubrick, anzi). Ma mi sarebbe piaciuto poterti dire di si, giuro! Se ti va, visto che l'argomento è bello e articolato, ne parliamo anche a voce, il mio skype ID è LRNZLRNZLRNZ.

Viviana Boccionero ha detto...

Dunque esisto. Vabbè, LRNZ, ti credo. Raccolgo l'invito al gran ballo delle debuttanti, su Skype, e lo giro alla scafatissima CRLCRLCRL. È con lei che devi parlare, LRNZLRNZLRNZ: tra un valzer e una giga, ti dirà delle cosette... Se pure CeneRelLa nada (amore disperato), o mente (terza persona del mentire), o insieme fate una coppia d'ignari, mistici agnelli. Fra lupi de' lupis. Je ne crois pas aux coïncidences: cette scarpett est perfett! Shalom.